SEBASTIAN FITZEK.

IL CACCIATORE DI OCCHI.


Traduzione di: Enrico Ganni.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dal maestro tedesco dello psicothriller, campione di incassi nel suo paese e oggetto di un
autentico culto, un romanzo agghiacciante, nel quale niente  quel che sembra, e la soluzione pi
semplice  sempre quella sbagliata.
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Frank Lahmann e Zarin Suker hanno molto in comune: sono due psicopatici, crudeli, spinti da
un desiderio di morte e vendetta che affonda le sue radici malate nella loro infanzia. E, per diverse
ragioni, sono ossessionati dagli occhi delle loro vittime.
Alina Gregoriev, una fisioterapista cieca, ha il compito di trovare le prove per incastrare Suker,
interrompendone la catena di violenze. Alexander Zorbach deve trovare a ogni costo il serial killer
Lahmann, che ha ucciso sua moglie e gli ha rapito il figlio. Ma luomo, che la stampa ha ribattezzato il
Collezionista di occhi, sembra conoscerne in anticipo le mosse, e si diverte a giocare con lui come il
gatto col topo.
Alina e Alexander hanno gi lavorato insieme, e insieme hanno scoperto che dietro i delitti del
Collezionista cera Lahmann. Ma ora sono presi tra due fronti, e con il crescente sospetto che i loro
nemici, ben lungi dallessere ignari uno dellaltro, agiscano seguendo un unico, folle disegno.
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Lautore.
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Sebastian Fitzek, nato a Berlino nel 1971,  lautore di sette romanzi, tutti best seller acclamati
dalla critica e dai pi esigenti lettori di gialli. Per Elliot sono stati pubblicati La terapia, Il ladro di
anime, Il bambino, Schegge e Il gioco degli occhi, primo romanzo della serie incentrata su Alexander
Zorbach e Alina Gregoriev, di cui Il cacciatore di occhi rappresenta il secondo e indipendente capitolo.
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Un ottovolante per i nervi. Un thriller davvero eccellente.
LExpress.
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Mio dio, che libro! Dopo 400 pagine si prende fiato e si vorrebbe leggere subito il seguito, che Fitzek non esclude.
Ruhr Nachrichten.
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Fitzek porta allestremo la nostra idea di dolore.
Westdeutsche Allgemeine Zeitung.
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Un romanzo che non da tregua. Una volta preso in mano, non si smette pi. Da raccomandare assolutamente a tutti.
Allgemeine Zeitung.
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A mio padre Freimut. Ci vediamo domenica prossima alle dieci, come al solito.
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SCONCERTANTE SVOLTA NEL CASO DEL COLLEZIONISTA DI OCCHI. LIBERATI I BAMBINI. REO CONFESSO IL COLPEVOLE.
MA GLI OMICIDI CONTINUANO.
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Negli ultimi mesi ha proposto un gioco mortale, ma adesso lidentit del Collezionista di
occhi  stata svelata: Frank Lahmann, ventitreenne stagista di un grande quotidiano di Berlino, ha
confessato di avere barbaramente ucciso quattro donne e tre bambini.
Lo schema applicato da Lahmann era tanto preciso quanto repellente: prima uccideva la madre,
poi rapiva il bambino, dando al padre quarantacinque ore e sette minuti per trovare il suo nascondiglio.
Trascorso questo termine, le vittime automaticamente morivano soffocate nella loro prigione. Il
Collezionista di occhi  stato chiamato cos perch, quando venivano ritrovati, ai cadaveri dei bambini
mancava ogni volta locchio sinistro.
Gli psicologi sono dellidea che, come spesso accade, anche nel caso del Collezionista le cause
del comportamento patologico vadano ricercate nellinfanzia. Dalle prime sommarie indagini risulta
che Lahmann  cresciuto in un ambiente molto difficile. La madre aveva abbandonato la famiglia e il
padre considerava come un peso i figli, in particolare quello che a causa di un tumore aveva perso un
occhio.
I due fratelli un giorno si erano nascosti in un congelatore abbandonato, confidando nel fatto
che il padre si sarebbe preoccupato e li avrebbe cercati. Ma questa dimostrazione di affetto non ci fu.
Mentre lignaro padre passava da una bettola allaltra, i fratelli, non riuscendo pi a liberarsi con le
proprie forze, lottavano contro la morte per soffocamento. Furono trovati per caso da un boscaiolo.
Troppo tardi: erano passate quarantacinque ore e sette minuti, e il fratello minore era gi morto.
Gli psicologi vedono in questo trauma il motivo scatenante degli omicidi successivi. Lo stesso
Lahmann in una mail inviata alla redazione del suo datore di lavoro ha confessato: Certo, non esito ad
ammetterlo,  un comportamento deviante che [in occasione degli omicidi, N. d. R.] io riproduca
sempre le condizioni in cui ci venimmo a trovare mio fratello e io. Una madre che  morta per noi e che
devo quindi subito eliminare. Un padre che ha trascurato il figlio. Un nascondiglio in cui laria dura
quarantacinque ore e sette minuti e un cadavere senza un occhio, proprio come mio fratello.
Solo lintervento, letteralmente allultimo secondo, del giornalista investigativo Alexander
Zorbach ieri ha impedito che il Collezionista concludesse il quarto tempo della sua partita. Grazie
alle indagini di Zorbach si  scoperto dove erano tenuti nascosti i gemelli rapiti. Ma per salvarli il
giornalista ha dovuto pagare un prezzo altissimo. Mentre stava liberando i due bambini dalla tromba di
un ascensore, Lahmann aveva gi trovato una nuova vittima: Julian, il figlio di Zorbach, che il
Collezionista ha rapito dopo averne ucciso la madre Nicci.
Di Frank Lahmann da allora si sono perse le tracce. E il nuovo ultimatum che Alexander
Zorbach deve affrontare se vuole rivedere il figlio, scade fra poche ore
Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio, dente per
dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.
Es 21, 23-25.
Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non
opporvi al malvagio; anzi se uno ti d uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche laltra.
Mt 5, 38-40.
Johanna Strom
Capitolo 1
Tempo mite, tredici gradi, cielo parzialmente nuvoloso, leggera brezza settembrina. Johanna
Strom amava le giornate cos. Erano quelle giuste per morire.
Luomo seduto sulla panchina del parco accanto a lei sembrava percepire questo desiderio
segreto, anche se quel giorno non si erano ancora scambiati nemmeno una parola. Non era mai molto
loquace. Dopo pranzo, poteva stare due ore nel parco recintato della clinica, che era nei pressi di
Amburgo; a sgranchirsi le gambe, come diceva la capo infermiera. In effetti sui sentieri accidentati
che serpeggiavano tra i vecchi alberi dellistituto psichiatrico bisognava stare attentissimi a dove si
mettevano i piedi. Solo il giorno prima il vecchio Wischnewski, che soffriva di demenza, era
inciampato in una radice nascosta dalle prime foglie autunnali e cadendo si era ferito a un fianco. Se
cascava sulla testa era uguale,  aveva sentito dire agli infermieri,  non se ne accorgeva nessuno.
Come quasi tutti i pazienti della clinica di Sankt Pfarrenhopp si sentiva completamente fuori
posto. Non perch fosse sana, no, no, sana non lo era di certo, ma perch non ci teneva a guarire. Se
fosse stato solo lalcolismo che prima aveva fatto a pezzi la sua dignit poi anche la sua salute, forse un
giorno avrebbe potuto darsi una scossa e affrontare i demoni che cercava di annegare con quella roba
nel tetrapak in vendita nelle stazioni di servizio. Se al suo fianco avesse avuto una persona esperta
capace di aiutarla, forse si sarebbe ribellata quando il marito cercava di legarla per soddisfare quello
che lui chiamava il suo bisogno di sentirsi sottomessa. Allinizio del loro rapporto laveva ancora
considerato una specie di gioco che si poteva anche accettare, se al partner piaceva.
A letto si era lasciata chiamare troia, zoccola, maiala, e allinizio  doveva ammetterlo, per
quanto se ne vergognasse  non aveva potuto nascondere che si eccitava quando la prendeva con un po
di violenza. Una sculacciata, la mano stretta intorno alla gola, fin l nulla di male. Si accorgeva che lui
si eccitava e questo a sua volta agiva su di lei; e sapendo quanto poteva infuriarsi se si rifiutava di
inginocchiarglisi davanti poco prima dellorgasmo, si adeguava. Che realizzasse pure le fantasie che i
film porno gli ispiravano! Poco male, in fin dei conti.
In fondo, molto molto in fondo, in un qualche remoto ripostiglio della sua coscienza, intuiva
che ormai forse era troppo tardi, che non aveva approfittato dellultimo bivio offertole dalla vita,
quando ancora sarebbe stato possibile correggere le cose prima che tutto le sfuggisse definitivamente di
mano. Una volta di troppo si era fatta umiliare, una volta di troppo non aveva protestato. Confessare a
Christian, dopo tutti quegli anni di matrimonio, di non avere mai condiviso le sue predilezioni, avrebbe
significato ammettere di essere una bugiarda, e lo avrebbe ferito tantissimo  giustamente, pensava lei.
Aveva continuato a tacere, e per molto tempo si era detta, ingannando se stessa, di avere sotto controllo
la situazione.
Quella speranza era morta in una afosa giornata di agosto, quando tutta sudata era tornata a casa
dopo avere fatto la spesa per il fine settimana. Sua figlia Nicola era sul Baltico in gita scolastica, e lei
pregustava un tranquillo venerd sera con pizza e dvd (Angel Heart  Ascensore per linferno con
Mickey Rourke, che suo marito non aveva ancora visto e che lei al supermercato aveva trovato fra le
offerte a tre euro). Tanto maggiore quindi la delusione quando, nel salotto di casa, aveva trovato ospiti
inattesi: suo marito era stravaccato sul divano con due colleghi dello studio legale. Dovevano essersi
scolati gi qualche bottiglia di vino. Johanna non si aspettava un bacino di benvenuto, Christian non
gliene aveva mai dato uno neanche in passato. Quando rientrava, di solito le dava una pacca sul sedere
oppure, da qualche tempo, le stringeva piano un capezzolo. Ma quel giorno aveva fatto un passo in pi.
Johanna non ricordava con precisione tutto ci che era successo quella sera, era una
benedizione che il suo subconscio tenesse sotto chiave molti dettagli, ma quanto ancora serbava nella
memoria era sufficiente per farla svegliare con un urlo.
Christian si era alzato e senza apparente motivo laveva schiaffeggiata.
Ci hai fatto aspettare, troietta, le aveva detto con tono di finto rimprovero. Poi si era girato
verso i suoi amici.
Secondo voi qual  la punizione adeguata per questa troia di mia moglie?
Johanna aveva fatto una smorfia nellinutile tentativo di ridurre a innocuo scherzo
quellesplosione di violenza. Gli amici avvocati  entrambi eleganti, con giacca, cravatta e fazzoletto
nel taschino, ed entrambi con la fede al dito  avevano fatto una risata allusiva. Solo allora si era
accorta del film porno che, senza il sonoro, scorreva sullo schermo televisivo. A una donna nuda
stavano infilando sulla testa un cappuccio di cuoio.
Avete bisogno di qualcosa? aveva chiesto tremando, e ancora adesso si domandava se non
fosse stato un errore. Forse Christian aveva interpretato quella frase come un assenso al gioco di
esibirla ai suoi amici.
Esibizione. Era questo il sinonimo di Christian per violenza domestica. Quante volte a letto le
aveva sussurrato allorecchio le sue fantasie di stupri: voleva andare in un bosco, legarla nuda a un
albero e lasciarla in balia di un qualche jogger di passaggio. In parte immaginava cose tanto ridicole
(una volta le aveva detto che gli sarebbe piaciuto vederla lavorare in un bordello) da non farle mai
pensare davvero che avrebbe potuto metterle in pratica. Quella sera destate si era resa conto di essersi
sbagliata.
Il giorno dopo aveva iniziato a bere. Per stordirsi. Per dimenticare. Per dimenticare il giorno in
cui pi aveva sofferto, il giorno che era stato alla base del suo successivo internamento a Sankt
Pfarrenhopp: quattro anni dopo, quando aveva ormai perso il lavoro, ogni contatto sociale e buona
parte della propria volont di vivere, e Christian in cucina le aveva detto di volere il divorzio. Si era
innamorato di una donna pi giovane, pi carina e pi intelligente, di una studentessa che non si
lasciava andare come lei. E naturalmente avrebbe portato con s Nicola, la loro figlia adolescente, che
non poteva certo stare con un simile relitto umano, unubriacona che, come una puttanella da quattro
soldi, cercava di portarsi a letto ogni uomo che incontrava.
Johanna si era messa a piangere; per una volta il tremito delle mani non era dovuto al tasso
alcolico troppo basso. Non puoi farlo,  avrebbe voluto urlare.  Non puoi farmi fuori come uno
zerbino vecchio e portarmi via mia figlia. Ma dalla gola le era uscito soltanto un urlo strozzato.
Christian aveva scosso la testa, nel suo sguardo cera solo disprezzo. Sapeva di avere vinto la
guerra prima ancora di iniziarla. Lui era un avvocato, lei unubriacona psicolabile. Sarebbero bastati i
video che le aveva fatto mentre era costretta a darsi ad amici, conoscenti, perfetti sconosciuti per
convincere anche la pi emancipata assistente sociale a schierarsi a suo favore. Video nei quali Johanna
era lunica a non indossare una maschera.
Due mesi dopo che Nicola e Christian se ne erano andati, poco dopo che la figlia era scomparsa
senza lasciare traccia, Johanna aveva cercato di togliersi la vita per la prima volta. Dopo il terzo
tentativo fallito, il giorno in cui la polizia aveva sospeso la ricerca di Nicola, era stata internata.
Adesso era l da sei mesi e, grazie alla disintossicazione, almeno a livello fisico stava un po
meglio. I denti erano un disastro, i valori epatici ancora catastrofici, ma i dolori che provava urinando
diventavano ogni giorno pi sopportabili. Sudava meno di prima e, da quando riusciva a spazzolarsi
meglio i capelli, aveva ritrovato il coraggio di uscire. La sua psiche era ancora dilaniata, continuava a
sentirsi un relitto.
Un relitto in vestaglia che si aggira da solo per il parco della clinica.
Lanziano sulla panchina che le faceva sempre un cenno amichevole con la testa e senza dire
una parola la invitava a sedersi accanto a lui non sembrava molto turbato dalla sua aria sfatta. Essendo
l ormai da tempo, Johanna si considerava parte dellarredo.
Almeno per nome conosceva gran parte dei pazienti, ma non era ancora riuscita a capire per
quale motivo fosse stato internato il suo silenzioso vicino. Non lo aveva mai visto allinterno della
clinica, mai per caso nei corridoi e mai con gli altri nella sala comune quando venivano distribuiti i
pasti. Ogni volta che lei faceva due passi nel parco, per, compariva anche quelluomo dallaspetto
dmod. Diritto come un fuso, i capelli radi tagliati con cura, la scriminatura perfetta quanto la piega
dei pantaloni di flanella grigia, distribuiva briciole di pane a piccioni, passeri, storni e cinciallegre che
si radunavano ai suoi piedi. Di tanto in tanto le rivolgeva un sorriso birichino e si metteva in bocca una
briciola.
In quei brevi istanti di muta comunicazione Johanna faceva fatica a staccarsi dai suoi occhi, che
sembravano tanto pi giovani, attenti e misteriosi di lui: non era facile stabilire la sua et, sulla
sessantina, pensava lei.
Dopo essere rimasti come al solito in silenzio per un po, prestando ascolto al ronzio remoto
della tangenziale, Johanna gli rivolse la parola.
 Posso farle una domanda?
 Naturalmente.
La sua voce era gentile e le ricordava linsegnante, ormai morto da tempo, che le aveva dato
ripetizioni di matematica: non aveva mai perso la pazienza, nemmeno se doveva ripeterle le cose venti
volte.
 Perch  qui?
Lui si volt, i suoi insoliti occhi in fuori la fissarono:  Per lei.
Johanna fece una risata, aspettandosi che luomo smentisse quanto aveva appena detto, che
ammettesse di avere scherzato. Ma lui rimase serio.
 In che senso, scusi?
 Non sono un paziente. Sono un ospite.
 Ed  venuto  Esit.    venuto a trovare me?
 Esatto.
 E perch?
 Per farle vedere una cosa.
 Cosa?
 La prova che sino a ora la vita con lei  stata benevola.
La voce delluomo adesso era tuttaltro che gentile. E non aveva pi laspetto di un
prepensionato che va al parco a dar da mangiare ai piccioni perch non ha niente di meglio da fare.
 La guardi bene.
Le tese una fotografia. Le pupille di Johanna si dilatarono quando vide la nitida immagine di
una ragazzina.
Le ci volle un secondo carico di orrore per comprendere nella sua interezza la crudelt e la
brutalit di quella foto: in una specie di autodifesa, il suo cervello si rifiutava di ammettere
linconcepibile.
 Pu tenerla,  disse il vecchio consegnandole la Polaroid.  La consideri una punizione per la
colpa di cui si  macchiata.
Si alz, si sistem la giacca e controll la lampo dei pantaloni di flanella.
 Se vuole scusarmi, il dovere chiama. Come vede, con sua figlia non ho ancora finito.
Poi, poco prima che Johanna crollasse con un urlo, il visitatore si allontan. Aveva il passo
leggero, elastico, pieno di energia. Il passo di un uomo felice e soddisfatto, in pace con se stesso e con
il mondo.
Cinque mesi dopo.
Adesso
Capitolo 2
Alexander Zorbach (io)
Anestesia cosciente. Il peggiore degli orrori spesso ha un nome del tutto innocuo. Molto tempo
fa, quando avevo ancora qualcosa come una vita, intervistai una donna completamente traumatizzata.
Sebbene fossero passati anni dallevento che laveva sconvolta  la sua anestesia cosciente  Lara
Weitzmann soffriva ancora di attacchi di panico. Se prima non aveva mai avuto problemi con gli spazi
ristretti, adesso non resisteva nemmeno negli uffici open space del giornale. Dopo due inutili tentativi,
durante i quali non andammo oltre la prima domanda sui suoi inimmaginabili dolori, dovemmo
interrompere e proseguire la conversazione in uno spazio pi ampio. E fu cos che, in una meravigliosa
giornata di sole, al Tiergarten ascoltai le descrizioni da incubo di una giovane donna. Era solo una
cisti al bassoventre, aveva iniziato a raccontare, e ancora oggi mi sento pervaso da un brivido
ricordando la sua voce incrinata sul nastro del mio dittafono. Una voce che si accordava perfettamente
con laspetto esteriore di Lara, come se un regista lavesse scelta esattamente per quel fisico fragile.
Nella sua psiche, il trauma aveva lasciato profonde lacerazioni, ben visibili a unosservazione attenta.
Lara era molto magra, la sua pelle chiara e sottile come pergamena: cera da temere che, se si fosse
esposta alla luce, i raggi del sole avrebbero attraversato il suo corpo.
Non avevo idea che queste cose potessero succedere, aveva detto scuotendo la testa, come se
ancora stentasse a crederci.
Era un intervento di routine, il suo medico ne aveva fatti a migliaia e anche nel suo caso
allinizio non cerano state complicanze degne di questo nome. Non nella rimozione della cisti,
comunque.
Era andato tutto come in infinite altre operazioni. Con una differenza per: Lara Weitzmann
non era in narcosi. Ancora oggi non si sa se fosse stato dosato male lanestetico o se invece sia lei a
soffrire di una rara anomalia per la quale il corpo non risponde allanestesia. Il farmaco aveva solo
paralizzato le sue funzioni motorie. Lara era sveglia ma non poteva comunicarlo. Non poteva avvisare
che sentiva tutto: il bisturi che apriva la parete addominale, le pinze introdotte nel suo corpo per tenere
aperta la ferita, lago con il quale dopo circa unora lavevano ricucita. Avrebbe voluto urlare il suo
dolore ai medici e alle infermiere, che durante lintervento avevano chiacchierato delle difficolt che
ormai incontrava chi a Berlino cercava un asilo senza stranieri. Non ci era riuscita, nessuno aveva
sentito le sue urla interiori, urla che ancora oggi infuriavano in lei.
Anestesia cosciente. Pazienti che durante loperazione si svegliano pienamente consapevoli del
dolore e non riescono a comunicare.
Statisticamente un dato cos raro che bisogna usare lo zero prima e dopo la virgola per
descriverlo. 0,03 per cento. Improbabile come un fulmine quando splende il sole. Un dato rassicurante.
Almeno sino a quando non ci si rende conto che si pu dire anche 3 su diecimila. Trenta
nellOlympiastadion esaurito. Raro, ma non inimmaginabile.
Da quando sono in balia del Collezionista, delluomo che ha ucciso mia moglie e rapito mio
figlio, so come deve essersi sentita Lara Weitzmann quella volta in sala operatoria. Quando le aprirono
laddome e lanestetico ebbe su di lei grosso modo leffetto che potrebbe avere un cerotto su qualcuno
che si  rotto la spina dorsale.
Per quanto cerchiamo di illuderci con le statistiche, quando minimizzano i rischi mortali che
corriamo, c per sempre il triste caso di chi rappresenta le cifre dopo la virgola. E a volte siamo noi.
Allora vediamo con i nostri occhi il fulmine che si abbatte nonostante il sole, come oggi, una gelida
giornata di dicembre, mentre finalmente mi trovo davanti al posto in cui il Collezionista di occhi ha
tenuto nascosto mio figlio. Mi aveva dato quarantacinque ore e sette minuti per trovarlo. Se fossi
arrivato in ritardo anche di un solo minuto, Julian sarebbe automaticamente morto nella sua prigione.
Le regole del gioco sono queste. Tanto perverse quanto ineluttabili. Per cui so cosa mi aspetta quando
apro la paratia ed entro nel buio.
Perch lultimatum  scaduto da sette minuti.
Capitolo 3
 Merda,  dice alle mie spalle luomo con la torcia. Per un breve istante ho voglia di voltarmi e
di spaccargli la faccia con un pugno. Non voglio tenermi dentro la rabbia e, nonostante nella destra
abbia unarma, Stoya mi sembra il parafulmine adatto.  solo un istante, un battere di ciglio, poi la luce
della torcia che regge con la sinistra sfiora una scatola sul pavimento di metallo. Resto come congelato.
 Torniamo indietro,  dice il commissario nella ricetrasmittente.  E mandate gli artificieri. C
qualcosa qui per terra.
S, qui per terra c qualcosa. Ma non  mio figlio.
Mi inginocchio, appoggiando le mani su una rete a doghe, mentre alle mie spalle sento la
squadra speciale risalire rumorosamente la scala dacciaio.
 stata una guardia del cantiere navale di Amburgo a darci la dritta di cercare Julian su questa
petroliera dismessa. Doveva impedire che qualcuno si portasse via pezzi di metallo mentre quella
carretta si trovava nel bacino di carenaggio. Durante il giro di ispezione nella stiva gli  parso di sentire
piangere un bambino e lo ha subito segnalato ai superiori.
Inspiro laria.
Qui, nelle profondit di una vecchia nave, c odore di olio, di lubrificante, di sudore. C odore
di polvere, di piscio e di paura. E la cosa peggiore: c lodore di Julian.
Della sua pelle calda e dei capelli bagnati che gli stanno sempre appiccicati sulla fronte quando
arriva a casa trafelato perch, giocando a calcio, per lennesima volta non si  accorto del tempo che
passava: per non arrivare tardi a cena ha dovuto fare una gran corsa. Lodore dolciastro e intenso di un
ragazzino di dieci anni, che amiamo tanto quando  quello di nostro figlio ma che troviamo
insopportabile quando dobbiamo affrontarlo in forma concentrata ed estranea, per esempio negli
spogliatoi al termine di una partita.
 Non mi ha sentito?  dice Stoya accanto a me. Nella pallida luce riflessa dalle pareti di
metallo ha unaria spettrale. Si capisce che non ha dormito, la sua faccia smunta sembra consistere solo
di rughe e occhiaie e in questo senso  probabilmente molto simile alla mia.
 Qui sotto non c niente, solo quella scatola. Pu essere una bomba, pronta a esplodere.
Faccio un respiro profondo, inspiro dal naso e capisco: fra le esalazioni della paura e del dolore,
che in questo nascondiglio sono presenti quanto gli odori di prodotti chimici, di vernici, solventi e
gasolio, nellaria c una debole ma inconfondibile essenza di Julian. So che mio figlio  stato qui. Qui,
nella stiva di una nave, per quarantacinque ore ha aspettato suo padre, nelle grinfie di un mostro che ha
gi ucciso sua madre. Per fare i suoi bisogni, ha usato langolo l in fondo a sinistra, dove c la cima
consunta di unancora. Immagino che abbia raschiato le paratie fino a consumarsi le unghie, cercando
di trovare una via duscita.
 Daccordo, daccordo, vengo,  rispondo e alzo le mani.  Non voglio lasciarci le penne, 
continuo a mentire.
Stoya annuisce soddisfatto e commette un errore capitale. Per farmi comprendere che mi 
vicino, un po goffamente mi mette un braccio sulla spalla. Mentre venivamo ad Amburgo mi ha
parlato della sua famiglia, della nipote di un anno e mezzo che dice sempre nano invece di mano,
sebbene riesca a pronunciare benissimo la M di mamma.
Stoya vuole farmi capire che non  solo il capo della sezione omicidi, che anche lui ha degli
affetti familiari e che capisce come mi sento. E magari  vero, chi pu dirlo. Ma sbaglia a pensare che
la paura di una bomba possa farmi arretrare anche solo di un millimetro. Io sono arrivato. Sono
nellultimo posto che mio figlio ha visto. E sono, nel vero senso della parola, alla fine dei miei incubi.
Non esiste altro luogo al mondo dove potrei andare. Sono in una condizione simile a quella di Lara
Weitzmann. Il mio anestetico  lo shock, che se non  abbastanza intenso da farmi perdere del tutto
conoscenza,  per sufficiente a impedirmi qualsiasi difesa dalla violenza del Collezionista. Soffro di
anestesia cosciente. Con la differenza che nel mio caso loperazione durer in eterno.
Questo Stoya non pu capirlo, neanche lontanamente. E quindi non  pronto quando piego
appena le ginocchia per colpirlo al mento con la testa. Geme, incespica ma casca fuori dal portello di
acciaio solo dopo che gli ho strappato la torcia e dato un calcio nello stomaco.
In meno di tre secondi sprango tutto e chiudo fuori il poliziotto.
E in quel momento suona il mio cellulare.
Capitolo 4
Qua sotto non c quasi campo, ma sul display vedo con chiarezza il nome del mostro
responsabile di tutte le mie sofferenze: Frank Lahmann, il Collezionista di occhi. Lo chiamano cos
perch, dopo averle uccise, a tutte le sue vittime cava locchio sinistro.
Premo il tasto di risposta e mi porto il cellulare allorecchio.
 Ciao Alex,  mi dice. Migliaia di volte mi ha salutato cos, al telefono o in redazione. Non
tradisce emozioni, la sua voce  neutra, impersonale. Come se fossimo semplici colleghi del giornale
che devono discutere un articolo per il quale hanno fatto le ricerche insieme e che fra unora deve
andare in stampa. Come se non avesse spezzato losso del collo a mia moglie e rapito mio figlio.
Ti trover!  vorrei urlare.  Ti trover anche se dovessi metterci tutta la vita. Ma  meglio per
te se ti trovo presto perch pi ci metto e pi ho tempo per pensare alle torture da infliggerti prima di
farti fuori.
Ma la mia anestesia cosciente non mi lascia abbastanza forze e quindi gracchio ununica parola:
 Dove?
Dov Julian? Dove hai nascosto il suo cadavere?
Unaltra caratteristica del suo modo di procedere  che il Collezionista abbandona i cadaveri
sempre allaperto e non li lascia mai nei nascondigli. In un ambiente boschivo simile a quello in cui
allepoca si trovava il congelatore.
 Sei arrivato tardi,  dice. Fatico a sentire la sua voce, perch Stoya sta tempestando la porta di
pugni.  Ma ti perdono.
 Mi perdoni?
 S, ti perdono. Anche se hai interpretato male tutti i segni, Alex. Anche se hai sprecato tempo
a darmi la caccia e a scrivere un articolo dopo laltro su di me anzich festeggiare lundicesimo
compleanno di tuo figlio. Anche se non sei diverso da tutti gli altri padri che passano il tempo a
lavorare invece di dedicarsi ai loro figli, riconosco che fra noi esiste un legame particolare.
Un legame particolare. Sto malissimo, mi manca il respiro. Frank  stato mio praticante al
giornale scandalistico per cui lavoro. Sono stato io ad assumerlo e ad adoperarmi per lui con il redattore
capo, perch in quel suo modo di fare saccente e nel suo impegno credevo di riconoscere qualcosa di
me. So che lidea di avere scelto e aiutato io stesso lassassino della mia famiglia, un giorno, quando
questa storia sar finita, mi porter alla follia.
 Non ho mai voluto che fossimo nemici, Alex. Tu per me eri davvero un modello. Per questo
ho cercato in tutti i modi di tenerti lontano dal mio terreno di gioco. Ma tu non hai voluto ascoltare.
Per te lo ripeto, non sono un mostro. Ti voglio davvero bene. Forse  una sciocca forma di
sentimentalismo, ma per onorare il nostro passato voglio darti una seconda possibilit per salvare la
vita di Julian.
Salvare?
In quellistante capisco perch si diventa credenti. Prego tutti gli di a me noti che il sadismo di
Frank non arrivi al punto di darmi una speranza immotivata.
  vivo?
 S,  vivo. Ma come sai bene, si tratta di una condizione mutevole.
 Cosa vuoi che faccia?  chiedo, cercando di ignorare le urla dal lato opposto della porta.
Stoya adesso non  pi solo e minaccia di far evacuare la nave e di piantarmi qui se non esco
immediatamente. Sono talmente turbato che non so nemmeno se lultima domanda lho fatta davvero o
se lho soltanto pensata e quindi richiedo:  Cosa vuoi che faccia per riaverlo libero?
La risposta di Frank  tanto stringata quanto incomprensibile.
 Tredici. Dieci. Settantuno.
 Cos?
 Un numero.
 A cosa mi serve?
 Ad aprire la scatola.
Faccio una fatica tremenda ad alzare il braccio sinistro, ma alla fine ci riesco e il cono di luce
della torcia illumina loggetto che si trova proprio ai miei piedi.
La scatola di legno con le cerniere di ottone ossidate ricorda un vecchio scrigno per i gioielli.
Nicci ne aveva uno simile, pi piccolo per e foderato di velluto;  ancora sul ripiano sopra la testata
del nostro letto matrimoniale: non ha mai contenuto nemmeno un gioiello. Mia moglie lo aveva trovato
al mercato delle pulci della Strae des 17. Juni e, come tanti altri oggetti del tutto inutili, lo aveva
portato nella nostra casa sul Rudower Drferblick. Bastano i ricordi scatenati da questa scatola a farmi
piangere. Cosa non darei per litigare unultima volta con Nicci su tutti gli oggetti acchiappa polvere
accumulati nella nostra stanza. Ma Frank mi ha privato per sempre di questa possibilit.  Conosci
lespressione: Ti amo pi della mia stessa vita?  mi chiede. Lorecchio contro il quale tengo
premuto il cellulare  rovente. Mi inginocchio e prendo il lucchetto che chiude la scatola.
 Non ti sento, Alex.
 S, s la conosco,  rispondo mentre a fatica giro le rotelle della combinazione.
Tredici. Dieci. Settantuno.
 Allora? Lo farai?
 Cosa?
Ingrana anche lultimo numero. Il lucchetto si apre con forza inusitata, si sgancia dal
chiavistello e cade a terra.
 Ami Julian pi della tua vita?
 S.
 Allora dimostralo!
 Devo spararmi?  chiedo mentre afferro la pistola.  leggera come unarma giocattolo, ma
grazie alla mia ormai lontana vita di poliziotto so quanto possa essere devastante un colpo. La pistola
che ho in mano  identica a quella con la quale anni fa ho ucciso una donna psicolabile che voleva
ammazzare un neonato.
 S. Ma devi farlo per bene.
Per bene?
 E cio?
 Lo senti questo rumore?
Premo ancora di pi il cellulare contro lorecchio e sento con maggiore chiarezza il ticchettio di
un cronometro. Devo controllarmi, non voglio insultarlo.
Piantala coi tuoi giochetti malati. Ridammi Julian. E poi nasconditi meglio di come hai
nascosto le tue vittime. Perch se qualcuno dovesse trovarti, io o un altro
 Ti restano quattro minuti e sei secondi,  dice Frank, mentre il ticchettio del cronometro
svanisce.  Appoggia la canna contro locchio sinistro e spara. Appena al telegiornale vedo il tuo
cadavere, lascio andare Julian. Ma se aspetti troppo perdi il tuo jolly, io soffoco Julian e gli cavo
locchio sinistro.
Come a tutti gli altri bambini.
 Ah, unaltra cosa: se dovessi anche solo sospettare che stai bluffando  Frank fa una breve
pausa,  se per qualche motivo dovessi anche solo dubitare della tua morte, uccider Julian e tu non
troverai mai il suo cadavere. E cercherai non tuo figlio ma solo il suo involucro senza anima, e non
avrai niente da seppellire. Il pesce si sta ancora dimenando nella mia rete. Posso ancora dare
indicazioni alla polizia su come trovare Julian. Indicazioni per salvargli la vita. Mi hai capito?
 S,  gracchio.
 E allora perch sento ancora la tua voce? Se fossi al tuo posto mi sarei gi puntato contro
quella stramaledetta arma! Non ti resta molto tempo.
Sono ancora in ginocchio. Ho appoggiato la torcia per terra, cos con una mano posso tenere il
telefono e con laltra la pistola. Mi rialzo lentamente. Dal lato opposto della porta c silenzio: Stoya
evidentemente ha tenuto fede alla minaccia e se n andato.
 Voglio parlargli,  dico con voce sorprendentemente ferma, mentre mi sento colare sudore
freddo fra le scapole. Respiro affannosamente.  Mio figlio. Passamelo.
 Mi offendi, Alex. Ma non ti fidi? Quante volte ti ho provato la mia lealt?
Sulla linea si sente una specie di brontolio, le sue ultime parole sono disturbate da
uninterferenza. Sembra che abbia acceso un rasoio elettrico. Ma forse ha solo cambiato posizione ed 
finito vicino a un apparecchio elettrico. Approfitto dellintervallo per verificare che il cellulare stia
registrando la conversazione.
 Chi te le ha date le indicazioni decisive per arrivare ai gemelli, eh? Avrei potuto trasferirli
prima che tu li trovassi; e invece ho rispettato le regole del gioco.
 Voglio. Parlare. Con. Julian,  riesco a balbettare. A ogni respiro la pressione sui miei
polmoni sembra aumentare. So che il panico crescente mi lascia poco tempo. Fra non molto inizier a
iperventilare.
Per un po non succede nulla, si intensifica solo linterferenza. Poi c un specie di crepitio e un
sospiro di Frank.
 Okay, voglio venirti incontro, Alex. Ma sii breve. Ancora quaranta secondi.
Il rumore cessa, per un istante temo che sia caduta la linea, ma poi sento ununica parola, un
sussurro che mi fa piangere.
 Pap?
 Oddio, Julian!
La voce di mio figlio, che mi sembra molto pi infantile di quanto ricordavo, per il mio animo
ferito  allo stesso tempo aceto e balsamo.
Vacillo, mi lascio ricadere sulle ginocchia prima di perdere lequilibrio. Negli ultimi giorni non
ho dormito, sono stato torturato e mentre salvavo due bambini ci  mancato poco che affogassi. Ho
tenuto fra le braccia mia moglie assassinata, ho seguito ovunque questo psicopatico. Ma non sono
ancora arrivato alla fine. Sono allinizio. Dopo tutte le fatiche, dopo la scadenza di tutti gli ultimatum
che mi sono stati dati, finalmente ce lho fatta. Sto per salvare la vita a un undicenne, a mio figlio
Julian. Lo scambio che Frank mi offre, in questo momento mi appare come un regalo liberatorio.
 Quando vieni?  chiede Julian. Ha la voce stanca e spaventata, come succedeva quando era
pi piccolo, quando veniva a bussare alla porta della nostra camera perch lo aveva svegliato un
temporale.
 Non lo so, tesoro,  sussurro mentre punto la pistola.
 Hai dieci secondi,  sento dire allo psicopatico sullo sfondo. Julian inizia a piangere.
 Ti voglio bene, pap.
 Ti voglio bene anchio.
Per sempre.
Faccio un respiro profondo, poi trattengo laria. Mi premo la canna sullocchio sinistro. Nel
momento in cui il riflesso mi spinge a respirare e i polmoni stanno per scoppiare, premo il grilletto.
Unesplosione accecante, seguita da una detonazione che nellattimo di maggior intensit,
appena la pallottola penetra nel cervello, allimprovviso si interrompe  e poi scompare tutto: la stiva,
la pistola che ho in mano, la luce e lesplosione. E poi nero.
Il mondo in cui ho sprecato gli ultimi anni della mia vita, perdendo ogni cosa, non esiste pi.
Sette settimane dopo
Capitolo 5
Alina Gregoriev
 Devo spogliarmi?
La voce di Zarin Suker sembrava fatta apposta per dare brutte notizie. Morbida, calda,
empatica. A sentire chi lo conosceva meglio, era la voce di un virtuoso della sala operatoria, di un
membro del mondo accademico con infiniti riconoscimenti.
La voce di uno stupratore e di un assassino.
Secondo i documenti in nostro possesso  uno dei chirurghi ottici pi esperti del mondo,  le
aveva detto il commissario Philipp Stoya durante il loro primo colloquio nel suo ufficio.   uno
specialista di tutte le operazioni pi complesse sullocchio umano. La migliore maturit della sua
annata, e lui lo studente pi giovane. Lauree in quattro universit. Ha il brevetto di numerose
apparecchiature mediche, fra cui anche un bisturi che porta il suo nome. Il bisturi Suker. Lo aveva
sviluppato per intervenire con maggiore precisione sul nervo ottico. Allepoca aveva ventitre anni.
 Solo la camicia, per favore,  rispose Alina allinquietante paziente.
Per la centesima volta quel giorno maledisse Stoya per averla convinta a imbarcarsi in quella
folle impresa.
La prego, accetti, laveva scongiurata, fingendo di non sapere che aveva il coltello dalla parte
del manico. Aveva informazioni, il commissario, che la rendevano ricattabile. Informazioni per le quali
lei avrebbe fatto qualsiasi cosa.
Che stronzo, adesso mi tocca stare al gioco.
L, in quel bugigattolo del reparto chiuso dellospedale carcerario, dove cera odore di
disinfettante e di pavimento gommato, dove la sua voce rimbalzava contro le pareti nude e dove lei si
sentiva fuori luogo.
 Star attenta vero?  chiese Suker.  Non mi faccia male . Alina sent il rumore sgradevole,
quasi osceno, prodotto da un corpo magro che si sdraiava supino su una brandina in similpelle.
Suker non aveva ucciso personalmente nessuna delle sue vittime. Le donne erano sopravvissute
alle torture fisiche ma non alle ferite interiori subite in lunghi giorni di martirio, che erano poi state la
causa dei successivi suicidi. Due donne si erano impiccate, una si era tagliata le vene nellacqua calda
della vasca da bagno. Lultima e allo stesso tempo la pi giovane si era buttata sotto il tram a
Friedrichshain.
 Per ora resti seduto, per favore,  disse Alina.
Inizialmente il primario aveva insistito per essere presente durante la seduta, ma il commissario
Stoya, che non desiderava avere testimoni per quel trattamento particolare, aveva ignorato la richiesta.
Adesso Alina era sola con un mostro nellambulatorio dellospedale carcerario. Sola con una bestia
feroce che fra non molto avrebbe dovuto toccare.
Nel locale erano stati installati microfoni speciali e davanti alla porta sostavano due agenti
armati che al minimo sospetto avrebbero fatto irruzione, soccorrendola in pochi secondi. Eppure Alina
si sentiva inquieta allidea di essere rinchiusa nella stessa stanza con uno psicopatico che non aveva n
camicia di forza n manette, anche se sapeva che Suker non aveva mai ucciso in modo spontaneo e
usando le proprie mani.
Zarin Suker. Persino il nome era unammissione di colpa. Comunicava paura, dolore e
sofferenze. Ovviamente si rendeva conto di essere influenzata dalla stampa scandalistica che aveva gi
condannato il medico: il cinquantottenne era uno stupratore e un bestiale torturatore.
Alina pass la mano sulla superficie in formica del tavolino sul quale aveva appoggiato lo
zaino. Le sembrava di toccare il suo banco a scuola. Si chiese come mai fosse pieno di graffi e solchi.
Ai controlli di sicurezza della prigione a lei avevano tolto qualsiasi oggetto appuntito.
 Cosa le  successo agli occhi?  chiese Suker allimprovviso. Si era aspettata la domanda,
visto che, come sempre quando incontrava persone che le stavano antipatiche, per esempio pazienti
sgradevoli, portava gli occhiali da sole. In occasioni del genere, gli occhiali erano una specie di visiera
che la proteggeva da sguardi indiscreti.
 Lasci perdere i miei occhi,  rispose mentre richiamava alla mente la pianta della stanza. Era
arrivata con unora di anticipo e laveva memorizzata prima che due guardie facessero entrare Suker. A
quel punto aveva gi interiorizzato la distanza fra tavolo, lettino e sedie. Con le mani aveva esplorato
anche le pareti e adesso era in grado di orientarsi nel locale letteralmente alla cieca.
In un ambiente familiare si muoveva sempre con tale sicurezza che molte persone non si
accorgevano subito della sua menomazione, il che non da ultimo dipendeva dal suo aspetto
appariscente. Pur essendo cieca, Alina era comunque una persona incentrata sugli occhi. Non aveva
bisogno di vedere il mondo in cui viveva per sapere che lesteriorit era pi importante dei valori
interiori. Limballaggio definiva il contenuto. Solo un pazzo avrebbe potuto contestare quella banale
perla di saggezza.
Quando indossava la sua mise preferita (pantaloni in pelle strappati sul ginocchio, anfibi verde
vivo, felpa Abercrombie), non veniva mai trattata con particolare gentilezza. Con tailleur, Manolo
Blahnik ai piedi e pushup sotto la maglietta aderente, non passava mezzo minuto e subito le veniva
offerto un caff, che fosse entrata in una boutique o in una banca. La maggior parte delle persone si
faceva trarre in inganno dal suo aspetto in generale e dai capelli in particolare. Che erano, a seconda
dello stato danimo, ora corti, ora lunghi, ora rigorosamente fissati, ora ondulati, pettinati con la
frangetta o con le treccine rasta, e non di rado il colore cambiava addirittura pi volte al giorno. Tanta
capacit trasformista era resa possibile da una scorta pressoch infinita di parrucche, nelle quali
investiva una buona parte di quanto guadagnava facendo la fisioterapista.
Vista loccasione, quel giorno portava solo dei semplici jeans bianchi, stivali invernali senza
tacco e un dolcevita grigio. I capelli erano neri, lunghi e sciolti. Era il fine settimana, gli ultimi mesi
erano stati un inferno e in realt avrebbe voluto mettersi qualcosa di pi selvaggio. Per esempio il
vestito mimetico che la faceva assomigliare a una guerriera amazzone, soprattutto quando rinunciava
alla parrucca e si presentava al mondo con il cranio rasato. A parte il fatto che viste le temperature
polari di quel febbraio non sarebbe stata unidea felice per la sua salute, cera da considerare che Suker
difficilmente avrebbe avuto fiducia in quel look; con gran sollievo di Stoya, si era perci presentata
allingresso del carcere vestita in maniera professionale.  Non intendevo urtarla,  disse loculista, che
doveva aver colto la sua tensione.  Per ha gli occhiali storti e ho notato lopacamento tipico di chi
non  cieco dalla nascita. O sbaglio?
Alina annu e nello stesso istante si arrabbi per come aveva reagito. Lincidente era avvenuto
ventitre anni prima, ma il ricordo dellesplosione che aveva distrutto i suoi occhi era pi vivo che mai.
 Vogliamo iniziare la seduta o no?  chiese, con un tono pi scostante di quanto avesse voluto.
 Perch  cos scortese, bambina mia?  Suker scosse la testa e sorrise.
Scortese? Visto quel che hai fatto alle donne, non sarei scortese nemmeno se ti ficcassi una
pallottola nel cranio. E se mi chiami unaltra volta bambina ti sputo in faccia.
 Daccordo . Dal tavolo prese la bottiglia con lolio per i massaggi che aveva portato con s e
la rimise nello zaino.
 Cosa sta facendo?
 Secondo lei? Me ne vado.
Chiuse la cerniera e si mise la borsa in spalla.
 Mi avevano detto che si era schiacciato un nervo facendo ginnastica in cella e che aveva
bisogno di un professionista. Ma non ho voglia di perdere tempo.
Quellidiota si  strappato da qualche parte alla schiena facendo gli addominali. Cerchi di
creare un rapporto di fiducia, lo convinca a farsi curare. Lo tocchi e magari Durante il loro incontro
preliminare, Stoya a questo punto si era interrotto, forse perch si era accorto di quanto sarebbe suonata
folle la frase completa.
 Perch questa farsa, Alina?  chiese di punto in bianco Suker.
Sentendo pronunciare il proprio nome, rimase pietrificata. Aveva detto di chiamarsi Sabine
Schneider.
Cristo. Lo sapevo.
Era successo esattamente ci che aveva temuto. Mi riconoscer, cera la mia foto su quasi tutti
i giornali, il mio nome su tutte le riviste.
Con poche parole, Stoya aveva spazzato via tutti i suoi dubbi.
Suker  in isolamento da quasi due mesi. Non ha la televisione, non ha accesso a internet o ad
altri media. Dato che secondo la perizia psicologica rappresenta un pericolo per gli altri detenuti, non
ha contatti con nessuno. Le ore daria le passa da solo e non ha nemmeno un vicino di cella col quale
comunicare. Lei, Alina,  famosa solo da poche settimane. Per lui non  che una fisioterapista.  un
rischio che possiamo correre.
 Ma credeva davvero che non sapessi chi ?  disse Suker con una risata. Lei lo sent scendere
piano dal lettino.
 Il suo nome completo  Alina Gregoriev, ha ventisei anni ed  cieca da quando ne aveva tre .
Il chirurgo recit la litania di quelle informazioni come se lavesse imparata a memoria.  Figlia di un
impresario edile, madre casalinga, cresciuta in California, disturbi comportamentali sin da giovane.
Quando gli uffici competenti vogliono mandarla a una scuola per handicappati, lei fa ricorso per
iscriversi a una high school pubblica. Quando la sua richiesta di fare tutoraggio ai ragazzi pi giovani
viene respinta, lei si rivolge nuovamente al tribunale amministrativo. E di nuovo le danno ragione.
Stai ascoltando, Stoya? Liquidata la tua tesi che Suker in prigione non riceve informazioni.
Grandioso. Uno spettacolo di primordine.
Alina alz le mani, come in segno di resa, ma non riusc a bloccare il fiume di parole del
medico.  Allet di diciassette anni viene fermata dalla polizia mentre accompagna a casa in macchina
i suoi amici ubriachi. Due anni dopo si qualifica terza in una competizione di windsurf, unica cieca fra
duecento vedenti. Conclusa la formazione come fisioterapista per un anno va in giro per il mondo, in
Cina impara le tecniche dello shiatsu e dopo tappe in Sudafrica, India, Nuova Zelanda e America latina,
alla fine si ferma a Berlin-Mitte, dove nella Brunnenstrae apre il suo studio.
 Ma che bravo!  disse Alina battendo le mani con studiata lentezza.  Se mi d il quaderno le
metto una nota di merito, visto che ha fatto cos bene i compiti.
 Allora  vero quel che scrivono di lei?  La voce di Suker aveva assunto un tono bonario e
paterno.  Dicono che  una medium e che riesce a leggere nel passato.  vero? Ha effettivamente
avuto in cura quel criminale, il Collezionista di occhi, e mentre lo massaggiava  riuscita a vedere cosa
aveva fatto ai bambini? Dicono che solo grazie alle sue indicazioni il povero Alexander Zorbach 
riuscito a liberare i gemelli dalle grinfie di Frank Lahmann.
Rise, ed era la risata di un uomo che non conosce la gioia. Alina avrebbe voluto schiaffeggiarlo
quando con la successiva domanda colse nel segno:  E adesso vuole ripetere il miracolo con me e
trovare una prova che possa impedire la mia scarcerazione. Giusto? Le hanno detto di toccarmi e
scrutare nel mio passato . Lo sent ridacchiare divertito.   questo che si aspettano da lei, no? Che si
occupi di me e che dopo porti gli agenti dove tengo nascosto il bisturi con cui alle donne ho tagliato le
palpebre senza anestesia
Capitolo 6
Con la domanda di Suker ancora sospesa nella stanza, Alina si ricord della primissima
conversazione di una settimana addietro, quando Stoya laveva convinta a partecipare a quella folle
impresa.
Ho una perizia psicologica che riconosce a Zarin Suker disturbi sociopatici molto forti e
consiglia limmediato trasferimento in una struttura psichiatrica di sicurezza subito dopo la condanna, 
aveva detto il commissario allinizio del suo monologo.  E questa perizia non  stata commissionata
dalla pubblica accusa ma dalla difesa. Me lhanno fatta avere sottobanco perch nemmeno lavvocato
di Suker vuole che quellanimale venga scarcerato. Non mi dispiacerebbe farle vedere le foto delle sue
vittime, ma non posso. Per credo che questo sia sufficiente per darle unidea.
Alina aveva sentito prima un clic e poi un fruscio simile a quello delle cassette che suo padre le
faceva sentire in macchina. Poi il fruscio era stato squarciato da un rumore che laveva fatta
rabbrividire. I suoni che provenivano dal registratore di Stoya ricordavano un urlo. Certamente non
sembravano emessi da un essere vivente.
Quella specie di squittio rantolante iniziava molto in alto, nelle sfere rarefatte di frequenze
appena percepibili. Dopo avervi sostato per qualche tempo, incespicava gi per i gradini di una
malridotta scala musicale, e le grida animalesche si facevano via via pi profonde e intense per
addensarsi, una volta scese del tutto, in un urlo primordiale che pareva trarre nutrimento da incubi
spaventosi. Solo quando lurlo si tramut in un grido stridulo e prolungato, Alina cap che quella donna
stava patendo le peggiori sofferenze della sua vita.
Mio Dio, cose le sta facendo?
In questo istante?  Stoya aveva fermato il nastro.  Niente. Queste sono le vittime di Suker
quando lui ormai ha finito. La donna che ha appena sentito si chiama Tamara Schlier.  la quinta
vittima. Come anche le altre, Suker prima lha sequestrata e portata in un luogo sconosciuto. Sappiamo
solo che deve essere attrezzato come una sala operatoria.
Alina aveva alzato una mano, come per difendersi, ma Stoya aveva continuato a parlare
imperturbato.
Di giorno opera le cataratte dei pazienti. Di notte asporta le palpebre alle vittime. Poi le
violenta. Quando ha finito, le abbandona vicino allingresso posteriore di un cinema porno o di un
bordello oppure anche per strada, dove stanno le puttane. Non c da stupirsi che si siano tutte suicidate
una volta ristabilite fisicamente.
Non ne voglio sentir parlare, lo aveva interrotto Alina.
Tamara Schlier  stata fortunata, se in una situazione simile si pu parlare di fortuna. Lhanno
fermata prima che buttasse gi del liquido sturalavandini.  la nostra teste principale. Ma ci vorranno
settimane prima che possa rilasciare una deposizione utilizzabile.
Stoya aveva fatto ripartire il nastro. Le urla oscillanti della donna erano tornate a strapazzare
laltoparlante, il registratore a riproporre un tappeto di suoni fatto di angoscia e tormento.
Questa  Tamara Schlier durante il primo interrogatorio,  aveva detto Stoya, abbassando le
urla come se si fosse trattato di una canzone trasmessa alla radio.  Suker  molto abile. Non ci sono
impronte digitali, niente tracce di dna, tutti gli stupri con il preservativo. Dopo una segnalazione
anonima lo abbiamo sorvegliato per mesi, senza trovare niente di utilizzabile in tribunale. Ci sono solo
indizi. Con Tamara per abbiamo una testimone che  sopravvissuta e siamo certi che potr
identificarlo.
Okay,  tremendo,  aveva detto Alina.  Ma non capisco perch abbiate convocato me.
Sino a quel momento, davvero non aveva capito. Poi Stoya aveva fatto scoppiare la bomba.
Dobbiamo rilasciarlo fra una settimana.
Come?
Tamara Schlier  scomparsa e tutta laccusa poggia sulla sua testimonianza. Per il resto non
abbiamo uno straccio di prova e quindi non possiamo trattenerlo neanche un giorno di pi. La nostra
teste principale sembra essere stata inghiottita dalla terra, e contro quel porco non abbiamo altro.
Per non lasciare subito lambulatorio, Alina si costrinse a ripensare a quella conversazione.
Dopo il suicidio di Zorbach si era giurata che non avrebbe mai pi sfidato il destino, che non avrebbe
pi fatto appello allEsp, non fossaltro perch nemmeno lei sapeva se davvero fosse dotata di
percezioni extrasensoriali. E se anche le avesse avute, le facolt di medium che la stampa le attribuiva
finora avevano portato pi danni che vantaggi: la moglie di Zorbach era stata assassinata, lui stesso si
era fatto saltare il cervello e la polizia era ancora l a cercare il cadavere di Julian.
 No,  rispose Alina dopo un lungo silenzio alla domanda di Suker.
No. Non posso vedere nel suo passato.
Non era una bugia, in fondo. Tuttal pi una mezza verit. A voler essere del tutto sincera,
Alina avrebbe dovuto ammettere che neanche lei sapeva cosa sarebbe successo nel momento in cui
avesse iniziato a massaggiare Suker.
In passato, prima del suo incontro con il Collezionista, aveva in effetti creduto, anzi temuto, di
poter vedere, in determinate condizioni, il passato di una persona nel momento in cui la toccava. Le
visioni che balenavano davanti al suo occhio interiore, come frammentari spezzoni di un film, si erano
presentate la prima volta dopo che da bambina era stata investita da un automobilista ubriaco. Quando
quel tale laveva aiutata a rialzarsi e lei aveva cercato di appoggiare la gamba ferita, al dolore si era
mescolata una sensazione atroce, come se stesse cambiando corpo, e aveva rivissuto i secondi che
avevano preceduto lincidente, ma questa volta dalla prospettiva dellubriaco.
Non era lunica esperienza della sua infanzia che laveva turbata e che non riusciva a spiegarsi.
Era un po come se la mancanza della vista venisse compensata da una facolt nuova e sino ad allora
sconosciuta che, in situazioni del tutto particolari, le consentiva di vedere con gli occhi di un altro.
Dato che si sentiva gi abbastanza bollata dalla cecit, Alina aveva per molto tempo taciuto il suo
dono. Non parlava di quellinconcepibile Esperienza che la coinvolgeva sempre allimprovviso,
senza uno schema preciso. Erano dovuti passare anni prima che la sua coscienza la costringesse a
rompere il silenzio e a raccontare ad Alexander Zorbach le spaventose immagini che durante una
seduta shiatsu si erano annidate nella sua testa. Erano quelle di una madre assassinata e di un ragazzino
rapito. Allora, due mesi prima, aveva avuto la certezza di aver curato il Collezionista e visto il suo
ultimo rapimento. E in effetti le indicazioni di Alina avevano condotto dapprima Zorbach poi gli
inquirenti al posto dove erano nascosti i gemelli. E questo sebbene Alina a proposito delle sue facolt si
fosse sbagliata su un punto decisivo.
Non riesco a vedere il tuo passato, Suker. Tuttal pi vedo il tuo futuro criminale.
 I giornali affermano che  una medium,  disse loculista.
 E come fa a saperlo? Non  in isolamento?
 Ma il mio avvocato posso vederlo.
Alina sospir come qualcuno che si arrabbia per la propria ingenuit.  Non dovrebbe credere a
tutto ci che scrivono i giornali.
Suker fece un gran risata.  Che sia proprio lei a dirmelo!
Il corpo di Alina si tese. Laspro odore del sapone di Marsiglia che il medico doveva aver usato
quella mattina per lavarsi la faccia era diventato pi intenso. Evidentemente si era alzato dal lettino e si
era avvicinato, sebbene lei non avesse percepito nessun movimento.
 Un modo di vedere le cose interessante, per qualcuno che a sua volta non mette minimamente
in dubbio le ignobili notizie che i giornali pubblicano su di me.
 Chi lo dice?
 Lo dice il suo corpo. Con ogni fibra segnala lantipatia che prova per me. E dato che non lho
accolta sputandole in faccia e non ho messo in atto nessuna provocazione che potrebbe averla offesa,
ne deduco che questa antipatia sia provocata dalle calunnie pubblicate dai media.
 Quindi  innocente?  chiese Alina, sforzandosi di mantenere un tono neutro.
 Innocente? E chi lo !
Si volt verso il punto da cui proveniva la voce. Un istante prima era davanti a lei, adesso
doveva essere alla sua destra, vicino al muro.
O vicino alla porta?
La sua inquietudine cresceva. Dovette ammettere di avere perso lorientamento in quel locale
cos piccolo.
 Cinque donne,  disse per guadagnare il tempo che le serviva a riprendere il controllo.  Tutte
scomparse in periodi in cui il suo studio era chiuso per ferie. E a tutte sono state asportate le palpebre.
 Sono tempi tremendi, vero?
Adesso Suker era alle sue spalle.
 Vero. Viviamo in unepoca in cui gli psicopatici devono essere rilasciati perch riescono a far
scomparire i principali testimoni dellaccusa.
Suker fece una risatina.  Crede che abbia minacciato Tamara Schlier perch non testimoni
contro di me?
Alina fece spallucce.  Non saprei, ma resta il fatto che da un giorno allaltro quella donna 
scomparsa dalla faccia della terra.
 E come avrei fatto? Sono in custodia preventiva da settimane. Ma anche a prescindere da
questo dettaglio, ammesso che sia davvero colpevole  Fece un respiro profondo.  Ammesso che sia
stato io, allepoca, a rapire Tamara e ad asportarle le palpebre, prima quelle superiori e poi quelle
inferiori
Alina rest muta e si chiese se fosse il momento giusto per pronunciare la parola dordine
concordata. Se avesse detto frigorifero, Stoya avrebbe subito interrotto la seduta e fatto entrare i suoi
uomini.
 Presupponiamo ancora, in forma del tutto ipotetica, si intende, che abbia portato la sventurata
in una stanza a specchi e labbia penetrata dallano. Perch mai, prima, per tagliarle le palpebre avrei
fatto dei tagli cos grossolani e poco professionali?
Alina deglut.  Per motivi tattici? Sapeva che proprio questa mancanza di coerenza avrebbe poi
suscitato qualche dubbio nei giudici.
 Ma per favore. Lassociazione degli oculisti per tre anni di seguito mi ha eletto migliore
chirurgo dEuropa. La Harvard Medical School mi ha dato la laurea honoris causa per i miei meriti.
Non so bene come esprimermi senza sembrarle uno spaccone, ma se Lang Lang suonando facesse
apposta un errore, la sua esecuzione sarebbe comunque magistrale. E se anche non dormissi per una
settimana, mi ubriacassi allinverosimile e operassi al buio con le mani che mi tremano, potrebbe
comunque usare il mio intervento in un video per gli studenti di medicina.
Le tocc un braccio, facendola sussultare.
 Ascolti, Alina. Sappiamo entrambi perch  qui. Non ci sono testimoni, non ci sono prove. Il
giudice non pu pi tenermi dentro, e la polizia  talmente disperata che si aggrappa a lei, allultimo
filo di speranza! Vogliono che mi tocchi e pensano che le visioni che a quanto pare la pervadono
possano condurli a prove concrete.
 E se cos fosse? Se  davvero innocente, cosa teme?  Con sua sorpresa, Alina ottenne una
risposta alla sua domanda retorica.
 Non temo nulla, ha ragione.
 Quindi posso iniziare la seduta?
 S.
 Non le credo,  disse lei, stupita per la piega che la conversazione aveva improvvisamente
preso.
 Coraggio, mi tocchi, mi massaggi. Stimoli i miei meridiani. A poi corra svelta svelta da Stoya
e gli descriva cosa ha sentito. Chiss, magari sono davvero un delinquente e lei riesce a vedere 
pronunci lultima parola come se fosse seguita da un punto esclamativo,  a vedere il percorso che
porta a quella camera di torture che nessuno finora  riuscito a scoprire. O magari scopre lasse del
pavimento sotto cui  nascosto il bisturi che non  stato trovato n quando hanno perquisito casa mia n
quando  toccato allo studio.
Alina sent di nuovo il rumore del materiale sintetico che si spiegazzava. Suker era tornato al
lettino e si era sdraiato.
 A una condizione.
Certo. Il diavolo propone sempre qualche patto.
 E sarebbe?
 Si tolga gli occhiali, bambina mia. Voglio vedere i suoi occhi.
Alina sospir. Tutta la situazione era senza senso. Quel pazzo voleva solo giocare.   uno
stronzo pieno di s.
 No. Caso mai sono uno stronzo che sa perfettamente il fatto suo. E potrei dimostraglielo.
Vede, bambina mia, sono certo che ha passato met della sua infanzia dagli oculisti. E tutti questi
cosiddetti specialisti le hanno spiegato che non potr mai pi vedere perch per i pazienti come lei, nei
quali  andata completamente distrutta la cornea, non ci sono possibilit di guarigione. Giusto?
 E anche se fosse?
 Avrebbe sprecato il suo tempo con dei ciarlatani. Perch quei medici si sbagliano. In
determinati casi e in particolari circostanze, un trapianto pu avere successo. E gli incidenti coi
materiali chimici rientrano proprio in questa categoria. Naturalmente tutto dipende dalla cornea del
donatore e dalla mano tranquilla del chirurgo, che con unoperazione in due tempi dovrebbe dapprima
trapiantare un lembo di cornea dello spessore di pochi centesimi di millimetro. In tutto il mondo
conosco solo una manciata di medici in grado di farlo. E uno solo pu garantirle che funzioni.
 Mi lasci indovinare,  rise Alina, ma con meno sarcasmo di quanto avrebbe desiderato.
 Certo, io,  disse Suker.  E fortunatamente, dalla prossima settimana, non appena avr
lasciato questo posto poco accogliente, potr di nuovo prendere appuntamenti . Fece schioccare la
lingua soddisfatto.  Lo sento, Alina, le sto antipatico. Ma sono in grado di darle ci che ha sempre
desiderato. Provi a immaginare come sarebbe se dopo ventitre anni aprisse gli occhi e riuscisse a
vedere.
La sua voce era tornata vellutata come allinizio della loro conversazione.
 Coraggio, faccia uno sforzo,  disse ancora ad Alina che aveva definitivamente deciso di
andarsene. Era ferma vicino alla porta, il pugno destro serrato.
 La prego, Alina. Si tolga gli occhiali e mi faccia vedere se nel suo caso un intervento simile 
possibile.
Ridacchi, mentre lei pestava i pugni contro la porta di acciaio. Gli agenti non aprirono
abbastanza in fretta da impedirle di sentire anche lultima frase.
 Uno sguardo nei suoi occhi in cambio di uno nel mio animo, Alina. Cosha da perdere?
Capitolo 7
Venti minuti dopo, sentiva ancora leco della proposta di Suker. Disgustata e allo stesso tempo
affascinata, faceva fatica a concentrarsi sullambiente circostante.
Provi a immaginare come sarebbe se riuscisse a vedere
Quelle parole erano un tormentone, come le canzonette che si detestano dal primo istante e che
pure non si dimenticano.
Cosha da perdere?
Alina pensava alla voce vellutata, al tono cospiratorio con il quale quello psicopatico sadico
aveva cercato di piantare in lei il seme di una speranza irrealizzabile. Immersa nei suoi pensieri,
raggiunse il semaforo allangolo fra la Brunnenstrae e la Bernauer Strae, quando allimprovviso
successero diverse cose contemporaneamente. Innanzitutto inizi a vibrare il suo telefonino. Ma prima
ancora che lo avesse estratto dalla tasca per farsi leggere lsms arrivato, venne afferrata per il braccio
da una mano energica. Luomo ansimava, Alina sent il tabacco che impregnava il pesante cappotto e
avvert sul braccio la presa sicura della mano che, contro la sua volont, la trascinava in strada.
No, non di nuovo, pens. Era la seconda volta, quellinverno, che le succedeva una cavolata
simile. Era sul marciapiede, il semaforo diventava verde, e un passante si sentiva obbligato a trascinare
dallaltra parte una cieca col bastone.
Berlino stava vivendo il periodo pi freddo da quando avevano iniziato a registrare le
temperature. Di notte si scendeva anche a meno venti, il che aveva gi provocato la morte di quattro
senzatetto. Lamministrazione comunale aveva finito le scorte di sale e ormai non venivano cosparse
pi nemmeno le arterie principali; da settimane i marciapiedi facevano concorrenza alle piste di
pattinaggio, e ovunque si ammucchiavano montagne di neve sporca. Il quotidiano tragitto per
raggiungere il posto di lavoro si era trasformato in un allenamento di sport estremo e in linea di
principio, quindi, Alina non respingeva una mano soccorrevole. Ma non le piaceva essere rapita.
Nella sua cerchia di amici ciechi non cera nessuno che non avesse mai sperimentato un
rapimento. Forse, mentre era sullisola spartitraffico ghiacciata a cercare il cellulare nello zaino,
aveva dato limpressione di avere bisogno di aiuto. E quel passante certo non sapeva nulla delle
tecniche di orientamento grazie alle quali lei nel proprio ambiente riusciva a ritrovarsi anche con il
cattivo tempo. Ma quali segnali aveva mandato per comunicare a un vedente che poteva tenerla al
guinzaglio come un cane? Una sola volta un bambino le aveva gentilmente chiesto se si fosse persa.
Tutti gli altri soccorritori erano probabilmente dellidea che non fosse solo cieca ma anche stupida e
quindi del tutto inadatta a una conversazione.
 Non serve, la ringrazio . Alina cercava di liberarsi dalla stretta di quelluomo cos deciso a
farle attraversare lincrocio ghiacciato. Dopo lintervento di qualche zelante ma indesiderato
soccorritore il cieco si ritrovava, del tutto disorientato, in un punto dove non aveva scelto di essere.
 Ce la faccio da sola, grazie.
Come aveva temuto, la sua mite protesta non ebbe conseguenze. Luomo non disse una parola,
la sua presa si fece pi energica, e a quel punto a lei non restarono che due possibilit: o si adeguava e
si faceva trascinare come una bambinetta piagnucolosa sulla strada coperta di ghiaccio e sabbia.
Oppure doveva prendere una decisione sgradevole.
Alina opt per la seconda ipotesi e piazz il suo bastone. Luomo la lasci allistante e gua.
Anzi fu una specie di ridicolo squittio: cos poco virile e cos inappropriato per uno che, a giudicare dal
poderoso respiro e dalle dimensioni delle mani, secondo Alina doveva essere alto circa uno e novanta e
pesare almeno un quintale.
 Oh, mi spiace,  ment. Quindi era davvero riuscita a colpirlo in mezzo alle gambe.
Molto bene.
 Stronza. Col cazzo che la prossima volta ti aiuto . Alina avvert sulla faccia il suo respiro
caldo.
Evidentemente aveva ritrovato la voce.
Cosa non riesce a fare un calcio nelle palle.
 Puttana di una cieca,  ansim quel tale con voce roca, dopo essersi allontanato di un metro.
Alina gli lanci un bacio con la mano e continu a sorridere nella direzione in cui aveva sentito i suoi
ultimi passi. Partirono i clacson  evidentemente il semaforo era scattato sul rosso  e lei attravers in
fretta lincrocio.
Non fece molta strada. Allimprovviso fu spintonata e temette che il tizio di prima fosse tornato
indietro per aggredirla. Ma subito dopo sent prima un alito caldo vicino al lobo dellorecchio e poi
anche una voce. Le parve di conoscerla, ma l per l non fu in grado di inquadrarla, cos come non cap
cosa le stesse dicendo.
 Tredici. Dieci. Settantuno,  sussurr quella voce maschile.
Poi, allimprovviso come era comparso, luomo svan, e se Alina non avesse sentito il caldo
umido allorecchio, nel punto in cui la lingua di lui laveva sfiorata, avrebbe pensato di essersi
immaginata tutto.
Cos invece rest ferma in mezzo allincrocio trafficato, profondamente turbata e con
uninquietante sensazione nello stomaco, mentre il brusio nelle sue orecchie era pi forte dei clacson
delle macchine che cercavano di schivarla.
Capitolo 8
Si dice che gli occhi siano la finestra dellanima. Per quanto riproposto in uninfinit di banali
romanzi damore, Alina considerava quel clich tanto stucchevole quanto sbagliato. Solo perch i loro
occhi erano torbidi e opachi, i ciechi dovevano essere privi di unanima riconoscibile?
La vera finestra dellanima, Alina ne era sicura, si apriva nel pianto. Era dellidea che ci fossero
tante varianti del pianto quanti erano gli esseri umani sulla terra. Linsieme di piagnucolii, singhiozzi,
gemiti, urla, rantoli e milioni di altri rumori che un corpo disperato riesce a emettere, in ogni individuo
sono unici come limpronta digitale.
Anche la donna in soggiorno piangeva in un modo che Alina non aveva mai sentito prima. Era
un pianto dimesso, appena percepibile, come i suoni istintivi di un neonato nel sonno, ma infinitamente
pi triste. Alina faceva fatica a sopportarne la delicatezza, avrebbe preferito sentire piangere e
lamentarsi quellospite importuna. Ma John laveva avvertita.
 Fuck, perch sei venuta a casa? Ti avevo mandato un sms per dirti di chiamare prima. Ancora
mezzora e questa pazza sarei riuscito a liquidarla.
Del resto era fatto cos, John, quando sbagliava tentava sempre la fuga in avanti.
 Pensavo fosse una paziente che aveva sbagliato porta e lho fatta entrare, shit.
Alina viveva in un appartamento sotto il tetto di una casa della Brunnenstrae; era a due piani,
quello inferiore era il suo studio. John si era fermato da lei per stare con TomTom, che negli ultimi
tempi non era in gran forma. Inoltre i cani non erano ammessi in carcere e quindi Alina aveva lasciato a
casa il sistema di navigazione vivente, affidandosi al bastone.
 Non potevo immaginare che non fosse del tutto a posto, baby.
Fuck, shit, baby John sapeva perfettamente il tedesco, ma usava volentieri linglese,
soprattutto quando era agitato. Daltra parte era americano e grazie al suo accento quelle espressioni
non erano cos imbarazzanti come quando le usavano i tedeschi che volevano solo essere cool ma
sbagliavano pure la pronuncia.
 Ha detto cosa vuole?  aveva chiesto Alina dandogli un rapido bacio sulla cicatrice. Quel
solco di una decina di centimetri attraversava come un fiume la faccia di John, dalla fronte fino alla
mandibola, passando a pochi millimetri dallocchio sinistro; era il ricordo di un gruppo di omofobi che,
dopo averlo massacrato di botte nei gabinetti di una discoteca, lo avevano ferito con un coltello.
 Non ne ho idea. Shes crying, da quando ho aperto la porta.
 Finalmente una che non subisce il tuo fascino.
John sembrava luomo pi eterosessuale del mondo ed era quindi il miglior esempio di come ci
si possa sbagliare. Alina lo conosceva da quando andava allasilo e in tutti quegli anni si era fatta di lui
unimmagine cos precisa da non avere pi bisogno di prendere per buoni i giudizi delle sue amiche
vedenti, che quasi senza eccezioni fantasticavano di coinvolgerlo in qualche amorazzo; anche quelle
sposate. Anzi, soprattutto quelle sposate.
Erano capaci di arrabbiarsi perch i mariti non sparecchiavano la tavola, ma non avevano nulla
da obiettare quando John spegneva la sigaretta senza filtro sulla suola degli anfibi. Il suo migliore
amico detestava i profumi e Barbra Streisand, preferiva Eminem o i 30 Seconds to Mars. E odiava il
Christopher Street Day, lallegra parata che ogni estate attraversava Berlino. Gli etero non ci
prenderanno mai sul serio finch sfiliamo su quei carri mostrando il culo come dei cretini, era il suo
commento quando alla televisione vedeva la sfilata.
Alina aveva una sua teoria per spiegare come mai un tizio cos grossolano, che cercava di
nascondere il volto sfregiato sotto i capelli arruffati e la barba di una settimana, avesse tanto successo
con le donne. Perch non lo consideravano una minaccia. John era come un giallo che si legge per fare
qualcosa di eccitante, ma che quando si  stufi si pu tranquillamente chiudere e mettere da parte. Non
uno per molte notti. Con lui avrebbero tranquillamente potuto viaggiare in moto, dormire in riva al lago
e dopo due, tre orgasmi mettere fine al capitolo il giorno successivo. Le donne sarebbero potute tornare
a casa a controllare che il marito chiudesse il rubinetto mentre si lavava i denti. Avrebbero potuto,
sarebbero potute. Condizionali irrealizzabili perch John, non cera niente da fare, era pi gay del
sindaco di Berlino. Alina lo sapeva per esperienza diretta. Una sola volta lo aveva convinto a fare
lamore ed era stato come tornare alle elementari a giocare nudi a fare i grandi. Dopo mezzo minuto
il tutto era sfociato in una risata e lesperimento si era chiuso per sempre.
 La tua ospite sembra davvero ammalata,  le aveva detto ancora John con accento americano,
mentre lei stava per andare in salotto.  Ha i capelli che sembrano paglia, i denti di un gremlin ed 
ancora pi magra di te. Per questo ho pensato che avesse bisogno di aiuto. E poi si  pure messa a
piangere,  crazy quella l.
Tutto questo era avvenuto cinque minuti prima, quando il pianto della donna era percepibile
anche dallanticamera. Adesso che Alina era seduta sul divano di fronte a lei le lacrime scorrevano
ancora ma i suoni che le accompagnavano avevano perso di intensit.
 Vuole dirmi il suo nome?  chiese Alina, e pass ancora qualche tempo prima che ottenesse
risposta. Alla fine, dopo essersi pulita il naso una decina di volte, la donna stropicci il fazzoletto che
teneva in mano e disse:
 Mi chiamo Johanna Strom.
Capitolo 9
La strana ospite di Alina sussurrava, piano come solo pochi secondi prima aveva pianto.
 Ho capito. E ci conosciamo?
 No, non credo?
La risposta della sconosciuta pareva una domanda, come se lei stessa non sapesse bene il fatto
suo. Alina intu che quella donna disperata metteva in discussione tutta la propria esistenza. Per paura
di essere respinta, sembrava avere assimilato completamente lidea di non vincolarsi mai.
Wow, un capolavoro di intuizione psicologica, Alina. Sul tuo divano c una sconosciuta che
piange e tu punti sui dubbi interiori. Complimenti.
 E come posso esserle utile?
 Mia figlia, io Un attimo.
Alina sent un fruscio. Forse Johanna Strom stava cercando qualcosa nella borsa, e dopo un po
sembr trovarlo.
 Ecco, ce lho nel portafoglio, me la porto sempre dietro. Qui ha quattordici anni, quindi  di
due anni fa. La mia piccola  nata quando ero ancora molto giovane, avevo appena fatto la maturit. Si
chiama Nicola, e  La donna si interruppe allimprovviso e si scus precipitosamente:  Mi spiace,
che stupida.
 Non si preoccupi,  rispose Alina con un cenno della mano.
In effetti non le importava nulla. Cerano gaffe peggiori che mostrare un foto a un cieco. Per
esempio cercare di fargli attraversare un semaforo contro la sua volont.
 Che stupida, davvero,  ribad la sconosciuta. Alina si chiese se si rendesse conto di ripetere
sempre lultima parte di una frase. Era un ulteriore segno della sua insicurezza. Temeva di essere
fraintesa o addirittura che non la sentissero.
 La foto per gliela lascio comunque, se non ha niente in contrario. Il mio indirizzo  sul retro,
magari pu fare qualcosa e mi informa, se
 Cosa  successo a sua figlia?  la interruppe Alina.
Johanna Strom si pul rumorosamente il naso, poi rispose sottovoce:  Mio marito Christian e io
siamo divorziati. Mi ha lasciato.
 Ehm.
 Era, come dire, era un matrimonio problematico. S, problematico. Credo si possa dire cos. Si
pu dire cos.
 Non sono una psicologa . Alina credette di aver capito lequivoco in cui era incorsa la donna.
Non era la prima volta che qualcuno confondeva psicologia e fisioterapia.
 Mi occupo di lesioni sportive, di contratture muscolari, di problemi di postura, di queste cose
qui. Centra anche lanima, certo, ma la mia  una terapia manuale. Temo che lei abbia bisogno di un
altro tipo di sostegno, signora Strom.
 Lo so. Lo so . La donna si schiar la voce.  Ma non si tratta di me.
Alina apr il coperchio dellorologio e cerc il quadrante. 13.29. Il primo paziente sarebbe
arrivato di l a unora e lei voleva riposarsi almeno un po.
 Si tratta di Nicola.
 Di sua figlia?
 S.  scomparsa.
 Scomparsa? Nel senso che  scappata di casa?
 No. Questo  quello che dicono loro. Lo dicono. Ma si sbagliano.
 Lo dice chi?
 Mio marito. La polizia. Tutti. Tutti.
Alina esit. La cosa pi ragionevole sarebbe stato pregare la sua interlocutrice di andarsene. Ma
finch non sapeva quale fosse davvero il suo problema, non poteva n esserle daiuto, n respingerla. E
poi la donna, che si stava di nuovo soffiando il naso, era davvero in condizioni pietose. Cacciarla
sarebbe stato un gesto meschino.
 I problemi erano enormi,  disse la sconosciuta.  O meglio, i miei problemi erano enormi.
Immagino lo siano ancora.  per questo che sono in cura. In cura per lalcolismo. Mi spiace scocciarla
con queste faccende. Ma il nostro coordinatore, cio il responsabile delle sedute alla Sankt
Pfarrenhopp, dice sempre che dobbiamo parlarne apertamente. Apertamente.
Ah, ecco da dove soffia il vento. Unalcolista, pens Alina, senza per ancora capire cosa
centrasse lei con quella faccenda.
 Anche se, be, a mio marito non  che piaccia troppo. Parlarne apertamente, capisce. Pensa
che gli rovini la reputazione. Si dice reputazione, giusto? Si dice cos?
Alina si strinse nelle spalle.
 Deve sapere che Christian fa lavvocato.  bravo. Molto bravo. Se lo vedesse, non Oh, mi
scusi. Che vergogna, cio, vedere. Lei non vede. Mi spiace, sono stata scortese, mi  scappato perch
sono cos agitata.
 Non deve scusarsi, signora Strom. La aiuterei volentieri. Ma prima dovrebbe dirmi perch 
venuta qui. Se cerca un consulente matrimoniale, posso raccomandarle qualcuno in gamba
 No, no. Molto gentile, ma no.  una fase che ormai ci siamo lasciati alle spalle. Non mi serve
nemmeno un appoggio o roba simile, anche se devo dire che ci ho pensato. In fondo, Nicola se l
portata via, ma credo fosse la decisione giusta, fa lavvocato. Un avvocato il diritto lo conosce, no?
 Immagino di s.
Di nuovo il polso. 13.33.
 Con Nicola non  mai stato facile. Neanche con me, del resto. Lei spesso se ne rendeva conto.
Le mie crisi. Crisi. Diceva sempre cos Christian quando non facevo la brava. Lui invece era sempre
corretto. Con lei, almeno credo.
Alina si pieg in avanti. John le aveva spiegato che allinterlocutore quel gesto comunicava
inquietudine e impazienza. Ammesso che cos fosse, Johanna Strom sembrava non saperlo.
 Nicola vuole molto bene a suo padre. A me invece, alla fine non mi salutava nemmeno, anzi
nemmeno mi guardava, nemmeno a tavola, quando le preparavo il suo piatto preferito. Le piacevano
molto i ravioli al rag di cinghiale. Mio Dio, ma cosa dico. Le piacciono i ravioli.  ancora viva.
Ancora viva.
La misteriosa ospite adesso parlava a ruota libera, senza virgole, senza punti.
 Un giorno non  pi tornata a casa. Mi hanno telefonato dalla scuola, perch Christian non era
in studio. Io invece cero.  stato lui a lasciare lappartamento, io allinizio sono rimasta ad abitare l. E
non avevo bevuto, per fortuna. Ma forse  stata una sfortuna. Si dice,  stata una sfortuna? Non
importa. Un sacco di cose ormai non importano pi. Non importa niente, in fondo. Niente  importante,
finch non so dov finita. Finch non
 Dunque se ho capito bene, sua figlia  scappata di casa dopo che lei si  separata da suo
marito?  interruppe Alina.   molto triste, ma proprio non saprei come
 No, no. Non  scappata. Stava bene da suo pap. Le piace lappartamento, la libert che le
concede. Aveva una camera molto pi grande, le sue amiche potevano passarci la notte, lui non era cos
severo, e, oh no. Provo a spiegarmi meglio, scusi. Sono una stupida, davvero una stupida. Straparlo,
e le faccio perdere tempo. E invece quello che voglio dirle  semplicissimo. Vede, Nicola non pu
essere scappata. Non senza il cellulare. Non se ne andrebbe mai senza, ne sono certa. Ed  quello che
ho detto alla polizia, ma non mi credono. Non mi crede nessuno.
 Cosa non credono?
 La storia del mostro.
 Quale mostro?  ripet Alina a voce alta, in modo che John potesse sentire dalla stanza
accanto. Se ne stava discretamente in disparte insieme a TomTom, ma lei sapeva che sarebbe stato
pronto a intervenire se la conversazione si fosse fatta ancora pi confusa e lei avesse avuto bisogno di
aiuto.
 S, lho capito subito. Nel momento stesso in cui la preside mi ha chiamata dicendomi:
Signora Strom? Lei  la signora Johanna Strom? Si tratta di sua figlia. Da come ha detto figlia ho
capito che era successo qualcosa di grave. Qualcosa di peggio di una semplice ribellione
adolescenziale. E poi non era una ribelle. Magari cocciuta. Cocciuta s. Ma non  scappata. E adesso ne
ho la prova.
 La prova?
 Ho dei problemi, s, ho anche tentato il suicidio, pi volte.  per questo che ero nellistituto.
Lo dico apertamente, non solo perch me lo ha raccomandato il coordinatore. Non ho niente da
nascondere, sa? Questo le fa capire che non mento. Ho davvero visto quella foto. Cera lei, tutta sola.
Lho vista. Mia figlia, nuda sul letto, e con lei cera questa questa paura. Non crede anche lei che una
madre possa vedere la paura di sua figlia Oh, mi spiace. Ho di nuovo detto vedere. Non volevo.
Alina fece un cenno con la mano. Avrebbe voluto spiegarle che poteva usare tutti i termini
legati al vedere che voleva, purch arrivasse al punto. Allo stesso tempo doveva ammettere che lo
strano puzzle di frasi frammentarie che Johanna Strom stava assemblando iniziava a farsi interessante.
 Quindi ha visto una foto di sua figlia?
 S, s. Cera la data, il 22 settembre. Non  detto, immagino si possa falsificare, ma a che
scopo?
 E perch  venuta da me e non  andata dalla polizia?
 Mi spiace. Mi spiace molto. Non volevo farle perdere tempo. Solo che, be, ho letto che una
volta ha avuto lo stesso problema, vero? Neanche a lei volevano credere, quella volta che  andata dalla
polizia.
Piano piano, Alina inizi a capire dove voleva andare a parare quella donna confusa.
John, ma perch lhai fatta entrare?
 Senta signora Strom. Non voglio essere scortese, ma non sono davvero in grado di aiutarla .
Alina stava perdendo la pazienza e voleva assolutamente evitare che quella conversazione prendesse la
piega che temeva stesse prendendo. Ma gi la frase successiva la mise di fronte al fatto compiuto.
 Ho letto molte cose sul suo conto, signora Gregoriev. Dicono che sa, insomma, che sa fare
una cosa che gli altri non sanno fare. I bambini scomparsi.
 Si sbaglia . Alina si alz.
 Ma i giornali
 Si sbagliano anche loro.
 Be, pensavo, anche con i due gemelli
Dio santissimo.
Per due mesi aveva evitato qualsiasi contatto con la stampa, aveva fatto rispondere che non era
in casa e ripetuto al telefono sempre la stessa identica frase: Nessun commento. Pur di essere lasciata
in pace, aveva addirittura pensato di cambiare di nuovo cognome, come gi aveva fatto una volta.
 Le do un consiglio, signora Strom. Parli con la polizia.
 Lho gi fatto. Ma anche loro hanno detto che Nicola era scappata di casa.
La donna toss, come se le fosse andato di traverso qualcosa.
 Ma non ci credo. Nicola ha sedici anni. A quellet con tutti i figli ci sono problemi,
soprattutto se c qualcosa che non va, in famiglia, intendo. Ma lei era abbastanza tranquilla, almeno
quando era con suo padre. Se Christian le diceva: A mezzanotte torni, arrivava sempre cinque minuti
prima. E non c mai stato niente con i ragazzi.  ancora vergine. Almeno credo, con me non ha mai
 Ma alla polizia non ha mostrato la foto di Nicola?  la interruppe Alina.
 Non potevo.
 E perch no?
 Non c pi. S, s, lo so che sembra strano, ma  cos. Era una polaroid, ma non una vera.
Trattata con qualche trucco, non so. Non ci capisco molto. Non mi intendo di cose tecniche, se ne
occupava sempre Christian. Limmagine  svanita, appena se n andato.
 Se n andato chi?
Solo allora Alina si rese conto di non sapere nemmeno chi avesse dato a Johanna Strom quella
misteriosa fotografia.
 Il signore di una certa et che me lha data nel giardino della clinica psichiatrica. Aveva
unaria cos amabile, ma non lo era. E non era nemmeno un paziente, era cattivo. Un mostro, perch
sulla foto cera anche lui. Non cera solo Nicola con quelle specie di pinze per tenere aperti gli occhi,
cera anche lui proprio l accanto, accanto al letto chirurgico dovera legata Nicola. Si chiamano cos?
Come si chiamano i letti che ci sono nelle sale operatorie? Letti chirurgici? Oddio, sta pensando che
sono un po matta, vero?
Alina cambi discorso:  Mi spiace, mi spiace moltissimo, ma sta per arrivare un paziente.
A giudicare dai rumori, anche Johanna Strom stava per alzarsi, il che tuttavia non le impediva di
continuare a incalzare Alina.
 La sua faccia non la conoscevo quando mi ha parlato nel parco della clinica, e come potevo,
non guardavo quasi mai la televisione. Non leggevo i giornali. Ma quando mesi dopo lhanno arrestato,
ho capito. Cos gentile, cos amabile, cos vecchio stampo.  lui! ho urlato indicando il televisore
nella stanza comune. Ma si sono messi a ridere tutti. Nessuno ci aveva creduto, alla storia di quel tizio
nel parco con la foto. Quella foto tremenda. Aveva detto che era la giusta punizione per quel che avevo
fatto. Ma io non ho la minima idea di cosa potrei avere fatto. Ho avuto un esaurimento nervoso, dopo
che ho visto quella foto orrenda. Un esaurimento.
Alina ebbe un presentimento sgradevole.  Quel tale che le ha dato la foto
Nel parco di una clinica neurologica. Una foto che a quanto pareva si era dissolta nel nulla.
  non  che stiamo parlando di Zarin Suker?
Per un po, il salotto di Alina fu immerso nel silenzio. Solo il rumore del traffico nella
Brunnenstrae riusciva a penetrare le mura del vecchio edificio e a raggiungere lultimo piano. Alla
fine Johanna Strom rispose, mettendosi nuovamente a piangere senza ritegno.
Capitolo 10
  una cara bambina, le sono molto grato.
Lo stesso ambulatorio, la stessa voce. Era diversa solo la nausea che la prendeva quando
pensava a ci che stava per fare. Molto pi intensa. Cerc gli occhiali da sole che si era bruscamente
tolta dieci minuti prima e se li rimise.
Alina non aveva problemi a farsi vedere nuda da un estraneo. Viveva invece come
unintromissione nella sua sfera pi intima che qualcuno osservasse cos da vicino i suoi occhi opachi e
inservibili. Allinizio Suker si era detto dispiaciuto di non avere a disposizione i suoi strumenti, poi non
aveva detto pi niente, solo canticchiato a bassa voce mentre la visitava. Adesso che aveva finito, lei si
sentiva sporca e avrebbe volentieri fatto una doccia.
 Perch ha cambiato idea, Alina?
Senza saperlo, Suker le stava facendo la stessa domanda che le aveva fatto Stoya nel suo ufficio
poco pi di unora prima. Tuttavia il capo della sesta sezione omicidi non aveva usato il tono arrogante
e compiaciuto delloculista. Alina non aveva perso tempo e aveva risposto con unaltra domanda:
Quanto  credibile la testimone Johanna Strom?
Strom? Stoya non aveva avuto bisogno di alcun fascicolo, non aveva neanche controllato al
computer o chiamato un collega. Aveva immediatamente capito di chi stava parlando Alina.
E come fa a conoscerla?
 venuta a trovarmi ieri.
Capisco. Quella poveretta le ha chiesto di aiutarla. Non lavrei creduta capace di farlo.
Di fare cosa?
Di prendere lei liniziativa. Soffre di depressione, in pi beve e da un anno  in cura da uno
psichiatra. O almeno lo era quando  venuta qui. Aveva un esaurimento nervoso e per tutto
linterrogatorio non ha fatto che piangere. Credo che a interrogarla allora sia stato Scholle. Ma non
importa. Per un po, diciamo per due settimane,  venuta quasi tutti i giorni; alla fine ci rinfacciava di
non aver fatto niente, di non averla presa sul serio. Ma non era vero, anche se perfino il marito ci aveva
suggerito di lasciar perdere, di non dare retta a una donna confusa che manda in rovina il matrimonio a
furia di bere.
E? aveva chiesto Alina con fare provocatorio.
E cosa?
La figlia lavete cercata o no?
Come diavolo si chiamava, Nicole o Nicola. Certo, ma non in relazione a Suker. Era un
semplice caso di persona scomparsa.
Da quando in qua una persona scomparsa  un semplice caso? era stata l l per dire Alina. Ma
quel commento non avrebbe portato a nulla. Quindi aveva chiesto: Come faceva a saperlo,
commissario?
La ragazza aveva solo quindici o sedici anni, in ogni caso era troppo giovane. Le vittime di
Suker sono tutte maggiorenni, la maggior parte ha pi di trentanni. Poi la storia pregressa era
lampante: un matrimonio distrutto, il padre se ne va, la figlia adolescente. Lei non ha figli, Alina, ma
lequazione la conosce, non c lincognita.  come la regola del tre semplice: madre beve, padre fa
fagotto, figlia scappa. Succede nelle migliori famiglie.
Stoya si era rumorosamente alzato dalla scrivania e mentre parlava aveva percorso in lungo e in
largo lufficio. Gesticolando con entrambe le mani, aveva immaginato lei.
Ma su, Alina. A questo punto potrei raccontarle una balla solo perch mi dia una mano con
Suker, che di per s  una follia. Stoya aveva usato un tono di voce che contraddiceva le sue stesse
parole. Allimpossibile ci credeva eccome! O quantomeno era talmente disperato da volerci credere.
Mancavano poche ore e poi il giudice istruttore avrebbe annullato il mandato di cattura, e Suker,
quellanimale, sarebbe stato rimesso in libert per mancanza di prove.
 probabile che non serva a niente, che lei non senta o veda un bel niente, con lui. Se anche
avesse successo, non riuscir certo ad aiutare la povera Strom. La figlia se l svignata. Lo chieda al
padre. Se non ricordo male quei due avevano litigato. Dovrei controllare, ma per quanto ne so, la sera
prima padre e figlia avevano bisticciato e il giorno dopo la ragazzina era scomparsa. Quindi se vuole
farmi quel piacere, ottimo, sono contento. Ma lo faccia per altri motivi. Non voglio motivarla con delle
bugie.
Alla fine, Alina non era tanto sicura che le cose invece non fossero andate proprio cos. Che non
fosse stata una bugia a riportarla da Suker, una bugia della peggior specie: che si fosse cio
autoconvinta di poter, in questo modo, riparare a un errore atroce.
 Cosa le hanno promesso per convincerla?  chiese il chirurgo come se le avesse letto nel
pensiero. Suker si era avvicinato al lettino senza ulteriore indugio e si era sdraiato rumorosamente. 
Quale esca ha usato lo Stato?
Esca? Se sapessi quanto sei vicino alla verit, pens Alina, mentre la sua avversione per
quelluomo cresceva.
Se mi occupo di questa bestia,  aveva detto alla fine, salutando Stoya,  poi mi d finalmente
quella cosa che mi aveva promesso?
Mi d il nastro?
Il commissario aveva risposto di s prima ancora di lasciarle concludere la frase.
 Per mettere le cose in chiaro una volta per tutte, signor Suker: le ho lasciato vedere gli occhi,
ma la cosa finisce l. Da questo momento in poi preferirei evitare qualsiasi conversazione con lei.
 E la mia diagnosi non le interessa? Studiare i suoi occhi  stato davvero molto istruttivo.
Alina gli si avvicin.  No, non mi interessa, grazie.
Con la mano percorse tutto il bordo imbottito del lettino. Poi si sfil la scarpa senza tacco dal
piede destro.
 Nemmeno se le propongo uno scambio? No, aspetti, non dica niente, prima mi ascolti,
daccordo? Ascoltare non significa conversare.
Suker evidentemente consider un assenso il suo sospiro irritato.
 Deve sapere una cosa di me, Alina. Al di l di quel che dice Stoya, al di l di quello che scrive
la stampa: io amo gli occhi. Non quegli affari color smeraldo, luminosi e intercambiabili, spesso
paragonati a diamanti o stelle, che ci abbagliano dalle pubblicit. Sano e carino non sono che sinonimi
di noioso, non crede? Io vado in cerca della bellezza autentica. Di qualcosa di straordinario, unico, raro.
E in natura, lunicit  sempre unanomalia. Ci aveva mai pensato, mia cara bambina?
 Ha finito?
 Adesso che ho osservato i suoi occhi anomali e meravigliosi, sono sicuro che  possibile
tentare un intervento. Se vuole tornare a vedere, Alina, con due sole operazioni potr ridarle la vista. E
senza farle spendere troppo. Lo far gratuitamente. In cambio le chiedo solo di rinunciare, qui e subito,
alla contropartita che le ho promesso.
 Non dovrei massaggiarla?
Alina avrebbe ben volentieri accettato la proposta di non doverlo toccare. Ma allora anche
Stoya non avrebbe rispettato la sua parte dellaccordo e lei non avrebbe mai saputo cosa fosse successo
negli ultimi minuti di vita di Zorbach sulla petroliera.
E io mi sarei aperta del tutto inutilmente a uno psicopatico.
 La mia offerta  questa . Improvvisamente Suker sussurrava.
 Offerta respinta. Si sieda in modo da guardare il muro, per favore. Ben dritto e con la schiena
rivolta verso di me.
Suker fece un sospiro.  Come madame desidera.
A giudicare dai rumori, loculista stava facendo quanto gli era stato detto, il che permise ad
Alina di mettersi in bocca la mano sinistra, senza che Suker se ne accorgesse.
 La decisione  sua. Non posso certo obbligarla, non  vero, bambina mia?
Alina trattenne il fiato, allung la gamba allindietro e la fece scattare in avanti con forza. Le
dita piegate urtarono frontalmente la gamba del lettino. Dal piede il dolore si propag a tutta la gamba e
per un momento infinitamente lungo Alina non sent altro. Londa durto di quellesplosione sembr
attraversarle tutto il corpo; lavrebbe fatta urlare, ma la mano che aveva in bocca consent solo un
gemito soffocato. La fronte le si imperl di sudore, le venne la nausea. Poi inizi a lavorare.
Capitolo 11
Abbagliata.
Era ogni volta questo il primo insensato pensiero quando tutto iniziava e il fulmine globulare da
dentro le piombava sugli occhi. Un fulmine che sostituiva con una luce accecante il buio onnipresente
in cui viveva.
Di solito quel doloroso processo metteva in moto una catena di associazioni che si apriva con il
ricordo di un garage dove, a tre anni, aveva cercato dei vasetti per conserve vuoti: lei e una sua
coetanea volevano usarli per costruire un castello di sabbia. Abitavano da poco in quel sobborgo di una
cittadina californiana; il padre, un ingegnere edile, aveva recentemente cominciato a lavorare al
progetto di una diga, e nessuno aveva ancora avuto il tempo di svuotare il garage. E nessuno sapeva
quindi che i vasetti lasciati dal vecchio proprietario contenevano carburo di calcio: che esplose con
gran fragore quando la piccola Alina vi vers dentro dellacqua.
Abbagliata.
Alina represse listinto che la spingeva a ritrarre le mani dalle spalle di Suker prima che la luce
tornasse a essere intensa come quella che da bambina le aveva bruciato tutta la cornea.
Era troppo presto per interrompere la seduta. Ancora non vedeva immagini; non sentiva
nemmeno voci, sebbene di solito le allucinazioni acustiche fossero le prime a presentarsi, non appena
accadeva. Se accadeva.
Allinizio aveva creduto che succedesse solo con determinate persone. E cio con persone cos
cariche di energia negativa e dannosa da trasmettersi a lei nel momento in cui stabiliva un contatto
fisico. In seguito, durante il vagabondaggio allucinato al fianco di Zorbach, aveva capito che riusciva a
mettersi in contatto con il mondo interiore di un estraneo solo quando lei stessa provava dolore.
Per questo aveva dato un calcio al lettino.
Al momento tuttavia non vedeva n udiva niente, cerano solo la sorda pulsazione del piede e la
luce abbacinante in cui era immersa. Si sentiva quasi sollevata perch tutte le sensazioni che provava si
spiegavano con la sua menomazione.
Sono sensibile, ma non pazza.
Ci avrebbe creduto volentieri. Avrebbe volentieri raccattato le sue cose, fatto un cenno
allagente e con una scrollata di spalle riferito a Stoya di non aver visto niente. Ma quel desiderio
non fu esaudito. Perch allimprovviso la nebbia davanti al suo occhio interiore si dirad, e nello stesso
istante Alina sent
Sento della musica?
Riconobbe sin dalle prime battute la semplice melodia.
Let me take you on a trip
Around the world and back1.
Era una delle sue canzoni preferite, ma in quel momento non riusciva a ricordare n il titolo n
il nome del gruppo, il che, considerando ci che sarebbe avvenuto di l a poco, non era sorprendente.
Prima vennero i buchi. Mani invisibili strapparono il velo di luce davanti al suo occhio interiore e
fecero apparire le ombre sullo sfondo. Alina non si accorse nemmeno che dalla clavicola le sue mani
scendevano verso la spina dorsale di Suker. Era troppo presa a osservare le immagini che
improvvisamente erano comparse. Come quella volta con il Collezionista, anche adesso le sembrava di
scivolare nel mondo del suo paziente. Un mondo che si rivelava gradatamente e i cui contorni si
facevano sempre pi nitidi, come quando si stampa una foto.
Un muro. Bianco. Al tatto sembra ruvido, laminato spendendo poco, come quel vecchio
armadio che avevo in cantina. E sento della musica. Musica vera, onesta direbbe John, anche se
proviene da altoparlanti che devono essere ancora pi a buon mercato del muro in cartongesso al
quale mi appoggio.
And you wont have to move
You just sit still.
Per un attimo vide schizzare verso lalto delle scintille rosse, come quando in un camino un
ceppo di legno ormai bruciato si spezza, poi riusc a riconoscere dove si trovava. Quando in seguito
avrebbe avuto modo di riflettere con calma, la sua mente logica e razionale si sarebbe rifiutata di
credere di essere davvero penetrata nellanima di Suker e di avere visto il mondo con i suoi occhi.
Uno psichiatra dal quale era stata dopo la morte di Zorbach aveva parlato di visioni e
allucinazioni. Lei preferiva i termini sogni a occhi aperti e ricordi. Il secondo era il pi pertinente.
Ricordi.
Come anche nei sogni, non riusciva a riconoscere niente che non avesse gi memorizzato, e
dato che era diventata cieca a tre anni, erano pochi i ricordi visivi che il tempo non aveva ancora
sbiadito o cancellato. Non aveva mai visto un cellulare, un telequiz o la Tour Eiffel, ma sapeva cosera
la tazza del gabinetto sul cui bordo stava in equilibrio.
Sono in piedi su un water, la schiena appoggiata a un muro bianco e laminato. No, non sono
appoggiata. Mi sospingo verso la luce. Mi arrampico.
Aveva linsistente sensazione di dover socchiudere gli occhi.
Le mani hanno afferrato il bordo superiore del muro, i piedi sono puntati contro quello del
water e vedo
La musica diventava pi forte e allo stesso tempo i suoi piedi scomparivano
 no, non i miei, ma
Le gambe uscirono dal suo campo visivo. In compenso vide Capelli. Capelli biondo rossicci,
con riccioli naturali.
I capelli, come al solito di mia madre. Maledizione.
Dopo ventitre anni di cecit quasi totale, Alina ricordava i volti di due sole persone: suo padre e
sua madre. Da adolescente aveva ancora una vaga idea di come doveva essere il fratello. Ma con il
passare del tempo limmagine era sbiadita davanti al suo occhio interiore e in seguito era scomparsa del
tutto: come un disegno a china lasciato sotto la pioggia. Per questo motivo tutte le persone che Alina
incontrava nei sogni o nei ricordi avevano il volto dei genitori. Sporgendosi oltre il muro e guardando
dallalto in un secondo gabinetto, fissava quindi la testa di sua madre.
Deve essere un gabinetto pubblico. Suker  in una toilette per signore e sta spiando nella
cabina accanto.
La mano della donna che si allungava a prendere la carta igienica conferm la sua ipotesi.
Now let your mind do the walking
And let my body do the talking
La musica si interruppe bruscamente, prima che iniziasse il refrain, e Alina si sarebbe arrabbiata
se la donna non avesse alzato lo sguardo verso di lei
Verso di me? No, verso Suker.
 pi o meno nello stesso momento in cui il conduttore, subito dopo aver interrotto la canzone,
iniziava a parlare:
Oggi  il 16 febbraio, ehi, credo di dover scalare di marcia e bere qualche caff in meno,
perch酻
Altro non riusc a capire perch alle parole del conduttore si sovrapposero quelle di sorpresa
della donna. Doveva trattarsi di una ex paziente di Suker, perch implorava: No, per favore, basta
Poi si alz.
No, sbagliato, non si alza. Viene tirata su con forza. Il cappio di acciaio non le d scelta. Fino
a poco fa era ancora nella mia mano, ma ora  intorno al collo della mia vittima, si stringe, la donna
rantola e dimena le gambe, ma allo stesso tempo cerca di non opporre resistenza perch sa che
altrimenti le rompo losso del collo. Per questo motivo  alla mia merc, me lo dicono i suoi occhi. Gli
occhi miti, buoni, spaventati di mia madre, in cui oltre al panico vedo una forma di comprensione che
in questo momento non riesco a capire, finch non sento la voce di Suker uscire dalla mia bocca e
adesso so a chi toccher la prossima volta, non appena lascer la prigione.
La sua prossima vittima  una sua ex paziente, deve gi essere stata in suo potere, perch Suker
dice:
Allora, ti ricordi di me?  arrivato il momento. Sono tornato da te per concludere ci che ho
iniziato.
Da quellistante la visione di Alina dur ancora una ventina di secondi, poi divenne
definitivamente insopportabile.
1 Questi e i versi che compaiono alle pagine 75, 76 e 126 sono tratti dal brano World in My Eyes
dei Depeche Mode [N. d. T.].
Capitolo 12
Cerano tre persone alle quali augurava qualche brutta malattia con conseguente eterna
infermit. Una era il medico che, avendo sbagliato diagnosi, per un anno aveva curato a forza di tisane
il cancro allo stomaco di suo padre, che a un certo punto aveva cominciato a sputare sangue e poco
dopo era morto. La seconda si era intrufolata in casa sua, si era infilata nel letto in cui dormiva e
laveva molestata sessualmente. E la terza era accanto a lei nel gelo di un cimitero.
 Dov Stoya?  chiese Alina.
 Aveva un appuntamento urgente con il procuratore. Ha mandato me.
 Che sfiga. Ha fatto tutta questa strada per niente: parlo solo con Stoya, non con il suo cagnetto
da compagnia.
 Perch  cos ostile?  chiese Mike Scholokowsky.
 Aspetti, mi lasci pensare . Alina corrug la fronte.  Forse perch lultima volta che ci siamo
visti ha cercato di schiacciare la faccia di un mio buon amico sulla piastra arroventata di una cucina
elettrica?
Alina si tolse un guanto ed esib il palmo della mano sinistra. Era cosparso di cicatrici rosa e
rigonfie: erano il suo souvenir personale di quel giorno di circa due mesi prima. Tendini e muscoli per
fortuna non erano stati danneggiati, altrimenti non avrebbe pi potuto lavorare.
 Era una situazione di stress, Alina. Mi dispiace.
 Le dispiace?
Per Mike Scholokowsky, che al distretto tutti chiamavano Scholle, platessa, nel caso del
Collezionista cera stato sempre un unico sospetto: Alexander Zorbach. Ed era cos sicuro del fatto suo
che, per fargli dire doverano nascosti i bambini, un giorno aveva cercato di torturarlo nella mensa
dismessa di un ospedale.
 Aveva gi interrogato Frank Lahmann, pezzo di idiota. E laveva lasciato andare.  per colpa
della sua inettitudine se Zorbach  morto e il Collezionista  ancora libero. Proprio non capisco come il
suo culone possa ancora scaldare una sedia al dipartimento.
 Mio Dio, come sono felice che andiamo cos daccordo,  rise lispettore.  Avevo una gran
paura che mi portasse rancore.
Un vento gelido sferz la mano di Alina, che la infil nella tasca della giacca. Le dispiaceva
non avere unimmagine precisa di Scholle. Zorbach le aveva solo detto che nei normali negozi di
abbigliamento aveva qualche problema a trovare roba della sua taglia. Scholle sembra un ex peso
massimo che da un giorno allaltro ha smesso di allenarsi ma continua a ingozzarsi di cibo per rientrare
nella categoria,  le aveva detto Zorbach una volta.  Sai quei tipi che quando si mettono un vestito
sembrano dei buttafuori? Anche perch al fondo del suo animo violento  davvero un buttafuori.
Approfitta di chi vuole credere a ogni costo al clich per cui i grassi sono automaticamente gentili e di
buon cuore. Scholle non  grasso in faccia, non ha occhi porcini e non suda quando parla. Sembra
davvero un tranquillo orsacchiotto. Testa rotonda, pancione rotondo, braccia e gambe che gonfiano i
vestiti come se ci si stesse soffiando dentro con un phon.
Ad Alina quella descrizione non diceva niente, cos come non capiva cosa intendesse Zorbach
quando affermava che Scholle assomigliava a Obelix. Non aveva mai visto un incontro di pugilato, mai
osservato il buttafuori di una discoteca e mai letto i fumetti sotto le coperte alla luce di una torcia
elettrica. Lunica associazione che Zorbach poteva trasmetterle era proprio quella che in realt avrebbe
voluto evitare, ossia con un orsacchiotto di peluche che ricordava da quando era piccola.
 Faccia un sforzo, Alina. Fa un freddo boia, mi si stanno congelando le chiappe. Adesso che
abbiamo esaurito i convenevoli, mi piacerebbe sapere se la sua visita a Suker  servita a qualcosa.
Alina scosse la testa.
 Significa che non intende parlare con me o che non  servita a niente?
 Che non  servita a niente.
 Neanche un piccolissimo indizio?
 Nada. O meglio  Alina si diede un colpetto alla fronte con la mano.  Adesso che ci penso,
ho visto il numero di telefono della sua prossima vittima.  importante?
 Molto spiritosa.
Alina si chiese se Scholle la stesse osservando, e in caso affermativo cosa avrebbe letto sul suo
volto. Le bugie non erano mai state il suo forte. John la prendeva sempre in giro, dicendo che solo
parcheggiare le riusciva peggio di mentire, e anche in quel momento sent che il sangue le stava
inondando la faccia. Sperava solo che il cielo sopra di lei fosse esattamente come doveva essere per una
visita al cimitero: grigio, coperto e deprimente. Cos forse Scholle non avrebbe visto che arrossiva.
Era gi stata in quel posto, circa cinque settimane prima, per il funerale. Non era stata invitata
ufficialmente. Nessuno lo era stato. E da chi poi? Il nucleo della famiglia era stato decimato dal
Collezionista, Zorbach non aveva fratelli o sorelle, il padre era morto, la madre vegetava in una casa
per anziani da quando aveva avuto un ictus. Ciononostante, il giorno delle esequie il cimitero di
Marienfelde era stato preso dassalto da gente che ne aveva sentito parlare dai media. Il giornale per cui
lavorava Zorbach aveva impostato tutta la prima pagina come un enorme necrologio. Alina sapeva che
chiedendole di incontrarla l, Scholle aveva voluto colpirla emotivamente. Quindi sapeva anche qual
era la contropartita che Stoya aveva promesso per la sua disponibilit a massaggiare Suker.
 Merda! Dovremo scarcerarlo, quel pazzo!  Lispettore sospir.
 La prego, Scholle. Le ricordo che in passato mi ha definito unesoterica folle e affermato che i
roghi delle streghe erano stati aboliti troppo prematuramente. Non vorr davvero farmi credere che
proprio lei aveva sperato nella mia visita in carcere?
 Devo essere sincero?  Lo sent accendere una sigaretta.  No, non credo che sia una specie di
veggente o qualcosa di simile. Sono cialtronate. Che il suo intervento ci possa portare nuove prove ha
le stesse possibilit di realizzarsi del mio desiderio che mi telefoni Heidi Klum proponendomi una
seratina a tre con la sua migliore amica. Ma per qualche motivo che non capisco, con il Collezionista ha
funzionato. E da quando c stata quella faccenda con mio figlio ho imparato che bisogna aggrapparsi a
qualsiasi cannuccia, altrimenti dopo ci si rimproverer per sempre di non averle tentate tutte.
Qualche anno prima Scholle aveva preso una lunga aspettativa dal servizio per cercare suo
figlio. Marcus Scholokowsky, che allepoca aveva quattro anni, era stato rapito dalla moglie, una russa
che in unazione a sorpresa lo aveva portato in patria. Le sue tracce erano scomparse da qualche parte
fra Mosca e Jaroslavl. Scholle aveva esitato troppo. Quando era arrivato in Russia, madre e figlio
erano ormai scomparsi. Lui non aveva mai pi rivisto il bambino.
 Voglio che i cattivi finiscano dentro, Alina. Tutto qui. E per raggiungere questo obiettivo non
esito, al pari di Stoya, a sperimentare anche pratiche che non ci sono nei nostri manuali.
 Per esempio la tortura.
 S, anche la tortura,  ammise lui senza esitazione.  Che male c? Le faccio una domanda
semplicissima, Alina. Prendiamo due squadre di calcio. Una  armata fino ai denti, non deve rispettare
le regole e pu pestare, ferire o addirittura uccidere gli avversari. Laltra, invece, viene sempre tenuta
docchio dallarbitro, in campo pu andarci solo con pantaloncini e maglietta e si becca il cartellino
rosso quando fa fallo. E adesso mi dica: secondo lei quale squadra vince?
 I buoni non possono vincere se sono leali?
 Esattamente.
 Cazzate da bar. Ma grazie per la sincerit. Cos mi riesce ancora pi facile odiarla.
E mentirle.
Perch in fondo quel gabinetto pubblico poteva essere un punto di partenza per capire dove
avrebbe colpito Suker, una volta tornato in libert. E il conduttore aveva rivelato addirittura la data
precisa del prossimo omicidio.
Oggi  il 16 febbraio, ehi, credo di dover scalare
Il 16 febbraio.
Ancora cinque giorni  e lindomani Suker sarebbe stato rilasciato. Ma era ancora troppo presto
per parlarne con la polizia.
Aveva bisogno di tempo, doveva riflettere. Aveva lasciato lospedale del carcere solo unora
prima e nutriva molti dubbi sullopportunit di condividere con altri quanto sapeva, ammesso che fosse
vero. In questo senso, poteva addirittura dirsi fortunata che Stoya avesse mandato il suo assistente.
Fosse venuto lui in persona, lei avrebbe fatto ancora pi fatica a mentire.
 Allora okay.
Sent Scholle battere ritmicamente le mani protette da grossi guanti.
 Grazie comunque per averci almeno provato . A giudicare dal rumore, il poliziotto stava
pestando la ghiaia che ricopriva tutti i sentieri del cimitero con la punta dello stivale.
 Fra parentesi, lhanno tirata fuori,  disse, cogliendola del tutto impreparata.
 Prego?
 La cassa di Zorbach.  stata aperta laltra notte da qualche pezzente che si  portato via anche
parti della salma.
 Mi prende per il culo?
 Certo. Sono fatto cos, mi piace stare in un cimitero con cento gradi sottozero a prendere per i
fondelli una cieca.
Chiss dove, fuori dal perimetro del cimitero, doveva esserci una vita che si faceva sentire con
un gran concerto di clacson, ma l, proprio accanto alla tomba di Zorbach, ad Alina sembrava di essere
su un altro pianeta.
 Non ci credo.
 Lei non riesce a vederla ma qui la terra  stata rigirata da poco e i fiori strappati non sono stati
sostituiti.
 Ma perch?  una follia.
Scholle borbott un assenso.  Non posso darle torto. Devono aver fatto una fatica bestiale. sto
cazzo di terreno  tutto ghiacciato.
In lontananza Alina sent i passi di due persone. Sapeva di trovarsi in un angolo appartato del
cimitero, nascosto alla vista degli altri visitatori da una siepe e alcuni alberi. Ma abbass lo stesso la
voce.  Perch? Chi pu fare una cosa cos?
 Chi taglia le palpebre a una donna prima di stuprarla?  Scholle maltratt di nuovo la ghiaia. 
 un mondo malato, Alina. Anche se a volte mi chiedo se noi siamo i medici o i pazienti.
Alina sentiva il freddo risalirle in corpo attraverso le suole degli anfibi; si tenne in equilibrio sui
talloni per esporre al contatto del gelo una superficie minima.
Allimprovviso Scholle le prese il braccio e le tolse la mano dalla tasca della giacca.
 Cos?
Come una bestia feroce in attesa della preda, il freddo aggred le sue dita nude.
 La contropartita. Non ha potuto aiutarmi, ma ogni promessa  debito.
Alina protest.  Stoya aveva parlato di un nastro. Non di un biglietto da visita.
Mentre discuteva con Frank Lahmann, Zorbach aveva avuto la presenza di spirito di attivare il
registratore del cellulare. La sua ultima conversazione con il Collezionista, la sua ultima in assoluto, era
stata registrata parola per parola. Dai saluti allo sparo. Nessuno aveva potuto ascoltarla, non lopinione
pubblica, e nemmeno Alina.
 Mi dice perch le interessa tanto?  chiese Scholle.
 Non lo capirebbe.
 Perch non prova a spiegarmelo? A volte sembro pi stupido di quanto non sia veramente.
Alina sospir e scosse la testa come se quel dialogo fosse del tutto inutile. Poi fece uno sforzo e
cerc di non sembrare troppo esasperata.
 Il cadavere di Julian non  mai stato trovato?
 No, finora no.
 Non era nella stiva della nave in cui eravate entrati con Zorbach?
 No. Per  stato cos anche per le altre vittime. Il Collezionista le ha sempre portate via.
 Ah s,  vero. Siete arrivati tanto in ritardo?
 Lultimatum era scaduto da sette minuti.
 Secondo lei, un uomo pi o meno quanto ci mette a uscire dalla pancia di una nave,
raggiungere di corsa il ponte, scendere la passerella e prendere la macchina sul molo?
 Che ne so. Due, tre minuti, direi.
 Con un ragazzino morto in braccio?
 So dove vuole arrivare, Alina . Scholle imit il rumore di una lampadina che si accende in un
cartone animato.  Abbiamo fatto tutti i calcoli. Frank Lahmann doveva aver portato via Julian dal
nascondiglio gi prima che scadesse lultimatum.
 Oppure non ha mai lasciato la nave.
 Labbiamo perquisita da cima a fondo. Mi creda. Frank non era a bordo e non ha ammazzato
Julian sulla nave.
 Cosa la rende tanto sicuro?
 Fra le altre cose, la registrazione.
 Lavevo immaginato. Ed  per questo che la voglio.
Alina si tir il cappuccio del parka ancora pi sulla fronte. Nonostante lo spesso rivestimento di
agnello e la parrucca nera, gelava come se avesse immerso la testa in un secchio pieno di acqua
ghiacciata.
 Perch non le basta la parola di Stoya?  chiese Scholle.  Cosa cambia se sente quel nastro
con le sue orecchie?
 Perch i parenti vogliono vedere unultima volta il defunto?  rispose lei.  Riesco a credere a
quello che mi racconta solo se lo vivo in prima persona.
E riesco a prendere congedo da Zorbach solo sentendo unultima volta la sua voce. Ma questo
non ti riguarda, coglione.
 Julian non  stato ucciso sulla nave, punto e basta. Non capisco proprio cosa c di strano, 
comment Scholle.
 Significherebbe che possiamo modificare il nostro destino.
Alina si accorse che lispettore stava per fare un commento sprezzante e prosegu in fretta.  In
una delle mie ultime visioni, poco prima che Zorbach liberasse i gemelli, ho visto la fine di Julian. Ho
visto una nave: ho visto una stiva, forse quella in cui  entrato Zorbach. E ho visto Julian soffocare.
 Evidentemente ha visto male.
Alina fece una risata priva di gioia.  Cosa non darei perch fosse cos.
Perch in tal caso Zorbach sarebbe riuscito a spezzare la catena del male. Perch non ci
sarebbe predestinazione e noi potremmo modificare il corso degli eventi. E se le cose stanno in questi
termini, non posso raccontarti per nessun motivo la mia ultima visione, Scholle.
 Mi dia il nastro, per favore,  chiese di nuovo.
 Non  un nastro,  una chiavetta Usb. E non gliela dar, lo capisce senzaltro, vero?
 No, non lo capisco. Con Stoya avevo un accordo.
 Ma davvero?  Scholle fece una risata ironica.  Il mio capo forse  un po ingenuo, ma a me
non mi frega, dolcezza. Crede davvero che non me ne sia accorto? Mi sta nascondendo qualcosa.
Maledizione. Alina sent di essere diventata ancora pi cupa in volto.
Stavano ad ascoltare. Ma si pu essere pi stupidi?
Aveva dimenticato i microfoni nascosti che avevano registrato ogni parola detta
nellambulatorio. Durante il trattamento di Suker, i silenzi erano stati troppo prolungati. Se davvero
non aveva sentito niente, perch non aveva interrotto subito?
 Non mi ha detto tutto e quindi io non le do il file. Pi semplice di cos.
Di nuovo la ghiaia scricchiol sotto il peso di Scholle, questa volta perch lispettore aveva
deciso di andarsene.
 Aspetti, dove sta andando?
 Al caldo.
 E di questo cosa me ne faccio?  Sventol il biglietto da visita che Scholle le aveva
consegnato.
 Sono sicuro che lo scoprir, Alina.
Lei apr la bocca ma non disse niente. Ascolt invece lo scricchiolio provocato dai passi che
lentamente si allontanavano da lei. E sent la voce del poliziotto:  E molto presto, anche. Ne sono
sicuro.
Capitolo 13
La passeggiata ai margini del bosco in riva al lago sembrava fargli bene. Aveva dormito male,
TomTom. Normalmente stava su una passatoia accanto al letto di Alina, ma quella notte aveva lasciato
il suo posto abituale per accucciarsi proprio sotto il termosifone. I lamenti del cane, provocati dalla
febbre, lavevano svegliata pi volte: Alina gli aveva toccato il naso secco e portato una grossa ciotola
di acqua. Ma aveva bevuto solo poche gocce. Era quel lungo freddo polare. Dava del filo da torcere
non solo agli esseri umani, che ormai avevano ribattezzato Berlingrad la citt, ma a tutte le creature
che aveva imprigionato. Gli uccelli non trovavano cibo sotto la spessa coltre di neve, i pesci morivano
soffocati nei laghi ghiacciati e la Protezione animali consigliava di tenere in casa i gatti e di portare a
spasso i cani solo il minimo indispensabile, sebbene avessero maggiori energie rigenerative dei circa
dodicimila berlinesi che in quei giorni erano vittima dellinfluenza. Ancora quella mattina TomTom
non aveva quasi toccato cibo, ma adesso strattonava vigorosamente la bardatura come se non vedesse
lora di raggiungere lisola.
Schwanenwerder 7.
Nientaltro. Di pi la scritta in rilievo sul biglietto da visita che Scholle le aveva dato al cimitero
non aveva rivelato. Niente nome, niente codice davviamento postale, nessuna indicazione su chi vi
potesse abitare, ma forse sarebbe stato pi adeguato dire risiedere. Alina viveva a Berlino da quattro
anni. Un periodo di tempo abbastanza lungo per sapere che, dal momento in cui avevano lasciato lo
stabilimento balneare, si trovavano nella zona pi cara della capitale.
Decisamente gradevole per una passeggiata, ma altrettanto decisamente non un posto dove mi
piacerebbe vivere.
Ogni passo non faceva che accrescere il suo disagio. Lo stomaco le brontolava, ma non per la
scarna colazione che aveva fatto quella mattina. Fa un freddo bestia, mi sta venendo la diarrea e non
so nemmeno dove sono. Quindi che cazzo ci faccio qui?
TomTom invece sembrava sapere dove indirizzare la loro passeggiata: andava dritto alla meta,
fermandosi solo di tanto in tanto per avvisarla di una buca o di un ramo proteso verso la strada. Il
Wannseeweg era una stradina senza marciapiede, e Alina camminava sul lato sinistro in modo che le
macchine che le venivano incontro la vedessero meglio. Ma fino a quel momento non erano passate le
Mercedes, le Porsche e i Suv che immaginava fossero custoditi nei doppi garage delle ville.
Da quando era scesa alla fermata Wannsee della S-Bahn, avevano camminato un tre quarti
dora. Quarantacinque minuti: e per almeno quarantaquattro aveva dubitato della propria salute
mentale.
C un poliziotto, incazzato perch non sei riuscita a prevedere il futuro, che ti d un biglietto
da visita. Qualsiasi persona normale se ne sarebbe stata a casa al caldo. Tu invece sei unidiota e per
giunta cieca e non vedi lora di farti fregare dalla tua curiosit.
Superarono il piccolo ponte che collegava lisola di Schwanenwerder a Zehlendorf, sulla
terraferma. Alina se ne accorse per via del vento che era cambiato e dei lastroni di ghiaccio che sentiva
scricchiolare sotto le suole. Da quel momento in poi non era pi costretta a stare in strada, poteva usare
lo stretto marciapiede.
Sullintera isola cerano solo pochi numeri civici, ma dato che nessuna propriet aveva una
superficie inferiore ai cinquemila metri quadri, per arrivare al cancello successivo si doveva
attraversare ogni volta un mezzo campo di calcio. Le ci vollero quindi altri dieci minuti prima che il
Gps del suo i-Phone suonasse. Erano arrivati. Schwanenwerder 7. Chiss cosa si celava dietro
quellindirizzo.
Naturalmente Alina aveva cercato in ogni modo di evitare quella faticosa escursione, ma non le
erano stati di nessun aiuto n le informazioni telefoniche, n internet. Schwanenwerder 7 non era
registrato da nessuna parte, al pari di quasi tutti gli indirizzi di quella zona. Gli happy few che abitavano
sullisola avevano mille modi per investire i loro capitali, ma fra questi non cerano i campanelli con i
nomi. Alina aveva tentennato una giornata intera, poi quella mattina si era messa in cammino.
Le ci volle un po di tempo prima di trovare, piantato nel terreno a pochi centimetri dalla
recinzione, il sottile palo di metallo nel quale era integrato il citofono.
Suon e ripens per lennesima volta alla frase che si era preparata nelleventualit che le
chiedessero cosa volesse.
Lo so,  un po strano, ma mi ha dato il suo indirizzo lispettore Mike Scholokowsky. Se ho
capito bene, lei ha delle informazioni da darmi.
 S, prego?
Alina aveva immaginato che ci sarebbero voluti alcuni minuti per percorrere i corridoi
certamente infiniti della casa, e fu quindi sorpresa di sentire cos presto quella gentilissima voce
maschile.
 Sono Alina Gregoriev, vorrei
Scatt lapriporta e il cancello si socchiuse. Lei dovette spingere con entrambe le mani per
spalancarlo.
Daccordo Scholle, non era una fregatura, mi stavano aspettando, fece in tempo a pensare,
quando dopo pochi passi TomTom si ferm di traverso e inizi a ringhiare. Ma a quel punto era gi
troppo tardi per metterla in guardia.
Alina fu gettata a terra.
Capitolo 14
Erano due e non dicevano una parola. I loro movimenti erano armoniosi come quelli di una
perfetta coreografia: avevano fatto cascare Alina dandole contemporaneamente un colpo al plesso
solare e infilandole nella bocca spalancata un bavaglio e sopra la testa un sacco di stoffa. Quando venne
sollevata per le braccia e le gambe avvert una sensazione irreale di assenza di gravit. Quello sarebbe
stato il momento giusto per farsi prendere dal panico: se non quando percep lo schiocco del nastro da
pacchi che le bloccava le mani, allora quando sent aprirsi una porta scorrevole e fu gettata sul sedile
posteriore di un furgone. Il tutto era durato meno di quattro secondi, e fu verosimilmente quello il
motivo per cui si rese conto della situazione solo con un certo ritardo.
La mia paura non ce la fa a starmi dietro, pens e si accorse che la sua unica preoccupazione
riguardava TomTom, che prima aveva abbaiato freneticamente, poi aveva emesso un guaito soffocato e
adesso non era pi con lei. Stiamo seminando la mia paura.
Il furgone part e, a giudicare dallinclinazione, segu un percorso in discesa. Alina non aveva
idea delle dimensioni della propriet, ma sembrava abbastanza grande da contenere un circuito
automobilistico. Da un momento allaltro sarebbero finiti nellacqua del Wannsee, pensava. Ma a un
certo punto i rumori esterni cambiarono, facendosi allo stesso tempo pi forti e pi sordi, il che stava a
indicare che erano entrati in un tunnel.
Il viaggio si interruppe repentinamente comera iniziato. Se uno dei suoi rapitori non fosse stato
seduto sulle sue cosce al momento della frenata, lei sarebbe stata catapultata in avanti.
Il portellone scorrevole si apr ed ebbe inizio la seconda parte di quella inquietante coreografia.
Stavolta uno degli uomini se la caric in spalla. Laltro le tolse il guanto della mano sinistra e le
schiacci il palmo su una superficie fredda e simile al vetro. Alina inizi a sudare, non per la paura ma
perch la temperatura era improvvisamente salita di quaranta gradi. Davanti al suo occhio interiore
emerse limmagine di un garage riscaldato, poi sent il rimbombo provocato dalle scarpe dei suoi
rapitori e corresse quella prima impressione. No, un garage era troppo piccolo. Piuttosto un hangar.
 Cosa volete, porci?  avrebbe voluto gridare, ma il bavaglio attut le sue parole in una sorta di
incomprensibile gemito. La deposero vicino al muro come un tappeto arrotolato, e Alina si accorse che
uno dei rapitori le toglieva cellulare, chiavi, portamonete, cintura, sigarette e accendino.
Il suo battito cardiaco acceler. La paura non laveva ancora raggiunta, ma ormai era vicina.
Per un po non accadde nulla, poi ci fu un bip ripetuto e a una certa distanza si apr unaltra
porta scorrevole. Alina sent il suono di un pianoforte. Non capiva cosa la turbasse di pi: il fatto che la
stessero infilando di testa in un ascensore nel quale veniva diffusa musica classica, o la sorprendente
rivelazione che il tizio muscoloso che la portava in spalla era una donna.
 Ha un po di tempo?  chiese la sequestratrice, e poich Alina non sent la risposta dedusse
che stava facendo una telefonata. Da quel momento in poi non fu capace di altre deduzioni. La paura
alla fine aveva vinto la gara e allultimo istante era riuscita a infilarsi in mezzo alle porte
dellascensore.
 Ottimo . La donna muscolosa rise soddisfatta.  Ce labbiamo fatta.
Ce labbiamo fatta a fare cosa? Dove sono? Cosa volete?
 La persona che desiderava tanto vedere  arrivata.
Capitolo 15
 Devo scusarmi, non la accolgo nella maniera pi appropriata, signora Gregoriev.
 Ma la prego, quisquiglie. Ogni tanto non mi dispiace farmi pestare e rapire.
Alina freg via i residui che il nastro adesivo le aveva lasciato sui polsi. Faceva ancora fatica a
respirare, ma almeno non era pi legata e in testa non aveva pi il sacco che laveva quasi soffocata. E
da quando una donna con la forza di una culturista cinese laveva depositata in quella stanza, non era
pi imbavagliata e poteva parlare senza problemi.
 Sono davvero spiacente, gli agenti hanno senza dubbio esagerato,  disse lo sconosciuto.
Aveva un timbro di voce inadeguatamente simpatico.
 Agenti? Quelli erano agenti?  Alina, che era seduta su una poltrona in pelle, rise incredula e
si pieg in avanti.  E lei chi ? Il presidente della Repubblica?
 Mi chiamo Martin Roth.
Roth? In un qualche lontano circuito neurologico si attiv una sinapsi, ma Alina non seppe
trovare il cassetto in cui aveva riposto la scheda con quel nome.
 Forse ha sentito parlare di me in relazione a Zarin Suker,  disse il dottor Roth nel tentativo di
aiutarla a ricordare.
La perizia, giusto.
 Stoya ha fatto il suo nome.  lo strizzacervelli che ha visitato Tamara Schlier, la testimone,
vero?
Adesso che conosceva lidentit di almeno uno dei suoi rapitori, Alina aveva una gran voglia di
saltare su e rifilargli una bella sberla.
 Precisamente. Il procuratore mi ha incaricato di stendere una perizia sul suo stato mentale.
 Ma che bello. Forse per sarebbe il caso che qualcuno analizzasse il suo, di stato mentale.
Dove diavolo mi hanno portato?
 Il commissario Stoya non le ha detto niente?
Alina batt rabbiosamente le mani.  No. Il caro, buon commissario Stoya non si fa trovare da
due giorni. Il suo assistente Mike Scholokowsky in compenso mi ha dato un biglietto da visita con
questo indirizzo sostenendo che me la sarei cavata da sola. Quindi delle due luna: o voi tutti
condividete un senso dellumorismo vagamente morboso, oppure lei tira fuori una qualche grandiosa
sorpresa, prima che io chiami il mio avvocato.
Sent cigolare una sedia girevole e ne dedusse che il medico si era alzato.
 Capisco la sua irritazione.
 Ma va? Professionalmente  davvero ineccepibile. Non pensavo proprio che uno psichiatra
fosse in grado di capire come mai una cieca perde le staffe se le ficcano in bocca un bavaglio.
Roth fece alcuni passi nel locale che Alina, dopo le folli impressioni dellultima mezzora, non
era ancora riuscita a visualizzare.
Nella sua immaginazione era da sola nel nulla, e lampia poltrona in pelle su cui era seduta
sembrava fluttuare nellaria. Quando sent il parquet scricchiolare sotto i piedi di Roth, corresse la
propria impressione. La poltrona doveva essere saldamente ancorata al terreno.
 Non mi fraintenda, queste forme di violenza mi ripugnano. Ma gli agenti non potevano
correre rischi.
 Ossia?
 Volevamo sapere se lei  davvero Alina Gregoriev. Non se ne sar accorta, ma lhanno
seguita sin dalla fermata della S-Bahn. Chi la pedinava ha notato la sua abilit nel muoversi anche su
un terreno accidentato.
 Mi hanno pedinato?  Senza volerlo Alina socchiuse gli occhi.
Non ci posso credere!
 S. E gli  venuto il dubbio che forse la sua cecit fosse solo una messinscena. Con la
videocamera allingresso hanno anche visto con quanta sicurezza si  fermata proprio davanti al
numero 7. Poi il responsabile della sicurezza ha zoomato e si  accorto che aveva la parrucca. Mi
dispiace davvero, ma c molto in gioco e quindi dovevamo essere certi che lei non fosse unintrusa e
che non volesse spiare in giro.  per questo che le hanno sequestrato i documenti e controllato le
impronte digitali.
 Un attimo, un attimo  Alina si ricord che la sua mano era stata premuta contro un vetro. 
Mi sta prendendo per il culo o stiamo registrando una puntata per handicappati di Scherzi a parte? Il
mio telefono  dotato di Gps e mi muovo condotta dal mio cane, che  stato addestrato a questo scopo.
Anzi  Si sent gelare.  Cosa gli avete fatto, dov TomTom?
 Non si preoccupi. Ringhia di continuo e mostra i denti, ma per il resto sta bene. Grazie alla
bardatura  stato facile prenderlo.  al guinzaglio e la sta aspettando nelledificio principale.
 Me lo porti immediatamente!
 Non  possibile. Purtroppo i cani non sono ammessi nella zona ospedaliera.
 Zona ospedaliera? Ma siamo in un ospedale?
 S, anche in un ospedale. Ma di un tipo un po particolare.
Alina fece una risata beffarda.  Ma non mi dica! Un po particolare nel senso che non  un
ospedale in cui si va di propria volont?
 Esattamente,  rispose Roth alla sua domanda sarcastica. La rabbia di Alina svan
allimprovviso. Forse dipendeva dal tono di voce dello psichiatra, che restava calmo anche quando lei
cercava di provocarlo. Lui aveva fatto da parafulmine e, adesso che il primo accesso dira si era
dissolto, Alina tornava pian piano a ragionare in modo logico.
Il pedinamento  la videocamera  il sacco sulla testa  la paura delle spie  Stoya  Scholle 
Roth  Suker.
 Calma  Alina si raddrizz nella poltrona.  La testimone non  scomparsa.
 Prego?
 Tamara Schlier, la principale testimone del caso Suker, non  scomparsa senza lasciare tracce.
 qui.
Consider il silenzio di Roth, che aveva verosimilmente annuito, alla stregua di una conferma.
  nascosta qui nellospedale. Avete portato qui Tamara per metterla al sicuro da Suker.
Per questo controllano tutta la zona. E per questo gli ospiti non previsti li rendono cos nervosi.
Roth conferm la sua supposizione:  Schwanenwerder 7  un reparto di massima sicurezza,
che conoscono in pochissimi. La recinzione  alta due metri e impedisce che da fuori si veda qualcosa.
E anche se qualcuno riuscisse a gettare uno sguardo, vedrebbe solo ledificio principale, che ha tutta
laria di un piccolo castello. In effetti in passato lo era. Su questo terreno un tempo cera la residenza
della famiglia Larenz.
 Non mi dice niente.
 E infatti non ha importanza. La parte anteriore  solo una mimetizzazione. Il cuore della
struttura, che non  visibile,  sulla sponda del Wannsee, qualche metro sotto la villa. Dallacqua si
vedono solo le rimesse per le barche e la facciata di vetro. Gli alloggi di sicurezza, che servono a
proteggere sia le vittime che i testimoni, sono stati costruiti in gran parte sottoterra, cos come la zona
della clinica in cui ci troviamo adesso.
 Ed  qui che curate Tamara Schlier.
 Anche lei, s.
 Non capisco. Se la testimone  qui, perch avete rilasciato Suker?
 Perch in questo tragico caso abbiamo solo poche speranze che la signora Schlier possa
rendere una testimonianza attendibile, ma volevo
 Di quel che vuole lei, caro dottore, me ne frego.
Alina rivolt in modo plateale le tasche dei jeans.
 Rivoglio il mio cellulare e le mie sigarette e voglio che mi dica perch sono finita qui.
  un po complicato.
 Non stento a crederlo . Alina incroci le braccia.  Provi a cominciare dal principio.
 No,  rispose Roth.   meglio se glielo mostro.
Capitolo 16
Percorsero un lungo corridoio che puzzava di vernice e di chiuso, e Roth la esort a non
avvicinarsi troppo alle pareti tinte di fresco. Il penetrante odore di solvente e i pochi rumori che Alina
percepiva intorno a s le impedivano di analizzare quellambiente sconosciuto. Non sapeva quanto
fosse alto il corridoio, n riusciva a capire quanto fosse largo. Davanti al suo occhio interiore si form
limmagine di un tipico corridoio ospedaliero, con linoleum per terra e listelli di legno lungo le pareti.
Di tanto in tanto, Roth le toccava delicatamente il braccio per indicarle la presenza di un tavolo, di una
barella o di una persona in arrivo, che poi salutava brevemente e senza pronunciarne il nome. Le spieg
le caratteristiche architettoniche della struttura. Gran parte delledificio era costruito sottoterra, dentro il
pendio; solo una piccola frazione, orientata verso lacqua, emergeva in superficie.
Dopo averle detto che avevano lasciato il settore sotterraneo, il dottore la precedette in silenzio,
il che consent ad Alina di mettere ordine nei suoi pensieri.
Ma dove diavolo sono finita?
Gi aveva fatto fatica a spiegare a John, quella mattina, perch voleva seguire la misteriosa
indicazione di Scholle e mettersi in marcia verso Schwanenwerder.
Perch quel poliziotto sar pure uno stronzo ma non  un sadico, capisci? Comunque non
tortura nessuno senza motivo. Scholle ha qualcosa in mente, a mandarmi l. Anche se non so cosa
A quanto pareva, adesso laveva scoperto. La testimone aveva perso il lume della ragione ed era
internata  e protetta  a Schwanenwerder, nel reparto di psichiatria.
S, ma io cosa centro? Alina si ferm allimprovviso, frenata dai suoi stessi pensieri.
Non crederanno mica
 Mi ascolti un attimo, dottore. Guardi che per questo caso non far pi nessuna seduta.
Certo, ecco cosera. Se Stoya o Scholle le avessero chiesto ufficialmente di sperimentare il suo
talento con un altro paziente, avrebbe mostrato loro il dito medio e rifiutato. Cos invece era stata
vittima della propria curiosit.
 Seduta?
Alina avrebbe potuto scommettere che Roth, fermatosi a sua volta, la stava guardando con la
stessa espressione interrogativa che aveva sempre sua madre quando le raccontava cosa era successo
allasilo. Non erano molte le istantanee mentali che Alina aveva memorizzato nellalbum dei ricordi
familiari, la maggior parte con gli anni erano ingiallite come il volto di suo fratello Ivan. Tuttavia, la
mimica facciale di sua madre che piegava il grembiule e la ascoltava con attenzione era ancora fra i
tesori che avrebbe conservato per sempre.
 Di quale seduta sta parlando?  chiese lo psichiatra.
 Quindi non sono qui per?  Alina fece un cenno con la mano.  Lasci perdere.
 Ah s, certo, capisco. Lei fa la fisioterapista. La stampa dice addirittura che ha facolt
medianiche.
 Ne scrivono tante.
 Ha ragione, ma non lho fatta venire per le sue capacit acquisite o innate.
Ripresero a camminare, e ad Alina torn in mente losservazione della culturista nellascensore.
La persona che desiderava tanto vedere  arrivata.
 A quanto mi risulta non  stato lei a farmi venire. Un demente mi ha dato un biglietto da visita
e altri due dementi mi hanno rapita.
 Questo  il suo punto di vista, signora Gregoriev.
 Ma va? E il suo qual ?
Alina sent Roth far scattare varie serrature prima di tenerle aperta la porta che sembrava
collegare lala ristrutturata con una pi vecchia dove non cera odore di lavori recenti.
 Ho chiesto a Stoya gi quattro settimane fa se potevo approfittare della sua collaborazione, ma
lo considerava prematuro. Sono felice che abbia cambiato opinione.
 Collaborazione in cosa?
 Cosa sa delle personalit multiple, signora Gregoriev?
Rallentarono il passo, come due persone che gi vedono il punto in cui dovranno separarsi e
vogliono rimandare il pi possibile laddio. Probabilmente erano arrivati in radiologia. In uno dei locali
verso i quali si stavano avviando doveva esserci unapparecchiatura elettronica di grandi dimensioni.
Alina pens a un apparecchio per la risonanza magnetica, anche se i borbottii e i sibili erano pi chiari
di quelli che ricordava quando era stata lei stessa a essere introdotta nel tubo.
 Ho visto il film Identit,  rispose Alina alla domanda di Roth.
 Visto?
 S, ma non mi rimetta subito un cappuccio in testa perch pensa che stia simulando. Stia
tranquillo: molti ciechi vanno al cinema. Certo, i film con molti dialoghi sono pi divertenti dei
documentari sulla natura.
 Non si smette mai di imparare,  ringrazi Roth mentre la pregava di spostarsi un po a
sinistra per lasciar passare un carrello con il cibo. A giudicare dagli odori, stavano superando la cucina.
Lo stomaco di Alina si fece sentire.
Aveva fame, le scappava la pip e voleva fumare una sigaretta. Meglio ancora se poteva fare
tutto insieme. Ormai il suo corpo lo conosceva bene; sapeva che, dopo situazioni di stress in cui si era
sentita vicino alla morte, reclamava a gran voce misure di rianimazione: sotto forma di cibo, di
stupefacenti legali o di sesso, anche se il sesso dal primo posto nella lista delle priorit era sceso molto
in basso, in un punto quasi non valutabile. In passato era stata una cosa del tutto naturale andare a letto
con chiunque in qualche modo le interessasse. Uomo o donna, giovane o vecchio. Era la sua tecnica
privilegiata per farsi unidea degli esseri umani. Ma dai giorni del Collezionista le cose erano cambiate.
Aveva perso un amico che conosceva poco e che per le mancava quotidianamente, come se con la sua
morte le fosse stata tolta una parte di anima. Sembrava che la sua capacit di accettare i sentimenti
fosse stata sepolta con Zorbach. Dalla sua morte non aveva pi pianto. N sulla sua tomba, n nei
giorni successivi al funerale. E a maggior ragione da allora non aveva pi avuto voglia di incontri fisici,
n a letto, n facendo massaggi shiatsu a criminali o testimoni mentalmente disturbati.
Si fermarono e Roth le appoggi delicatamente una mano sulla spalla.  Be, se le sue
conoscenze delle personalit multiple non vanno oltre quelle di uno sceneggiatore di Hollywood, temo
che quanto si nasconde dietro questa porta sar uno shock per lei, signora Gregoriev.
Capitolo 17
Alina trattenne il fiato perch escludendo il respiro riusciva a sentire meglio. E corresse la sua
prima impressione sulla fonte di rumore allinterno della stanza. Dietro la porta non cera di sicuro una
grande apparecchiatura tecnica, e men che meno una per fare la risonanza magnetica. I suoni erano
troppo costanti.
 Sembra una radio regolata male,  ipotizz.
 Esattamente.
Roth apr la porta e il rumore aument di intensit. Un insieme confuso e incomprensibile di
musica e parole che si inseguivano e sovrapponevano sotto una coltre di fruscii e disturbi di ordine
atmosferico.
 La radio in questa stanza  in modulazione di frequenza, per la precisione sui 105.3
megahertz, quindi esattamente a met fra le trasmissioni dei canali 104.6 e 105.5, in una sorta di terra
di nessuno delletere, per cos dire.
 E a che scopo?  chiese Alina irritata.
 Per tenere tranquillo il paziente. La radio  accesa tutto il giorno, non si deve mai cambiare
canale e non va mai spenta.
Altrimenti cosa succede? stava per chiedere lei, quando il suo naso capt un odore familiare.
 Scusi, ha detto il paziente?  sussurr inorridita.
 S, perch me lo chiede?
Roth le afferr il braccio.  Oh mio Dio, non mi dica che  Inizi a balbettare, indifeso. 
Pensavo, be, mi spiace davvero molto, ma
Alina scost la mano del medico ed entr nella stanza.
Lo psichiatra era molto agitato.  Mi scusi, davvero non lo sapevo,  lo sent farfugliare.
Sembrava sincero, il suo dispiacere e il suo orrore erano autentici.  Credevo che tutta quella smania di
misteri che aveva Stoya si riferisse solo a questo posto. Penser che sono cinico e sciocco.
Alina urt un piccolo letto a una piazza e seguendo con le mani le sbarre dacciaio si avvicin
alla fonte del rumore.
Si orientava in base a una corrente daria gelida che poteva provenire solo da una finestra aperta
e che con laria fresca del lago portava con s anche altro.
Sudore.
Un odore corporeo che si nutriva di paura, preoccupazione e stress, che nessun bagno di questo
mondo poteva togliere e nessun profumo coprire, tanto si era insediato in ogni singolo poro. Ma sotto le
esalazioni di quelluomo malato si faceva largo anche un odore inequivocabile e inconfondibile, tutto
suo.
Alina si inginocchi e afferr la mano inerte che pendeva a lato della sedia come un inutile peso
attaccato a un braccio senza vita. Emise un gemito, e credette di scoppiare dentro quando il suo
sospetto divenne certezza. Era appena percepibile, ma non dimenticava mai lodore di un uomo con il
quale era stata a letto.
Lo shock del riconoscimento la colp con forza inaudita e trapass la sua corazza emotiva. Alina
percorse il volto con i polpastrelli, sent la pelle calda e screpolata, le guance infossate, le labbra
piagate e familiari, e inizi a piangere.
 Perch?  url con una voce che sent estranea.
 Posso spiegarle tutto,  disse Roth cercando di calmarla, ma le sue parole furono lacerate dalle
urla di Alina.  Cosa gli state facendo, porci?
Il paziente sulla sedia a rotelle intanto non si era mosso di un millimetro. Alexander Zorbach
fissava immobile il lago fuori dalla finestra e ascoltava tutto concentrato il rumore incomprensibile
della sua radio a transistor.
Capitolo 18
Alexander Zorbach (io)
Qualcuno una volta ha detto che lessenza della malattia mentale consiste nel negarla. Pi un
paziente  confuso, pi  portato a negarlo. In questo senso, dal punto di vista psichico ero sanissimo.
Sapevo molto bene che in me cera qualcosa che non andava: e il mio, visto che me ne stavo seduto su
una sedia a rotelle con sguardo vacuo, che sbavavo e ascoltavo 105 punto follia, non era un capolavoro
di diagnosi medica. Non solo nella radiolina a transistor, anche nella mia testa si erano confuse alcune
frequenze. Ero tanto lontano dalla normalit, quanto lo era la mutua dallaccollarsi i costi del mio
mancato suicidio.
Il giorno in cui avevo rivisto per la prima volta Alina, sette settimane dopo il mio gesto
disperato e solo dieci giorni dopo che mi avevano tolto le cannule di drenaggio, non ero tuttavia ancora
in grado di fare questa sobria autovalutazione. Il che indubbiamente dipendeva anche dalla pallottola
calibro 9 che aveva attraversato il mio cervello.
Se allepoca mi avessero dato una matita pregandomi di fare un disegno del mio universo
interiore, avrei probabilmente mangiato il blocco, piuttosto che tracciare con sconclusionati movimenti
della mano la nuvola rossa e sprizzante scintille che doveva simboleggiare i miei mal di testa. Il mio
cranio era la sala prove della rock band pi rumorosa del mondo. Quando andava bene, sentivo solo il
rimbombo degli amplificatori o laccoppiamento reattivo dei microfoni. Ma il pi delle volte cera un
batterista sadico che gettava i piatti contro la mia volta cranica ed era tutto contento se il rumore mi
faceva piangere: cos come nellistante in cui Alina allimprovviso era entrata in camera.
In seguito mi dissero che si era inginocchiata e mi aveva stretto la mano singhiozzando, gesto di
cui non mi sarei accorto nemmeno se il mio braccio non fosse stato del tutto insensibile. Inoltre le
prove della band nella mia testa erano appena iniziate, i ragazzi suonavano Sweet pain of mine.
Non potei quindi sentire Alina che aggrediva il dottor Roth chiedendogli come avevo fatto a
resuscitare. Che poi la spiegazione era semplicissima. Avevo raggiunto il nascondiglio del
Collezionista con sette minuti di ritardo, stavo seguendo le istruzioni di Frank Lahmann e avevo gi
piazzato larma sul mio occhio sinistro quando gli uomini di Stoya avevano fatto saltare la porta della
stiva per tirarmi fuori.
Lesplosione mi aveva fatto trasalire, larma aveva cambiato posizione e il proiettile non era
entrato attraverso locchio sinistro, ma qualche centimetro pi in alto; quindi aveva trapassato le ossa
della fronte e proseguito, senza ulteriori ostacoli, attraverso parti del prosencefalo e del lobo temporale.
Da l era sceso verso il basso, seguendo un percorso quasi verticale, era passato accanto al tronco
encefalico e alle grandi arterie e alla fine aveva reciso il tessuto muscolare della nuca, da dove era
uscito. Quando i poliziotti si era chinati su di me, ero gi in coma. Purtroppo gli agenti del gruppo di
intervento speciale avevano sbagliato nel prendere alcune fondamentali decisioni. La prima era stata di
rianimarmi, la seconda di portarmi con lelicottero nel reparto di neurochirurgia di un ospedale militare.
Per fortuna, durante il primo intervento di urgenza Stoya aveva ascoltato le registrazioni del mio
cellulare e capito perch volevo uccidermi. Eccezionalmente aveva preso la decisione giusta e fatto dire
nei notiziari che ero morto. Lintento era convincere il Collezionista che avevo tenuto fede alla mia
parte dellaccordo e che quindi poteva liberare Julian. Per rendere plausibile linganno era stato
organizzato anche un funerale pubblico, mentre unazione segretissima mi portava a Schwanenwerder.
Avevo appreso queste cose un po alla volta da Roth e da Stoya, le uniche due persone che
venivano a trovarmi. Avrei quindi potuto rispondere alla domanda di Alina, se in quel momento non
fossi stato troppo occupato a perdere la ragione.
E a scacciare mio figlio.
Capitolo 19
Non  facile spiegare perch un paziente gi dilaniato da una fonte di rumore interiore metta a
tutto volume una radio distorta. Ma come ho appreso, un disturbo mentale non  mai facile da spiegare.
In ogni caso non a chi abbia la mente lucida.
A me stesso il mio comportamento apparve logico sin dalla prima visita di mio figlio. Come
avrei potuto, altrimenti, disfarmi di lui?
La prima visita avvenne il giorno in cui ledema cerebrale si era ridotto abbastanza da
consentirmi di lasciare il letto. Da allora non avevo fatto molta strada. La distanza fra il letto e la sedia
a rotelle davanti alla finestra con i vetri a specchio era inferiore ai due metri. Erano le sei e mezzo di
sera, i medici erano appena passati, il dottor Roth mi aveva controllato la fasciatura alla testa e
prescritto una nuova medicina della quale non ricordo il nome. Se nera appena andato che la pillola
fece effetto. La band provava il suo pezzo trash-metal a basso volume, i dolori diminuivano.
In quel momento inizi lincubo. Julian entr per la prima volta dalla finestra.
Sino ad allora avevo sentito solo la sua voce: capitava gi da qualche tempo e a intervalli
regolari. Julian sfruttava le poche pause della band per prendere il microfono e tormentarmi con
messaggi pieni di speranza:
Non sono morto. Solo che vivo in un altro mondo. Basta che ti addormenti, pap. Poi torniamo
insieme. Di nuovo uniti.
Non fossaltro che per la scelta dei vocaboli, sapevo che non era mio figlio a parlare ma il mio
inconscio. Non Julian, ma la parte vigliacca del mio io voleva prendere il percorso pi semplice e
morire. Con il passare del tempo la sua voce era diventata pi forte e in certi momenti arrivava a essere
lelemento dominante del mio dolore: Perch non mi di retta, pap? Vieni da me. O non mi vuoi pi
bene?
Lo ammetto, la sua richiesta era allettante. Avrei davvero volentieri smesso di resistere e di
restare attaccato alla vita con entrambe le mani. In un momento di lucidit, poco prima della seconda
operazione, avevo chiesto a Stoya se il Collezionista avesse mantenuto la promessa. Probabilmente
avevo parlato come se mi fossi inghiottito la lingua. Ma il commissario sapeva che nel mio stato quella
era lunica domanda che mi interessasse, e si era limitato a scuotere la testa dispiaciuto.
Il Collezionista mi aveva mentito. Oppure era saltata la messinscena. In ogni caso era
indifferente. Era tutto indifferente perch Julian non era pi in vita.
In quel momento avevo capito di non poter mollare. Di dover resistere alla voce immaginaria di
mio figlio. In me si era risvegliato un impulso che era ancora pi forte del desiderio di una morte
clemente: limpulso della vendetta.
Il centro della parola era disturbato, ampie parti del mio lato destro insensibili, senza aiuto non
riuscivo a fare neanche due passi, ma questo non mi aveva impedito di elaborare un piano. E il piano
era di dare la caccia a Frank Lahmann fino in capo al mondo per poi ucciderlo lentamente, dopo avergli
inflitto lunghe e dolorose torture. A posteriori si pu dire che la rabbia concentrata, non filtrata, ha
certamente avuto un ruolo importante nella mia ripresa sorprendentemente rapida. Pi dellottanta per
cento delle persone che hanno subito ferite del mio tipo muore. I pochi che sopravvivono necessitano di
costante assistenza. Io ero leccezione alla regola. Tutti hanno bisogno di una spinta per dare il
massimo, e la mia motivazione era lodio.
 per molto difficile mantenere in vita questa motivazione se allimprovviso si guarda negli
occhi dolci del proprio figlio, che seduto sul davanzale fa ciondolare le gambe e ci chiama a s con un
movimento allettante.
Di, pap, andiamo. Solo io e te. Cos siamo di nuovo insieme.
Una cosa  resistere a una voce immaginaria, tutta unaltra se a tendere la mano  il figlio che
credi morto. Naturalmente sapevo che la colpa era delle medicine. Quanto pi forte suonava la band,
quanto pi intensi erano i dolori, tanto pi Julian faticava a opporsi con la propria voce. Ma quando le
operazioni iniziarono a dare frutti, quando la tumefazione si ridusse e le pillole di Roth iniziarono
finalmente a mitigare il dolore, mio figlio riconquist i suoi spazi: anche se solo nella mia
immaginazione. Una sfera cos reale, a causa dei miei disturbi sensoriali, che allimprovviso potevo
sentire e vedere mio figlio. Sentivo il suo respiro sulla pelle quando era in piedi davanti a me con la sua
T-shirt preferita grigio chiaro e si toglieva i capelli dalla fronte con un soffio.
Dio mio, ne sentivo addirittura lodore, quellodore agrodolce tutto suo che lultima volta avevo
percepito nel luogo in cui lo aveva tenuto nascosto il Collezionista. La volta in cui ero arrivato in
ritardo.
Non devi sentire dolore, pap, devi solo venire con me e
La sua voce era pi morbida di quanto ricordassi, anche i suoi contorni erano meno definiti, di
tanto in tanto  quando i dolori tornavano prepotentemente a farsi sentire  perdeva di intensit al punto
che il suo petto risultava trasparente.
Soffrivo quindi per colpa di un crudele paradosso. Ogni volta che i dolori diminuivano, mio
figlio tornava. Meglio stavo e pi reale diventava la sua immagine. Avrei voluto rifiutarmi di prendere
le pillole, ma dopo i primi tentativi erano passati a darmele per endovena. Pensavo di trovarmi davanti
a un problema irrisolvibile. Mi mancavano la forza e la volont per rendere partecipe il dottor Roth, e
una parte minuscola del mio cervello ancora funzionante mi diceva che era verosimilmente unimpresa
disperata chiedere la sospensione degli antidolorifici per scacciare i miei vaneggiamenti. Alla fine fu il
caso ad aiutarmi. Facendo il letto, uninfermiera inavvertitamente cambi canale alla radio e Julian
scomparve, di colpo comera arrivato. Non divenne solo bucherellato, non divenne inconsistente e
trasparente, no, si dissolse del tutto, come se fosse stato una zanzara e la radio uno strumento ad alta
frequenza per scacciare gli insetti.
Il rumore delle interferenze lo aveva scacciato.
Da quel momento in poi rimasi davanti alla finestra in sedia a rotelle a fare da guardia alla
radio, affinch nessuno modificasse la frequenza o addirittura cercasse di spegnere lapparecchio.
Allinizio Roth e gli infermieri cercarono di combattere il frastuono, ma si arresero nellistante in cui si
accorsero che era in grado di attivare energie insolite in un uomo confuso e vendicativo al quale una
pallottola aveva trapassato il cervello. La radio veniva spenta solo di notte, quando a calmarmi cerano
i farmaci. Ed era sopportabile perch i sedativi generavano un sonno senza sogni, che Julian non era in
grado di penetrare. Ma al mattino, la mia prima azione era trascinarmi alla sedia a rotelle, riaccendere
la radio e mettermi a fare la guardia, come oggi, quando ho ricevuto visite dalla mia vita precedente.
Era un po prima di pranzo, i sedativi della notte avevano ormai lasciato il mio corpo e gli
effetti della razione mattutina di antidolorifico erano quasi svaniti. Il batterista stava di nuovo tirando i
piatti e gli occhi mi facevano male per lo sforzo di trattenere le lacrime. Ciononostante combattevo in
prima linea, pronto a tutto pur di difendere la mia radio e la muraglia protettiva che avevo costruito
intorno alle mie allucinazioni, quando allimprovviso Alina dal nulla si era materializzata nel mio
mondo annientato.
Non so da quanto fosse accovacciata accanto alla sedia a rotelle quando mi ero accorto della sua
presenza. E non so nemmeno da quanto tempo mi stesse parlando, prima che riuscissi a enucleare una
frase comprensibile dalla cacofonia di rumori che mi circondava.
 Svegliati,  urlava.  Svegliati. Ho notizie di Julian.
Capitolo 20
Alina Gregoriev
 Adesso sa davvero tutta la verit,  disse Roth mentre con un clic fermava la registrazione
digitale sul suo computer. Erano tornati nello studio dello psichiatra perch Alina a un certo punto non
aveva pi resistito in ospedale. Stringere la mano immobile e scheletrica di Zorbach senza sentirvi
nemmeno un alito di vita era quasi peggio della sua morte. Questa almeno significava che i tormenti di
Alex erano finiti. Adesso Alina doveva elaborare non solo la rinascita dellamico, ma anche il fatto che
nelle ultime settimane lui aveva vissuto unesperienza che era forse peggio della morte.
 Possiamo risentirlo?  chiese, e Roth esaud il suo desiderio. Era la quarta volta che
ascoltavano la telefonata; la polizia laveva messa a disposizione di Roth per motivi terapeutici. Con
laiuto della registrazione Zorbach avrebbe dovuto rielaborare, non appena fosse stato in grado di farlo,
gli ultimi secondi di vita del figlio.
Come in precedenza, Alina ebbe un sussulto nel momento in cui Frank Lahmann disse i tre
numeri che lo sconosciuto le aveva sussurrato allorecchio in strada. Tredici. Dieci. Settantuno.
Quindi non era stato frutto della sua immaginazione, come aveva cercato di autoconvincersi.
Rabbrivid: la voce delluomo che le era parso di conoscere bene era quella che nella registrazione
stava avanzando le sue perverse richieste.
Ami Julian pi della tua vita?
S.
Allora dimostralo!
Devo spararmi?
 Il suo amico non aveva scelta,  comment Roth con un sussurro, senza interrompere la
registrazione.
Appoggia la canna contro locchio sinistro e spara. Appena al telegiornale vedo il tuo
cadavere, lascio andare Julian. Ma se aspetti troppo perdi il tuo jolly, io soffoco Julian e gli cavo
locchio sinistro. Ah, unaltra cosa: se dovessi anche solo sospettare che stai bluffando
 Capisce adesso la nostra manovra?  chiese lo psichiatra durante una breve pausa fatta da
Frank. Alina annu.
Se per qualche motivo dovessi anche solo dubitare della tua morte, uccider Julian e tu non
troverai mai il suo cadavere. E cercherai non tuo figlio ma solo il suo involucro senza anima, e non
avrai niente da seppellire. Il pesce si sta ancora dimenando nella mia rete. Posso ancora dare
indicazioni alla polizia su come trovare Julian. Indicazioni per salvargli la vita. Mi hai capito?
Alina inizi a sudare e sent allimprovviso lesigenza di grattarsi dappertutto. Alz la mano e,
capito il segnale, Roth ferm la registrazione.
 Lo sa che  stato tutto inutile, vero?  gli chiese.
 In che senso?
  saltato tutto. Non serve pi tenere nascosto Zorbach. Ieri qualcuno ha aperto la sua tomba e
sappiamo chi  stato.
Roth inspir rumorosamente.  No, non lo sapevo. Per lavevo previsto.  da sette settimane
che la polizia aspetta un segnale che Julian  vivo. Personalmente, dopo un periodo cos lungo non
spero pi che ci siano buone notizie. Del resto sarebbe un miracolo.  vero che sono state messe al
corrente solo poche persone, ma naturalmente anche i medici dellospedale militare e il personale che
ha eseguito le operazioni sapevano che il signor Zorbach non  morto durante lintervento.
Alina apr la mano destra, nella quale teneva un fazzoletto stropicciato. Poi strinse nuovamente
il pugno.  Me la faccia risentire.
Roth ubbid e ancora una volta Alina si vergogn per il sollievo che provava nel sentire la voce
di Julian. Non sapeva cosa gli fosse successo, ma in ogni caso non era morto soffocato nel
nascondiglio. Zorbach ce laveva fatta. Il destino, la predestinazione non esistevano. E se anche
esistevano, lui era comunque riuscito a modificarne il percorso. Certo, restava da capire se a fin di bene
o di male. Alina alz la mano per fermare definitivamente la registrazione e si alz senza sapere con
esattezza perch. Era troppo sconvolta per stare seduta. Allo stesso tempo era furiosa e triste.
 Se il mio cervello non fosse arrivato al limite, le spaccherei la faccia e farei crollare tutta la
baracca a furia di urla. Magari prima o poi lo faccio, chiss. Mentre cerco di calmarmi, vorrei che
rispondesse a una domanda molto semplice: guarir?
Ignor le preghiere del medico di mettersi a sedere e port una mano dietro lorecchio come se
fosse debole dudito.
Roth fece un sospiro.  Dal punto di vista fisico, il signor Zorbach in sostanza sta molto bene.
Alina si picchi la tempia con lindice.  Sta scherzando, vero?
 No. Che stia bene, signora Gregoriev,  dimostrato dal fatto che io sono uno psichiatra e non
un neurochirurgo. I problemi del suo amico sono di ordine psichico, non fisico.
 Avevo capito che Alex si era cacciato nel cervello una pallottola calibro 9.
 S.
 Be, a me sembra una questione molto fisica.
Roth approv con una risata, poi disse:  Non so se ha mai sentito parlare di Salvador Cabanas.
Era un famoso calciatore paraguayano. In una discoteca di Citt del Messico gli hanno sparato alla testa
da distanza ravvicinata. Gi dopo qualche mese ha iniziato la riabilitazione e sembra che oggi si alleni a
colpire di testa: sebbene le sue ferite, se paragonate a quelle del signor Zorbach, fossero molto pi
gravi. Nel caso di Cabanas la traiettoria attraversa diagonalmente tutto il cervello, e la pallottola non 
stata estratta. Nel caso del signor Zorbach invece, prima di uscire dalla nuca, la pallottola ha colpito di
striscio parti meno rilevanti.
Senza rendersene conto Alina si tocc la nuca, tornando poi a sedersi.
 Non ha emorragie, non ha tumefazioni, non ha ematomi. I forti dolori che sente, e anche le
sue limitazioni motorie, a nostro avviso non possono essere ricondotti alla ferita. Da un lato perch le
regioni coinvolte sono di tessuto insensibile e dallaltro perch la ferita dingresso ormai  ben
cicatrizzata. La fasciatura alla testa la porta solo perch a volte si gratta nel sonno e non vogliamo
bloccargli le mani. Le risonanze ci dicono che se volesse il signor Zorbach potrebbe parlare, leggere,
scrivere e probabilmente anche camminare senza aiuto.
 Quindi  solo che crede di essere in questo stato?
 No. Il signor Zorbach dal punto di vista emotivo ha attraversato un campo minato, ha perso
tutta la famiglia. I forti dolori sono la conseguenza di uno stress post traumatico, simili a quelli che
riscontriamo per esempio nei reduci. Il che non significa che per il paziente i dolori siano meno reali. In
parole povere: il suo amico soffre le pene dellinferno. Ma le sue sofferenze non hanno una causa
localizzabile a livello fisico, e quindi i farmaci tradizionali sono poco efficaci.
 Sono fatti o ipotesi?  chiese Alina.
Roth si schiar la voce.  Ritengo che la mia diagnosi sia corretta, anche se non possiamo
esserne certi al cento per cento, visto che comunica con noi in maniera piuttosto limitata e che il suo
cervello evidentemente  entrato in una modalit di autodifesa.
 E cosa diavolo vuol dire?
  difficile da spiegare,  rispose Roth, che doveva essersi alzato a sua volta. Alina aveva dei
problemi a riconoscere le persone dalla voce, mentre coglieva anche il pi piccolo cambiamento a
seconda se stavano sedute, sdraiate o in piedi.
 Prima le ho chiesto se sapeva qualcosa delle personalit multiple, signora Gregoriev. Alcuni
colleghi pensano ancora che questa sintomatologia sia una leggenda. Dubitano che il cervello abbia la
capacit di dividersi in pi identit. Secondo loro, i pazienti che una volta parlano con voce infantile, e
laltra tossiscono asmaticamente come vecchietti, sono dei bravi attori.
Alina annu impaziente.
 Credo che questi scettici abbiano torto. Numerosi studi hanno dimostrato che la capacit di
sopportazione della psiche pu arrivare solo fino a un certo punto. Io lo definisco punto di ebollizione.
Non appena la crudelt di cui  fatto oggetto il corpo o lo spirito, per esempio durante la tortura, supera
questo limite, la vittima si sgancia dalla realt. Si rifugia in un altro Io in cui non deve pi sopportare il
dolore.
 Intende dire che  per questo che Zorbach  solo unombra in carrozzella?  scappato?
 Non proprio. Temo che il signor Zorbach si stia incamminando verso uno stato di coscienza
diverso. Per il momento  ancora in grado di parlare e reagisce ai rumori. Prima per esempio, quando
lei  entrata, ha socchiuso gli occhi, e a volte quando gli parlo borbotta in segno di approvazione o di
disapprovazione. In base alla mia esperienza, in questo momento sta combattendo una lotta interiore e
non ha ancora deciso con chi vuole schierarsi. Resta con noi oppure, da qualche parte negli abissi della
coscienza, sprofonda in uno stato dal quale, nella peggiore delle ipotesi, non riusciremo pi a tirarlo
fuori?
Mentre la domanda di Roth aleggiava nella stanza come una nuvola oscura, Alina pens alla
distanza che doveva esserci fra lei e Zorbach. Il suo corpo era a pochi metri da l, nellala vecchia della
struttura, la sua anima lontana anni luce.
 E quella maledetta radio che ruolo svolge?  chiese.
 Non labbiamo ancora scoperto. Paradossalmente la accende sempre quando i medicinali
cominciano a fare effetto. Dato che allinizio si rifiutava addirittura di prenderli, sembra quasi che non
voglia smettere di stare male e che con il chiasso della radio intenda procurarsi nuovi mal di testa. Ma
ci sono anche altre spiegazioni.  possibile che quei fischi e quei fruscii rappresentino voci che noi non
percepiamo e che vogliono portarlo verso il suo nuovo stato di coscienza. In ogni caso diventa nervoso
e aggressivo quando cerchiamo di spegnerla.
 E come mai?
 Se la mia teoria  giusta  Roth si schiar la voce.  Se stesse davvero per fuggire da se
stesso, allora gli servirebbe unancora nella realt. Avr certamente sentito parlare di quei pazienti in
coma ai quali viene spruzzato sulla pelle il profumo preferito o accostato al naso un fazzoletto con
lodore del compagno? La speranza  riattivare vecchi ricordi e intensificare il loro desiderio di
risvegliarsi.
 E io cosa centro?
 I parenti stretti di Zorbach non ci sono pi. Lei  lunica persona a cui sia legato da esperienze
molto recenti e molto intense. Spero che, passando qualche tempo con lui, possa contribuire a
migliorare la situazione, signora Gregoriev. Se gli tiene la mano mentre gli parla.
 Oh, cazzo.
Ad Alina vennero le lacrime agli occhi quando pens che avrebbe potuto iniziare settimane
prima a dare una scossa a Zorbach. E che a impedirlo era stato Stoya, il quale altrimenti non avrebbe
avuto alcuno strumento per costringerla a occuparsi di Suker.
Alla prima occasione gli avrebbe strappato le palle, e subito dopo lo avrebbe fatto anche a
Scholle. Quegli stronzi si erano tenuti Zorbach come jolly.
 La aiuto volentieri, non chiedo di meglio,  disse, molto meno furente di quanto si sentiva. Lo
shock aveva perso i suoi effetti eccitanti. Iniziava ad avere freddo e sonno.  Ma  possibile che quello
che ho da dirgli serva a deprimerlo, invece che a infondergli nuova vita.
 Sta pensando al figlio, vero?
Alina annu.
Prima del suo tracollo emotivo nella camera di Zorbach, aveva confusamente parlato per minuti
interi a quel guscio vuoto in sedia a rotelle. Gli aveva urlato di svegliarsi.
 Cosa sa di Julian?  chiese Roth.
Alina scosse la testa.  Nulla che la riguardi, dottore. Sono cose che interessano solo Zorbach. E
temo che al momento non sappia che farsene di quanto avrei da dirgli.
 Probabilmente ha ragione,  disse Roth, improvvisamente al suo fianco. Le tocc un braccio.
 Ma forse vale la pena di fare un tentativo.
Capitolo 21
Unora dopo, Alina entr in una birreria nei pressi della stazione di Wannsee della S-Bahn e
ordin unacqua minerale naturale per prendere due aspirine. I suoi dolori non potevano certo essere
paragonati a quelli di Zorbach, in fin dei conti nessuno le aveva sparato alla testa, ma erano comunque
cos intensi che si pent di non avere chiesto a Roth qualcosa di pi forte.
Tornare nella camera di Zorbach per raccontargli cosa le era successo in prigione alla fine della
seduta con Suker laveva sconvolta pi di quanto avesse temuto.
Non voglio illuderti, Alex, aveva esordito, per poi descrivere dettagliatamente la visione che
secondo lei rivelava il nesso fra Frank Lahmann, Zarin Suker e Julian.
Era successo due giorni prima nellambulatorio del carcere, quando ormai le sue mani si erano
staccate dal corpo di Suker e le impressioni ottiche stavano pian piano svanendo. Ancora sconvolta
dalla scena di violenza nel gabinetto pubblico, si era girata con un movimento troppo brusco e aveva
perso lequilibrio.
Allinizio aveva pensato che Suker lavesse colpita, e per un attimo si era chiesta se chiedere
aiuto. Poi si era resa conto di aver fatto due passi indietro andando a sbattere con la testa contro un
ripiano metallico di un armadio. Si era premuta le mani contro le tempie. Come accadeva sempre
quando aveva mal di testa, la pressione non le aveva dato sollievo, ma lesatto contrario: erano tornate
le allucinazioni. Alina aveva nuovamente avuto limpressione di vedere con gli occhi di Suker, solo
che questa volta il film nella sua testa aveva fatto un salto in avanti. A differenza di quanto era successo
nella prima occasione, non si trovava pi nel gabinetto pubblico dove Suker tre giorni dopo avrebbe
rapito una sua ex paziente mentre cera la radio accesa, bens sul pavimento, in un ambiente non meglio
definibile, non sapeva dire se allaperto o al chiuso. Allimprovviso su di lei si era chinata una donna
che le aveva detto:
 la giusta ricompensa per quello che hai trovato!
Poi aveva sentito che la persona in cui era entrata avrebbe voluto ribattere, ma non ci era
riuscita perch sedeva in una pozzanghera nella quale a quel punto aveva messo i piedi anche la figura
china su di lei. Alina aveva visto tutto quel sangue, avvertito dei dolori al basso ventre e capito a un
tratto perch Suker fosse per terra. Perch aveva molto freddo. Perch non riusciva a concentrarsi e i
contorni di tutto ci che aveva intorno si facevano sempre pi incerti. Suker stava morendo. Rivoglio i
miei soldi, aveva pensato in modo confuso e incoerente. Moriva, e con lui sprofondava nella pi totale
oscurit anche il suo ultimo pensiero: Ma forse questa  davvero la giusta ricompensa per la mia
colpa. Julian forse
A quel punto Alina era tornata nel proprio corpo, nella propria vita.
Nella sua camera dospedale, Zorbach non aveva reagito in alcun modo. N al nome del figlio,
n alla parola ricompensa che secondo Alina consentiva di nutrire la speranza  seppure minima  di
poter ancora ritrovare Julian. Anche se la riflessione di Suker sulla sua possibile colpa rendeva
improbabile che fosse ancora vivo.
Il suo congedo da Schwanenwerder era stato misterioso quanto il suo arrivo, ma meno brutale.
Dopo che aveva salutato Zorbach con un bacio sulla fronte, passando da unuscita secondaria Roth
laveva accompagnata a una delle rimesse per le barche sulla riva del Wannsee. Le avevano restituito
gli effetti personali e insieme a TomTom Alina era salita su un furgone Mercedes senza finestrini che, a
detta di Roth, recava la scritta Specialit gastronomiche. Avremmo anche potuto scrivere
Lavanderia per cachemire, per questa zona sarebbe andato benissimo, aveva sentito dire a Roth, poi
le portiere si erano richiuse e il furgone era partito. Secondo gli accordi, lavrebbero portata fino al suo
appartamento a Mitte, ma a un certo punto ad Alina era venuta la nausea e aveva chiesto di scendere
alla prima occasione.
Il furgone si era fermato sul ciglio della strada, a un centinaio di metri dal locale in cui Alina,
mentre ordinava una bottiglia di acqua minerale naturale, valutava se dire subito la verit a Stoya. Dopo
linquietante incontro con Zorbach dubitava fortemente che al commissario le informazioni di cui era
venuta a conoscenza mentre trattava Suker sarebbero servite a qualcosa. Ma forse le sue percezioni
potevano impedire un rapimento e cos salvare la vita di una ex paziente.
Decise di telefonare a Stoya. Prima chiese ancora una ciotola dacqua per TomTom, che
sembrava essere di nuovo peggiorato un po. Poi scese dallo sgabello  pi o meno nello stesso
momento in cui il dottor Roth, a qualche chilometro di distanza, faceva unultima visita ad Alexander
Zorbach.
Capitolo 22
Alexander Zorbach (io)
 Posso sbagliarmi, ma sembra che quella visita inaspettata le abbia fatto bene,  disse lignaro
dottor Roth mentre preparava liniezione di sedativo. Ero tornato a letto e dallincontro con Alina
avevo limpressione che ogni sua parola avesse cacciato un altro proiettile nella mia massa cerebrale. I
dolori erano di nuovo insopportabili come al momento del risveglio dopo la prima operazione, quando
mi ero reso conto che essendo ancora vivo era ormai esecutiva la condanna a morte di mio figlio.
 Si sente meglio?
Meglio? avrei voluto grugnire. La mia bocca emise un lungo suono da ecoscandaglio, del
tutto simile a quello che talvolta accompagna la lingua dei segni dei non udenti. Roth stava sbagliando
diagnosi, volevo mandargli un segno positivo e sorrisi.
Meglio? Puoi dirlo forte, capo.
La mia band si era rimessa a suonare a pieno volume, non si accorgeva che la mia volta cranica
vibrava? Lunico lato positivo della mia condizione era che il chiasso teneva lontani gli spiriti malvagi.
Oggi Julian non sarebbe certamente venuto ad affliggermi.
 Ha laria pi vigile, lo sguardo pi attento, se non sbaglio.
Sbuffai sprezzante, e di nuovo Roth non mi comprese.
 Mi consente di farle un test?
Mi venne da ridere, ma non sapevo pi come si faceva. Roth mi parlava come se avessi scelta.
Come se non fosse pronto a farmi una bella puntura se avessi dato di nuovo in escandescenze.
And alla radio e abbass il volume del fracasso contro il quale aveva incessantemente
combattuto. Quando si accorse che non mi ribellavo e nemmeno facevo smorfie, os addirittura
cambiare frequenza.
Fai pure, pensai esausto. Mi bastano i miei dolori. Per tenere alla larga i miei demoni, oggi la
radio non serve.
Mi osserv per qualche tempo, mentre la piccola camera si riempiva di musica pop
insolitamente chiara, malinconica. Sentivo il suo sguardo fisso sul mio volto, voleva registrare anche il
pi piccolo mutamento, e nonostante il dolore, nonostante le mie limitate capacit percettive mi accorsi
di un cambiamento che avveniva in me. Da quando Roth aveva scelto unaltra frequenza avevo una
sensazione che pensavo fosse morta insieme alla mia volont di vivere: la sensazione della paura.
Iniziavo a temere qualcosa, ma non sapevo cosa.
Now let your mind do the walking
And let my body do the talking
La canzone fin allimprovviso, prima che iniziasse il ritornello, e la mia paura aument. Non so
perch dun tratto sentissi cos freddo: Roth aveva gi chiuso la finestra. Mi sarebbe piaciuto alzarmi e
avvisare il sorridente dottore di un imminente pericolo, ma non sapevo di quale pericolo si trattasse.
 Aiuto,  mormorai debolmente, e chiss perch mi parve la cosa giusta da fare, in quel
momento. Perch nelle allegre parole del conduttore radiofonico cera qualcosa che scacciava il dolore
e allo stesso tempo mi trasmetteva il panico. Ci che diceva mi ricordava Alina e una frase che mi
aveva confidato poco prima di andarsene ma che, per quanto avessi paura, in quel momento non
riuscivo a inquadrare.
Oggi  il 16 febbraio, ehi, credo di dover scalare di marcia e bere qualche caff in meno,
perch酻
Capitolo 23
Alina Gregoriev
 perch oggi  solo il 13 febbraio, scusate, ragazzi. Lapsus freudiano. Il 16, quindi fra tre
giorni, ci sar il grande party della radio allO2World ed  di questo che volevo parlarvi
Era un riflesso. Alina sent i rumori sopra di s e gir istintivamente la testa.
 No, per favore, non  disse ad alta voce quando si rese conto dellerrore. Mi sono di nuovo
sbagliata.
Poi avvert il cappio intorno al collo e venne sollevata. Lemittente che il padrone del locale alla
stazione di Wannsee trasmetteva in tutte le stanze, compresi i gabinetti, arretr sullo sfondo della sua
percezione.
 Allora, ti ricordi di me?
Alina cerc di cedere alla pressione dellacciaio che si stava stringendo intorno al suo collo e le
toglieva laria. La vescica si svuot senza che potesse opporsi, sent lurina scenderle lungo le cosce.
  giunto il momento.
I suoi piedi cercavano disperatamente un sostegno ma scivolavano di continuo dalla tazza del
gabinetto e battevano contro la parete laminata della toilette.
 Sono tornato per portare a compimento ci che avevo iniziato,  fu lultima cosa che Alina
sent dire a Zarin Suker prima di perdere conoscenza.
Se poi egli ha ucciso, deve morire.
IMMANUEL KANT, Metafisica dei costumi
Occhio per occhio e il mondo diventa cieco.
MAHATMA GANDHI
Capitolo 24
Alexander Zorbach (io)
 Dorme?  Stoya.
 Ma riesce a sentirci? E a capirci?  Scholle.
 S, benissimo. Ma non aspettatevi risposte . Roth.
Era poco prima di mezzanotte e non ero pi solo con i miei dolori. Oltre a me, nella camera
cerano due poliziotti e un dottore, e tutti parlavano come se non fossi nemmeno presente, il che, visto
comero conciato, era abbastanza comprensibile. Neanchio avrei voluto conversare con uno che se ne
stava sdraiato in posizione fetale su un lenzuolo intriso di sudore, fissando il termosifone a occhi
sbarrati.
N Scholle e Stoya, n Roth potevano sapere che in quella posizione riuscivo a sopportare un
po meglio il mal di testa. Ma le mie condizioni generali sembravano migliorate da quando Roth aveva
cambiato frequenza. Linquietudine interiore che mi aveva assalito circa tre ore prima, quando alla
radio avevo sentito il conduttore, aveva sospinto sullo sfondo il dolore lancinante sotto la volta cranica,
e questo sebbene Roth non avesse ancora trovato il tempo per farmi, come ogni sera, liniezione di
sedativo.
 Okay, Zorbach,  disse Stoya avvicinandosi al letto. Intravedevo le sue scarpe troppo leggere
per la stagione, con le stringhe intrise dacqua che gocciolavano per terra.  Come tutti sappiamo, in
questo momento non sei particolarmente loquace. Ma devo farti qualche domanda. Il dottore dice che
annuire o scuotere la testa potrebbe causarti dolore, quindi ti prego di battere le palpebre e basta, okay?
Una volta per il s, due per il no. Ce la fai?
Battei una volta le palpebre e Stoya inizi a fare domande.
 Quando  venuta a trovarti, Alina ha parlato di un tale di nome Zarin Suker?
Risposi con un s.
 Ti ha raccontato cosa ha scoperto durante il massaggio shiatsu?
Le mie palpebre batterono una volta e, da qualche parte fuori dal mio campo visivo, Scholle
emise un urlo di giubilo.  Vedi, ha funzionato.
Stoya gemette e la sua testa scomparve dalla mia vista.
 Se non riesci a stare zitto, per favore esci,  sibil.  Non ha funzionato un bel niente.
 Ma perch? Lo sapevo che avrebbe ceduto vedendo Zorbach.
 Non dire stronzate. La tua non era strategia, era crudelt pura e semplice.
 Cazzate.
 Cazzate? Te le spiego io le cazzate,  sussurr Stoya furente. Ero stupito di come
funzionassero bene i miei sensi. Lodio aveva tenuto viva la mia fiamma vitale e la paura e il pericolo
evidentemente lavevano fatta divampare. Capivo quasi ogni parola di Stoya.
 Cazzata  stato che nessuno di noi fosse presente quando ha parlato con Zorbach. Alina tu non
la sopporti e lhai spedita fin qui senza averla minimamente preparata, solo per scioccarla. In questo
modo non solo hai messo in pericolo la copertura di Zorbach, ma hai fatto anche finire la testimonianza
di Alina nella sua testa bucherellata. Quindi per favore fammi il piacere, chiudi il becco e non
interrompermi pi. Ne ho gi abbastanza di casini.
 Cosciasuscesso?
Mi accorsi che tutti i presenti avevano sussultato. Evidentemente nessuno aveva previsto che mi
sarei tirato a sedere sul letto da solo e avrei parlato. Io meno di tutti gli altri.
 Molto bene, molto bene,  disse il dottor Roth, avvicinandosi rapidamente al mio letto per
sentirmi il polso.  Come si sente?
Di merda, pensai, ma siccome non volevo sprecare energie dicendo oscenit, risposi solo: 
Alina?
Stoya e Scholle si scambiarono un rapido sguardo, come per capire chi dovesse darmi la cattiva
notizia, poi fu Stoya a farsi avanti.  Tre ore fa, alla centrale  arrivata una strana telefonata. Il padrone
di un locale denunciava la scomparsa di una cliente. Pensavamo si trattasse di qualcuno che non voleva
pagare il conto, ma quando gli agenti sono arrivati l, il padrone ha raccontato che si trattava di una
cieca, che non aveva bevuto ancora niente e che aveva lasciato il cane vicino al bancone. Dopo un po
si era stupito, non vedendola tornare dal gabinetto. Va a vedere e scopre che la porta sul retro  stata
forzata. Ma la storia vera inizia a questo punto, perch quando rientra nel locale per chiamare la polizia
si accorge che  scomparso anche il cane. Nella toilette quelli della scientifica trovano segni di
colluttazione. E durante linterrogatorio, il padrone dice che il cane della cieca si chiama TomTom .
Stoya espir con forza.  Desolato, ma dobbiamo presumere che la tua amica sia stata rapita.
Mi piaceva che il commissario non girasse troppo intorno alla faccenda. Da un lato perch non
ero in grado di valutare per quanto tempo sarei stato ancora vigile, prima di ripiombare nel buio o che
tornassero i dolori. Dallaltro perch le sorti di un rapimento si decidono entro le prime ventiquattro
ore. In base alla mia esperienza di psicologo della polizia, sapevo che nella prima fase la situazione
vittima-carceriere  caotica e disorganizzata. I due schieramenti devono ancora abituarsi luno allaltro,
la vittima deve ancora essere portata nel luogo di detenzione definitivo.  in questa fase che vengono
fatti pi errori, errori che si possono sfruttare per trovare lautore del rapimento e liberare lostaggio. 
 successo tutto poco dopo che  venuta a trovarti, Zorbach . Stoya mi guard.  Quindi adesso ti
chiedo: ti ha detto di sentirsi minacciata da Zarin Suker?
No, non esplicitamente. Pensai a come formulare meglio la risposta. Alina aveva parlato del
rapimento di una donna che doveva avvenire in un gabinetto pubblico mentre era accesa la radio. Ma il
conduttore si era sbagliato e quindi Alina era partita da una data sbagliata. Inoltre aveva pensato che la
vittima dovesse essere una ex paziente di Suker. Nella situazione attuale, per, tutti quei dettagli non
servivano granch, quindi feci cenno di s con gli occhi. Poi cercai di formulare una frase con le mie
labbra riarse, fallendo purtroppo sin dalle prime parole.
 Come 
 Com potuto succedere?  sentii dire a Scholle.  Suker, quel porco,  stato rilasciato ieri. Gli
agenti in borghese hanno perso le sue tracce sei ore fa alla stazione di Alexanderplatz. Si era messo in
fondo alla banchina:  saltato gi proprio mentre stava arrivando un treno ed  scomparso nella galleria
della metropolitana.
 La stampa ci far a pezzi,  aggiunse Stoya.  Ma sai benissimo che non abbiamo n i mezzi
n il personale per seguire ogni pazzo di Berlino. Da quando  stato dichiarato illegale prolungare la
custodia preventiva dovremmo occuparci per esempio di quattro pedofili che sappiamo saranno
recidivi.
Aprii la bocca per un grugnito di assenso, ma produssi solo un filo di bava che prese a
scendermi lungo il mento.
 Temo dobbiate arrivare a una conclusione, signori,  disse Roth, e solo in quel momento notai
che intanto tenevo gli occhi chiusi. Sorprendentemente la conversazione non sembrava agitarmi, ma
stancarmi.
 Sai perch Alina non ha voluto dirci niente delle informazioni che aveva su Suker?  chiese
Stoya.
Aprii e richiusi una volta gli occhi. In un primo momento non avevo nemmeno capito gran parte
di ci che Alina mi aveva detto. Solo in seguito, sentendo il conduttore radiofonico, mi erano tornate in
mente le sue parole, che allimprovviso avevano assunto un significato terrificante.
 Perch?  chiese Scholle.  Perch Alina non ha voluto parlare con noi?
Perch ha trovato un nesso fra Suker e Julian, pensai. E per lo stesso motivo, non dissi una
parola.
Alina era dellidea che loculista sapesse qualcosa di mio figlio e che avesse addirittura dei
sensi di colpa.
La cosa con Julian  colpa mia, o qualcosa di simile, erano stati gli ultimi pensieri captati
durante il trattamento.
Se avevo capito bene, cera poi stata una donna china sopra il medico ormai in fin di vita che
aveva parlato di una ricompensa, il che secondo Alina poteva forse stare a indicare che Julian era
ancora vivo.
Oppure che  stato trovato il suo cadavere, avrei obiettato se in quel momento fossi stato in
grado di articolare una convinzione.
Come avrei scoperto in seguito, Alina era stata molto in dubbio se comunicare o meno quelle
informazioni a Stoya, perch temeva di spezzare la sequenza degli avvenimenti futuri. Larresto di
Suker poteva salvare una nuova vittima, ma anche impedire al chirurgo di condurre la polizia dalla
donna della ricompensa, che, al pari delloculista, sembrava sapere qualcosa del destino di Julian.
 Adessciovoiodormire,  mentii, girandomi su un fianco.
Lintensit del dolore era diminuita e, se non stavo attento, per la prima volta da molte
settimane correvo il rischio di addormentarmi senza assumere sedativi. Per impedirlo, dovevo pensare
ad Alina e a cosa magari le stavano facendo in quellistante. Mi bastava immaginarlo per rimanere
sveglio.
Feci quindi finta di addormentarmi, lottando contro il vortice di spossatezza che voleva
trascinarmi verso il basso, verso un altro stato di consapevolezza, fino a quando i poliziotti non
rinunciarono a porre ulteriori domande e vennero accompagnati fuori dal dottor Roth.
Attesi mezzora, poi, esplodendo per limpazienza, scostai la coperta del letto e sistemai la sedia
a rotelle.
Capitolo 25
Dopo soli tre minuti  ed ero arrivato s e no a met camera  ero gi in un bagno di sudore. La
sedia a rotelle era leggera e maneggevole, eppure mi muovevo con esasperante lentezza. A ogni
centimetro aumentava il mio rispetto per i paraplegici. Avendo a disposizione una sola mano, senza
volerlo scartavo di lato ed ero costretto a correggere la direzione spostando il peso sullinutilizzabile
lato destro. Il mio braccio era pesante, la testa invece efficientissima. Sebbene quello sforzo inconsueto
spedisse il sangue troppo in fretta attraverso le vene, i dolori non si intensificarono, modificarono solo
stato di aggregazione. Se nei giorni precedenti erano stati acuti e nebulosi, adesso si erano addensati in
una poltiglia indistinta che a ogni movimento della testa mi sciabordava nel cranio. Stranamente cos
erano pi facili da sopportare: pensavo di poterli controllare meglio. La loro intensit diminuiva non
appena facevo una pausa per riposarmi.
A met strada  avevo appena aggirato il letto e un inutile tavolo  mi ricordai della nevicata
che negli ultimi giorni avevo osservato dalla finestra, e mi resi conto che per attuare il mio progetto non
avevo i vestiti adatti: ero a piedi nudi e in pigiama.
Dove vuoi andare? mi disse piano una voce. Non era un sussurro, assomigliava piuttosto a un
urlo che ci arriva attutito perch abbiamo la testa sottacqua. Il mio figlio immaginario sfruttava la
diminuita intensit dei dolori per farsi largo nel mio mondo interiore.
Quando ricordo le ore che precedettero la catastrofe definitiva, tendo a rappresentarmi idee e
impressioni in modo cronologico e ordinato. In realt nel mio cervello milioni e milioni di pensieri
erano appesi a singoli fili e la mia coscienza era un gatto giocherellone che con le unghie ne artigliava
prima uno poi laltro. In gran parte quei fili erano disperatamente ingarbugliati e strappati, e il caos
nella mia testa solo di rado aveva un senso. Pensavo a vermi ubriachi dentro un bicchiere di acquavite,
mi chiedevo che ore fossero in Cile o se a qualcuno fosse venuto in mente di pulire lacquario nella mia
camera da bambino, poi a un certo punto mi ricordavo il motivo per cui me ne andavo in giro per
lospedale su una sedia a rotelle. Istanti di lucidit in cui ero in grado di prendere decisioni chiarissime
si alternavano a momenti confusi. Poi si rifacevano vivi il dolore o il caos. O mio figlio morto.
Ti prego, resta con me, pap!
Capivo quellestremo tentativo di distogliermi dal mio piano, anche se piano era davvero
unespressione troppo altisonante per i miei ridicoli sforzi. Volevo solo andarmene da l, senza
nemmeno sapere con precisione dove fosse quel l e come, essendo invalido, potessi superare le
probabili misure di sicurezza. Non sapevo come arrivarci, ma sapevo almeno dove volevo andare.
Volevo tornare nel mio appartamento di Kreuzklln, al mio computer e al mio cellulare. Dovevo
finalmente fare ci che avevo per troppo tempo rimandato: cercare Frank. Sebbene gli altri fossero in
gran parte confusi e disordinati, quel pensiero particolare emergeva solido e immutabile come una
roccia dalloscuro oceano della mia anima: Trover e uccider Frank, lassassino di mio figlio.
Ma non sono morto, pap. Ti prego, non abbandonarmi, implorava la voce di Julian,
nonostante mi tappassi le orecchie.
E invece sei morto. Purtroppo.
Non sapevo se ci avessi pensato seriamente, ma sentivo quella inoppugnabile verit. Mio figlio
non viveva pi. Se Alina aveva avuto lintenzione di darmi qualche speranza, be, non ci era riuscita.
La tragedia aveva fatto di me un realista, non credevo pi nelle sue doti speciali. E anche se fossero
esistite: gli ultimi pensieri di Suker, che Alina diceva di avere captato nelle sue visioni  Ma forse
questa  davvero la giusta ricompensa per la mia colpa. Julian forse  confermavano solo quanto io
sapevo con certezza, e cio che Julian era stato ucciso da molto tempo, anche se il suo cadavere non era
ancora stato trovato, esattamente come Frank aveva previsto nel caso in cui avessimo provato a
simulare la mia morte. Ma in che rapporto erano Suker e il Collezionista?
Mi venne un crampo alla mano sinistra e dovetti fare una pausa prima di riuscire a spingere di
nuovo lindocile sedia a rotelle.
A posteriori, posso dire che mi comportavo come quella volta da ragazzino in cui avevo voluto
fare una sorpresa ai miei genitori, portando da solo in cantina la nuova cassapanca per la biancheria.
Avevo dodici anni, al momento della consegna ero da solo, pap e mamma erano al lavoro. Quando la
sera erano tornati a casa, la loro sorpresa era stata totale, anche se diversa da come lavevo immaginata.
Il parquet su cui, sopravvalutando alla grande le mie forze, avevo trascinato la cassapanca era rigato e
scheggiato, e quel catafalco in cantina non cera mai arrivato: era irrimediabilmente incastrato in una
porta.
Adesso ero pi vecchio ma non pi intelligente. Non lottavo pi con una cassapanca ma con un
altro oggetto ingombrante la cui volont ormai da un pezzo era diversa dalla mia: il mio corpo.
La volont pu smuovere le montagne, pensai e quando spinsi nuovamente la ruota in gomma,
avvertii il sudore allattaccatura dei capelli.  e la follia le sedie a rotelle.
Volevo uccidere Frank, e la mia sete di vendetta era verosimilmente stata attivata da unaltra
emozione negativa: la preoccupazione per Alina. In quel momento non me la sentivo ancora di
ammettere che, dopo la morte di mio figlio, al mondo potesse esistere qualcosa che fosse importante
per me. Mi sarebbe parso di tradire Julian. Probabilmente quindi era il mio inconscio a indurmi a
cercare la mia amica, anche perch intuivo che lei e quel misterioso Suker erano il punto in cui si
intersecavano i percorsi del male.
No, pap, ti sbagli,  implorava la voce di mio figlio.  Sono ancora vivo, ma in un altro
mondo. Non andartene, ti faccio vedere come puoi raggiungermi, cos텻
Piegai in avanti la testa, e londata di dolore cancell la frase incompiuta di Julian dalla lavagna
della mia coscienza. Quando rialzai lo sguardo, per un istante mi stupii dellambiente in cui mi trovavo.
Non avevo mai studiato la mia camera dospedale da quel punto di osservazione.
Da quando ero stato ferito, mi mancava del tutto il senso del tempo; ero tanto preso dal mio
mondo interiore che magari erano passate settimane, mentre me ne stavo a letto senza prestare la
minima attenzione a ci che mi circondava. Il mondo esterno era l da qualche parte, oltre una vetrata
opalina che non lasciava filtrare i rumori.  probabile che fosse un meccanismo protettivo del cervello
a impedirmi di osservare qualcosa con attenzione. Se avessi iniziato a riflettere sui fiori artificiali sopra
il tavolinetto o sulle lenzuola inamidate, avrei dovuto affrontare anche il fatto che sino al giorno prima
ero andato di corpo sempre sotto locchio vigile di uninfermiera che, al termine di quella complessa
procedura, col sapone liquido mi puliva prima il sedere, poi il pene.
Avevo quindi visto spesso larmadio accostato alla parete, senza per mai prenderne atto.
Aprendolo ora per la prima volta, mi aspettavo di trovarvi tuttal pi un accappatoio e un paio di
ciabatte di spugna e fu quindi una gran sorpresa quando vidi, in perfetto ordine, i vestiti che indossavo
il giorno del mio fallito suicidio: i jeans sformati, il dolcevita verde militare, il bomber imbottito e i
vecchi stivali Timberland. Camicia e pantaloni erano ordinatamente appesi a grucce di metallo e
protetti dal cellophane; qualcuno si era preso la briga di portarli in tintoria. Se ci fossero finite anche
parti del mio cervello o del cranio, ormai non era pi possibile stabilirlo.
Presi il bomber e me lo stesi sulle ginocchia. Gli stivali me li misi in grembo. Al pullover
rinunciai: la sola idea di far passare la testa fasciata attraverso quel collo stretto mi imperlava la fronte
di sudore.
Dopo quella che mi parve uneternit e dopo numerosi pensieri confusi, riuscii ad aprire la porta
della camera e a muovermi allindietro lungo il corridoio.
Era immerso nella penombra, illuminato solo da alcune luci di sicurezza inserite a intervalli
regolari nei listelli lungo le pareti. Ammesso che ci fossero dei rilevatori di movimento, fino a quel
momento non li avevo fatti azionare. Sentii un borbottio, come quello di un vecchio frigorifero, e il
fruscio dellimpianto di aerazione.
Rischiai un terremoto di media intensit sotto la volta cranica quando alzai la testa per capire se
ci fossero videocamere, ma tutto ci che vidi furono i tubi del riscaldamento e un fascio di cavi,
entrambi scoperti.
Senza videocamera addio fortuna, filosofeggiai assurdamente e partii. Decisi di prendere a
sinistra, istintivamente, forse perch lo stretto corridoio da quella parte sembrava pi breve. Nessun
cartello a indicare luscita, nemmeno il pittogramma per quella di sicurezza.
Come fa, chi si cura, a uscire da una casa di cura? pensai, trasformando quella frase in una
specie di conta che borbottavo stoicamente fra me e me mentre la mano sinistra diventava sempre pi
rigida. Negli ultimi giorni tuttal pi mi ero spostato dal letto alla finestra; adesso dovevo convincere il
veicolo sotto il mio sedere a girare a destra perch il corridoio svoltava ad angolo retto.
Spostai il peso e curvai. Le ruote di gomma cigolarono come scarpe da ginnastica nuove sul
pavimento di una palestra. Avevo fatto s e no dieci, quindici metri ma ero contento come se avessi
vinto la maratona di New York.
Dieci metri senza vetri, pensai, che forse significava: Dieci metri e non ti hanno beccato. Poco
dopo fu un pensiero minaccioso a farsi largo nella giungla delle mie inutili riflessioni: Cosa diavolo ?
In quel segmento del corridoio due luci di sicurezza su tre erano spente, quindi non avevo visto
subito lostacolo verso cui mi dirigevo; ma ormai non potevo pi ignorarlo. Proprio al centro del
corridoio si ergeva un muro buio che scintillava leggermente.
Ero cos stupefatto che dimenticai di rallentare. Il pavimento in quel punto era leggermente in
discesa, e presi velocit. Le mie capacit combinatorie invece sembravano frenate, perch solo quando
mi fermai a un passo dal grande schermo televisivo capii cosera.
Lapparecchio non era spento: il nero dello schermo era irregolare e non compatto.
Mi avvicinai abbastanza da appoggiare le mani sulla superficie senza polvere. Sotto i
polpastrelli sentii un leggero crepitio elettrostatico che mi fece socchiudere gli occhi.
Per un attimo mi chiesi se soffrissi di allucinazioni o se magari non avessi mai lasciato la
camera, ma fu proprio quel pensiero a dirmi che non mi trovavo in un mondo immaginario.
I pazzi non riflettono sul loro stato.
Mi chinai in avanti e cercai di interpretare le ombre sullo schermo. Ci misi un po prima di
riuscire a comporre le diverse sfumature di grigio e nero e a vedere un letto.
Quale reietto filma un letto? si chiese il mio cervello, al quale evidentemente piaceva pensare in
rima.
La stanza sullo schermo appariva vuota, per quanto mi sforzassi non vedevo nessuno. Eppure
non riuscivo a staccare gli occhi dal televisore. Era come fissare linfinito nulla delluniverso in attesa
di una stella cadente, senza sapere su quale punto soffermarsi per non farsi sfuggire nulla. Passarono
secondi privi di avvenimenti, durante i quali il mio spirito per qualche breve attimo minacci di andare
alla deriva; poi allimprovviso vidi un lampo.
Lo schermo divamp come se nella stanza fosse esplosa una bomba al napalm, e io alzai
istintivamente il braccio davanti agli occhi. Nello stesso momento, dietro la parete un animale ferito a
morte chiedeva, urlando, di essere salvato dai suoi tormenti.
Mezzo secondo, non di pi, poi torn il buio e lurlo si interruppe, ma quella breve eternit
bast a sconvolgermi. Iniziai a ridere per lo spavento e allo stesso tempo mi venne voglia di svuotare la
vescica. Non solo i miei pensieri, anche le mie reazioni fisiche erano ormai senza senso. Ma come
potevo assimilare limmagine di quella donna che, in una luce accecante, si era improvvisamente
materializzata sullo schermo e incisa per sempre sulla mia retina? Limmagine di quella donna che, con
gli occhi spalancati e sanguinanti sotto stretti occhialini da nuoto, scopriva i denti come in una folle
risata?
Non  un sogno, pensai.  la spaventosa realt e ti sta sbraitando contro. Ti urla in faccia e ti
mostra lorigine di ogni dolore.
Nello stesso tempo, mi allarm la voce di Scholle alle mie spalle, che con un sorriso mi
chiedeva se volevo vedere ancora una volta Tamara Schlier.
Capitolo 26
A un giorno dalla sua nascita, i genitori di Tamara Schlier si erano chiesti preoccupati se la loro
bellissima figlioletta avrebbe mai aperto gli occhi. Che dormisse, piangesse o facesse i primi tentativi
di attaccarsi al seno della mamma  salvo rari momenti, Tamara teneva sempre ben chiuse le palpebre.
Sembrava che non volesse vedere con i propri occhi il freddo mondo in cui era stata bruscamente spinta
(con laiuto di unostetrica e di una pediatra che durante le ultime doglie aveva dato una mano
gettandosi sulla pancia della mamma). Naturalmente si era trattato di una preoccupazione ridicola e
immotivata, perch gi poche ore pi tardi, mentre le cambiavano il pannolino, con un impetuoso scatto
dira la neonata aveva spalancato gli occhi regalando ai genitori uno sguardo carico di rimprovero che
li aveva commossi fino alle lacrime.
Allora, trentadue anni prima, nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbe davvero arrivato
il giorno in cui Tamara avrebbe desiderato di non essere mai venuta alla luce; in senso proprio, perch i
suoi tormenti erano al di l dellimmaginabile.
Come avrei saputo in seguito, il supplizio che le aveva inferto Zarin Suker non laveva solo
privata della volont di vivere e di una buona parte della ragione; asportandole le palpebre prima di
stuprarla per ore, loculista le aveva anche rubato la facolt di isolarsi dal mondo.
 Non pu battere le palpebre,  disse Scholle toccando con un dito lo schermo su cui qualche
secondo prima il volto deforme di Tamara era riscomparso nelloscurit. Prima mi aveva spiegato che
per qualche ora non saremmo stati disturbati, dato che aveva concesso una pausa alla guardia che di
solito piantonava il corridoio.
 Si chiama Tamara Schlier. Non sopporta la luce, come dimostrano le urla. Per questo se ne sta
giorno e notte al buio, controllata dai medici attraverso una videocamera a raggi infrarossi.
Mentre parlava, Scholle aveva acceso la luce in corridoio e girato la sedia a rotelle in modo da
potermi guardare con un ghigno di compatimento.
 E per lo stesso motivo deve sempre portare degli occhialini da nuoto:  lunico modo per
fermare la polvere e altre particelle. Non molto gradevole, vero?  Sogghign di nuovo.  Ma a essere
sinceri, neanche tu hai una gran bella cera, Zorbach.
 Cassovuoi?  biascicai, incapace di articolare con chiarezza.
 Sono io a fare le domande, amico.
Il suo sguardo si ferm sui vestiti che avevo sulle ginocchia.
 A quanto vedo non ti manca la forza per tentare la fuga. Non lavrei mai creduto, ma ti
ringrazio per essermi finito dritto fra le braccia. Mi hai risparmiato un po di strada, perch stavo
appunto venendo a farti una visitina.
Cerc il mio sguardo.
 Da solo, senza Stoya e senza il tuo dottor Roth.
Avrei voluto aggrottare la fronte a indicare che non avevo capito, ma allimprovviso il mal di
testa esplose e il mio corpo fu colto da un crampo.
 Di, Zorbach. Risparmiami la scena dello spastico rincretinito.  una parte che non ti si
addice.
Scossi la testa, peggiorando cos i miei dolori.
 Piantala. Me ne sono accorto, prima, quando eri in camera, che stavi fingendo. E a quanto
pare  alz uno stivale e me lo fece ricadere in grembo,  il mio sospetto ancora una volta era
fondatissimo. E quale sarebbe la meta?
 Nonlosci,  dissi sincero, mentre una parte della mia ragione si chiedeva cosa significasse
quello strano discorso. Durante il nostro ultimo incontro, Scholle aveva tentato di schiacciarmi la faccia
su una piastra elettrica perch credeva che il Collezionista fossi io.
 Cosa ti ha raccontato Alina, per farti venire in mente di scappare in piena notte?
Adesso i dolori erano cos forti che dovetti chiudere gli occhi.
 Risparmiati le smorfie,  protest Scholle.  Sono sicuro che, delle mie parole, nel cervello te
ne arrivano molte pi di quante vuoi ammettere. Quindi adesso ascoltami bene. Lo so che mi consideri
uno stronzo. Ma questa volta non sono venuto a tormentarti, anche se pu sembrare che sia cos. Sono
un poliziotto.
Chiusi gli occhi.
 In altre parole, il mio lavoro  prendere i cattivi. Lo ammetto, non a tutti piacciono i miei
sistemi. Ma per me conta solo il risultato. Se penso di poter salvare un innocente, non esito a far sputare
sangue a un sospetto
E se capita gli bruci la faccia.
  anche correndo il rischio che sia innocente,  conferm il pensiero che non avevo espresso.
 Un livido prima o poi passa. Ma questo  e con la mano grassoccia tocc lo schermo accanto a noi,
 le ferite di quella donna non guariranno mai.
Solo in quel momento mi accorsi che in mano aveva il telecomando, con cui modificava la
risoluzione dello schermo. Aument il contrasto dellimmagine e riconobbi Tamara davanti alla parete
alla quale era accostato il letto, la schiena rivolta alla videocamera.  Tamara Schlier non pu
distribuire il liquido lacrimale su tutta la pupilla, Zorbach. Sai cosa vuol dire?
Chiusi gli occhi seguendo un riflesso condizionato.
 Ogni due ore viene un infermiere a metterle delle gocce. Ogni due ore!  Scholle mi piazz
due dita davanti agli occhi.
 Quel pezzo di merda le ha tagliato i muscoli oculari in modo che non le possano essere
trapiantate le palpebre. Non potr mai pi dormire tutta la notte e alla lunga le due ore non basteranno
probabilmente nemmeno per salvarla dalla cecit. Capisci adesso perch devo parlare con te?
Cerc il mio sguardo.
 Dimentica tutto quel che c stato fra noi, e da ancora unocchiata.
Mi gir di nuovo verso lo schermo.
 Probabilmente, Alina adesso  nelle mani della bestia responsabile delle sofferenze di questa
donna, capisci? Se sai qualcosa, dimmelo. E se non puoi parlare, allora scrivi, o disegna con i piedi se
preferisci, ma fai qualcosa per aiutarci a prendere quel porco. Riesci a fartelo entrare in quella zucca
bucherellata?
Annuii piano, senza distogliere lo sguardo dalla silhouette di Tamara. Il suo corpo era del tutto
immobile, sembrava un manichino, solo il braccio destro fluttuava allaltezza della testa e sembrava
voler cancellare qualcosa dal muro.
 Cosciastafascendo?  chiesi.
 Mah, difficile dirlo. Prova a fartene unidea da solo.
Scholle spense di nuovo la luce in corridoio e mi spinse vicino allo schermo. Mi ci volle un po
prima di riconoscere loggetto che Tamara aveva in mano.
 Pennello?  chiesi, sempre incapace di articolare pi di una parola per volta.
 Pennarello,  mi corresse Scholle.  Riempie le pareti. Invece di rilasciare la deposizione con
cui potremmo incastrare Suker, si dedica tutto il giorno ai graffiti.
 Coscia?
 Vuoi sapere cosa disegna?
Scholle mi avvicin ancora allo schermo.
 Non ne abbiamo idea, amico.
Azion di nuovo il telecomando e apparve la tipica schermata del desktop di un computer.
Evidentemente i medici avevano la possibilit di accedere a tutti i documenti di tutti i malati, visto che
comparivano sul monitor. Scholle apr la cartella Tamara_Schlier_Pics e ingrand il dettaglio.
Quando capii cosa voleva farmi vedere, il mio impulso fu di distogliere lo sguardo. E invece
feci il contrario. Ero come il testimone di un incidente che, pur desiderando di essere altrove, resta
tanto affascinato dallorrore che non riesce a staccarne gli occhi.
 Sembra il disegno di un bambino,  spieg Scholle inutilmente. Avevo capito al primo
sguardo cosa rappresentavano quelle righe maldestre sulla parete bianca. Le proporzioni della villetta 
a due piani, con sei finestre  erano sbagliate come nei disegni attaccati sui frigoriferi delle case dove
abitavano dei bambini piccoli. Un disegno ingenuo, con un sole troppo grande sopra il tetto spiovente e
una porta dingresso che ai tre componenti della famiglia radunati sul prato appena accennato arrivava
s e no al petto.
 Lavora quasi senza interruzione a quel disegno. Finita una casa ne inizia unaltra, le pareti
sono piene. Allinizio pensavamo che stesse disegnando ledificio in cui Suker lha torturata, ma
 Laconoscio,  lo interruppi, cercando allo stesso tempo di reprimere i conati di vomito.
 La conosci?
Annuii, mentre Scholle si chinava su di me sospettoso.
 Labbiamo confrontata con tutte le immagini e tutti i video memorizzati nelle banche dati
informatiche su Berlino e non siamo venuti a capo di niente.
 Iolaconoscio.
 Okay. E dov?  Scholle sembrava sul punto di scuotermi.  Ci sai dire lindirizzo?
S, e Dio sa quanto vorrei che cos non fosse.
Avevo visto innumerevoli volte la casa che, nelloscurit, Tamara disegnava sulle pareti della
sua camera.
Capitolo 27
Alina Gregoriev
Quando si svegli, per un attimo Alina pens di essere gi morta. Come ogni mattina apr gli
occhi per fissare lo sconfinato nulla che definiva il suo mondo, ma in quelloccasione non sent il
proprio corpo. Prima di alzarsi, normalmente restava sdraiata ancora qualche minuto per sentire il peso
con cui schiacciava il morbido materasso a molle del suo letto. Solo un po alla volta, mentre con la
mano accarezzava il lenzuolo intriso di sogni, veniva svegliata dagli stimoli dellambiente circostante.
Sentiva lodore di polvere e legno sotto il tetto, il rumore del traffico nella Brunnenstrae, lalito
cattivo del mattino sulla lingua. Ma oggi era tutto diverso.
Oggi laveva completamente inghiottita il vuoto nero. Non sentiva n odori n rumori, non
avvertiva n caldo n freddo, e sebbene non lavesse ancora messa alla prova era certa che neanche la
sua voce avrebbe funzionato.
 questo che si avverte quando non si  pi in vita?
Per il momento le era rimasto solo il vago ricordo di un dolore lancinante che, prima che
perdesse conoscenza, dal collo era sceso verso la spina dorsale. Il dolore era affiancato da altri ricordi,
apparentemente irreali, in cui avevano un ruolo una toilette per signore, un conduttore radiofonico e
Alex Zorbach, ma erano impressioni difficilmente afferrabili, come le sequenze di un sogno subito
dopo il risveglio, e anche questo stava a indicare che non era sopravvissuta a quanto doveva esserle
capitato.
Ma allora perch continuo a essere cieca?
Il pensiero la rattrist. Per qualche motivo irrazionale era sempre stata sicura che dopo la morte
non avrebbe pi sofferto del suo handicap.
Cerc di muovere le braccia per sentirsi il polso, ma non ci riusc.
Respiro? si chiese senza sapere come scoprirlo, e allimprovviso si ribalt. Perse lequilibrio,
fece vorticare gambe e braccia in cerca di un appiglio per non cadere nellabisso che si apriva sotto di
lei. Fu in quel momento che si accorse di dormire ancora. Fino a quel momento la sua coscienza si era
rifiutata di abbandonare il mondo dei sogni. Ma adesso era accaduto qualcosa nella realt che le
impediva di fluttuare in quella clemente assenza di gravit e di sensazioni. Se fino a quel momento
aveva avuto paura della morte, fu colta da un orrore ancora pi intenso quando avvert le proprie
caviglie bloccate da ceppi di metallo. Quando sent sferragliare le catene che le bloccavano le mani
dietro la testa. E quando sul lobo dellorecchio percep la lingua di Zarin Suker che con voce roca
diceva:  Benvenuta nella mia magione.
Capitolo 28
 Mi sleghi.
La sua voce era debole come lei, il che era abbastanza normale visto che i tranquillanti con cui
Suker laveva sedata circolavano ancora nel suo sangue. Era esausta, ogni respiro le richiedeva uno
sforzo enorme. Non fosse stato per la rabbia provocata dalla paura, che le accelerava il polso,
probabilmente si sarebbe riaddormentata.
 Suker, stronzo,  disse.  Sto parlando con lei.
Loculista rise del suo coraggio simulato.
 Capisco che sia arrabbiata, Alina. Lo sarei anchio se fossi al suo posto su un tavolo settorio.
Ma pensa sia una buona idea offendere luomo col bisturi?
Tavolo settorio? Bisturi? Alina si sforz di mantenere la calma. No, non ci pensare. Usa queste
parole per eccitarsi con il terrore che provi.
 Cosa vuole?  chiese, e deglut.
Oltre al mal di testa, a peggiorare le cose ci si era messa una fortissima nausea. Non ricordava
se Suker le avesse fatto uniniezione di barbiturici o premuto sulla bocca una spugna imbevuta. In ogni
caso le droghe le avevano fatto perdere conoscenza e smarrire il senso del tempo. Possibilissimo che
fosse l da ore, magari da giorni, anche se non le era chiaro dove fosse l. Tutto ci che avvertiva era
lassenza di qualsiasi riflessione sonora, il che le impediva di valutare le dimensioni di quel posto.
Una volta John le aveva descritto con grande precisione le immagini del suo horror preferito, in
cui aveva un ruolo di primo piano un mattatoio piastrellato dove animali squartati erano appesi accanto
a cadaveri umani sventrati da poco. Nei suoi incubi aveva sempre immaginato che, se un giorno le cose
si fossero messe al peggio, si sarebbe svegliata in un ambiente simile.
Il luogo in cui si trovava in quel momento per non puzzava n di sangue n di cadaveri, e la
sua voce non produceva la risonanza tipica dei locali piastrellati. Eppure, per motivi che non riusciva a
capire, era certa di trovarsi in un mattatoio.
Nel mattatoio di Suker, arredato in base al suo gusto perverso.
 Che intenzioni ha?
 Cosa sente?  rispose Suker mentre con la mano le percorreva il ventre piatto. Se lavesse
toccata con un taser la sua reazione non sarebbe stata pi violenta. Alina ebbe un sussulto, inarc la
schiena, poi si contrasse sul tavolo duro, coperto solo da un sottile materasso.
 Shhh, si rilassi
Alina ansim forte, senti le morbide dita di Suker compiere movimenti circolari intorno al suo
ombelico e solo in quellistante si rese conto
 sono nuda!
Comprese allora che la situazione era disperata. Le possibilit di cavarsela pi o meno senza
dolore e viva, magari, erano ridotte al lumicino. Si sforz di non piangere, almeno non in quel
momento, sebbene nemmeno lei sapesse che cosa sarebbe cambiato piangendo pi tardi. La sua
disperazione, la sua paura nuda  era proprio il caso di dirlo  e cruda non possono aumentare
ancora, fece in tempo a pensare, prima di rendersi conto che si era sbagliata.
E invece s, possono aumentare. La paura pu aumentare sempre.  come il dolore. Non ha
confini, si disse quando Suker si avvicin tanto che lei avvert il calore del suo corpo, e questo era
peggio di tutto ci che aveva sentito fino a quel momento. Perch non era solo lei a essere nuda. Anche
Suker si era tolto i vestiti.
Capitolo 29
Alexander Zorbach (io)
Appoggiai la faccia contro il vetro e mi godetti il freddo. Mi schiariva i sensi e rinfrescava la
mente febbricitante, avrei aperto il finestrino se solo fossi riuscito a trovare quel maledetto pulsante. In
pochi minuti raggiungemmo lo stabilimento balneare del Wannsee, e chiusi gli occhi. La pallottola
nella mia testa aveva cambiato molte cose, ma non la mia opinione sulla citt in cui vivevo. Alla vista
dello stabilimento, gran parte dei berlinesi ricorda giornate estive del passato, musica a tutto volume,
risa di bambini, pattumiere stracolme e odore di crema solare.
Io, invece, guardando il parcheggio davanti allingresso ricordai il giorno di nove anni prima in
cui, dietro i gabinetti pubblici, in una scatola di cartone avevamo trovato il cadavere di una bambina.
Allepoca ero ancora nella polizia e accompagnavo casualmente un collega al quale, mentre eravamo al
cinema, era suonato il cercapersone. Lassassino si era disfatto della vittima insieme ai rifiuti
ingombranti. Trovammo la scatola marrone accanto a un vecchio televisore e a due sacchi per la
spazzatura, il cui contenuto ci avrebbe permesso in seguito di identificare il colpevole: un insegnante di
musica ventiquattrenne che dopo la lezione di violino aveva intercettato la sua migliore allieva, che di
anni ne aveva sette, portandola in un capanno alla periferia di Berlino. Prima di violentarla, aveva
legato la bambina secondo una tecnica definita altalena cinese: pi la vittima cerca di divincolarsi,
pi si strozza.
Quando quella notte mi ritrovai a fissare la scatola, arrivai a una conclusione che aveva la forza
e lineluttabilit di una legge di natura: se qualcuno avesse fatto qualcosa di simile a mio figlio, non lo
avrei denunciato. Non sarei andato alla polizia per fare arrestare il colpevole. Non avrei perso tempo ad
aspettare un processo durante il quale il pubblico ministero non sarebbe riuscito a dimostrare la
premeditazione e i giudici avrebbero optato per una condanna a tre anni e mezzo per omicidio colposo
perch  nel dubbio, in favore dellimputato  partivano dal presupposto che lo stupratore avesse stretto
troppo la corda solo per sbaglio.
Sarei invece andato in cantina e avrei oscurato le finestre. Avrei insonorizzato il locale con
appositi pannelli presi in un fai da te, mi sarei procurato una fresatrice per metalli, un cacciavite
elettrico, numerose bottiglie di soda caustica, un bollitore e una pistola sparachiodi ben rifornita.
La valigetta di pronto soccorso sarebbe stata a portata di mano accanto al letto e mi sarei
preoccupato che il defibrillatore fosse carico, cos quel porco avrei potuto recuperarlo se avesse cercato
di tirare le cuoia troppo presto. Poi avrei preso in mano la situazione: mi sarei messo a cercare
lassassino, lavrei trovato e lavrei portato nella mia cantina. Sapevo naturalmente che la mia
posizione era contraria a qualsiasi principio giuridico. Sebbene il Collezionista avesse ucciso mia
moglie, rapito mio figlio e lasciato me con una pallottola in testa, riuscivo ancora a capire i buonisti che
con teorie razionali inveivano contro la pena di morte; ma ormai, visto che mio figlio probabilmente
marciva chiss dove, vivevo in un altro mondo. Un mondo in cui vigeva ununica regola alla quale mi
sarei attenuto: dovevo sopravvivere fino a quando avrei trovato e ucciso Frank.
Il mio punto di vista radicale probabilmente non si distingueva poi tanto da quello di Scholle,
che a sua volta non badava molto alla legge quando aveva la sensazione di fare la cosa giusta.
Per esempio non riuscivo a immaginare che il dottor Roth fosse daccordo sul fatto che, senza
chiedere il suo assenso, una mezzora prima Scholle mi aveva portato via da Schwanenwerder. Anche
se in quel momento stavo meglio e a parte una pressione sorda dietro gli occhi non sentivo quasi
dolore, nelle mie condizioni non potevo certo viaggiare, a maggior ragione non senza la sedia a rotelle.
Scholle laveva mollata al parcheggio, dopo due vani tentativi di metterla nel portabagagli. Inoltre al
massimo entro quattro ore avrei dovuto prendere le medicine, il che non aveva impedito a Scholle di
firmare i documenti di dimissione e di spingermi fuori dallospedale. Gli avevo infatti detto che
conoscevo il disegno che Tamara Schlier proponeva in svariate copie sulla parete della sua camera.
Bastava e avanzava.
 Ti starai chiedendo perch lo faccio,  disse Scholle gettandomi unocchiata indagatrice e
tornando poi a fissare la strada.
Se ricordavo bene, erano le prime parole che mi rivolgeva da quando mi aveva piazzato sul
sedile anteriore e messo la cintura. Magari per stavamo discorrendo gi da un po della pace nel
mondo o del tempo. Da quando avevo appoggiato la testa contro il finestrino stavo meglio, ma facevo
comunque fatica a concentrarmi. Forse molti dettagli non riuscivo a ricordarli proprio perch stavo
meglio. Il dolore faceva via via spazio a una plumbea stanchezza che era diversa dalla pesantezza
provocata dai farmaci delle ultime settimane. Era pi intensa e meno superficiale.
 Voglio dirti una cosa, anche se non so bene nella tua zucca cosa riesce ad arrivare . Scholle
fece una breve risata.  Ma pu darsi che te lo dica proprio perch sei un po fuori e posso smentire
tutto se un giorno torni normale . Fece una pausa e mise la freccia.  Voglio scusarmi,  borbott.
Cosa?
Riuscii a girare la testa senza perdere lequilibrio.
Mi aspetti al buio in corridoio, mi fai vedere la faccia spaventosa di una donna che  stata
torturata, mi trascini via dallospedale nel freddo e poi ti scusi?
 La volta del Collezionista, ho davvero esagerato,  disse.  Pensavo davvero che fossi tu. O
almeno che fossi suo complice. Il tempo era agli sgoccioli, e sono stato un po brutale, lo so. Ma sei
stato poliziotto anche tu, Zorbach. Sai come vanno le cose. Se vogliamo prendere la feccia, a volte
facciamo cose che poi nei verbali non ci sono. Come in Afghanistan, amico. Danni collaterali li
chiamano. E quando combattiamo contro quei pazzi l fuori che rapiscono i nostri figli e poi li
uccidono,  come stare in guerra, no? Le vittime civili ci stanno, se vogliamo garantire la pace.
Se ne avessi avuta la forza, avrei risposto che esisteva una linea sottile ma molto chiara che
faceva da confine tra le nostre idee. Una cosa era vendicarsi di un assassino accertato, come Frank, che
mi aveva personalmente confessato i suoi delitti. Del tutto diverso era torturare qualcuno solo in base a
un sospetto.
Il mio sguardo cadde sulle chiavi nel quadro daccensione, sotto lo sterzo. Era coerente con il
sottile senso dellumorismo di Scholle che vi fosse attaccato un ometto di plastica in divisa da carcerato
con un cappio intorno al collo. Passammo sopra una buca e limpiccato dondol come un pendolo.
 Lo sai che ho perso un figlio anchio,  disse lui, ancora nel patetico tono da
non-avevo-altra-scelta. Annuii con atteggiamento complice, non volevo che mi raccontasse per
lennesima volta la storia della ex moglie russa. Laveva conosciuta quando faceva la prostituta,
laveva liberata da un bordello illegale e sposata, per di pi. E lei, piena di gratitudine, aveva rapito il
figlio portandolo a Jaroslavl. Dato che allepoca aveva ignorato quanto gli diceva la pancia e laveva
lasciata partire da sola per il suo villaggio dorigine, Scholle adesso non esitava un secondo a dar retta
al proprio istinto.
 Allora si trattava di mio figlio, Zorbach. Oggi del tuo. Lo ammetto: di Alina e Suker non me
ne frega niente. Ma visto che ho fatto una cazzata, perch Frank lavevo in mano e lho lasciato andare,
adesso devo riparare, capisci? Voglio aiutarti a prendere lassassino di tuo figlio.
Mi guard, cercando sul mio volto un cenno di comprensione.
 Mentre avevi le flebo, mi sono dato da fare,  prosegu.  Stoya adesso ha dato la massima
priorit al caso Zarin Suker perch  convinto di essere a un passo dalla soluzione. Lo conosci, quel
posapiano.  bravo, ma pensa solo alla carriera. E poi Suker  gi stato dentro, mentre di Frank non
abbiamo nemmeno una traccia. Una deposizione di Tamara e il nostro fallimento con il Collezionista
sarebbe acqua passata, capisci?
Chiusi gli occhi nella speranza di poter controllare la nausea che lultima curva mi aveva fatto
venire.
 Per il Collezionista comunque ho fatto gli straordinari, non ho mai mollato. Vuoi sapere cosa
ho scoperto?
Mi si abbassarono brevemente le palpebre, gesto che Scholle erroneamente interpret come un
assenso.
 No so cosa ti abbia detto Alina, ma penso comunque che abbia ragione. C un nesso.
Mi sforzai di tenere aperti gli occhi.
 Ti faccio sentire. Ascolta bene.
Dalla tasca interna della giacca, estrasse una cassetta che infil nel registratore. Era di pessima
qualit, il suono distorto; si sentivano fruscii e crepitii come in un nastro usato pi volte, il che aument
ulteriormente lorrore che mi provoc quella voce rotta.
Capitolo 30
Colpa, disse, e nei minuti seguenti fu quella la parola che us pi spesso.
Impaurita fino al midollo, la donna normalmente parlava piano, con voce mite, leggermente
febbrile; la parola colpa, invece, la pronunciava a volte con rabbia, spesso con disperazione, ma in
ogni caso sempre forte e chiara.
Vuole aprire gli occhi alla gente. Me lha detto pi volte, ogni volta ridendo.
 per questo che le ha fatto quello che le ha fatto, Tamara?  chiese una voce maschile che
identificai con quella di Stoya, sebbene in quellinterrogatorio si esprimesse con molta pi cautela del
solito.   per questo che le ha asportato le palpebre?
S. Diceva che non dovevo mai pi chiudere gli occhi davanti alla mia colpa. Davanti al dolore
che avevo causato agli esseri umani.
Suker ha spiegato cosa intendesse dire?
Se mi ha detto di quale colpa mi sono macchiata?
S.
Il fruscio del nastro divenne pi forte e solo dopo un lungo intervallo fu di nuovo coperto dalle
parole di Tamara.
S. S, lo so qual  la mia colpa.
E qual ?
Pausa. Scholle aveva messo la freccia e per un po si sent unicamente quel rumore.
Secondo Suker di quale colpa si  macchiata, Tamara?
Non solo secondo Suker.
In che senso?
Suker ha ragione. Ho fatto davvero qualcosa di tremendo. Ho fatto soffrire delle persone e
potevo evitarlo.
In che modo? Cosha fatto?
Una nuova pausa durante la quale il fruscio fu interrotto solo da singhiozzi gutturali. Chiusi gli
occhi e riuscii a vedere Tamara con gli occhialini da nuoto che nella semi-oscurit scuoteva disperata la
testa.
Non voglio parlarne, singhiozz.
Perch no?
Ho paura.
Di cosa? Suker, luomo che le ha fatto tutto questo,  in carcere, Tamara.  dentro. Non pu
farle pi niente.
Stoya pareva essersi un po scostato dal microfono, probabilmente si era alzato e aveva messo
una mano sulla spalla della donna nel tentativo di tranquillizzarla. Non credo che lavesse abbracciata;
la sua capacit di immedesimazione non era cos accentuata, anche se la testimone in quel momento ne
avrebbe avuto terribilmente bisogno. Non ci volle molto, poi si risent Tamara. Sembrava pi
controllata.
Non di lui.
Prego?
A Suker non servo pi. Di lui non ho paura.
E di chi allora?
Non  solo.
Aprii gli occhi e guardai Scholle, che a sua volta mi guard con fare complice, come a dire che
ci stavamo avvicinando alla parte importante della storia.
Come dice? Ho capito bene?  chiese Stoya agitato.  Ha un complice?
Pausa. Fruscio. Poi si sent di nuovo il commissario.
Tamara, la prego.  importantissimo. Unultima domanda per oggi: chi ha aiutato Suker?
Non posso dirlo. Non posso.
Come facciamo a proteggerla, Tamara, se non sappiamo
Non posso, ripet la testimone, aumentando a ogni pausa il volume della voce. Alla fine
grid: Spenga! Spenga quellaffare! Subito
A quel punto il nastro si interruppe.
Scholle tolse la cassetta dallautoradio e la tenne ad altezza docchio fra pollice e indice.
 La registrazione risale a pochi giorni dopo il ritrovamento di Tamara Schlier. Come aveva
fatto anche con tutte le altre vittime, Suker lha lasciata in un luogo che i nostri profiler definiscono
connotato sessualmente. La prima donna lavevamo trovata nel cortile di un bordello oggi in disuso,
unaltra era legata al bidone della spazzatura in un parcheggio molto frequentato da marchettari.
Tamara era riuscita a liberarsi ed  stata trovata mentre vagava sconvolta per le scale di una fabbrica.
Una fabbrica che ospita alcune case di produzione di film porno.
La violenza come surrogato del soddisfacimento, mi pass per la testa. La zona del cervello
responsabile della semplice analisi dei fatti evidentemente funzionava meglio delle aree preposte
allemotivit. Mutila le donne per scaricare la sua voracit sessuale. Probabilmente avr un orgasmo
non appena appoggia il bisturi. Lo stupro non  che un epilogo.
 Lhai sentita: allinizio, anche se era spaventatissima, aveva promesso di fare una deposizione
dettagliata e di confermarla in tribunale sotto giuramento, se le avessimo garantito lincolumit. Quindi
labbiamo portata a Schwanenwerder, dove piano piano si era rotto il ghiaccio.
 Chi?  chiesi con voce impastata.
 Vuoi sapere chi  il complice?
Rimise la cassetta nella giacca e afferr con vigore il volante.
 Il nome non ce lha mai detto. Ceravamo quasi, ma poi c stato uno strappo. Da un giorno
allaltro  impazzita, non faceva che urlare e ha iniziato a imbrattare le pareti. E sai quando c stata
questa svolta psicologica?  Acceler senza evidente motivo.  Proprio il giorno in cui tu sei stato
ricoverato a Schwanenwerder.
Aggrottai la fronte, e Scholle alz la mano rassicurante.  Lo so, non dimostra certo che esista
un nesso fra Suker e il tuo caso. Ma  comunque strano, non trovi? Non fai in tempo ad arrivare nella
nostra casa sicura che lei ritira la deposizione e si chiude a riccio.
 Come?  chiesi, continuando la serie delle mie succinte domande, grato che Scholle le capisse
lo stesso.
 Come pu avere saputo di te? Sinceramente non ne ho idea. Roth  onesto, di sicuro non ha
parlato del tuo ricovero. Il personale viene controllato pi severamente dei collaboratori dellM16,
garantisco per chiunque lavori qui. Non ci sono talpe. Per, appunto,  davvero molto strano. Come la
faccenda di Suker, che a quanto pare anche in galera sembra avere delle fonti di informazione segrete.
Era in isolamento senza tv n giornali n internet, ma quando Alina  andata da lui, sapeva tutto del tuo
caso.
Riuscii ad annuire senza che mi venisse la nausea. Iniziavo a capire la catena di indizi di
Scholle.
Tamara ha paura dei complici di Suker. Dei suoi assistenti. La sua paura aumenta nel momento
in cui vengo ricoverato. Suker sa tutto di me, di Alina, di Julian. E Alina nella sua allucinazione aveva
visto il nesso fra Julian e Suker.
Nonostante tutto, per, in quel momento mi sembrava azzardato dedurre da questo insieme di
indizi, ipotesi, casualit e follie esoteriche il sospetto che Frank Lahmann fosse la persona di cui
Tamara aveva tanta paura.
C qualcosa che non torna.  vero, alle sue vittime Frank cavava locchio sinistro, e lo faceva
con una perizia che doveva aver imparato da qualche parte. Eppure, per anni ha fatto il tirocinante da
un veterinario. Non da Suker O invece s?
 Se non interpreto male il tuo sguardo vitreo, sei ancora scettico,  disse Scholle. Alzando gli
occhi notai che avevamo raggiunto la zona che gli avevo indicato.
 Ti capisco, Zorbach, ti capisco. Per te lho detto, ho fatto i compiti. Lo sapevi che Frank
porta le lenti a contatto?
 Allora?
 Prova a indovinare chi gliele ha prescritte per la prima volta, anni fa?  disse lui mentre
svoltava nella nostra via. Mi sentii gelare.
Si ferm davanti alledificio che era stato casa mia e che adesso emergeva dal cimitero dei miei
sogni vuoto e buio come una lapide. Se si prescindeva dagli errori di prospettiva e dal fatto che aveva
aggiunto un piano, Tamara Schlier aveva disegnato abbastanza bene la nostra casa sul Rudower
Drferblick. Persino la rimessa degli attrezzi accanto al prato dove avevo trovato il corpo di mia moglie
era al posto giusto.
 Non ci credo,  disse Scholle mettendo gli abbaglianti per illuminare meglio la casa
abbandonata. Fece un fischio di approvazione.
 E sai anche spiegarmi perch Tamara alle pareti della sua camera disegna casa vostra?
Scossi la testa. No, non lo sapevo spiegare. E non avevo idea del perch un disegno identico
fosse da anni sopra il letto di mio figlio. E nemmeno sapevo spiegarmi perch fosse aperta la finestra
della camera di Julian.
Capitolo 31
Alina Gregoriev
Da quando Zarin Suker laveva raggiunta sul tavolo immobilizzandole le braccia con le
ginocchia, Alina cercava di rilassarsi, soprattutto per limitare il dolore che la attendeva. Una volta
aveva letto che gli avvocati della difesa interpretavano la mancata resistenza come un assenso al
rapporto sessuale, facendo cos cadere laccusa di violenza carnale. Ma non le importava, tanto pi che
da quando sentiva gli organi genitali di Suker sulla pancia, era certa che non avrebbe mai pi potuto
deporre.
 Perch lo fa?  chiese.  Perch a me?
Era una delle decine di domande grazie a cui fino a quel momento era riuscita a rimandare
linevitabile. Se parlava, Suker smetteva di palparla.
 Glielho gi spiegato quando eravamo nel gabinetto, quando sono venuto a prenderla, cara.
Voglio portare a termine quel che ho iniziato.
Le appoggi la mano sul seno destro.
 Ma non  da lei!
 Ah no?  Suker rise fragorosamente.   stata proprio lei, al nostro primo incontro, a
spiegarmi che sono uno stupratore privo di scrupoli.
 Non intendo questo . Alina gemette quando lui le storse la barretta del piercing al capezzolo.
 Non  coerente che si stacchi dal suo metodo.
 E quale sarebbe il mio metodo?  Suker accent divertito le ultime due parole.
 Inizia  Alina represse un urlo quando Suker le insinu una mano fra le gambe.  Voglio
dire, non inizia cos.
  una bambina intelligente, Alina . Lui ritrasse la mano.  E ha ragione.
 In che senso?
 Non la violenter.
Alina avvert con sollievo che il peso sul suo corpo scompariva. E anche i rumori non
lasciavano dubbi: Suker era sceso dal tavolo.
 Forse non le far piacere sentirlo. Ma non ho intenzione di unirmi a lei.
 No?  chiese Alina, con un tono pi supplichevole del previsto.
 No. O almeno non ancora . Suker ridacchi e Alina non ebbe dubbi che avrebbe subito
aggiunto: Prima le taglio le palpebre.
Ma non avrebbe avuto senso. Non nel suo caso. Non con una cieca.
Niente ha senso qui. Non dovrei essere sua prigioniera. Se vedere la paura negli occhi delle sue
vittime gli procura piacere, io sono del tutto inutile.
 Allora cosa vuole?
 Per prima cosa voglio operarla, Alina. Si ricorda, vero, cosa le ho spiegato in prigione? Io la
parola la mantengo. Far in modo che torni a vedere.
Sebbene nella lista degli incubi peggiori lo stupro fosse di gran lunga al primo posto, in quel
momento le apparve insopportabile lidea che Suker potesse davvero realizzare la sua inconcepibile
minaccia in modo da consentirle non solo di sentire ma anche di vedere lorrore di cui sarebbe stata
vittima.
 Quello di prima  stato solo un breve preludio, unanticipazione di ci che potr avvenire. La
prego di perdonarmi lo scherzetto, non sono riuscito a controllarmi.
Suker adesso era alle sue spalle. Le appoggi la mano sulla fronte.
Poi con il pollice e lindice le divaric le palpebre dellocchio destro.
 La prego, no
 Shhh Glielho detto, voglio che si rilassi . Alina sent un clic metallico.  Altrimenti non
riesco ad applicare bene i blefarostati.
 Noooo!  Alina sent tendersi tutto il suo corpo.  No, non voglio. Mi lasci stare, segaiolo.
 Ahi ahi Perch queste offese? Voglio farle un regalo e lei reagisce come una gatta riottosa
. Suker pareva innervosito.  E poi, deve rendersi conto che  necessario. Non posso permettere che
continui il suo percorso esistenziale senza aprire gli occhi e confrontarsi con la sua colpa.
Colpa?
 C una sola persona qui che si  macchiata di una colpa, ed  lei, stronzo. E mi creda: se fa
anche un solo errore, se mi capita una minima occasione per liberarmi, le giuro su Dio che lammazzo.
Alina fece una breve pausa per consentire ai polmoni di fare il pieno di aria, ma prima ancora
che potesse sfogare la sua paura con un urlo, un rumore la distrasse.
Cosa  stato?
Allinizio fu quasi impercettibile, ma pi Alina si concentrava, pi il piagnucolio si
intensificava, per trasformarsi alla fine in un gemito gutturale, emesso chiaramente da una donna
sofferente.
Dio mio, non sono sola, pens, mentre il medico le applicava il primo blefarostato di metallo; l
per l quella scoperta le fu addirittura di conforto, ma solo fino a quando Suker non fece schioccare la
lingua.
 Ma guardi cosha combinato, Alina. A furia di urlare ha svegliato la donatrice di cui ho tanto
bisogno.
Capitolo 32
Alexander Zorbach (io)
Pi mi avvicinavo alla casa, pi sentivo crescere laffinit spirituale con ledificio.
Se io stesso soggiornavo fra i vivi solo come unombra, la villetta abbandonata sembrava il
ricordo di tempi migliori. I muri che un tempo avevano accolto la mia famiglia  la mia vita  avevano
smesso da molto di respirare. Era una notte limpidissima, la luna immergeva casa e giardino in una
fredda luce da proiettore. Dove in passato mi aspettavano Nicci e Julian, oggi non cera che
decadimento. Non era ancora progredito molto, non cerano finestre infrante, i muri non erano
imbrattati da graffiti, ma la bottiglia di spumante vuota sul prato innevato e i cartoni bruciati l accanto
la dicevano lunga. Capodanno era passato da due mesi eppure nessuno aveva tolto i rifiuti lasciati dai
figli dei vicini.
Appoggiato a Scholle, mi avvicinai alla veranda di casa nostra  di casa mia. Non ho pi
nessuno con cui dividerla. Gli occhi mi si riempirono di lacrime che attribuii al mal di testa e al gelo,
sebbene non sentissi molto n luno n laltro.
 Centrale? Sono Scholokowsky. Sono a Rudow, nei pressi del Drferblick, vicino al domicilio
degli Zorbach,  gli sentii dire via radio.
Anche lui era allarmato dalla finestra aperta. Chiese che per ogni evenienza tenessero pronta
una pattuglia e nello stesso momento smise di sorreggermi, e io dovetti aggrapparmi al corrimano della
scala che portava allingresso.
Maledizione, pensai e a quel punto svanirono i dubbi sullorigine delle mie lacrime. 
esattamente qui che ho insegnato a Julian ad allacciarsi le scarpe. E l gli rimettevo a posto la catena
della bici quando cascava.
Se mi faccio sopraffare dai ricordi alla sola vista di una scala ghiacciata, mi chiesi, cosa mi
succeder fra qualche secondo, quando metter piede in salotto?
Mi voltai, vidi il nostro giardino e pi in l le abitazioni dei vicini: anche quelle case avevano le
luci spente, eppure risplendevano pi chiare di quella alle mie spalle.
Era come una volta mi aveva spiegato Alina: non  attraverso gli occhi che riconosciamo il
mondo. Sono le nostre sensazioni a farci vedere. E le mie sensazioni in quel momento sentivano la
presenza della morte.
 Aspetta qui,  disse Scholle, che con un grimaldello e una torcia elettrica era riuscito ad aprire
la porta. Avevo giurato che prima o poi avrei reso inaccessibile la nostra casa; che avrei sfruttato i miei
contatti con la polizia, facendo venire qualcuno in grado di eliminare gli evidenti punti deboli di porte e
finestre. Ma come un idiota avevo rimandato di anno in anno contando sul fatto che il male era come
una vincita al lotto; qualcosa che succedeva solo agli altri.
Che errori che si fanno.
E alla fine era poco consolante sapere che nessun allarme della terra avrebbe potuto impedire la
distruzione della mia famiglia. A Frank avevo aperto io stesso tutte le serrature.
 Hai pagato le bollette?  mi chiese Scholle dallinterno.
Prima che potessi rispondere, in corridoio si accesero le lampade a soffitto. Nicci era sempre
stata molto attenta alle questioni ambientali, e molto prima che fosse una cosa comune aveva dotato la
casa di lampadine a risparmio energetico; da dentro la luce mi giungeva smorta, fioca e con una
sgradevole tonalit gialla.
Appoggiai il piede sul primo gradino coperto da uno strato di neve indurita e stavo per issarmi
con laiuto del corrimano, quando un rumore mi paralizz.
Dio mio, cosa  stato?
 Scholle?
Silenzio.
Allinizio pensai che si fosse sentito male e mi chiesi cosa diavolo avesse provocato quel
rumore come di soffocamento. Poi mi resi conto che degli acuti suoni gutturali non si addicevano a un
corpo massiccio come quello di Scholle.
Quando il rantolo si intensific e lui inizi a urlare per lo sforzo, capii che doveva essersi
imbattuto in un intruso.
Oh Cristo. Che cazzo sta succedendo?
I rumori della lotta terminarono in un forte botto, come se qualcuno avesse ribaltato uno
scaffale. Le successive vibrazioni giunsero fino a me, poi sentii Scholle gridare di dolore.
Quindi avvenne qualcosa che mi turb ancora di pi: si fece silenzio.
Di punto in bianco.
Come se, con un unico respiro, la casa avesse inghiottito ogni essere vivente al suo interno.
Capitolo 33
 Scholle?
Silenzio di tomba. La casa appariva abbandonata come al nostro arrivo, sembrava che
lispettore non fosse mai entrato.
Inspirai laria fredda e iniziai a battere i denti.
Cosa sta succedendo?
Avrei voluto sedermi sui gradini gelidi, tanto mi sentivo allimprovviso spossato. La visita di
Alina, gli occhi di Tamara, il viaggio al Drferblick: non era la prima volta che mi chiedevo se gli
stravaganti avvenimenti di quella notte fossero reali. Magari ero in un qualche ospedale, sedato e in
terapia intensiva, con il cervello che trasformava le bombe chimiche dei medici in incubi confusi.
 per questo che Scholle non pu rispondere. Non  mai stato con te
Laria fredda e chiara che respiravo smentiva lallucinazione, non ricordavo di aver mai avuto
sensazioni cos reali nei miei sogni; per era da un bel po che la band non provava nella mia testa, il
che poteva significare solo due cose: o stavo sognando in un sonno indotto dagli antidolorifici, oppure
lagitazione mi aiutava a sovrascrivere la memoria del dolore con nuovi spettacolari ricordi.
 Scholle, cosa c?
Passo dopo passo mi trascinai su per la breve scala, senza ottenere risposta. A ogni gradino
aumentavano tanto la mia stanchezza quanto la sensazione di una invisibile minaccia.
Dentro faceva straordinariamente caldo, o almeno non vedevo le nuvolette del mio respiro. Il
piccolo impermeabile nel guardaroba e le foto di famiglia incorniciate creavano tuttavia una forma
diversa di gelo. In uno dei ritratti, Julian e Nicci guardavano lobiettivo sorridendo, il che ne rendeva
ancora pi insopportabile la vista. Dovera la band quando serviva? Perch non martellava nella mia
testa fino a impedirmi di sentire qualcosa? Invece, per la prima volta da settimane, avevo ritrovato la
parola e non avvertivo alcun dolore, a parte una tensione sorda dietro gli occhi.
 Cristo, Scholle, dove sei?
La parte destra del mio corpo sembrava ancora di gomma e riuscivo a spostarmi solo a tastoni,
con molta lentezza; oltrepassai un com rovesciato il cui contenuto si era sparso per terra. Scavalcai
una montagna di tovaglie, calpestai quanto restava di una cassa di caratteri tipografici, testimoni muti
di una colluttazione i cui protagonisti sembravano essere stati inghiottiti dal suolo. Il caos comprendeva
tutta la zona fra lingresso e le scale. La porta della cantina era aperta. Sentii una fitta allo stomaco e
ignorai lesca. Gi una volta ero sceso nelloscurit e ci avevo trovato solo la morte. Non avrei rifatto
quellerrore.
 Scholle?  ripetei invano, mentre con il cuore che batteva allimpazzata mi trascinavo ai piedi
della scala dove era ancora appesa la corda, un calendario dellavvento che aveva inventato Nicci.
Dei ventiquattro regali incartati e di varie dimensioni che aveva attaccato ai sostegni del corrimano,
solo pochi erano stati aperti.
Afferrai il pi grande, destinato alla sera di Natale, e con le dita cercai di indovinarne il
contenuto.
Non  una buona idea, sentii dire a mia moglie morta. Non dovresti essere qui. Meglio se ti levi
di torno. Come Scholle
Scossi la testa per scacciare la sua voce con il dolore che in quel modo mi provocavo, e quando
ci riuscii desiderai risentire i rumori tipici che la casa aveva prodotto in passato, quando rientravo tardi
dal lavoro e salivo le scale a piedi nudi per non svegliare nessuno. Mi ero abituato a fermarmi prima di
salire e, trattenendo il fiato, a prestare per un po orecchio al silenzio. Ero contento se riuscivo a sentire
il vento che fischiava fuori mentre io e i miei eravamo al caldo, protetti dai doppi vetri delle finestre,
avvolti in vaporosi piumini. Amavo i secondi in cui il ronzio del frigorifero, il sommesso crepitare dei
vecchi tubi del riscaldamento e lindefinibile fruscio di fondo proprio di ogni casa abitata si fondevano
in una melanconica melodia che mi ricordava come stessi sprecando troppo tempo dietro alle cose
sbagliate. Purtroppo non ero mai riuscito a darle retta; nemmeno in seguito, quando Nicci e io ci
eravamo separati perch lei non riusciva ad accettare la mia scelta di dare, nel dubbio, sempre la
priorit al lavoro.
E oggi?
Nessun crepitio, nessuno ronzio. Niente. Oggi la melodia della casa taceva, nella mia testa
riecheggiavano solo gli spettri dei ricordi.
La tensione che avvertivo era elettrizzante. Sentivo ardere la pelle, come se qualcuno la stesse
trattando con un numero infinito di minuscoli aghi. Le punture mi fecero venire in mente Alina e il
tatuaggio alla base del suo collo. Lavrei mai rivista? Le sarei mai pi stato tanto vicino da poter
allungare la mano e con la punta delle dita sentire le parole che vi erano incise? Fate  Luck, le lettere
leggermente in rilievo su quella pelle che avevo potuto baciare ununica volta. Il ricordo di quella notte
scacci la malinconia e la sostitu con la vergogna. Mi sentii colpevole per aver fatto lamore con Alina
solo poche ore prima che mia moglie fosse assassinata e Julian rapito. E mi vergognai per aver pensato,
anche solo per pochi secondi, a una persona diversa da mio figlio.
Prima di perdermi nel dolore, nella paura e nellautocommiserazione, richiamai alla memoria il
volto di Frank. In me si risvegli lodio, e strinsi i denti. Cercai di salire le scale aggrappato al
corrimano e mi proposi di concentrarmi, gradino dopo gradino, sempre pi sullessenziale.
Sulle domande essenziali!
Primo gradino: Perch hanno rapito Alina?
Secondo gradino: Lei centra qualcosa con le vittime di Suker?
Terzo gradino: Se s, cosa la collega a Tamara?
Quarto gradino: Perch Tamara si rifiuta di testimoniare?
Quinto gradino: Centra con me?
Sesto gradino: O con casa nostra, che continua a disegnare sulle pareti?
Settimo gradino: O con Julian, che anni fa aveva gi fatto un disegno simile che sta ancora
appeso sopra il suo letto?
Allottavo gradino mi fermai  in un bagno di sudore e con il cuore che batteva allimpazzata 
prima di pormi lultima domanda, che in quel momento era forse la pi urgente:
Cosa diavolo significano i suoni strazianti che arrivano dalla camera di Julian?
Capitolo 34
Certo che non era reale. Come alcuni pazienti con danni cerebrali allimprovviso sentono
lodore di insaccato o di plastica bruciata, io sentivo piangere un bambino che in realt non esisteva e
doveva essere ricondotto a un corto circuito delle mie sinapsi.
Ma in quel momento non ero in grado di fare un ragionamento cos logico. Sebbene il mio
cervello ormai da tempo non pensasse pi in rima e le poche parole che avevo pronunciato mi fossero
uscite dalla bocca senza essere alterate dalle sibilanti, ero capace di una sobria valutazione del mio
stato allincirca come un sonnambulo  capace di partecipare a un talk show. In quelle ore agivo
esclusivamente in base allistinto. E come una madre non lascia piangere a lungo il proprio bambino
affamato, io non riuscii a resistere ai rumori che mi giungevano dal buco della serratura.
 Julian?  chiesi esitante, credendo di riconoscerlo dalla sequenza di singhiozzi, respiro e
pianto sincopato.
Non appena ebbi pronunciato il nome di mio figlio, ci fu silenzio.
In quellattimo, lo ricordo perfettamente, mi sentii molto contento che lallucinazione fosse
durata cos poco e di averla saputa scacciare con grande facilit non appena sentita la sua voce.
Pap?
A differenza che a Schwanenwerder, questa volta il mio figlio immaginario era pi lontano e
appariva quindi spaventosamente reale. Se prima si aggirava nella mia testa, adesso lo sentivo come se
fossimo separati solo da una parete. La sua voce era debole, quasi incomprensibile, sembrava che
qualcuno gli tappasse la bocca con una mano. Avevo ormai raggiunto le scale: la camera di Julian era
lass, proprio davanti agli ultimi gradini.
 Dove sei?  chiesi, per un breve istante addirittura contento che Scholle fosse scomparso e
non potesse sentirmi parlare con uno spettro. Nella risposta di mio figlio sentii la disperazione.
Aiutami! esclam con voce soffocata. Allimprovviso non fui pi tanto sicuro su dove il mio
cervello stesse localizzando il suono. Avevo limpressione di sentire Julian non pi davanti a me ma
sopra di me.
Mi chiesi se potevo lasciare il corrimano e percorrere gli ultimi metri sino alla porta di camera
sua senza avere la possibilit di aggrapparmi da qualche parte. Ero certo che sarei subito stramazzato
sul tappeto, ma la voce di Julian che mi supplicava fra le lacrime non mi lasciava scelta.
Fai quel che dice,  prosegu.  Altrimenti ci uccide!
Ci uccide?
Mentre mi avvicinavo alla camera come al rallentatore, la voce di Julian si allontanava parola
dopo parola.
Com possibile?
La stanza era quadrata e piccola, senza altri accessi e senza possibilit di ritirata. Come faceva
la voce di Julian a svanire lentamente?
Perch non esiste, idiota che non sei altro, mi risposi. Tuo figlio  morto da un sacco di tempo.
Oppure perch la voce non proveniva dalla camera, di cui avevo finalmente raggiunto la porta.
Afferrai la maniglia, la spinsi e avvertii una resistenza.
Un nuovo enigma. Non cera chiave per il regno di Julian. Nicci aveva sempre teorizzato la
necessit di non chiudere le porte, le stanze chiuse cozzavano contro la sua visione aperta del mondo,
ragion per cui (con grande rincrescimento di Julian, che aveva cercato molto presto di difendere la
propria sfera privata dalle intrusioni dei genitori) aveva fatto scomparire tutte le chiavi. Ma adesso non
riuscivo ad aprire la porta.
 Julian?  chiamai mentre lasciavo andare la maniglia.
Ebbi un fremito quando la mia mano venne colpita da un alito di aria gelida che proveniva dal
buco della serratura. Pensai a una finestra aperta.
Ma che genio, mi dissi prendendomi in giro. Davvero volevi chiedere a una visione di aprirti?
Non ottenni risposta.
Certo che non ti risponde pi nessuno. Perch non c nessuno.
Mi inginocchiai, non per una scelta consapevole, ma perch ero ormai senza forze. Dovevo
riposare, ed era pi facile farlo l sul tappeto che stando in piedi. Non restai in ginocchio a lungo,
probabilmente perch quando la mia testa fu allaltezza del buco della serratura laria gelida mi soffi
in faccia. Chiusi gli occhi, e stavo per voltarmi quando la voce di Julian me lo imped.
Pap aiutami, lo sentii urlare, adesso da molto lontano, come se il suo fantasma stesse per
abbandonare la casa.
Un secondo pi tardi aprii gli occhi: sdraiato su un letto fissavo il soffitto della stanza mentre
dal naso mi usciva un rigagnolo di sangue.
Capitolo 35
Un secondo?
Ovviamente in cos breve tempo non potevo aver scassinato la porta, acceso la luce, chiuso la
finestra ed essermi sdraiato sul letto, tanto pi che per farlo avrei dovuto scavalcare un armadio
rovesciato. Ma non riuscivo a ricordare di aver perso conoscenza e non avevo nemmeno unidea esatta
di quanto fosse durato il mio blackout.
Alzai la testa, mi tappai il naso e diedi unocchiata in giro. Julian non era mai stato molto
ordinato, ma adesso la camera sembrava essere stata messa sottosopra da unorda di tossici a caccia di
droga. La sua piccola scrivania era stata rovesciata, il cassetto tirato fuori e il contenuto (un fumetto,
due dvd, un gioco per la playstation, vecchi biglietti del cinema, figurine dei calciatori e un coltellino)
sparpagliato per terra. Lo scaffale a muro era ancora alla parete, anche se storto e tenuto su da pochi
tasselli. Le scatole di plastica con i giochi, che normalmente stavano sulle mensole pi basse, adesso
erano vuote accanto al calorifero. Nel complesso lo stato della camera era in piena sintonia con quello
della mia mente. Confusa, disordinata, distrutta.
Alzai la testa, mi girai e trovai conferma alle mie ipotesi. Julian aveva fatto quel disegno alle
elementari come compito a casa e poi laveva appeso per fare un piacere a Nicci. Adesso non cera pi.
Era stato strappato. Ne vedevo i frammenti sotto le puntine che erano ancora attaccate alla parete.
Mi misi a sedere e guardai il comodino, lunico oggetto della stanza, oltre al letto, che
sembrasse rimasto al suo posto. La sveglia di Julian era rovesciata su un bloc-notes aperto. Era ferma
sulle nove e mezzo.
Ma non ha senso, pensai mentre cercavo di lottare contro unondata di stanchezza che voleva
farmi risdraiare.
La voce di Julian, il caos della camera, il disegno mancante: qual  il nesso?
La situazione mi parve nuovamente irreale, sensazione forse amplificata dal fatto che, da
quando il naso non sanguinava pi, nelle orecchie sentivo scrosciare lacqua.
Durante le visite, la voce di Roth mi giungeva in modo frammentario, ma se non ricordavo male
mi aveva spiegato che i dolori immaginari avrebbero potuto svanire da un momento allaltro. Aveva
tralasciato di parlarmi delle successive crisi di schizofrenia.
Presi in mano la sveglia, la caricai e, mentre ascoltavo il suo ticchettio, mi chiesi se il rumore
del tempo che scorreva per me fosse pi reale delle voci nella mia testa.
O pi reale degli appunti nel bloc-notes sul comodino?
Prima mi invest la tristezza, poi la comprensione di cosa avevo appena visto.
Julian aveva sempre tenuto sotto chiave il suo diario. Adesso era morto e i suoi segreti pi
intimi erano l sul comodino, visibili a chiunque, e non aveva senso: come tutto in quella casa.
Presi il taccuino con il dorso in legno e con dita tremanti sfiorai lannotazione che mio figlio
aveva scritto il giorno in cui era stato rapito:
Cool, oggi  il mio compleanno. Sono contento di vedere pap. Ha detto che ha un regalo
davvero speciale. Speriamo sia lorologio. Lo desidero tanto. Ieri la mamma ha pianto tutto il giorno.
Perch ero ammalato, quella stupida febbre che non se ne va. Per credo anche che sia di nuovo molto
arrabbiata con pap. Pensa che arriver di nuovo in ritardo per il mio compleanno, come lanno scorso.
Ma io sono sicurissimo. Ci siamo parlati al telefono, in piena notte, troppo forte. E quando pap fa una
promessa poi la mantiene. Adesso devo smettere. La mamma vuole giocare a nascondino fino a quando
non arriva pap. Mi sta gi chiamando. Continuo dopo
Dopo
Dalla punta del naso le lacrime gocciolarono sulla calligrafia infantile, senza farla sbavare.
Sapere che non cera un dopo era insopportabile. Cera una sola cosa che in un impeto di folle
disperazione mi impediva di strappare il diario, ed era il rispetto per le ultime parole scritte da mio
figlio. E la mancanza di forza nelle mie dita tremanti. Sfogliai le pagine soffermandomi sulla penultima
annotazione, scritta nella calligrafia impacciata cos tipica di Julian.
Ieri lho rivisto. Mi fa un po paura, ma pap lo conosce dal lavoro quindi non mi preoccupo. E
poi  anche abbastanza simpatico. Mi ha spiegato perch pap lavora sempre tanto. Stanno inseguendo
insieme un uomo cattivo. Centrano gli occhi, davvero forte. Comunque mi ha detto che non devo
avere paura perch c lui a proteggermi. Devo solo telefonargli e lui mi nasconde dalla cattiveria
Non so cosa sarebbe successo se non lavessi fatto. Se invece di continuare a sfogliare il diario
lo avessi chiuso, appoggiato sul comodino mettendomi ad aspettare. Ma probabilmente non avrebbe
cambiato gli eventi spaventosi che sarebbero successi.
Avrei, avrei, epicurei. Mi torn in mente quella frasetta della mia caporedattrice: la diceva ogni
volta che qualcuno voleva spiegarle come sarebbe stato forte il pezzo se non ci fosse stata questa o
quella disavventura.
E io avrei potuto cambiare il destino se sfogliando il diario non mi fosse caduta in grembo
quella pagina sciolta con unannotazione criptica?
ONESTO PROBO RETTO
Tre parole scritte in stampatello diagonalmente sulla pagina doppia altrimenti quasi vuota.
Tre parole che non riuscivo a spiegarmi, cos come non riuscivo a spiegarmi la sequenza di
numeri che mio figlio ci aveva scritto sotto. E perch li aveva sottolineati due volte?
In quel momento non stetti l a pensarci, ero solo contento di aver trovato il cellulare di Julian
nel cassetto del comodino. E nemmeno mi stupii che non fosse del tutto scarico. Mi importava solo
poter fare il numero che mio figlio aveva lasciato su quel foglio.
ONESTO PROBO RETTO
Seguito da un numero e da un ulteriore commento:
CHIAMARE SOLO IN CASO DI EMERGENZA
Sentii due squilli ravvicinati, poi un clic. Riconobbi il mio interlocutore dal respiro. Prima
ancora che pronunciasse una parola, gi sapevo a chi avevo telefonato.
 Frank?
 Ciao Zorbach,  disse il Collezionista.  Che sorpresa. Pensavo fossi morto.
Capitolo 36
 Dov mio figlio?  chiesi, odiandomi per la nota di speranza che avvertivo nella mia voce.
Strinsi il cellulare con tale forza che sentii scricchiolare la mano.
 Cosa gli hai fatto?
 Non lo saprai mai. I patti erano questi, ricordi?
 Ti ammazzer, lo sai!
Frank rise allegro. Sembrava sotto leffetto di qualche droga.
 Perch te la prendi sempre con me? In fondo sono lunico che sta ai patti. Chi di noi due ha
mentito facendomi credere di essere morto?
Ora farfugliava in fretta le parole, ora faceva lunghe pause tra due frasi, come se pensasse a
cosa dire. E nella sua voce mi sembrava di cogliere i segnali del decadimento psichico.
 Cristo, hai perfino organizzato il tuo funerale. Mi hai preso per scemo? Ho capito subito cosa
era successo. Mi  bastato aprire la cassa vuota per averne conferma.
 Dove sei?  chiesi e fissai la porta che, mi accorsi, non era mai stata chiusa a chiave, solo
bloccata dallarmadio rovesciato. Avevo avuto davvero tanta forza da riuscire a spostarlo da solo, con il
mio peso?
Oppure  un pensiero atroce mi pass per la testa  era intervenuto qualcuno e mi aveva messo
sul letto mentre ero svenuto?
 In quale fogna sei finito?  ripetei la mia domanda.  Piantala di nasconderti dietro il telefono.
Voglio vederti . Lo scroscio dellacqua si era intensificato e durava ormai da troppo tempo perch
potesse essere una delle mie errate interpretazioni acustiche.
 Una cosa per volta,  rise Frank.  Prima c qualcuno che vuole parlarti.
Ci fu un fruscio, come se da un momento allaltro dovesse cadere la linea, poi sentii tossire un
uomo.
 Deve parlare nella cornetta, altrimenti non la sente,  disse Frank come rivolgendosi a un
bambino non molto sveglio. La tosse si trasform in respiro pesante, e solo dopo una pausa
tormentosamente lunga sentii la prima parola della persona a cui Frank aveva passato il telefono.
 Trappola
Chiusi gli occhi.
Cristo, non era possibile.
 Mi spiace, Zorbach. Siamo cascati nella sua trappola.
 Scholle, dove sei?  chiesi, ma Frank gli aveva gi portato via il telefono.
 Ah, come sono contento che siamo tornati tutti in gioco.
 Non  un gioco, stronzo . Arrancai sul letto per avvicinarmi alla porta.
 E invece s. Ed  sorprendente con quanta velocit siamo tornati in campo. Tu, io, Scholle, e
stavolta addirittura senza quella fastidiosa saputella di Alina.
 Ti sbagli, Frank. La partita  finita. Mi hai preso tutto ci che amavo.
Adesso non avevo dubbi. Il rumore dellacqua non era nelle mie orecchie, penetrava nella
stanza dal corridoio. Cercai di scendere dal letto ma feci lerrore di appoggiare la gamba destra, che
non mi resse.
 Non hai pi nessun mezzo per costringermi a fare qualcosa, Frank.
 Mah, io la vedo diversamente. So che al momento fai fatica a camminare. Potresti venire in
bagno lo stesso?
Mi ero appena sollevato, usando uno dei bastoni da hockey di Julian che avevo tirato fuori da
sotto il letto, ma le parole di Frank mi paralizzarono.
In bagno?
 Come diavolo fai a sapere in quale punto della casa mi trovo?
Silenzio. Poi, dopo un po, rispose in tono monocorde:  Non lo so, Zorbach. So solo dove non
sei. Visto che in bagno lacqua sta traboccando dalla vasca e io non la sento scrosciare, tu devi essere
altrove.
Poi riscoppi a ridere, in modo un po pi isterico di prima.  Cristo, Zorbach, non cambi mai,
sempre il vecchio professionista che si pone mille domande. Uno che capisce quando ha pescato il
pesce grosso e lascia perdere quello piccolo, giusto?
 Non so dove vuoi andare a parare,  dissi, mentre mi sforzavo di restare in equilibrio
appoggiato al bastone, grazie al quale ero quasi riuscito a raggiungere la porta.
 Va in quel bagno di merda, Cristo,  url Frank. Per la prima volta da quando lo conoscevo
sembr perdere il controllo, e non ero in grado di dire se fosse o no un buon segno. In ogni caso era
molto teso. Mentre a me ladrenalina serviva ad articolare con chiarezza i pensieri (e addirittura a
formulare frasi compiute), allassassino di mia moglie sembrava confondere sempre pi le idee.
 Frank?  chiesi quando per un po non lo sentii pi e temetti che avesse riagganciato.
 Ci sei?  rispose.  Ancora non sento il rumore.
Io invece s, bastardo di uno psicopatico. Avevo faticosamente raggiunto lo stipite della porta e
sudato fradicio guardavo il corridoio. Fra dove mi trovavo io e lultima porta cera un tratto che per me
sarebbe stato equiparabile a una maratona.
 Non ce la faccio,  ansimai nel cellulare, lo sguardo fisso sul pavimento.
 E invece s, Zorbach. Hai fatto di peggio, credimi . La risata di Frank sembrava un
singhiozzo.  Non vuoi vedere cosa c nella vasca da bagno?
Capitolo 37
Alina Gregoriev
Aveva spento la luce. Lo aveva fatto apposta. Quel porco perverso sapeva quanto fosse
importante per lei distinguere chiaro e scuro, lunica differenziazione ancora concessa ai suoi occhi
ciechi. Mentre Suker aveva finto di volerla violentare, sopra di lei era accesa una lampada. Emanava
non solo luce ma anche calore, e adesso Alina ne avvertiva doppiamente lassenza.
La luce  vita. Loscurit morte.
Era distesa nuda in una oscurit assoluta e sentiva il freddo risalirle le gambe. Aveva i piedi
intorpiditi. Ma almeno non aveva pi i blefarostati negli occhi. Dopo averle esaminato gli occhi e
messo una soluzione che bruciava, Suker li aveva tolti.
Non si era mai sentita sola come in quel momento, sebbene sapesse di non essere sola nella
stanza.
 Chi sei?  sent dire alla giovane che aveva svegliato poco prima. Suker le aveva salutate con
le parole: Le signore adesso hanno lopportunit di fare due chiacchiere prima che inizi loperazione
e se ne era andato senza precisare quando sarebbe tornato.
La giovane era alla sua destra, a circa un metro di distanza. Rantolava, come per reprimere un
accesso di tosse. Per un po Alina si chiese se fosse il caso di risponderle. Tutto il suo corpo era in fuga,
i suoi sensi programmati a respingere qualsiasi attacco. Fino a quando non avesse capito come liberarsi,
ogni sconosciuto rappresentava una potenziale minaccia, anche se sembrava soffrire di bronchite e non
avere pi di diciotto anni. Daltra parte, cosa aveva da perdere mettendosi a parlare? Tuttal pi violava
qualche regola del folle, che senza dubbio le stava riprendendo con una videocamera a raggi infrarossi
per godere della loro vulnerabile nudit.
 Mi chiamo Alina Gregoriev,  disse in tono neutro. Come un corridore si concentra sul
proprio respiro, cos Alina si concentrava su ogni singola parola. Avrebbe voluto singhiozzare come la
ragazza al suo fianco. Ma a quel porco che forse la sentiva non voleva rivelare nemmeno unombra
della propria insopportabile paura.
 E tu, come ti chiami?
 Mi, mi  La ragazza fece una pausa, quasi non riuscisse a ricordare il proprio nome. Poi
disse:  Nicola,  e scoppi a piangere.
Nicola. Nicola? Nicola. Alina ripet il nome fra s e s, con accentazioni sempre diverse, come
se stesse ora formulando una domanda, ora esprimendo un dubbio. Non conosceva nessuno con quel
nome, ma era certa di averlo sentito poco tempo prima.
 Mi spiace,  solo che  Nicola sembrava essersi ripresa.   da sei mesi che non parlo con
nessuno.
  cos tanto che ti tiene prigioniera?
 S.
Alina gir la testa in direzione della voce.
 A che scopo?
Non osava formulare la domanda che in realt aveva in mente: Perch ti ha tenuta qui tutto
questo tempo? Le altre vittime le ha rapite, seviziate e rilasciate nel giro di pochi giorni.
 Non ne ho idea. Ama i miei occhi.
Non capisco, pens Alina. Ma forse non c proprio niente che una mente sana come la mia
possa capire.
 Viene di continuo a guardarli. Dice di volerli conservare per qualcosa di molto speciale.
Morboso. Semplicemente morboso.
In passato aveva sempre riso degli psico-thriller che piacevano tanto a John e nei quali di solito
cera una spiegazione razionale al male apparentemente incomprensibile. Per qualche motivo, gli esseri
umani fanno meno fatica ad accettare lesistenza fra loro di un pedofilo se nella sua infanzia si scopre
un trauma, che ad ammettere la pura e semplice malvagit naturale di certi soggetti abietti. Non ci si
vuole rendere conto che in alcuni la voglia di seviziare e uccidere  innata come il colore degli occhi o
il fatto di usare la mano destra.
Gli esseri umani cercano sempre linterazione fra causa ed effetto, anche quando sono in ballo il
destino o le malattie. Trombosi? Be, certo, se uno non fa mai sport. Stupro? Prima o poi doveva
accadere, visto come si concia. Rapita e legata sul tavolo operatorio di un oculista psicopatico? Chiaro,
ama i tuoi occhi.
 Hai capito cosa voleva dire?  chiese Alina.
Sent sferragliare una catena, probabilmente perch la sua compagna di sventura aveva alzato le
braccia legate.
 Mi spiace, Nicola, ma devi parlare se vuoi farti capire. Sono cieca.
 Oh, mi spiace,  rispose laltra. La sua voce esprimeva una forte compassione, come se la
cecit di Alina fosse assai peggio della loro prigionia.  Adesso capisco.
 Capisci cosa?
 Cosa ha detto Suker quando mi sono svegliata.
Ma guardi cosha combinato, Alina. A furia di urlare ha svegliato la donatrice di cui ho tanto
bisogno per operarla.
Non si stup quando Nicola riscoppi a piangere.
Cerc invece di capire se cera qualcosa che poteva fare per calmarla, ma non riusciva
nemmeno a reprimere il proprio, di panico. Se Suker metteva in atto la sua minaccia, avrebbe prelevato
la cornea di Nicola per trapiantarla su di lei. Non cerano parole capaci di rendere pi sopportabile
quello scenario. Alina lo sapeva. E lo sapeva anche Nicola, i cui singhiozzi si erano appena trasformati
in un accesso di tosse.
 Nicola, ascoltami. Qual era la materia che a scuola odiavi di pi?  Alina non chiedeva per
interesse, ma per distrarre Nicola con una domanda inaspettata.
 Cosa?  chiese la ragazza con voce strozzata. Toss pi volte di seguito, ma si era comunque
fatta distrarre.
 A scuola. Quale materia
 Ho capito, ho capito. Ma cosa centra? Odio tutte le materie.
Odio, pens Alina. Usa il presente.
 Ma quanti anni hai?
 Sedici.
Nicola. Sedici.
A un tratto Alina sent piangere qualcuno, stavolta per solo nel ricordo, e a quel punto cap con
chi stava parlando.
 Nicola Strom?
 Co come fai a conoscermi?
La ragazza boccheggi e Alina sent un odore sottile, sgradevole. Lodore inequivocabile della
paura. Era sicura che avesse aleggiato nella stanza tutto il tempo, mascherato da quello di sudore. Ma
da quando Nicola aveva sentito il proprio cognome, la paura le fluiva da tutti i pori.
 Ho incontrato tua madre,  spieg Alina.  Ti cerca.  venuta da me.
 Bugiarda.
 Perch dovrei mentire?
 Che ne so. Magari sei complice di quel porco.
 Non sono sua complice. Maledizione, sono spaventata quanto te.
 Allora non dire stronzate. Mia madre non mi cercherebbe mai. Non ci riesce.  unubriacona,
piena gi al mattino. Piuttosto potrebbe fare qualcosa mio padre, ma sar ben contento di non avermi
pi tra i piedi. Cos non posso raccontare a nessuno che ha iniziato a toccarmi appena sono andata a
stare da lui . Nicola toss con disprezzo.   questa la famiglia Raggiodisole che si preoccupa tanto
per la sua Nicola.
Alina sospir.  Senti, tuo padre non lo conosco.
 Meglio per te.
 E tua madre magari  un po andata, ma sta muovendo mari e monti per trovarti; a differenza
della polizia che invece pensa che tu sia scappata. Ma non perdiamo tempo. Suker pu tornare da un
momento allaltro, e vorrei essere pronta.
 Pronta? A fare cosa?
 A scappare. Ma devo sapere dove sono.
 Non lo so nemmeno io.
 Nicola, controllati. Ho perso la vista, quindi mi serve la tua. Descrivimi la stanza.
  abbastanza buia.
 Coshai visto prima che si spegnesse la luce?
 Niente. Ero narcotizzata. Sognavo un video degli Oomph!
 Oomph? Cos?
  un gruppo. Cristo, ma tu quanti anni hai?
 Ventisei. E doveri prima che ti narcotizzasse?
 Nella mia cella.
 La tua cella? Dov?
 E che ne so.
La ragazza toss di nuovo.
 Concentrati, Nicola. La tua cella ha delle finestre?
 No, non pi.
 Come non pi?
 Prima le finestre le avevo. Dei cosini, visibili dalla gabbia in cui ci tenevano. Il vetro era
oscurato con del nastro, ma in alto a sinistra di giorno un po di luce passava, sai. Mi dava speranza. Se
quel puntino al mattino splendeva, sapevo che fuori cera il mondo. La gabbia mi piaceva, meglio della
cella piccola che c qui. Qui fa sempre freddo e c sempre buio. Maledizione, questo raffreddore di
merda ce lho da quando sono qui.
 Allora Suker ti ha spostato?  chiese Alina confusa.
 S. Quel porco mi ha detto che mi narcotizzava per trasferirmi.  stato un mese fa. Non so
esattamente quanto tempo  passato. Sai, nella gabbia facevo dei segni, ogni volta che il sole arrivava e
se ne andava. Qui non si pu. Qui si sente solo quello scroscio.
 Quale scroscio? Non sento niente.
 Adesso non c. Ma nelle celle  dentro le pareti. Se appoggi la testa al cemento. Aumenta,
diminuisce, cresce, a volte si interrompe, ma di solito arriva da tutti i lati. Come se la casa fosse sotto
una cascata.
 Okay, ottimo. Ottimo,  disse Alina, sebbene in realt non sapesse in che modo quelle
informazioni avrebbero potuto esserle utili.
 E qui riesci a vedere qualcosa, Nicola?
 Qui?
 S, qui, dove siamo adesso. Vedi qualcosa?
 Qualcosa s. I miei occhi, sai, sono abituati al buio.
 Descrivimi la stanza allora.
Alina sent di nuovo un rumore metallico. Immagin che Nicola avesse cercato di girarsi ma
fosse stata trattenuta dalle catene.
 Non  una stanza.
 Prego? Cosa vuoi dire? Non siamo mica allaperto.
 Ma no, certo che non siamo allaperto,  disse Nicola accentuando con disprezzo le ultime
due parole.  Allaperto non ci saremo mai pi . Stratton furibonda le catene.
 Ehi, ehi, calmati.
 Calmarmi? La fai facile, tu, stronza. Sei arrivata da qualche ora.
 E tu sei qui da mesi, lo so. E voglio mettere fine a questa situazione. Per ti ripeto: senza di te
non ce la faccio, capito?
Sent Nicola tirare su col naso e interpret come un tacito assenso il successivo silenzio.
 Di, non perdiamo tempo. Dove siamo, se non siamo in una stanza?
 Non ne ho idea, in una tenda, forse.
Okay, i conti iniziano a tornare.
 Tutto intorno a noi sono appesi dei teloni, pesanti e semitrasparenti.
 Oh, no,  si fece sfuggire Alina.
 Coshai?
 Niente, niente. Un crampo,  ment. Non voleva far capire alla sua compagna di sventura che
con i teloni Suker aveva costruito una sala operatoria provvisoria, per avere un ambiente il pi possibile
sterile.
 Come ci ha incatenato?  chiese in fretta, ma prima di avere risposta dovette aspettare che a
Nicola passasse un forte accesso di tosse.
 Ci sono dei fori nei tavoli di metallo. Ci ha fatto passare le catene con i ceppi per i piedi.
 E le mani? Sei completamente legata anche tu?
 S, ma ho le mani bloccate lungo i fianchi. Non riesco a muoverle nemmeno di un centimetro.
 E io?
 Le tue sono legate dietro la testa, non te ne sei accorta?
 S, ma voglio sapere come sono legate. O a cosa.
 Be, hai le manette, mi sembra. E alle manette  fissata una catena che va fino al muro dietro
la tua testa. Non ho idea se sia avvitata o cosa.  troppo buio, non riesco a vedere. E poi mi sto
rompendo losso del collo per girarmi verso di te.
Le ultime frasi erano di nuovo cariche di rabbia e cocciutaggine. Quella ragazza era stata sei
mesi senza contatti con il mondo esterno, ma parlava con sorprendente scioltezza.
 Vedi altre cose strane?
 Cio? C una bella lampada odontoiatrica qui sopra. E l nel telone c una grande cerniera
lampo. Forse serve da porta.
La camera sterile, pens Alina.  da l che Suker entra nella sua sala operatoria.
 Descrivimi la porta. Quanto  lontana da noi?
 Due o tre metri. Che ne so . Nicola toss di nuovo.
 La cerniera  solo allinterno o ce n una anche fuori?
 Cazzo, come faccio a vederlo?
 Nicola, ti prego, controllati. Vuoi uscire o no?
 S, cazzo, s. Ma non ce la faremo mai, creperemo qua dentro . Singhiozz, come se
qualcuno le avesse dato un pugno allo stomaco. Ormai ci siamo, pens Alina, sta avendo un attacco
isterico.
 Ehi, ehi, piantala. Nicola ascoltami!
 Cosa c?  rispose la ragazza piangendo.
 Lautocommiserazione non ci serve.
 E nemmeno le tue cazzate, stronza. Guarda che le ho provate tutte per uscire. Ma 
impossibile, perch siamo sempre incatenate. Quando dormiamo, quando mangiamo, quando dobbiamo
lavarci con quel vaso da notte e anche quando caghiamo, hai capito?
 Ho capito, s. Ma la nostra mente  libera, quella non lha incatenata . Almeno per ora.
Lavrebbe fatto con lanestesia.  Quindi usa lunica arma che ti  rimasta, il cervello
Dio mio, parlo come un rivoluzionario.
  e descrivimi ogni dettaglio, ogni inezia. Anche se pensi che non sia importante.
Nicola gemette.  Te lho gi detto, non c niente. Siamo sdraiate su dei tavoli di acciaio
inossidabile ricoperti da un telo sottile. Sono come quelli che ho visto dal veterinario quando ha
soppresso Freddy.
 Hanno le ruote?
 Non so . Alina sent di nuovo sferragliare le catene.  S, credo di s. E vedo anche una leva.
Credo che i tavoli siano regolabili in altezza.
 Okay. E quanto sono distanti luno dallaltro?
 Ma che ne so, non sono un geometra. Venti, trenta, quaranta centimetri. Che importanza ha?
Fra di noi c uno di quei carrelli con le rotelle, ha diversi cassetti, come allospedale, non so se ti pu
interessare. Il ripiano per  vuoto.
Per ora.
Suker ci avrebbe presto messo i suoi strumenti. Primo fra tutti il bisturi al quale avevano dato il
suo nome.
 Aspetta,  disse allimprovviso Nicola.
 Cosa c?
 Forse c qualcosa, ma non sono sicura.
 Cosa c? Cosa vedi?
 Mi sembra che laggi ci sia un lavandino.
Dove si laver le mani prima dellintervento.
 Nicola, se dici laggi a me non serve a niente. Ti ricordo che sono cieca.
 Ah gi, vero. Scusa. Volevo dire dietro il telone.
 Dietro?
 S, dietro. Questi affari sono semitrasparenti, se vedo bene in questa penombra. Ma sono quasi
sicura. C un lavandino. E accanto, sul muro, c un bottone.
 Che tipo di bottone?
 Non ne ho idea. Magari mi sbaglio. Sembra uno di quei bottoni per il fuoco.
Per il fuoco?
 E cosa diavolo sarebbe?
 Cristo, quegli affari rossi dietro un vetro, come a scuola. Hai capito?
 Lallarme antincendio?
 Esatto.
Alina era elettrizzata.
Possibile? Possibile che organizzando la sala operatoria Suker avesse fatto un errore? Oppure
era convinto che loro due non sarebbero comunque mai riuscite ad avvicinarsi al pulsante, ammesso
che funzionasse?
Cosaltro vedi dietro i teloni? avrebbe voluto chiedere, ma le venne in mente una domanda
molto pi urgente che avrebbe dovuto fare prima e da cui dipendevano in maniera decisiva le sue
possibilit di lasciare viva quel luogo.
 Hai parlato delle gabbie nelle quali vi tenevano, prima che ti trasferissero.
 E allora?
 Cosa intendevi dire? Suker non era solo?  chiese Alina girandosi verso Nicola. Ma era
troppo tardi.
Sent aprirsi una cerniera lampo. Stava tornando loculista.
Capitolo 38
Alexander Zorbach (io)
Avevo superato il mio punto morto. Non nel senso della stanchezza che da quando mi ero
svegliato dal mio stato di incoscienza mi avvolgeva come un pesante bozzolo. Era il punto morto della
consapevolezza del dolore che mi ero lasciato alle spalle. Mentre mi trascinavo lungo il corridoio, la
mia mente era pervasa da una lucidit che pensavo dimenticata da tempo, come se lorrore che stavo
attraversando avesse una funzione chiarificatrice; un anestetico che agiva scacciando i miei tormenti
attraverso attimi di shock attivati apposta. I mal di testa erano scomparsi e anche il lato destro del corpo
sembrava ubbidirmi di pi, sebbene durante il tragitto verso lacqua scrosciante ogni tanto cedessi.
Purtroppo il terrore al quale ero esposto attutiva solo i tormenti fisici, lasciando intatte le ferite
psichiche. E spalancai la porta del bagno che Frank mi aveva obbligato a raggiungere, da un lato
perfettamente lucido, dallaltro pieno di una grande rabbia frammista a paura.
Quando entrai non riuscii a vedere niente. Lacqua calda aveva immerso la stanza da bagno in
una fitta nebbia, faticavo a respirare. Agitai le braccia come a voler scacciare un insetto fastidioso, e
piano piano la coltre davanti ai miei occhi si dirad. E me ne pentii quando vidi la vasca.
Ti prego, buon Dio, fa che mi sbagli
Mi sentivo come quei personaggi dei fumetti che, fatto un passo oltre labisso, prima di
precipitare si chiedono quale errore abbiano commesso. Solo che davanti a me non si apriva uno
strapiombo in cui avrei potuto sprofondare.
Fa che sia unillusione ottica. Buon Dio, fa che il mio cervello sforacchiato mi stia giocando
un brutto tiro
La nostra vasca era una specie di mostro finto antico che, sostenuto da piedi di ottone,
troneggiava in mezzo alla stanza. Era grande abbastanza per due persone che, facendo il bagno, si
toccano solo se davvero ne hanno voglia. Dato che Nicci, per risparmiare acqua, aveva insistito per
avere un flusso limitato, ci voleva almeno mezzora per fare il pieno in piscina, come diceva
scherzosamente Julian. In quel momento mancavano ancora due centimetri prima che lacqua
traboccasse. Due centimetri che decidevano sulla vita e la morte. Mi precipitai verso la vasca e scossi le
catene che immobilizzavano la creatura. Frank aveva fatto un ottimo lavoro. TomTom non poteva n
saltare oltre il bordo, n tenere il muso fuori dallacqua. Sembrava assente, probabilmente era sedato, il
che spiegava perch non abbaiasse e nemmeno guaisse.
A quella povera bestia era stata fatale la bardatura con la maniglia rigida che Alina usava per
farsi guidare. Il Collezionista aveva completamente immobilizzato TomTom facendo passare delle
sottili catene attraverso i numerosi occhielli e passanti. Il golden retriever era stato incatenato alla
rubinetteria allaltezza del collo, del torso e dei fianchi. La parte inferiore del muso era gi a contatto
con lacqua, quella superiore ormai aveva pochissimo margine. La vasca, un modello americano senza
troppopieno, continuava a riempirsi lentamente. Uno, forse due minuti e TomTom sarebbe
irrimediabilmente finito sottacqua, e io non potevo fare niente perch erano state smontate sia le
valvole di afflusso, sia le leve per aprire lo scarico.
 Vedi, il nostro gioco continua,  disse Frank con voce allegra al telefono che, per riuscire a
sollevare la testa di TomTom, avevo incastrato fra lorecchio e la spalla. Il cane tremava in tutto il
corpo, ma per il resto era completamente apatico.
 Cosa vuoi che faccia?
 Voglio una decisione. Non lhai capito? Si tratta sempre di decisioni.
E io cosa centro?  avrei voluto urlare.  Perch hai scelto proprio me per questo supplizio?
Il Collezionista mi aveva condotto in cantine buie e messo davanti alla scelta se uccidere una
donna ammalata o morire io stesso. Aveva chiesto la mia vita per quella di Julian. E adesso dovevo
verosimilmente scegliere di nuovo fra la vita e la morte.
TomTom, che fino ad allora aveva tenuto chiusi gli occhi, li apr per un istante e mi lecc
bonariamente la mano. Era stanco e sembrava volersi addormentare di nuovo. Non troppo presto, non
troppo tardi, pensai. Quel pazzo voleva che il cane affogasse solo allultimo momento.
 Allora, decidi,  disse Frank.
 Cosa devo decidere?
Controllai se fosse possibile aprire il collare di cuoio al quale era fissata la catena stretta intorno
al collo, e allaltezza della trachea trovai un lucchetto a combinazione. TomTom apr ansimando la
bocca, ma la richiuse non appena vi entr lacqua.
Tredici. Dieci. Settantuno. Mi pass per la mente la combinazione che Frank mi aveva detto
prima della mia ultima, mortale prova.
 Chi vuoi che sopravviva?  chiese.  TomTom o il tuo vecchio compagno, lispettore?
Sentii Scholle lamentarsi sullo sfondo. Nello stesso istante TomTom gua per la prima volta.
Era un guaito sommesso, visto che gran parte della testa era ormai sommersa. Cercava inutilmente di
togliersi lacqua dagli occhi chiudendoli e aprendoli di continuo. Del grande naso ormai spuntavano
solo le due narici.
 Appena mi dici che devo uccidere lo sbirro, ti do la combinazione per aprire il lucchetto.
 Sei un porco, un perverso.
Ridacchi istericamente.
 Per se preferisci puoi assistere alla morte di TomTom.
No. Non lo far.
Appoggiai per terra il cellulare e immersi entrambe le mani nellacqua, pur sapendo che non
avrei potuto aprire lo scarico senza la leva. Le unghie si infilavano tra il bordo del tappo e lo smalto,
ma non riuscivano a fare presa.
Per avevo tolto un po dacqua dalla vasca e dato un po di margine a TomTom. Ma non
potevo starmene l a togliere acqua in eterno, Frank non me lo avrebbe permesso. Probabilmente non
avevo nemmeno il tempo per provare la combinazione. Con le mani bagnate presi di nuovo il cellulare.
 Zorbach?  disse Frank, che sembrava ancora pi fuori controllo di prima. O aveva preso un
altro eccitante oppure lazione sedativa della droga stava rapidamente scemando.
 Cosa vuoi?
 Decidi, e in fretta.
 Perch? Perch lo fai?
Non era solo la sua voce ad assomigliare a quella di un pazzo, tutto il suo comportamento era
ormai incomprensibile.
 TomTom o Scholle?
Cane o essere umano?
Di per s una scelta facile. Ma una cosa era sapere a livello teorico che la vita di un uomo vale
pi di quella di un animale, unaltra invece mettere in pratica quella convinzione, soprattutto se luomo
che si trattava di salvare non molto tempo prima aveva cercato di torturarmi, mentre lanimale era
quanto di pi prezioso possedesse Alina. La maggior parte della gente ha la fortuna di non trovarsi mai
in situazioni cos eccezionali, e sulle decisioni da prendere in situazioni di pericolo pu ragionare
sempre a livello teorico e dal punto di vista del passato.
 facile esprimere critiche da una posizione di sicurezza, mentre si beve tranquillamente una
birra con gli amici o si discutono i titoli dei giornali facendo colazione con la moglie la domenica
mattina. Certo che non ci saremmo difesi, se in metropolitana fossimo stati aggrediti da una banda di
teppisti.  ovvio che avremmo scaricato cherosene e non avremmo tentato latterraggio di fortuna con i
serbatoi pieni. E senza dubbio da quella macchina in fiamme avremmo salvato il bambino e non
lanziano, che in fondo la sua vita lha gi vissuta.
Purtroppo simili valutazioni appaiono cos chiare e univoche solo a posteriori, cio quando si
hanno il tempo e la tranquillit per pensarci. Se invece ci si trova in piena battaglia il cervello si
spegne. Non si prendono pi decisioni, si agisce e basta. E anchio ormai non ero pi un essere guidato
dalla ragione. Il mio tentativo di salvare la vita a TomTom non aveva quindi nessuna spiegazione
razionale che avrebbe potuto reggere la verifica fatta a posteriori con gli amici in birreria.
 Ancora trenta secondi.
Pensai se fosse il caso di strappare la doccia e usare il tubo per far defluire lacqua, ma mi
mancavano le forze e il tempo. E per gli stessi motivi non potevo correre in cantina e chiudere il
rubinetto centrale. Nelle mie condizioni avrei impiegato almeno dieci minuti e non
 Venti secondi.
In ultima analisi fu la banale scansione del tempo di Frank a indirizzare i miei pensieri su altri
binari e a produrre la svolta.
Ho ancora venti secondi per ottenere la combinazione.
Fra trenta secondi al massimo, TomTom non riuscir pi a respirare.
Ma come avrebbe fatto Frank a controllare?
Per se preferisci puoi assistere alla morte di TomTom, aveva detto ridacchiando. Ma come
faceva a sapere quanto tempo avrei dovuto aspettare? Cera ununica spiegazione.
Non pu essere lontano.
Probabilmente  qui da qualche parte.
Lidea mi provoc un senso di vertigine. Avevo la sensazione che tutta la stanza girasse intorno
a me e io fossi lunico punto fermo.
 Dieci secondi, Zorbach.
Guardai il soffitto tinto di bianco e, non avendo notato nulla di sospetto, zoppicai verso lultimo
punto ragionevole del bagno. Lunico dove cerano la corrente elettrica e uno spazio in cui nascondere
quellaggeggio.
Aprii lanta sinistra, rimasta socchiusa, dellarmadietto con gli specchi sopra il lavandino e mi
ritrovai a fissare lobiettivo di una mini videocamera che emetteva un segnale rosso.
Nello stesso istante, nel solaio fu esploso un colpo.
Capitolo 39
Per raggiungere il sottotetto, a casa nostra ci si doveva prima munire di un bastone provvisto di
un gancio. Serviva a far scendere la scala retrattile collocata dietro una botola quadrata nel soffitto, a
circa met corridoio. Allandata, la botola era chiusa. Quando, barcollando allindietro, uscii dal bagno,
la trovai invece aperta. La scala era mezza fuori, sembrava la lingua di un gigante dalla cui gola
emanasse una luce fievole e fredda. Qualunque cosa fosse successa lass, era successa in piena luce.
Guardai di nuovo la vasca, dove il muso di TomTom stava scomparendo sottacqua. Poi sentii i
rumori di una lotta sopra la mia testa e capii che Frank aveva cambiato la posta in gioco.
Non si trattava pi di TomTom o di Scholle. Ormai in gioco ceravamo solo Frank e io.
Sentii urlare il mio nome, con tanto dolore e tanta disperazione che riconobbi a fatica la voce
del poliziotto. Quando Scholle mi chiese aiuto, avevo ormai quasi raggiunto la scala. Spinto
dalladrenalina e dal desiderio di vendetta mi muovevo nella casa con inaspettata disinvoltura, come se
la mia motricit non fosse mai stata limitata da una ferita da arma da fuoco.
Afferrai il primo gradino per tirare in gi la scala quando sopra la mia testa si fece buio. Poi
sentii sulla faccia qualcosa di caldo.
 Aiuuuuto!  Speravo che fosse saliva quella che Scholle urlando mi sputava in faccia, ma
lodore metallico mi fece pensare al peggio.
Il suo corpo massiccio passava a mala pena dalla botola. In preda al panico lispettore cercava
di scendere la scala con la testa in avanti, ma sembrava dimenare le gambe senza spostarsi davvero.
Forse perch non riusciva pi a coordinare in maniera sensata i movimenti.
Oppure perch lass Frank lo teneva per le gambe.
Il corridoio continuava a essere illuminato solo dalla luce proveniente dalla camera di Julian, e
il corpo di Scholle penzolava davanti a me in una incerta penombra. Il sangue gli affluiva alla testa.
 No,  mi corressi. Gli fluiva dalla testa.
La sua camicia un tempo bianca ne era intrisa, gocce dense e scure colavano dal collo rugoso,
dal doppio mento e dalla mano che mi tendeva in cerca di aiuto.
La afferrai, ma mi sfugg tanto era viscida. Riuscii a tirarlo gi solo usando entrambe le mani e
usando tutto il mio peso. Ci fu uno schiocco, come se si fosse rotta la scala, o una spalla fosse rimasta
incastrata, poi il suo corpo massiccio torn a ubbidire alla legge di gravit. Con un urlo straziante
Scholle scivol verso di me al rallentatore. Scese gradino dopo gradino, piano, come il miele cola dal
cucchiaio. Avrei avuto tutto il tempo di scansarmi. Invece non mi mossi di un millimetro e per motivi
imperscrutabili pensai a quel caricaturista che davanti alla Gedchtniskirche disegnava i volti dei turisti
esasperandone i tratti.
Anche il volto di Scholle appariva allo stesso tempo familiare e distorto. Le guance erano
ancora pi gonfie, le labbra pi sottili; gli occhi gi piccoli erano minuscoli, adesso, dato che la
protuberanza della fronte sporgeva in modo molto pi marcato del solito.
Non capivo perch lasciassi passare il tempo senza fare niente. Solo in seguito mi sarei reso
conto che tutti gli avvenimenti  dallistante in cui avevo sentito lo sparo fino a quando avevo iniziato a
tirare il braccio dellispettore  si erano svolti nellarco di qualche frazione di secondo. Come spesso
succede nei momenti in cui ci si trova in un pericolo mortale, il tempo sembrava congelato. Il mondo in
cui mi trovavo era come un video che il mio cervello aveva messo in pausa poco prima della catastrofe.
Potevo osservare allinfinito ma non modificare limminente disastro. E quando il mio cervello
premette di nuovo il play, venni letteralmente sepolto da Scholle.
Battei la nuca sul tappeto e sentii che il peso del poliziotto stava espellendo tutta laria dal mio
corpo. Grid come se gli avessero conficcato un coltello nello stomaco. Riuscii a togliermi, con una
certa fatica lo girai sulla schiena e vidi il foro di ingresso. In pieno addome.
Una delle ferite pi dolorose che si possano immaginare. E una delle pi letali se  comera
probabile  erano stati distrutti gli organi interni. Non sembrava per distrutta la colonna vertebrale,
visto che Scholle riusciva a respirare e a muovere le gambe. Ma lemorragia era molto forte e in pi il
sangue era densissimo e scuro. Era evidente che, senza lintervento di un medico, Scholle sarebbe
morto dissanguato  soffrendo le pene dellinferno  oppure di setticemia.
Probabilmente per entrambe le cause.
Mi strappai le bende dalla testa e le premetti sulla ferita. Scholle lanci un urlo e cerc di
allontanare le mie mani, ma io feci resistenza, anche se sapevo che i miei sforzi avrebbero addirittura
potuto peggiorare la situazione.
 No, devi, Frank  Scholle si contorse strillando e tir a s le gambe. Poi ansim qualcosa
che allinizio non capii.
 Prendilo, ti prego
Una gamba dei pantaloni gli era scivolata verso lalto: vidi che cercava una fondina nella quale
era infilato un piccolo revolver. Evidentemente Frank non laveva notata.
 Sta. Scappando . Scholle pronunci ogni sillaba con grande fatica, a ogni interruzione si
metteva a gridare.
Annuii, mi alzai e con uno strattone tirai gi la scala. Avevo appena appoggiato il piede sul
primo gradino che Scholle mi afferr per una caviglia e mi trattenne con le ultime forze che gli erano
rimaste.
 Non su!  ansim.  Dalla finestra.
Annuii di nuovo: certamente Frank non era pi in solaio. Dopo lo sparo si era arrampicato su
per il lucernario e adesso stava scendendo sul retro della casa per poi svignarsela da uno dei sentieri nel
bosco.
 lunica via di fuga logica. Io farei cos.
Senza perdere nemmeno un secondo, barcollai verso il bagno: anche la sua finestra dava sul
retro. Il pavimento era allagato e dovetti rallentare per non finire lungo e disteso.
Mirai al vetro opalino della finestra, ma poi feci una cosa di cui ancora oggi non so dire se fu
lerrore fondamentale: gettai uno sguardo alla vasca.
TomTom si dimenava sottacqua lottando contro la morte.
Accostai la pistola direttamente alla catena e con un colpo la distrussi insieme al miscelatore al
quale era fissata, sprecando cos secondi e munizioni importanti. Ma non avevo scelta. Agii in modo
istintivo, afferrai la catena e cercai di tirarlo fuori, senza per riuscirci del tutto, dato che il fianco era
ancora bloccato. Ma almeno aveva il muso sopra il bordo della vasca.
Tutto questo avvenne quasi en passant, mentre correvo verso la finestra e ne infrangevo il vetro
con un secondo colpo.
Il chiasso aveva svegliato i vicini. Quando mi affacciai alla finestra vidi accendersi le luci nelle
camere da letto delle case adiacenti. La signora anziana e sola che abitava proprio accanto a noi aveva
acceso quelle della veranda, per accertarsi che non ci fossero ladri. Attivate da sensori, anche nei
giardini si erano illuminate alcune lampade che mi consentirono di vedere Frank al di l della
recinzione: stava scomparendo nel buio del bosco.
Mirai lo stesso e sparai nella direzione in cui immaginavo fosse. Una, due volte.
Poi misi un piede sul davanzale per saltare dalla finestra. Non mi importava che le aiuole a
causa del gelo fossero dure come cemento. Lassassino della mia famiglia stava scappando davanti ai
miei occhi e nemmeno un piede rotto mi avrebbe impedito di inseguirlo.
Sentii in lontananza il suono di diverse sirene della polizia. Uno dei vicini aveva chiamato la
cavalleria, che dal mio punto di vista arrivava in ogni senso in ritardo.
Non mi serve il vostro aiuto, feci in tempo a pensare. Questa roba non vi riguarda.  una
faccenda privata.
Ma proprio nellistante in cui stavo per saltare, successe una cosa che non avevo minimamente
messo in conto e che andava al di l delle mie facolt intellettuali: Frank torn indietro.
Capitolo 40
Non riesce a smettere di giocare, pensai. Mi sfida persino quando scappa.
Frank percorreva piano  come se dovesse concentrarsi su ogni passo che faceva  il sentiero
innevato che dalla porticina del giardino sul retro conduceva alla nostra serra. Dopo qualche metro si
ferm, pi o meno a met strada fra la casa e il confine della propriet. Era abbastanza vicino da
permettermi di vedere i tratti del suo viso cos incongruamente giovanile.
A giudicare dallalto, sembrava avere i capelli pi lunghi e la tuta da jogging sporca e
malandata. La lotta con Scholle aveva lasciato tracce. Teneva le braccia lungo il corpo come un
ragazzo che per la prima volta vuole tuffarsi di piedi dalla piattaforma di dieci metri, solo che nella
mano destra aveva una pistola.
Era in affanno, nellaria gelida il suo respiro formava dense nubi.
Allimprovviso il cielo sopra di me inizi a lampeggiare. Bagliori blu mi guizzavano davanti
agli occhi e gi temevo che le mie allucinazioni avessero scelto il momento meno adatto per farsi vive.
Poi sentii le sirene. Alcune pattuglie stavano raggiungendo la nostra via.
I poliziotti ormai vicini non turbarono n Frank n me.
Se ne stava tranquillissimo nel giardino, senza far cenno di voler fuggire. Vi fu un unico
cambiamento nel suo portamento: alz il braccio disarmato e mi salut con la mano come se volesse
beffardamente dirmi: Di vecchio, spara. Cos non saprai mai che ne  stato di tuo figlio.
A posteriori penso che sarebbe stato pi ragionevole aspettare gli agenti che ormai avevano
quasi raggiunto le scale, ma non c niente di pi personale della vendetta.
 una cosa che devi fare tu, pensai e alzai larma per mirare al Collezionista.
Frank scosse la testa. Non ce la farai mai, vecchio, diceva il suo corpo.
Si sbagliava, e non era la prima volta.
Con la prima pallottola lo colpii alla spalla. La violenza dellimpatto lo scaravent a terra. Non
volevo ucciderlo. Non adesso. Non prima che mi avesse detto che fine aveva fatto mio figlio. Con il
secondo colpo volevo ferirlo alla coscia, al ginocchio o in un punto che gli impedisse di camminare. E
invece non lo colpii. Sparai. Sparai. Sparai e nessun proiettile and a segno. Perch avevo finito le
cartucce. Le avevo usate tutte.
Per la finestra. Per la notte. Per la spalla. Per il cane che guaiva dietro di me.
Maledizione.
Li avevo sprecati tutti, e non mi rest che osservare Frank mentre si alzava e di nuovo
oltrepassava la porticina e correva verso il bosco. Questa volta senza tornare indietro e senza che io
potessi seguirlo, perch proprio mentre stavo per saltare dalla finestra venni afferrato da numerose
mani.
La polizia era arrivata, alla fine.
Capitolo 41
John
 Ha trovato mia figlia?
Il linguaggio corporeo di Johanna Strom tratteggiava bene il quadro della sua lacerazione
interiore. Gli occhi erano spalancati e pieni di speranza, le mani congiunte davanti alla pancia in una
preghiera disperata. Si sforzava di non lasciarsi andare, ma a lui sembrava di avvertire il peso
psicologico che minacciava di schiacciarla.
John scosse la testa dispiaciuto e, quando Johanna si premette una mano sulla bocca, si rese
conto dellambiguit del suo gesto.
 Oh sorry, no, Maam. Non ci sono novit.
La mano di Johanna torn ad abbassarsi lentamente. Appariva confusa e cerc un sostegno
nello stipite della porta di casa. Il vento gelido invest la schiena di John, ma Johanna non sembrava
sentire freddo. Non accenn a farlo entrare.
Chiese esausta:  Ma allora, cio perch  venuto qui?
A dire la verit, neanche John lo sapeva con precisione. Da quando la polizia lo aveva
informato della scomparsa di Alina, la preoccupazione per la sorte dellamica gli toglieva il sonno. E
non volendo restare a casa in attesa di una telefonata, aveva deciso di andare a trovare lunica persona
che aveva incontrato personalmente il probabile sequestratore, per quanto ne sapeva lui. Lindirizzo era
sul foglio che Johanna aveva dato ad Alina in occasione della sua visita. Era stampato a colori, delle
dimensioni di un volantino, non troppo grande ma in modo che, una volta appeso in giro, si vedesse
bene il volto di quelladolescente dal sorriso stanco. SCOMPARSA, cera scritto in stampatello
sopra la fronte di Nicola. Nella foto la ragazza aveva i capelli tinti di nero ed era senza trucco e senza
gioielli: gli eventuali testimoni non sarebbero stati distratti da tratti caratteristici modificabili. Sul retro
c scritto dove mi pu trovare: Johanna si era congedata con questa parole. Accortasi della gaffe
aveva iniziato a scusarsi mille volte, dando infine a John un secondo volantino.
E adesso sono qui e cerco a mia volta una persona che amo.
Nella casa si sent il fischio di un forno a microonde e a Johanna venne in mente che il suo
inaspettato ospite era ormai da qualche minuto al freddo davanti alla porta.
 Mi scusi, sono proprio maleducata. La prego, entri.
John la vide affrettarsi verso la cucina e la segu.
Dentro faceva caldo, ma la casa era ancora meno accogliente di quanto avesse temuto. Gli
agenti immobiliari affermavano enfaticamente che il complesso di villette a schiera alla periferia di
Zehlendorf era in stile Bauhaus. Con quel tetto piano, a John ricordavano piuttosto delle scatole da
scarpe, il cui unico vantaggio era probabilmente che si poteva risparmiare la radio: le pareti erano cos
sottili che si sentiva perfettamente cosa facevano i vicini. In una fase psicologicamente difficile della
vita, Alina aveva pensato di lasciare il centro e di andare a vivere fuori, nel verde, ma John non ci
aveva messo molto a farle passare la voglia di quei vani improntati alla funzionalit (detto altrimenti,
dalla pianta desolatamente quadrata).
 Scusi il disordine, ma  Quando John entr in cucina, Johanna gli indic uno scatolone da
traslochi ancora chiuso sotto la finestra. Ne aveva visti altri due nellingresso e in salotto. Tutti chiusi.
La casa era completamente priva di quadri, tappeti o altri oggetti personali.
 Non voglio Cio Mi capisce.
John annu. Se qualcuno non sa che fine abbia fatto il figlio, difficilmente si sentir a proprio
agio in una nuova citt. Johanna in quella casa non ci viveva, ci dormiva soltanto, e a giudicare dal suo
aspetto anche questo appariva dubbio.
 Allora, cosa posso fare per lei?  chiese di nuovo la donna mentre portava il piatto dal forno a
microonde al bidone della spazzatura. Se davvero aveva pensato di mangiare una pizza al salame a
colazione, larrivo di John le aveva evidentemente fatto passare la voglia.
 Perch, cio Perch  venuto, se non sa niente di Nicola?
 Per farle la stessa domanda. Perch  venuta a trovare Alina?
 Non capisco . Johanna si strofin le mani davanti alla pancia come per asciugarle nel
grembiule.
 Cera anche lei, no?
 Certo,  rispose John.  Right next door, ho sentito tutto. Ma credo che alla mia amica non
abbia detto tutta la verit.
 Cosa glielo fa pensare?
 Just a feeling.
Quel pomeriggio, quando aveva cercato di liberarsi appena possibile di quella madre disperata,
Alina era stata molto tesa e addirittura un po brusca. Andandosene, Johanna Strom era parsa ancora
pi intimidita di quando era arrivata, e John, che credeva molto nella propria capacit di
immedesimazione, aveva avuto limpressione che non avesse detto tutto ci che sapeva. Aveva
raccontato anche alla polizia di quello strano incontro, ma il commissario Stoya ne era gi stato
informato dalla stessa Alina, e da quella ubriacona confusa  cos la definiva  non si aspettava
alcuna informazione utile.
 C qualcosa che ad Alina non ha detto?  chiese John senza giri di parole.  Qualcosa su
Suker?
Johanna scosse la testa.  No, vi ho detto tutto, davvero. Cio, Alina  la mia ultima speranza.
Volevo che mi aiutasse a trovare Nicola. Ha quelle  Johanna concluse la frase in un sussurro,
tenendo gli occhi fissi sulle proprie mani,  quelle facolt sovrannaturali.
John scosse la testa arrabbiato.  Shit. Alina non prevede il futuro.
Altrimenti non sarebbe scomparsa.
 Ma la stampa
  quelli dicono anche che la guerra in Iraq  finita e che leuro non centra coi rincari.
Sentiva che lansia e la mancanza di sonno si stavano trasformando in rabbia.  Quello che fa
Alina non  supernatural.
 E cosa allora?
  pura matematica.
 Non capisco.
Johanna and al lavello e prese un bicchiere di plastica dal bancone. Istintivamente John cerc
con lo sguardo qualche bottiglia sugli scaffali, ma evidentemente Johanna non affogava il dolore
nellalcol.
 Faccio linformatico,  spieg, rifiutando con un grazie lacqua del rubinetto che Johanna
gli stava porgendo.  Programmo software per le previsioni dei weather reports. Di solito sono
sbagliate. Eppure gi oggi potremmo fare delle previsioni perfette; solo che per le nostre prognosi non
abbiamo a disposizione il migliore hardware del mondo . John si tocc la fronte.  Our brain.
Si accorse che Johanna faticava a seguirlo e si chiese se fosse sensato cercare di esporle la
teoria che aveva elaborato prendendo spunto da Alina. Essendo uno scienziato, era convinto di poter
spiegare ogni fenomeno in modo scientifico. Se non oggi, in un prossimo futuro. In particolare gli studi
sul cervello erano solo agli inizi. Era un dato di fatto che il cervello umano poteva essere definito un
supercomputer biochimico le cui potenzialit venivano sfruttate da gran parte degli esseri umani per
meno del dieci per cento. John era convinto che, se si fosse arrivati al cento per cento, ogni essere
umano sarebbe stato intellettualmente un superman, capace, grazie alle sue inimmaginabili facolt, di
fare previsioni ultraprecise in base al calcolo delle probabilit. Foraggiato con le informazioni giuste
avrebbe per esempio potuto prevedere con grande precisione il clima per i prossimi anni. Ovviamente
non era in grado di dimostrare la sua teoria, ma era certo che Alina sapesse utilizzare il suo cervello in
modo pi efficiente di altri. Ed era il dolore il pulsante che metteva in funzione il supercalcolatore. Il
fatto che svenisse ogni volta che vedeva le sue immagini rinsaldava la sua teoria; confermava che,
mentre i processi biochimici nella sua testa erano in pieno svolgimento, il resto del corpo era in
stand-by.
 Tutti possono prevedere il futuro, Maam. Persino io. Per esempio sapevo che lei mi avrebbe
aperto la porta se fosse stata in casa. Immaginavo che mi avrebbe fatto entrare, e sono sicuro che fra un
attimo parleremo di Alina e di sua figlia. Action provoca reaction. Quanto pi prossima la sequenza,
tanto pi concreta la previsione. Il cervello di Alina lavora meglio dei nostri, tutto qui.  capace di
verificare billions di possibilit e sulla base dei facts a lei noti di prevedere levoluzione pi probabile.
Johanna lo guard incredula, poi scosse energicamente la testa. Sembrava delusa, come se la
spiegazione di John avesse privato di uno degli elementi portanti tutto il suo castello di carte.  Ma con
il Collezionista, cio, ha dato indicazioni molto concrete
 Bullshit. Non erano visions ma prognosi, molte delle quali contraddittorie. And she makes
mistakes! Molti errori. Il pi grande ieri lha spinta fra le braccia di Mister Suker.
Johanna lo guard terrorizzata.  Un attimo. Vuole forse dirmi che
 Right. Anche Alina  stata rapita. E la polizia  dellidea che sia stato loculista . John
sospir.  E quindi, please, devo sapere se c qualcosaltro che voleva confidarle. Magari qualcosa che
ha visto sulla polaroid. Una location, un segno. Qualcosa che possa servirmi a ritrovare la mia amica.
Johanna annu ondeggiando lievemente con il corpo. Allimprovviso le spunt sulle labbra un
timido sorriso.
 Cosa c?  chiese John confuso. La reazione spontanea di Johanna non lasciava spazio a
interpretazioni.  Beata lei che lo trova divertente.
 Come? Oh, la prego, la prego mi scusi . Distolse lo sguardo imbarazzata.  Mi spiace. Temo
di essermi ormai abituata alle notizie terrificanti. Stavo solo, cio come dire, stavo solo pensando che
in fondo non  uno sviluppo del tutto negativo.
 Come?  John deglut, senza per riuscire a combattere il cattivo sapore che iniziava a sentire.
Aument anzi, quando Johanna fra le lacrime disse:  Vede, mia figlia era solo una ragazza
scappata di casa, mentre la sua amica Alina  famosa.
 Cosa diavolo?  John la guard esterrefatto. Poi le punt contro lindice come se volesse
accoltellarla.  You made it up. Laveva previsto.
 Come? Ma no, non  vero.
Johanna assunse un atteggiamento difensivo, quasi temesse che John potesse picchiarla.
 Shit. Voleva che Alina andasse da Suker perch sapeva che loculista lavrebbe voluta.
Lei e i suoi occhi ciechi!
 No. Non lo sapevo. Per lo speravo. Era la mia previsione. La mia speranza.
 Ma Why?  John distese entrambe le braccia, le sue dita si strinsero lentamente a formare
un pugno, sembrava che stesse strizzando una spugna.  Perch?
 Perch sono una madre.
La risposta lo colp come uno schiaffo. Rapida. Dolorosa. Di una logica spietata.
Ovvio,  disperata. Vuole
 Rivoglio la mia bambina,  url Johanna colpendosi il petto con il pugno.  Sento che 
ancora viva. Nicola  l fuori, nelle mani di una bestia, e nessuno la cerca.
Ogni parola una frustata. John indietreggi.
 Ma adesso le cose sono cambiate,  grid mentre John usciva piano dalla cucina. La voce le si
incrin.  Adesso che Suker ha un ostaggio famoso.
John raggiunse la porta, la spalanc e barcoll nellaria gelida del mattino fino alla macchina,
senza per sfuggire a quella voce.
 Adesso non potete pi chiudere gli occhi. Adesso dovete cercare il nascondiglio di Suker. E se
ci troverete Alina,  nella sua testa, la madre isterica continu a urlare per ore,  io riavr finalmente
mia figlia.
Capitolo 42
Alina Gregoriev
 Il procedimento che applicher nel suo caso si chiama trapianto di cellule staminali
dellepitelio corneale.
Suker parlava con il tono di un primario che spiega al paziente i possibili rischi di un intervento:
come se Alina fosse stata nel suo studio e non nuda e con le mani legate su un tavolo operatorio.
 Durante lesplosione chimica che le ha fatto perdere la vista  stata distrutta tutta la cornea,
compresi i lembi. In passato si cercava semplicemente di impiantare una nuova cornea, e ci si stupiva
se dopo loperazione il paziente continuava a non vederci.
Alla sua destra, Nicola toss dal profondo della gola, sputando poi con un rantolo. Suker fece
schioccare la lingua, quasi a redarguire gli studenti che disturbavano la lezione. Continu solo quando
il respiro di Nicola si trasform in un piagnucolio sommesso.
 Deve immaginare la cornea come il parabrezza di unautomobile. Non deve sporcarsi,
altrimenti prima o poi non ci vede pi e finisce contro un albero. Quando nellocchio il parabrezza
diventa cieco, parliamo di opacamento.
 La pianti con ste stronzate . Alina scosse la testa.  Non le voglio sentire.
Si pent subito del movimento.
Un dolore penetrante la trafisse dalla vertebra cervicale in gi. Era stata per troppo tempo in
quella posizione innaturale, con le mani incatenate dietro la testa.
 Per risolvere lopacamento sono necessari i lembi corneali, o pi precisamente le loro cellule
staminali che tutto il santo giorno non fanno altro che produrre milioni di cellule figlie che attraversano
la cornea e la sigillano, in maniera del tutto simile alla cera calda quando si lava lautomobile.
 La sua analogia automobilistica se la ficchi dove dico io, stronzo.
Suker prosegu imperturbato.  Se tuttavia, come nel suo caso, i lembi sono completamente
distrutti, lo strato protettivo non viene pi prodotto. Manca il trattamento. Quindi il semplice trapianto
della cornea non serve a nulla. Lo strato pi esterno dei suoi occhi verrebbe graffiato di continuo, come
una piastra di cottura pulita con il prodotto sbagliato.
Alina avvert che intorno a lei cera pi luce, forse perch Suker aveva riacceso e avvicinato la
lampada chirurgica sopra la sua testa. Gli occhi le si riempirono di lacrime. Li strizz per liberarsene,
ma non era sicura di riuscirci. Aveva le palpebre pesanti e stanche, probabilmente a causa delle gocce
che Suker le aveva somministrato.
 Se si vuole procedere nel modo giusto, bisogna sostituire dapprima solo il lembo, e in seguito
la cornea nel suo complesso.
Anche la voce di Suker adesso era pi vicina. Alina sentiva lalito caldo del dottore, che si era
chinato su di lei, e odore di caff.
 Dovr quindi operarla due volte Alina, con un intervallo di quattro mesi.
Quattro mesi? Sedici settimane? Centododici giorni prigioniera di questo pazzo?
Accanto a lei, il piagnucolio di Nicola si era fatto pi intenso. La ragazza stava per mettersi a
piangere sul serio.
 Non ce lha tutto questo tempo,  protest Alina, senza peraltro credere a quello che diceva. 
Le stanno dando la caccia. Mi troveranno e per lei sar la fine.
 Non mi dica.
Suker le appoggi una mano sulla testa e con orrore Alina sent che le sue dita erano coperte di
lattice.
Si  gi messo i guanti chirurgici!
Suker le lasci per un istante la mano sulla fronte, poi con una carezza ripugnante mosse il dito
indice verso la parte posteriore del suo cranio rasato.
 A parte il fatto che in questo posto non verr a cercarci nessuno, lo considererei molto
spiacevole per entrambi, Alina. In fondo mi accingo a ridonarle la vista, e non vogliamo certo essere
disturbati, vero?
 NON VOGLIO REGALI!  url lei e si inarc qual tanto che le catene le permettevano.
Ignor il nervo schiacciato nel collo.
 Su, su, su, non ci faremo prendere dal panico proprio adesso,  rise Suker e con un
movimento deciso le spinse gi la testa.  Comprendo tuttavia le sue perplessit, se si pensa ai rischi
che lintervento comporta e che naturalmente non voglio tacerle.
Mio Dio, fa che sia solo un sogno. Fa che TomTom salti sul letto e mi svegli.
 Anche se non  la prima volta che eseguo questo tipo di intervento, attaccare un microscopico
frammento al globo oculare resta una performance straordinaria, starei per dire artistica. Nel corso
delloperazione devo molare il lembo corneale fino a 0,3 millimetri.
 Dovrebbe molarsi il suo cervello malato, nientaltro . Alina si sforzava di avere un respiro il
pi possibile regolare per rilassare il corpo teso. La sua rabbia, avvertiva, non sarebbe durata a lungo.
Era solo questione di tempo e poi la stanchezza avrebbe avuto il sopravvento.
  sconvolta, bambina mia. Ma  pi che comprensibile.
Alina sent che mentre stava parlando con lei, Suker si era voltato.
 In fondo sta per affrontare una delle esperienze pi sconvolgenti della sua esistenza.
Come se avesse aspettato limbeccata, Nicola lanci un urlo.
 Cosa le sta facendo?  chiese Alina.
 Alla piccola le iniezioni non piacciono . Suker adesso era a qualche passo da lei e parlava
con Nicola.  Ma non abbiamo scelta, carina. Te lho gi spiegato, i tuoi occhi sono qualcosa di
speciale.
 No, la prego, no. La supplico.
Loculista fece un sospiro felice.
 Deve sapere, Alina, che gli occhi di Nicola presentano un disturbo della pigmentazione molto
particolare. Sono bicolore. Immagini che la sua iride sia una torta: una piccola fetta triangolare presenta
una tonalit celeste. Tutto il resto  marrone. Non  bellissimo?
Il rumore metallico degli strumenti riemp la stanza.
 Oh, mi spiace. I colori non le dicono niente. Certo, certo, ma  proprio a questo che stiamo
lavorando, non  vero?
Rise compiaciuto, mentre Nicola, con gran sorpresa di Alina, aveva iniziato a mormorare una
preghiera:
 Eccomi estranea, eccomi angosciata, eccomi nel dolore, eccomi nel pericolo, ed eccomi
sola
Recitava il suo monologo cos piano che Suker non ebbe difficolt a sovrapporsi.  Si ricorda
cosa le dicevo in prigione? Che solo le anomalie della natura hanno in s la bellezza autentica?
  mio Dio, Padre mio, sei oggi ci che eri ieri e sarai domani
Suker si rivolse di nuovo a Nicola.  Bene,  arrivato il giorno in cui dividerai la tua speciale
bellezza con una persona del tutto speciale, Nicola.
La ragazza sembrava non sentire quel folle, era completamente immersa nel dialogo con se
stessa. A ogni parola la sua voce diventava pi sommessa e sonnolenta, finch non lasci incompiuta
lultima frase:   mio Dio, Padre mio, resta al mio fianco e
 Si  addormentata,  disse Suker soddisfatto.
 Non lo faccia, Suker, la prego.
Alina aveva perso ogni rispetto per se stessa e adesso implorava amaramente quanto Nicola
prima di lei.  Per lamore del cielo, la smetta. Quella ragazza ha solo sedici anni.
 Oh be, non si preoccupi, let del donatore non conta. Ma per andare sul sicuro, inizialmente
eseguir un unico trapianto di cellule staminali nellocchio sinistro, per vedere fino a che punto lei
accetta lorgano donato.
Alina sent di nuovo il rumore dei ferri su una base metallica. Poi Suker cominci a canticchiare
sottovoce, concentrato: un uomo che con gioiosa eccitazione affronta un lavoro che desidera
ardentemente, e da tempo.
Capitolo 43
Alexander Zorbach (io)
La cartuccia sembrava calda, indubbiamente perch il dottor Roth laveva rigirata fra le dita per
parecchio tempo prima di darmela.
 Giusto per rinfrescarle la memoria,  disse, senza sforzarsi di reprimere la sua rabbia.  Due
mesi fa,  un affare cos che si  cacciato in testa. E anche se oggi ha dimostrato di averla dura, la testa,
le assicuro che non sarebbe comunque abbastanza dura per fermare una pallottola calibro 9.
Ero sulla sedia a rotelle; lui, in piedi davanti a me, mi guardava dallalto. Gli tremava il labbro
inferiore e questo per qualche motivo mi imbarazzava. Probabilmente perch sentivo che a quel medico
di solito bonario costava molta fatica criticarmi.
 Ha frantumato le ossa, il cervello e alcuni fondamentali vasi sanguini.
Ci conoscevamo da molto tempo. Ero stato in cura da Roth gi prima del fallito suicidio, per
problemi psichici che il mestiere di poliziotto quasi inevitabilmente porta con s. Girai la testa,
convinto che si sarebbero fatti vivi i consueti dolori, ma dal mortale scontro in casa mia erano
scomparsi. Avvertivo solo unindistinta pressione sotto la nuova fasciatura che mi avevano applicato
quando lambulanza mi aveva riportato a Schwanenwerder.
 Maledizione, Zorbach. Ma cosa le salta in mente? Prende e se la svigna in piena notte.
Il mio sguardo vag su una parete spoglia, priva dei diplomi e delle onorificenze con i quali i
dottori ornano di solito i loro studi. Anche lassenza di opere darte illustrava bene il carattere
provvisorio della struttura. Schwanenwerder non era un ospedale ma un punto di transito, un luogo
sicuro in cui ospitare testimoni e vittime. Un posto in cui n il personale n gli ospiti desideravano
stabilirsi a lungo.
 Con una ferita simile, non si va in cerca di avventure.
Era la prima volta che mi trovavo nello studio dello psichiatra. In precedenza Roth era sempre
venuto a trovarmi in camera.
 Si sbaglia,  risposi. Era anche la prima volta che riuscivo a parlare con lui dopo mesi, o
quantomeno che cercavo di farlo.
 Prego?
Alzai la mano e gli mostrai la cartuccia che mi aveva appena dato.  Non  questo affare che mi
sono cacciato in testa.
 E cosa allora?
 Solo la pallottola che ci sta dentro. Un errore frequente nei principianti. Anchio confondevo
sempre cartuccia e proiettile.
 Sputasentenze,  rispose Roth, con un ghigno. Scosse la testa e si piant le mani sui fianchi. 
Va be, almeno si  rimesso a parlare.
Si inginocchi e dal camice estrasse una piccola torcia. Quando cerc di indirizzarmela sugli
occhi, lo respinsi. Erano le sette del mattino, ero stato visitato pi volte e avevo superato tutti i test sui
riflessi. A parte la stanchezza mi sentivo bene come non succedeva da tempo.
 E Frank?  chiesi.
Roth inarc le sopracciglia, senza che gli si corrugasse la fronte. Non era la prima volta che
notavo i suoi tratti giovanili, addirittura da ragazzo; aveva molta esperienza, ma non lo si sarebbe detto.
Con le scarpe da ginnastica e la tuta da jogging forse in birreria gli avrebbero chiesto i documenti prima
di servigli degli alcolici.
 Quello al quale ha sparato?  chiese mentre si rialzava.
Annuii.
 Ho appena sentito il commissario Stoya al telefono,  sicuro che lo prenderanno presto. Lo ha
ferito gravemente. Deve essersi nascosto nel bosco. Non pu aver fatto molta strada e lo cercano con i
cani.
 Come no . Feci una smorfia di disprezzo.
Lo prenderanno presto. Lo dicono ogni volta e sono mesi che gli danno la caccia.
 E Scholle come sta?
 Lagente che portandola via da qui ha infranto circa un centinaio di regolamenti di servizio?
Mi guard con occhi tristi, come se si fosse gi pentito di quello che aveva detto. Per quanto
Roth potesse avercela con il suo comportamento eccentrico, Scholle non meritava una simile
punizione.
  troppo presto per dirlo. Lo stanno operando.
 Qui?  Ci avevano portato via su due ambulanze diverse.
 No. A Schwanenwerder non siamo attrezzati per queste cose.  pi una struttura per la
riabilitazione, molto lontana dallessere un ospedale vero e proprio. Non possiamo proprio operare
ferite da arma da fuoco gravissime o addirittura mortali.
Mortali
Mi venne da pensare a Julian, a Nicci, ad Alina, e mi chiesi se fosse una legge naturale che tutte
le persone che amavo prima o poi condividessero lo stesso destino. Come se la morte violenta fosse un
virus e io il portatore, sempre pronto a trasmetterlo a chiunque mi fosse vicino.
Mi accorsi che stavo perdendomi nei miei pensieri, come un automobilista che si addormenta
per un secondo, e sussultai quando Roth riprese a parlare.
 Come pu immaginare, la polizia ha intenzione di farle un milione di domande e francamente
anche a me farebbe piacere sapere con precisione cos successo a casa sua. Dio santo, un poliziotto
con una pallottola nella pancia, un assassino ferito e, mi  stato detto, anche un cane che  stato portato
a Dppel alla clinica veterinaria.
 Con quelli adesso non voglio parlare,  risposi e mi presi la testa fra le mani, esausto.
Roth mi diede dei colpetti affettuosi sulla spalla.  Che ci creda o meno,  la prima volta oggi
che sono della sua stessa idea. Ho gi detto al commissario Stoya che dopo tutto questo stress deve
riposarsi, e che sar a disposizione per un primo interrogatorio al pi presto domani pomeriggio.
Torn alla scrivania e premette il pulsante dellinterfono.  Infermiera? Il signor Zorbach deve
tornare al reparto.
 No, ha sbagliato di nuovo.
Roth mi guard sbigottito.  Ma che diavolo sta facendo? Si rimetta a sedere!
 No . Feci un passo verso di lui, per dimostrargli che non intendevo pi prendere ordini, n da
lui, n da altri.
 Come diceva lei, dottore, questo non  un ospedale e io non sono pi un suo paziente. E detto
fra noi, era tanto che non mi sentivo cos bene.
Roth scosse la testa terrorizzato.  Non faccia sciocchezze. Le ferite fisiche non sono mai state
lorigine della sua condizione di labilit. Sapevo che sarebbe bastato un impulso sufficientemente forte
per attivare le sue energie autocurative. Per questo ho insistito che la signora Gregoriev venisse a
trovarla. Ma la sua improvvisa metamorfosi non ha nulla a che fare con una sana rigenerazione. Al
contrario, lei  in una fase paradossale. Ne avr certo sentito parlare. Moribondi che si sentono meglio
prima che il decorso della malattia volga al peggio. Il suo corpo in questo momento reagisce con le
ultime riserve che ha a disposizione. Se non gli concede un po di tranquillit,  possibile che non
riesca a riprendersi mai pi.
Non mi riprender comunque, dottore. A prescindere da quello che far.
 La ringrazio molto. Apprezzo le sue premure, sul serio. Ma crede davvero che possa starmene
qui tranquillo mentre l fuori ci sono due animali, uno che ha ucciso mio figlio e laltro che ha rapito la
mia amica?
Due animali che in qualche modo sono in relazione, anche se non so quale.
 Nei miei confronti non c un mandato di arresto e lei non ha nessun pretesto per tenermi
ancora rinchiuso.
 Rinchiuso? Chi ha mai parlato di rinchiuderla? Lei 
  un uomo libero. Esattamente. E come tale adesso prender congedo, dopo averla
ringraziata. Se per le dimissioni devo firmare qualche documento, me lo dia. Ma con lei non voglio
perdere pi nemmeno un secondo.
Alle mie spalle si apr una porta. Roth fece cenno allinfermiera di andarsene.
 Okay, facciamo un patto,  disse quando fummo di nuovo soli.
 Un patto?
 Resti ancora una notte. Domani facciamo una Tac, poi bilancio la terapia, le do un elenco di
medici da contattare in caso di necessit e subito dopo la prima colazione pu lasciare
Schwanenwerder: con la mia benedizione ma a suo rischio e pericolo.
 Domattina Frank  in capo al mondo e Alina morta, magari.
 Come lei, se non usa il cervello.
Per qualche tempo si sent solo il ticchettio di un orologio a muro con le lancette che
avanzavano a scatti.
 Okay,  accettai.  Resto a una condizione.
Roth, a braccia conserte, assunse una posizione difensiva.
 E sarebbe?
 Mi porti da Tamara Schlier. Devo parlarle.
Capitolo 44
Alina Gregoriev
Si aggrapp. Si difese con tutte le sue forze, ma alla fine ogni sforzo fu inutile. Il sonno si
divincol da lei furioso, insieme alle vaghe immagini di un incubo che svanirono con la stessa rapidit
con cui Alina si svegli.
In un primo momento fatic a orientarsi; non sapeva dove fosse finita e perch si sentisse
indolenzita in tutto il corpo. Poi ricord lago che le penetrava nel braccio destro; ricord liniezione
che Suker le aveva fatto prima, quando non aveva voluto smettere di urlare. Non aveva potuto smettere
perch non sopportava di dover ascoltare impotente mentre sul tavolo operatorio accanto al suo una
ragazza moriva solo perch Suker preparava quellinsensato trapianto. Per un po aveva pregato un dio
senza nome che un commando speciale sfondasse la porta e distruggesse i teli di quel tendone. Aveva
sperato che nonostante le ferite Zorbach  Cristo, Zorbach, se sapessi quanto mi manchi  riuscisse in
qualche modo a trovare quel posto e uccidesse il chirurgo un istante prima che affondasse il bisturi
nellocchio di Nicola. Ma non era arrivato nessuno a distogliere loculista dal suo diabolico proposito.
Lunica persona che alla fine si era ritrovata fuori gioco era lei: con una massiccia dose di narcotico che
anche molto tempo dopo il risveglio ancora frenava i suoi pensieri. Solo quando le venne la nausea e si
volt da un lato per vomitare, Alina si accorse di avere una sola mano legata. La sinistra era libera.
Non vuole che muoia, pens, senza capire se lidea la consolava o se invece accresceva la sua
disperazione. Dovendo narcotizzarla per la seconda volta in poco tempo, Suker evidentemente aveva
preso qualche precauzione, lasciandole abbastanza movimento perch non soffocasse anzitempo nel
vomito.
Serr il pugno e le venne in mente il servizio su un prigioniero di guerra il cui corpo, mentre
subiva il dolore, si era staccato dallo spirito. Solo cos quelluomo era riuscito a sopportare la
sofferenza: le dita alle quali venivano strappate le unghie non erano pi le sue, i denti che venivano
trapanati fino allosso mascellare non erano pi i suoi, erano quelli di un estraneo privo di sentimenti.
Allepoca Alina non aveva saputo immaginare una situazione cos estrema. Quando si pass la
mano sul corpo nudo, ebbe una prima idea di cosa significasse. Si toccava con dita che sembravano
quelle di un estraneo. Cerc la coscia, segu il contorno del fianco, premette il palmo della mano sulla
pancia, sal verso i seni, si ferm brevemente sul mento e infine, titubante e spaventata, si tocc gli
occhi. Arrivata in quel punto, riusciva ancora a sentire il percorso fatto, come se avesse solcato la pelle
con dita incandescenti. Si ricord di una volta in cui a Santa Barbara, da bambina, dopo aver passato
tutta la giornata al mare si era terribilmente scottata. Era stata in giro con gli amici, non aveva dato retta
a sua madre che le aveva detto di mettersi la crema anche se era nuvoloso. Dopo quel pomeriggio, per
tre giorni aveva pianto ogni volta che si infilava una t-shirt.
E questa volta quanto ci vorr? si chiese aprendo gli occhi.
Tre settimane? Tre mesi? Quando smetter di fare male, questa volta?
Nel suo intimo lo sapeva: Mai. Non andr a posto mai pi.
Ma non voleva abituarsi a questo pensiero. Prima che annientasse ogni speranza, doveva
seppellirlo nellangolo pi remoto della sua coscienza.
I pensieri negativi sono come i batteri,  le aveva spiegato John.  Una volta che si sono
annidati in te, si riproducono e uccidono ogni forza danimo.
E quale antibiotico mi consigli? aveva chiesto lei in tono scherzoso, e lui senza esitare aveva
risposto seriamente: C un unico antidoto: lamicizia.
Lamicizia, si ricord Alina mentre con gli occhi spenti fissava loscurit. John non aveva detto
lamore, perch a suo modo di vedere lamore, come ogni sensazione di euforia, era fugace; solo
lamicizia era duratura. Oh, John, dove sono gli amici quando si ha bisogno di loro?
Alina tocc il ceppo che le bloccava la mano destra e stratton la catena con lunico risultato di
farsi male al polso.
Merda, John, non ci sei. E nemmeno Zorbach. Non c nessuno che possa salvarmi.
Sbrait disperata, dimen le gambe, scalci verso il basso e linutilit dei suoi comportamenti di
spiazzamento la resero ancora pi furiosa.
Url come se avesse le doglie e grazie a quel dolore potesse espellere dal suo corpo paura e
disperazione.
Le ci volle un po prima di sentirsi cos esaurita da non avere pi fiato per gridare. Passarono
alcuni minuti prima che riuscisse a riprendere il controllo delle sue facolt mentali e a chiedersi se
Suker aveva sentito il suo tracollo nervoso.
Oppure un vicino? si domand, e di nuovo si trov a pensare a John, che di certo avrebbe
annuito amichevolmente perch era tornata sul sentiero del pensiero positivo.
Magari mi basta fare abbastanza rumore e un passante mi sente. Sente me e
Fece un sobbalzo quando si rese conto che, da quando si era svegliata, la sua compagna di
sventura non aveva dato segni di vita.
 Nicola?
Niente. Accanto a lei era tutto tranquillo, non si sentiva pi nemmeno il respiro sferragliante
della ragazza.
 Nicola, sei qui?
Sei ancora viva?
Si volt verso destra e allung il pi possibile il braccio libero.
Niente.
Non si era aspettata di toccare qualcosa. Nicola aveva detto che fra di loro cerano trenta,
quaranta centimetri; troppi per il suo braccio che tastava nel buio.
La sua rabbia ebbe una nuova fiammata. Alina stratton di nuovo la catena e questa volta, con
sua enorme sorpresa, ci fu un cambiamento. Allinizio pens di aver tirato con tanta forza da essere
scivolata allindietro sul tavolo, ma non era possibile visto che erano immobilizzati anche i piedi. Se
non se lera immaginato, il suo movimento poteva significare ununica cosa:
Ho mosso il tavolo operatorio.
Alina scoppi in una risata.
Cristo, mi sono spostata tirandomi dietro il tavolo operatorio.
Anche se solo di pochi centimetri e senza sapere se la sua situazione in questo modo fosse
migliorata o peggiorata. Ma avendo toccato il fondo, ogni modifica era un progresso.
Giusto, John? La penseresti cos anche tu, no?
Almeno per due particolari, il nuovo sviluppo gettava un po di luce sul suo destino altrimenti
incerto: da un lato adesso sapeva che attraverso la catena la mano destra era fissata a un oggetto solido
e immobile, verosimilmente il muro alle sue spalle. Dallaltro aveva avuto conferma che il tavolo
operatorio aveva le ruote.
Decise che, per cominciare, avrebbe tirato la catena sino a raggiungere il muro. Ma gi dopo
pochi faticosissimi centimetri lasci perdere: si era accorta che i piedi del letto tendevano a spostarsi
verso destra, urtando un altro oggetto a sua volta mobile.
Le venne in mente la descrizione di Nicola: Fra di noi c uno di quei carrelli con le rotelle, ha
diversi cassetti, come allospedale, non so se ti pu interessare.
Il lieve rumore metallico conferm la sua ipotesi sulloggetto che aveva urtato. Anche se urtare
non era la parola giusta. Il tavolo operatorio aveva toccato appena il tavolino dappoggio ma era stato
sufficiente per scompaginare gli strumenti.
Alina fece un secondo tentativo, gir una seconda volta verso destra intorno al proprio asse e
distese il braccio sinistro nella direzione in cui immaginava fosse il tavolino.
Stava quasi rinunciando, quando con la punta del dito medio sfior uno spigolo freddo e liscio.
Prov a tirare di nuovo la catena, nella speranza di potersi avvicinare ulteriormente, e in effetti
Tombola! Lurlo di rabbia che era sul punto di cacciare per un pelo non si trasform in un urlo
di gioia perch il tavolino era a portata di mano, e ci che stava toccando non era pi uno spigolo,
ma
 una maniglia! Cazzo, che figo, impugno la maniglia di un cassetto.
Nemmeno lei sapeva spiegarsi perch la cosa la rendesse cos felice, e del resto non aveva la
minima intenzione di riflettere sulla questione. Era semplicemente felice di poter fare qualcosa, anche
se il qualcosa consisteva solo nel tirare a s il tavolino usando la maniglia del primo cassetto in alto,
che era chiuso a chiave. E quando ci fu riuscita e con la mano sinistra che continuava a sentire estranea
tocc la superficie liscia, avrebbe voluto urlare dalla gioia.
Ti ho fregato! pens travolta dalle emozioni. Hai fatto un errore, stronzo, e ti coster caro.
Avresti dovuto mettere a posto.
Alina mise la mano nella bacinella reniforme che tastando aveva incontrato sul tavolino e non
smise di essere felice nemmeno quando il bisturi le fer il pollice. Non riusciva a pensare ad altro se
non allarma che aveva trovato.
Con maggiore lentezza e prudenza, per non ferirsi ancora, tast tutta la superficie del tavolino.
Impieg un po di tempo prima di toccare la bacinella di plastica e poi anche del filo.
Una specie di cordino, perfetto. La sua euforia cresceva. Probabilmente del filo da sutura.
Se era abbastanza lungo poteva stringerlo intorno al collo di Suker mentre gli conficcava in un
occhio il bisturi.
Nella sua euforia, inizialmente le sfugg la strana consistenza di quel filo che da un lato era
umido e dallaltro pareva essere elastico. Poi per si accorse che al filo era fissato un peso, anche se
molto leggero.
Cosa diavolo ?
Inizi a tirarlo, sino a quando non si dipan dalla bacinella e Alina si trov fra le dita laltro
capo.
Poco dopo vomit. Aveva capito cosera loggetto fissato allestremit. Sembrava un chicco
duva sbucciato e aveva allincirca le dimensioni di un occhio umano.
Capitolo 45
Alexander Zorbach (io)
Quando Julian era venuto al mondo, lostetrica me lo aveva messo in braccio dicendo:  Pare
che al momento della morte un essere umano abbia laspetto che aveva subito dopo il parto.
E in effetti la bocca sdentata di Julian, le sue ossa sottili, il collo rugoso e i capelli radi che
spuntavano disordinati sulla nuca mi avevano ricordato mio padre allospedale poco prima che
decidesse di smettere di respirare.
Lidea che al momento della nascita allo specchio gi si vedesse la morte da allora non mi
aveva pi lasciato, sebbene non fossi in grado di esplicitare il significato profondo che vi scorgevo.
Anche quel giorno, mentre stavo seduto su una sedia di legno in attesa che Tamara Schlier si
accorgesse finalmente della mia presenza, mi venne da pensare alle parole dellostetrica. Se la sua tesi
era giusta e i moribondi tornavano davvero ad assumere i tratti dei neonati, allora Tamara doveva
essere nata con gli occhi spalancati e cerchiati di rosso e con la pelle del volto affetta da neurodermite.
Le do cinque minuti,  aveva detto Roth dopo aver protestato.  E solo se si mette un camice
operatorio. Non voglio che la mia paziente sia esposta a particelle di polvere pi di quanto gi non sia.
Da quando ero entrato in camera indossando il camice, Tamara non si era mossa. Avevo
ipotizzato che la mia visita inattesa le avrebbe procurato un attacco di panico. Ma forse, considerato
comero vestito, mi aveva preso per un medico. La vittima di Suker stava seduta sul letto, tranquilla,
assorta, le braccia conserte sul petto. Il lenzuolo era raggomitolato per terra sotto i suoi piedi scalzi. Le
spalle secche sporgevano come ghiaccioli dalla camicia da notte. Con unaltra persona per prima cosa
avrei certamente notato i capelli unti, il cui colore nella penombra azzurra dellilluminazione notturna
non era facilmente identificabile; oppure la schiena incurvata, che mi ricord mia nonna: ogni volta che
da bambino mi vedeva stravaccato da qualche parte, mi dava uno scappellotto accompagnato dalle
parole Stai su dritto. Ma anche se Tamara avesse avuto due nasi e tre orecchie nulla avrebbe potuto
distrarmi dallorripilante spettacolo del suo volto.
 Mi spiace per quello che le  successo,  dissi. Non riuscivo a staccare lo sguardo dalle due
ferite sotto gli occhialini da nuoto. Senza le palpebre, sembrava che gli occhi tumefatti minacciassero
in ogni momento di uscire dalle orbite. Sebbene guardasse nella mia direzione, non ero sicuro che fosse
consapevole della mia presenza.
 Le hanno detto che Zarin Suker  tornato a piede libero?  Cercai di capire se quel nome
suscitasse in lei una qualche reazione, ma non ce ne furono. Mi resi conto che Tamara un tempo dovere
essere stata molto attraente. Lineamenti simmetrici, il naso n troppo grande n troppo piccolo, labbra
piene dalla linea dolce senza interventi esterni. Capelli folti, fronte alta, denti diritti e regolari. Le basi
della sua bellezza erano ben riconoscibili e mettevano ancora pi in risalto la sua orrenda mutilazione.
 A quanto pare Suker ha rapito una mia carissima amica,  dissi.  Si chiama Alina Gregoriev
ed  cieca. Sicuramente riesce a capire come deve sentirsi in questo momento, in balia di quella bestia
senza vederci.
Mi parve di scorgere un leggero sussulto negli angoli della bocca di Tamara, ma non ne ero
certo.
 Lo so che non vuole parlare delluomo che lha ridotta cos. Mi creda, la capisco
perfettamente. Hanno distrutto anche la mia vita.
Adesso era la mia bocca a sussultare senza che potessi impedirlo. La disperazione  come un
terremoto. Ci sopraff senza preavviso con esiti incontrollabili.  Hanno assassinato mia moglie, rapito
e ucciso mio figlio. E a quanto pare la bestia che mi ha fatto tutto questo  in qualche rapporto con
Suker.
Mi alzai e raggiunsi la parete di fronte al suo letto. Era piena di disegni.
I miei occhi si erano intanto abituati alla penombra. Ne vidi alcuni che non erano stati terminati
e apparivano confusi, con linee interrotte a met. Altri erano invece copie quasi identiche del disegno
che avrebbe dovuto essere nella stanza di mio figlio: la casa sul Drferblick, la nostra abitazione vista
con gli occhi di un bambino di nove anni. Contai almeno una decina di versioni in formato A4.
 Perch?
Non mi ero minimamente preparato per questa conversazione, ma in quel momento compresi
cosa mi prefiggevo. Erano mille le domande che avrei potuto fare a Tamara; visto il suo stato mentale,
per, sarei stato fortunato se avesse risposto anche a una sola. E quella dovevo sceglierla bene.
 Perch lha disegnata?
Fuori, oltre le imposte chiuse delle finestre, sentii sferragliare a una certa distanza un treno
merci e mi accorsi di desiderare che mi portasse via.
 Non le sto chiedendo di testimoniare, Tamara. Non voglio dettagli sul suo martirio. Risponda
a questunica domanda e non mi vedr mai pi. Questo soggetto,  a caso indicai con il dito uno dei
disegni,  lha disegnato mio figlio Julian. Mi piacerebbe sapere perch
 Julian?  chiese Tamara.
Restai impietrito.
 Come ha detto?
Tamara era ancora seduta apaticamente sul bordo del letto. Se il torace non si fosse mosso sotto
la camicia da notte si sarebbe potuto pensare che fosse una bambola.
O che fosse morta.
 Julian Zorbach?
La sua lingua guizz rapida come un serpente, inumid la labbra screpolate e scomparve di
nuovo. Non avessi visto quel movimento, avrei probabilmente pensato a unallucinazione acustica.
 S. Lo conosce?  chiesi tornando a sedermi, stavolta a cavalcioni della sedia per appoggiarmi
allo schienale.
 Allora lei deve essere Alexander.
Confermai di nuovo, turbato dalla svolta che la conversazione aveva improvvisamente preso.
Ma le sorprese non erano finite.
 Grazie al cielo  venuto,  disse sollevata.  Ormai non ci speravo pi.
 Come fa a conoscermi?
Scosse la testa, come se non potesse dirmelo. Poi allung la mano:  Prima mi dia il messaggio.
 Messaggio? Quale messaggio?
Non avevo ancora finito di porre la domanda che unespressione di assoluto terrore attravers il
volto gi tormentato di Tamara.
 Allora allora non ha portato il biglietto?
Dai suoi occhi mutilati sgorgarono le lacrime. Mi chiesi se dovessi prenderle le mani o se un
contatto cos intimo non avrebbe peggiorato ulteriormente il suo sfogo. In quel momento fra di noi
cera un confine emotivo che non osai superare.
 Mi spiace ma non so di cosa sta parlando, Tamara.
 Allora  tutto perduto,  disse con voce strozzata, come qualcuno che si abbandona al suo
destino.   stato tutto inutile.
Stavo per dirle che non potevo esserle daiuto se continuava a parlare per enigmi, poi scelsi una
strategia diversa.
 Okay, Tamara, forse  davvero tutto perduto. Ma in questo caso non ha bisogno di
nascondersi, no? Se  davvero tutto inutile, non c motivo di tacere, pu raccontarmi tutto.
Mi stavo muovendo lungo un crinale sottile, senza sapere se nel suo vissuto confuso, forse
addirittura paranoico, la mia logica avesse il minimo senso; ma Tamara annu, come se, a differenza di
quel che succedeva a me, riuscisse davvero a capire cosa avevo in mente.
 Credo che abbia ragione.
Alz gli occhi verso la videocamera applicata al soffitto che la controllava senza che fosse
necessario accendere la luce. Roth mi aveva assicurato che in quel momento non era attiva.
 Forse posso smettere di fare quei disegni,  disse sottovoce.
Indicai il muro.  Cosa si aspettava?
 La vita. La libert . Tir su col naso.  Ma adesso  finita . Si volt nuovamente verso di
me.   finito tutto.
Il bordo di gomma dei suoi occhialini formava una diga sopra gli zigomi che si riempiva sempre
pi di lacrime.
 Temo ancora di non capire, Tamara. Perch quei disegni sul muro avrebbero dovuto darle la
libert?
Singhiozz.  I patti erano questi. Dovevo riempire le pareti della camera, cos tutti avrebbero
pensato che ero malata di mente
  e che di conseguenza non poteva testimoniare contro Suker?
 S.
Strinse ostinatamente le labbra.  Lordine era di continuare a disegnare fino a quando lei non
fosse venuto.
 Io?
 S, lei.  per questo che ero cos contenta che fosse arrivato. Sarebbe venuto, mi avrebbe
portato il messaggio e sarei stata libera. Avrei potuto smettere di disegnare e sarei stata lasciata in pace
per sempre. I patti erano questi, capisce?
S, capivo. Nel vortice di follia ai cui bordi entrambi cercavamo inutilmente di aggrapparci, il
discorso di Tamara un qualche malsano senso ce laveva.
 E quale doveva essere il messaggio?
 Tre parole. Doveva darmi la pagina di un diario con su scritte tre parole.
 Quali?
Si chin verso di me, inarc le sopracciglia facendo cos sporgere ancora di pi gli occhi
cerchiati di sangue.
 Onesto probo retto,  disse.
Rabbrividii.
Onesto probo retto  cosa voleva dire? Come faceva a conoscere quellinsieme di parole
senza senso prese dal diario di mio figlio? E perch avrei dovuto portarle quel messaggio
incomprensibile?
 Non ci capisco niente,  balbettai. Era la verit.
Quando aveva iniziato a riempire le pareti, Suker era in prigione. Come cera arrivato al
disegno di mio figlio? Perch laveva scelto? E come aveva fatto a darlo a Tamara?
Fra tutti i pensieri che mi frullavano in testa, scelsi la domanda che mi pareva pi urgente:  Ma
come ha fatto Suker a costringerla a fingere una malattia mentale e rifiutare di testimoniare? Era in
carcere!  Tamara mi rispose con un sorriso disperato.
 Non ne ha proprio idea, vero?  Sembrava una domanda, ma in realt era una constatazione. 
Suker non centra niente. Quello che voleva, se l gi preso. Mi ha distrutto e non gli servo pi.
Adesso mi lascia in pace.
La guardai. Mi sembrava di essere un automobilista che guidava nella nebbia, avevo i fari
accesi ma il mondo intorno a me era coperto da un velo. In quel groviglio di follia non riconoscevo gli
ostacoli, per quanto intuissi che se avessi saltato la prossima uscita non avrei potuto evitare un impatto
mortale.
 Ma se non  Suker  chiesi titubante,  allora chi  che la terrorizza tanto?
Tamara espir e si afflosci ancora di pi. La sua risposta mise in una luce ancora pi priva di
speranza lorrore che noi tutti dovevamo subire.
Capitolo 46
Alina Gregoriev
 Nicola?
Forse era stato il crollo di nervi a svegliare la ragazza, ma Alina non ne era tanto sicura. Forse
stava finendo leffetto del narcotico ed era solo un caso che Nicola avesse iniziato a gemere proprio
nellistante in cui lei aveva smesso di urlare.
 Ehmmm
In un primo momento si vergogn di aver pensato che i suoni emessi da Nicola le ricordassero
un handicap. Alla sua scuola negli Stati Uniti, oltre a lei in classe cera un altro handicappato grave:
Luther, la cui sordit era stata diagnosticata troppo tardi e che quindi non aveva mai imparato a parlare
bene. Quando Luther cercava di esprimersi, avveniva sempre con suoni gutturali simili a quelli emessi
da Nicola.
 Ehi, piccola, mi senti?  chiese Alina.
Non vi fu reazione, o almeno non subito. Pass un po di tempo prima che Alina in mezzo a
quel borbottio riuscisse a capire una parola.
 Dove?  Nicola fece un lungo respiro, poi riprese a parlare.  Cos successo?
Aveva la voce febbricitante e indicibilmente stanca. Farfugliava, pronunciava le sibilanti con
una specie di fischio, come un ubriaco.
 Non lo so,  ment Alina.
Non dirle la verit era certamente un segno di debolezza, ma Cristo, lei era debole, poi ancora
sperava di essersi sbagliata; che non fosse un occhio umano quello che le era scivolato di mano insieme
al bisturi.
Le domande di Nicola tuttavia infransero la speranza.  Perch ho cos male? Perch mi fa cos
male la testa?
Poich non esisteva una risposta compassionevole, Alina si limit a usare la pi trita delle
formule quando si tratta di esprimere linesprimibile:  Mi spiace molto.
Nicola inizi a singhiozzare miseramente.  Cazzo, cosa mi ha fatto? Non mi sento pi locchio
sinistro.
La sua voce tremava, parlava pi adagio e si capiva che le stava tornando in mente quanto era
successo nei minuti precedenti loperazione.
Suker che aveva lodato i suoi occhi bicolori. Che aveva preso in mano il bisturi. Che le aveva
spiegato a cosa gli servisse la sua cornea
Per un riflesso condizionato, Alina si tocc ancora una volta gli occhi, e ancora una volta not
che era tutto a posto. Niente cerotto, niente cucitura. Era aumentata solo quella sorda pressione sotto le
palpebre, che ricondusse alla generale stanchezza. Ancora una volta si vergogn, adesso perch si
sentiva cos sollevata.
 Merda, merda, merda  Lultima imprecazione di Nicola si trasform in un urlo stridulo.
 Shhhh Calmati piccola.
Altrimenti torna Suker, e sarebbe troppo presto. Non ho ancora un piano.
 Calmarmi? Hai detto che devo calmarmi, troia che non sei altro?
 Ascolta, capisco
 CAPISCI che quello stronzo mi ha tagliato gli occhi?
Occhi?
Alina spost il peso sulla spalla destra e si gir verso la sua vicina.
 Ma non vedi pi niente, Nicola?
La ragazza sospir.  No, merda. C buio, ha spento tutte le luci.
 Ma capisci se riesci ancora a strizzare gli occhi?
 Come? S, cazzo, ma solo locchio destro.
Nicola espir a colpi brevi ed energici come se avesse voluto imitare una locomotiva.
 Gira la testa dalla mia parte, per favore.
 Perch?  gemette la ragazza, ma non concluse la frase: dal rumore delle catene si capiva
che stava cercando di muoversi.
 La vedi questa?
 No, non riesco s, vedo la tua mano. Mi stai facendo un cenno,  disse Nicola.
 Ottimo, ottimo.
 Ottimo? Ottimo un cazzo. Sono legata su un tavolo operatorio e HO PERSO UN OCCHIO! 
Le ultime parole furono di nuovo un urlo isterico. Avrebbe certo gridato ancora se un accesso di tosse
non le avesse tolto laria.
 Maledizione, chi sei?  ansim di l a poco.  E perch non sei pi incatenata?
Alina aveva sentito parlare di persone a cui i capelli diventavano improvvisamente bianchi dopo
un grave shock. Sebbene i colori non le dicessero niente, aveva la sensazione che anche dalla voce
della ragazza fosse scomparso qualsiasi colore. Sembrava apatica, priva di vita e invecchiata di anni.
 Per sei mesi non mi ha fatto niente. Poi arrivi tu. Sei, sei  Sembrava quasi che Nicola
volesse sputare ai piedi di Alina.  Sei peggio di lei.
Forse i danni psichici che Suker aveva inferto a quella ragazza erano gi irrimediabili. In ogni
caso lo sarebbero diventati se Nicola non trovava una valvola di sfogo per il suo dolore e si teneva
dentro le proprie angosce. Per questo Alina aveva deciso di lasciarla parlare, anche se lavesse
insultata.
Ma lultima frase non le dava pace. Quindi la interruppe.
 Peggio di lei?  chiese confusa.  Chi  che ci tiene prigioniere, oltre a Suker?
Capitolo 47
Alexander Zorbach (io)
 Una donna? Suker ha unassistente?  chiesi.
 S, si chiama Iris, ma naturalmente non  il suo nome vero.
Il modo in cui Tamara teneva le mani giunte in grembo faceva pensare a una studentessa
nellufficio del preside.  Gioca sul doppio senso per prendere ancora pi in giro le sue vittime. Iris
come iride, capisce cosa intendo?
Annuii.  E questa Iris d una mano a Suker?
 Dare una mano?  Tamara scosse la testa.  No no. Dare una mano non  lespressione adatta.
Tamara tocc con entrambi gli indici le lenti in plexiglas dei suoi occhialini.  Questo le sembra
crudele?
La guardai direttamente negli occhi e annuii.
 Allora non sa chi  Iris.
Mi alzai, solo perch avevo la sensazione di dover fare qualcosa. Ogni frase di Tamara aveva un
effetto elettrizzante, avevo completamente dimenticato la mia ferita.
 Cosa le ha fatto Iris?  chiesi.
Tamara fu scossa da un brivido.  Glielo dir. Ormai non fa pi nessuna differenza. Ma prima
vorrei bere qualcosa, per favore. Sarebbe tanto gentile da portarmi un bicchiere dacqua?
Mi girai verso la seconda porta, a destra dellingresso.  La lasci scorrere, per favore. Mi piace
un po fredda,  aggiunse mentre entravo nel bagno. Dato che anche l cera solo lilluminazione
demergenza, allinizio feci fatica a orientarmi. Nonostante gli effetti personali di Tamara, come in tutti
gli ospedali quella stanza appariva anonima e fredda. A destra una doccia, accanto il water; sopra
entrambi una cordicella rossa da tirare in caso di bisogno. Mentre mi avvicinavo al lavandino, Tamara
riprese a parlare.
  stata Iris a tagliarmi gli occhi.
Annuii meccanicamente.
Ecco spiegate quelle cicatrici grossolane, in contrasto con la sensibilit delle dita di Suker.
Piano piano il quadro si completava. Mi sembrava di assemblare un modellino: si inizia con
alcuni pezzi piccoli, senza sapere quale posto avranno alla fine nel complesso della struttura.
  stata lei a preparare la vittima per il suo Maestro: mi ha tolto le palpebre senza anestesia.
Aveva una maschera per non farsi riconoscere.
Il lavandino era grande e arcuato, ma non cerano superfici dove appoggiare gli oggetti. Tamara
aveva messo lo spazzolino direttamente sulla ceramica, insieme a un tubetto di Colgate semivuoto; non
cera bicchiere.
 Ed  stata Iris a incatenarmi nella stanza degli specchi dove Suker mi ha violentato.
Alzai lo sguardo sullo specchio e inorridii per il mio aspetto. In piena luce doveva essere ancora
pi atroce. Sembravo un vecchio ex ciccione che aveva perso peso troppo in fretta. La guance erano
incavate, il volto smunto ed emaciato pareva tenuto insieme solo dalla fasciatura intorno alla testa.
 Dove sono i bicchieri?  chiesi.
 Di fronte alla doccia.
Mi voltai, aprii lanta dellarmadietto e al primo sguardo anche l non vidi che articoli per
ligiene personale; poi per sul ripiano pi alto notai un bicchiere di plastica. Stavo per prenderlo,
quando con un movimento maldestro feci cadere una borsa da toilette. La presi, e siccome era
leggerissima allinizio pensai che fosse vuota; ma poi scoprii le lettere.
Oggi vorrei non averle mai viste.
 Tutto a posto?  chiese Tamara dalla stanza mentre io fissavo le lettere. Erano quattro in tutto,
color paglierino, inserite in buste foderate, come quelle che si usano negli studi legali di un certo
livello.
Per mio fratello  Per mia sorella  Per pap
Tamara le aveva indirizzate solo ai familiari. E ciascuna recava ben visibile la dicitura:
Le mie ultime volont
 Tutto a posto,  risposi andando verso il lavandino per aprire il rubinetto.  Ho trovato un
bicchiere . Le buste non erano sigillate, il lembo di chiusura era stato solo infilato allinterno.
 Eccomi,  dissi, mentre leggevo una lettera scelta a caso:
Carissimo pap,
quando leggerai queste righe ti avr dato un grande dispiacere e avr volontariamente lasciato
questa vita che non riesco pi a sopportare
Ero troppo nervoso per continuare, scorsi solo alcune parole come:
Suker  bisturi  colpa  stupro
e a prima vista non trovai niente di ci che avevo sperato. Nessuna indicazione sul nascondiglio
dove era stata seviziata, nessuna indicazione su Frank Lahmann.
 Tutto a posto?
Sussultai. Tamara era dietro di me sulla porta, ma io non potevo voltarmi perch avevo in mano
il suo testamento. Me lo infilai rapidamente nei pantaloni; tirai gi la camicia e chiusi il rubinetto.
 Voil,  dissi andandole vicino.   bella fredda, come voleva lei.
Tamara mi fiss a lungo in silenzio e, dato che non chiudeva gli occhi, ebbi la sensazione di
essere interrogato. Poi annu, prese il bicchiere e insieme tornammo verso il letto. Si sedette di nuovo
sul bordo.
Ripresi a parlare:  Diceva che le ferite agli occhi non sono state la cosa peggiore?  Dovevo
fare in fretta, il tempo che Roth mi aveva messo a disposizione era scaduto da molto e dovevo
aspettarmi che da un momento allaltro interrompesse la nostra conversazione.
 Mhm . Prima di rimettersi a parlare, Tamara bevette lacqua a grandi sorsi, avanzandone
pochissima.  Ahh, grazie. Ne avevo proprio bisogno.
Si pass la lingua sulle labbra.  I tormenti fisici erano tremendi. Lo sono ancora. Ma Iris non si
limitava a ferire tessuti, muscoli e ossa. Voleva la distruzione totale di corpo e spirito.
 E come ha fatto?
  diventata mia amica.
Sussultai.  In che senso?
 Cos come ho detto. Iris  perversa,  sadica. Nella stanza con le gabbie per gli animali in cui
Suker ci teneva prigioniere un giorno ho sentito dei rumori. Dei rantoli, come di una persona ammalata.
Una ragazza o una donna, non capivo esattamente, perch era molto raffreddata. Tossiva. E non potevo
vederla perch la sua gabbia era dietro una colonna.
Tamara bevette in fretta lultimo sorso.
 Era prigioniera anche lei, mi disse. Piangeva amaramente, io la consolavo, e allo stesso tempo
era lei a darmi speranza perch credevo di aver trovato una compagna di sventura alla quale potevo
confessare tutte le mie paure.
 E non era cos?
 No . Tamara schiacci il bicchiere.  Si dice che un nemico ti pu ferire, ma che a
distruggerti sono gli amici. Grazie a Iris ho capito quanto  vero. La ragazza della gabbia accanto alla
mia non era mai stata prigioniera, capisce? Era stata Iris a fingere tutto il tempo.
Capitolo 48
Alina Gregoriev
 Quanti assistenti ha Suker?  chiese Alina alla sua compagna di prigionia, mentre con le dita
toccava locchiello di metallo dietro la sua testa. A furia di tirare, negli ultimi minuti era riuscita a far
arretrare il lettino fino al muro in cui era fissata la catena che le bloccava la mano. Se il suo senso
dellorientamento non la ingannava adesso si trovava a unestremit della stanza, esattamente di fronte
alluscita.
Con la mano libera tast dietro di s. Il telone in plastica con cui Suker aveva costruito la sua
sala operatoria temporanea in quel punto aderiva allintonaco; era libera solo la fessura per lanello
attraverso il quale passava la catena.
 Ci sono altri assistenti oltre a Iris?
Doveva sapere con quanti nemici avrebbe avuto a che fare se si fosse creata lopportunit di
fuggire.
 No, solo lei e Suker,  rispose Nicola.  Non ce ne sono altri.
 E ogni quanto si fa viva? Nelle ultime ore non si  vista, o sbaglio?
 No.  da molto tempo che non viene. Dal giorno del nostro scontro non si  pi fatta vedere.
Nicola singhiozz, forse si era ricordata che in futuro non avrebbe mai pi visto niente.
 Scontro?  chiese Alina. Le sue dita avevano individuato unintaccatura nellultimo elemento
della catena, quello direttamente fissato allanello.
  successo gi qualche settimana fa. Quella volta ho davvero pensato che fosse finita. Iris mi
stava portando come al solito da mangiare ed  inciampata nel secchio che usavo come gabinetto. E io
ho approfittato delloccasione per toglierle la calza che portava per non farsi riconoscere. Perch in
faccia non lavevo mai vista.
 E ce lhai fatta?
 Purtroppo s. Non dimenticher mai la sua espressione sorpresa. Cio, era  Nicola cerc le
parole giuste,  era cos normale. Unimpiegata delle poste, roba simile. Io mi ero immaginata un
mostro, con labbro leporino, foruncoli e barba, ma il suo volto non aveva niente di ripugnante. Era
addirittura truccata, ci credi? Ombretto, rossetto marrone chiaro, ma tutto in ordine, non quelle cose da
pazza. Ho pensato: Cazzo, la vecchia prima di venire in cantina si fa bella e forse  stato un errore.
Avrei dovuto scappare e non stare l a pensare. Cristo, loccasione lho avuta e lho sprecata.
Forse oggi avrai una seconda chance, pens Alina, pervasa da unimprovvisa felicit. Il suo
sospetto aveva trovato conferma. Lintaccatura nellultimo elemento della catena si muoveva. Era un
moschettone!
 Comunque Iris ha perso completamente la testa, con una mano mi ha colpita di taglio alla
gola, credevo di morire soffocata. Poi ha iniziato a sbattermi la testa contro le sbarre della gabbia, sono
anche svenuta. Mi sentivo sospesa fra inferno e paradiso, mi sono accorta che mi stava trascinando per
i capelli in una stanza completamente rivestita di specchi dove mi ha legato su un lettino. Puoi anche
non crederci, ma se non fosse arrivato Suker, adesso sarei morta.
A furia di parlare, la voce tesa della ragazza era diventata sempre pi roca, di tanto in tanto un
accesso di tosse interrompeva la narrazione.
 Iris era furibonda. Mi ha visto, ha visto la mia faccia, Zarin! Dobbiamo ucciderla,
continuava a urlare.
 E lui come ha reagito?  chiese Alina. Il suo cuore batteva come se stesse salendo di corsa una
scala. Finora non era riuscita a spingere il moschettone abbastanza in gi da staccarlo dallanello fissato
al muro. Aveva libera una sola mano, purtroppo la sinistra, e le dita umide scivolavano di continuo.
 Suker ha cercato di calmarla. Le ha spiegato che non si pu sacrificare inutilmente qualcosa di
cos raro come me. Ma Iris non lo ascoltava nemmeno. Poi allimprovviso ha preso un coltello e si 
messa a urlare: Se non lo fai tu, lo faccio io! Lo teneva a due mani, come unascia, e ricordo ancora
che mi sono pisciata addosso perch pensavo:  finita. Ma poi lui lha colpita. Ho fatto in tempo a
pensare tosto, perch il rumore vero si  sentito solo quando il suo pugno lha beccata alla tempia.
Cadendo, Iris si  aggrappata al mio braccio e mi avrebbe tirato gi se non fossi stata legata. Non ha pi
detto neanche una parola, niente di niente, come se lui lavesse spenta col telecomando, e ricordo che
quando ho guardato quei maledetti specchi, ce nerano dappertutto, vedendola l per terra accanto al
mio lettino, mi sono improvvisamente sentita meglio . La voce di Nicola si incrin.  Cristo, mi
vergogno, ma  cos. Da allora Suker non riesco pi a odiarlo come prima, capisci?
Alina annu.  Ti capisco fin troppo bene.
 nella natura degli esseri umani credere sino alla morte nella forza del Bene, anche quando ci
si imbatte nella forma pi pura del Male. Avendo colpito Iris, Suker nella sua giovane vittima aveva
risvegliato limmotivata speranza che avesse ancora qualche lato umano. In realt non laveva
risparmiata ma solo piegata alla sua volont, anche se questo Nicola, traumatizzata comera, non
poteva capirlo.
Di nuovo Alina cerc di aprire e staccare il moschettone. Di nuovo le sue dita scivolarono.
 Cio, ero legata e mi ero pisciata addosso, ma ero davvero felice e pensavo di continuo: Mio
Dio fai che sia morta. Ti prego, fai che Iris sia morta.
 Ed era morta o no?  chiese Alina, furente perch un crampo alle dita laveva costretta a
fermarsi.
 Non lo so. Suker mi ha dato un tranquillante e quando mi sono svegliata non ero pi nella
gabbia ma in una cella.  venuto e mi ha detto che non dovevo pi avere paura. Perch ero la sua
eccezione. Ed era per questo che mi aveva sempre trattato in modo diverso dalle altre.
Trattato, pens Alina. Un altro sinonimo per dolore, sofferenza e angosce inimmaginabili. Sent
montare la rabbia ed era un bene, perch quella rabbia mobilitava energie inaudite.
Maledizione, Zorbach, coglione che non sei altro,  tutta colpa tua. Ma perch ci siamo
incontrati? Alina decise che se avesse avuto loccasione di rivederlo, dopo una bella rincorsa gli
avrebbe dato un calcio negli stinchi. Ti prender a calci, ti riempir la faccia di schiaffi, ti graffier e
poi si accorse che a furia di manipolare il moschettone, nei suoi occhi si era creata una pressione e
poi penser se staccarti la lingua a morsi mentre ti bacio, vecchio figlio di puttana.
Si rese conto spaventata di avere appena pensato al vecchio Zorbach. Alluomo che non era su
una sedia a rotelle, la cui moglie non era stata assassinata e il cui figlio era ancora vivo. Allunico
uomo che aveva sentito cos vicino da desiderare di vedere un giorno il suo volto. Un pensiero, questo,
che non poteva permettersi. Era come ammettere che una parte di lei desiderava che Suker facesse
davvero loperazione.
 E poi cos successo?  Alina cerc di distrarsi riattivando la conversazione.
 Suker mi ha accarezzato la testa, mi ha ripetuto che ero speciale e che per questo non avrebbe
permesso che mi uccidessero. E che Iris non era pi la sua assistente. Che si erano divisi e lui mi aveva
portato in un posto sicuro dove lei non mi avrebbe mai trovata.
 E da allora Iris non lhai pi vista?
 No. Anzi,  scomparso anche Suker. Mi aveva detto che sarebbe stato via per un po e io ho
pensato magari per il weekend. Ma i giorni sono diventati settimane, e fino a ieri ho davvero pensato
che in questo buco ci sarei crepata. E sarei davvero morta se nella cella non mi avesse lasciato acqua e
fette biscottate.
Dovevano essere i giorni dellarresto, pens Alina. Era una notizia buona e cattiva allo stesso
tempo: da un lato Suker era tornato a lavorare da solo, quindi cera un unico avversario da affrontare.
Dallaltro, la polizia avrebbe cercato inutilmente il vecchio nascondiglio. Anche la testimonianza di
Tamara da questo punto di vista era senza valore, perch Suker aveva spostato la camera delle torture.
Alina stava per chiedere a Nicola se durante la prigionia avesse incontrato Tamara, quando si
sent un clic e lei si ritrov con la mano libera. La sua gioia fu tale che lanci un urlo.
 Coshai?  chiese Nicola impaurita.
 Le mani,  rise Alina.  Riesco a muoverle entrambe.
Le spieg come era riuscita a liberarsi mentre lei raccontava di Iris.
 E allora? Si incazzer di brutto quando torna. Non puoi mica scappare.
 Per posso mettermi a sedere.
Alina si appoggi al gomito e gemette. Il suo corpo era stato cos a lungo in una posizione
contorta che faceva fatica ad assumerne una normale. In ogni caso doveva sollevarsi lentamente per
non correre il rischio di svenire.
 Brava, sei seduta. Hai due mani. E adesso vuoi scappare con un tavolo operatorio attaccato al
culo?
 Non ne ho idea. Devi dirmelo tu.
 Eh?
 Dimmi tu cosa devo fare. Guardati intorno. C qualche punto dappoggio? Posso
aggrapparmi da qualche parte?
 Ma dove vuoi andare?
 Prima hai detto che accanto alla porta c un pulsante per lallarme antincendio. Come faccio
ad arrivarci?
 Non ne ho idea. Non riesco pi a vederti.
Hai ragione, sono troppo indietro rispetto a te.
 Io per ti sento. Dimmi se c qualcosa qui vicino che posso usare per darmi una spinta.
 No, non c niente. Il tavolino fra di noi si muove. Forse il telone, se lo strappi. Ma  troppo
distante, non ci arrivi.
Daccordo, pens Alina. Laveva messo in conto. Tanta fortuna tutta insieme sarebbe stata
innaturale.
Resta solo il piano B.
 Nicola?
 Sono qua.
 Adesso ascoltami bene. Mi spiace, ma non ho scelta. Se vogliamo uscire tutte e due, devo farti
un po male.
 Cosa?  Nicola si mosse nervosamente sul tavolo.  Cazzo, cosa stai facendo?
Capitolo 49
Alexander Zorbach (io)
 Iris, o come diavolo si chiama,  una sadica fatta e finita . Mentre parlava, Tamara fece
qualcosa che avrei voluto impedire, sebbene non mi competesse. Si sfil gli occhialini da nuoto. Vi fu
uno schiocco, poi la guarnizione di gomma si stacc dalla pelle e sotto gli occhi e sulla fronte
divennero visibili profondi solchi.
 Iris  unattrice perfetta.
Tamara apr il flaconcino con il collirio che aveva preso dal comodino.  Un camaleonte, non la
riconoscerebbe nemmeno se se la trovasse davanti. Io ho sempre e solo sentito la sua voce, le nostre
gabbie erano lontane. Eppure ho avuto la sensazione che tra noi ci fosse una forte vicinanza emotiva.
Ma non creda, non mi sono mai accorta che la donna in lacrime con cui mi addormentavo era anche il
mostro che ogni giorno mi portava da mangiare mascherata.
Tamara pieg la testa allindietro e con una pipetta mise due gocce della soluzione in ciascun
occhio. Terminata loperazione, sembrava piangere sangue.
 Era cos maledettamente brava,  prosegu.  Non solo fingeva di soffrire per le ferite che a
suo dire Suker le aveva inferto. Riusciva addirittura a farmi sentire colpevole, in parte. Stavo
malissimo, perch il calice mi era stato risparmiato e cera qualcun altro che doveva sopportare il
dolore al mio posto.
Tamara aveva freddo, e le presi le mani. Le sue dita erano gelide e tremavano, ma non le
ritrasse quando gliele strinsi.
 Iris si muoveva con grande abilit e io ero una stupida. Non  che chiedesse compassione. Al
contrario. Mi insultava, era disperata e fingeva di essersi ormai rassegnata.  cos che ha risvegliato il
mio istinto protettivo.
 Che obiettivo aveva?
 Indispettire Suker. Non ho altra spiegazione. O forse  solo pazza e cattiva fino al midollo?
Chi lo sa. Credo che le piaccia manipolare le sue vittime, che voglia spingerle a far infuriare Suker,
cos poi lui le stupra con crudelt ancora maggiore.
 A cosa lha spinta, Iris?  chiesi, e nello stesso istante ebbi paura della sua risposta.
Tamara respirava affannosamente.  Oh, a molte cose. Allinizio abbiamo progettato di
suicidarci insieme. Volevamo avvelenarci per sfuggire allinferno. Mi ha fatto vedere che potevo
nascondere sotto la lingua la mia dose quotidiana di sonniferi, per averne una bella scorta. Ma poi
cambiava e fingeva che ci fosse qualche speranza. Mi ha fatto vedere che, sollevando il fondo, la mia
gabbia si apriva. Naturalmente era una cosa che aveva organizzato lei, e quando poi ho provato a
scappare sono finita dritta nelle braccia di Suker.
Continuai a massaggiarle le mani, stupito che le dita non si scaldassero nonostante il contatto.
 Ha ancora paura di Iris?
 No. La pagina del diario di Julian doveva essere il mio biglietto per la libert. Non appena le
avessi dato il foglio, Iris mi avrebbe lasciato in pace. Non so perch avesse tanta importanza, ma le
regole erano queste. Ma lei non lha portato, io non posso mostrarlo ed  tutto finito.
Sbadigli.
  stanca, la capisco. Solo unultima domanda: come ha fatto a entrare, Iris? Schwanenwerder
 una specie di fortezza. Come ha fatto a darle il disegno di mio figlio e a stringere questo accordo?
 Oh. Iris entra dove vuole. Da lei non sono mai al sicuro, ha un
Non termin la frase. Pieg leggermente di lato la testa, solo un attimo, come se si fosse
addormentata, poi corresse la postura.
 Tutto a posto?  chiesi.
 S, tutto a posto,  rispose sorridendo. Fu il primo e allo stesso tempo lultimo sorriso di
Tamara che vidi. Avvenne tutto in un baleno.
Non mi ero nemmeno reso conto di cosa stava succedendo che lei scivol di lato sul letto. Le
gambe erano ancora penzoloni, si muovevano convulsamente.
 Tamara?
Mi chinai su di lei. Quando anche i suoi occhi, che ormai non controllava pi, scivolarono di
lato, tirai la cordicella per le chiamate di emergenza sopra la testata del letto.
 Tamara, mi sente?
Aveva la bava alla bocca e cercava faticosamente di sputarla.
 Lho detto che  finita,  esal con voce strozzata. Aveva i crampi.  Mi lasci andare
Si mise in posizione fetale, il pugno infilato in bocca, in preda ai dolori. Quando cercai di tirarle
la mano fuori per facilitarle la respirazione, fra le dita scoprii il sacchettino di plastica.
 Perch?  chiesi esterrefatto.
Alle mie spalle si spalanc la porta. La stanza fu invasa dalla luce, e Tamara url.
 Cos successo?  Roth mi diede uno spintone.  Cosa le ha fatto?
 Niente,  risposi dicendo la verit. E in quel medesimo istante capii perch Tamara mi avesse
mandato in bagno.
 Deve avere inghiottito delle pastiglie, sonniferi, anestetici. Qualcosa che lei le dava tutti i
giorni. Deve averle nascoste sotto la lingua.
Come le aveva insegnato Iris.
Roth mi guard allibito. Entrarono gli infermieri. Senza perdere tempo spinsero fuori Tamara
insieme al letto. Per proteggerle gli occhi le avevano messo un panno sulla testa che la faceva gi
sembrare cadavere.
Per qualche tempo rimasi immobile nella stanza: con le luci accese e senza il letto sembrava un
ripostiglio vuoto.
Poi controllai la lettera che mi ero infilato nei pantaloni e seguii il corteo con la donna morente.
Capitolo 50
Alina Gregoriev
 Ma cazzo!
Nicola urlava di dolore, pi forte del necessario, pens Alina, ma non ci pens nemmeno a
richiamarla. Avrebbe opposto ancora maggiore resistenza.
 Mi spiace, ma te lavevo detto che ti avrebbe fatto un po male se non colpivo bene.
Riprese la catena con la quale sino a poco prima era legata al muro e che aveva appena lanciato
in direzione del tavolo operatorio di Nicola. Avendo le mani fissate molto vicino al corpo, la ragazza
faceva fatica ad afferrare gli oggetti e Alina finora non era riuscita a lanciare la catena in modo che
Nicola afferrasse il moschettone. Ci aveva provato gi due volte: la prima aveva mancato il tavolo, la
seconda colpito in testa la ragazza.
 Merda.
Adesso a imprecare era stata Alina, perch era andato a vuoto anche il quarto tentativo.
 Lancia pi vicino e un po pi a destra.
 Ci sto provando.
Ma era inutile. Solo quando Alina ormai sfiduciata fece un ultimo tentativo gettando la catena a
casaccio, sent un urlo di gioia dallaltro lato della stanza.
 Ehi, figo . Nicola, che fino a poco prima si era comportata come unadolescente
piagnucolosa, adesso era infantilmente entusiasta del successo.
 Tienila forte, mi raccomando.
 Con tutte e due le mani. Un lancio perfetto, in diagonale sopra il mio fianco.
Allora, proviamo.
Alina tir la catena, dapprima con cautela, poi con crescente fiducia, avvicinandosi cos
progressivamente a Nicola.
Funziona! Funziona davvero!
Una fortuna che le rotelle del tavolo di Nicola non fossero fissate.
Vi fu un attimo di panico quando si frappose il tavolino. Ormai erano cos vicine che Alina
sentiva di nuovo il sudore della sua compagna di prigionia. Ma poi riuscirono a superare anche gli
ultimi centimetri.
Sebbene immaginasse che Nicola fosse vicinissima, Alina in un primo momento non os
allungare la mano: aveva una paura irrazionale di sentire il vuoto e che Nicola svanisse come un
miraggio che laveva tratta in inganno.
Poi si fece forza e, quando le sue dita toccarono dapprima un telo di lino grezzo e subito dopo
una pancia piatta, avrebbe voluto mettersi a piangere.
 Ehi?  sussurr. Per riconoscere un estraneo, un cieco di norma non gli tocca il viso: era un
clich hollywoodiano che le aveva sempre dato fastidio. Ma questa volta doveva sapere con chi era
segregata l sotto. Con chi stava attraversando linferno.
 Ehi,  rispose Nicola. Il suo corpo fremeva.
Sospir quando le dita di Alina le sfiorarono il mento e le guance. Trem quando lambirono il
naso. Gemette quando toccarono la fasciatura sullocchio sinistro.
 Scusa . Alina ritrasse la mano. La ferita laveva riportata alla realt. Da qualche parte l fuori
cera un folle che tagliava gli occhi alle ragazze e che poteva tornare da un momento allaltro.
 Dobbiamo fare in fretta, Nicola.
 Daccordo, ma fare cosa?
 Prima ho fatto cadere la bacinella con il bisturi.
 E allora?
 Credo di aver fatto cadere anche altri oggetti. Riesci a vedere qualcosa per terra?
 No,  troppo buio.
Okay, allora dobbiamo cambiare programma.
 Per prima cosa descrivimi la nostra situazione. In che punto della stanza ci troviamo?
 Hai guadagnato un metro, non di pi.
 E la porta?
 Lontana come prima, solo che adesso ti sei spostata a destra, pi vicino a me.
 Bene, ottimo.
Alina afferr il bordo del tavolo operatorio di Nicola e tir con entrambe le mani.
 Mi sto spingendo verso luscita, giusto?  gemette. Il bordo le stava ferendo le mani. Non
avrebbe sopportato a lungo quello sforzo.
 S. Per non ti dimenticare che la porta vera e propria  oltre il telone. Anche se ti di una
spinta appoggiandoti al mio tavolo,  disse Nicola, che aveva intuito le intenzioni di Alina,  non ce la
farai mai a raggiungere luscita.
Spero proprio di dimostrarti il contrario, pens Alina, che con tutta la forza che le era rimasta
si punt contro il tavolo di Nicola. Si mosse.
Merda!
 Te lavevo detto,  sent dire alla ragazza. Quellinsuccesso la fece arrabbiare tanto che
qualcosa le and di traverso facendola nuovamente tossire.
Il tavolo si era girato di novanta gradi e adesso si trovava direttamente davanti al telone,
parallelo alluscita. Alina tast il materiale, che assomigliava alla tela di un impermeabile.
 Dov quella maledetta cerniera?
Prima che Nicola potesse risponderle si era messa a sedere e aveva trovato la lampo grazie alla
quale si apriva il passaggio sterile della tenda.
 E adesso?  chiese Nicola.  Okay, hai aperto il passaggio. Ma te lho detto, la porta vera e
propria, il lavandino e quel bottone rosso sono ancora un metro e mezzo pi in l.
 Tu per adesso attraverso il passaggio vedi luscita, giusto?  chiese Alina.
 S, attraverso una fessura.
 Ottimo, perfetto.
 E piantala con sto cazzo di ottimo-perfetto. Cosa c di perfetto, me lo spieghi? Hai aperto
la cerniera, il telone pende dal soffitto diviso in due. Figo, stupendo. Alla porta per non ti sei
avvicinata. E adesso?
 Adesso mi servono di nuovo i tuoi occhi.
 Vuoi dire il mio unico occhio,  la corresse Nicola.
 Scusa ma queste sottigliezze mi sembrano davvero fuori luogo, okay? Dimmi cosa vedi e
piantala! C qualcosa qui vicino a me che mi possa servire?
 No, cazzo. Cosa vuoi che ci sia? Una cesoia per tagliare le catene dei piedi? Il genio della
lampada che ti esaudisce tre desideri?
 Piantala con ste stronzate. Dimmi piuttosto se posso aggrapparmi a qualcosaltro per
avvicinarmi alluscita . Anche lei alz la voce:  Io almeno ci provo a fare qualcosa, non sto l a
 Ehi, aspetta un attimo,  la interruppe Nicola agitata.
 Cosa c?
 Forse qualcosa c. Puoi scostare ancora un po il telone?
 Cos?
Alina tir il telone come fosse stato una tenda.
 Di pi. Devi aprire il pi possibile il passaggio. Cerca di strapparlo del tutto quellaffare.
 Perch?
 Perch mi sembra che allaltezza della tua testa, proprio dietro il telone, ci sia un appendiabiti.
Buon dio. Cosa me ne faccio?
Alina diede uno strattone e sent una specie di scricchiolio sopra la testa.
 A cosa  fissato il telone, Nico?
 Che ne so. Un normalissimo gancio, che per non si muove. E non chiamarmi Nico.
Alina tir pi forte e sent che il telone stava cedendo; ma non riusc a staccarlo dal soffitto.
 Cos non ce la faccio.
 Devi farcela,  protest Nicola.
 Ah s? E perch? Come fai a sapere che lattaccapanni  fissato al pavimento? Magari ci
arrivo ma non serve a niente, se poi non posso aggrapparmici per raggiungere la porta.
 Non devi aggrapparti.
 E cio?
 Allattaccapanni  appeso il camice di Suker.
Non ci credo!
 Essere nuda  lultimo dei miei problemi, Nicola, davvero!
 Non capisci  La ragazza era sempre pi agitata.   il camice che aveva quando mi ha
operato.
 E allora?
 Ho visto che, prima dellanestesia, si  messo in tasca un mazzo di chiavi.
Capitolo 51
Philipp Stoya e Martin Roth
 In che senso non sa dov andato?
Erano allingresso del pronto soccorso della Waldkrankenhaus Zehlendorf, a pochi minuti di
macchina da Schwanenwerder, e sebbene uninfermiera lo stesse rimproverando con lo sguardo, Stoya
non abbass la voce.
 Schwanenwerder viene controllata ventiquattrore su ventiquattro. Mi spiega come ha fatto
Zorbach ad andarsene?
Roth fece un gesto sprezzante, a segnalare che non aveva voglia di giustificarsi con un
poliziotto, e fece per andarsene.
 Ehi, le sto parlando!  Stoya strinse il braccio dello psichiatra.
 No, non sta parlando, sta urlando,  disse Roth fermandosi.  Forse, signor commissario, ha
dimenticato che a Schwanenwerder gli uomini della sicurezza controllano che nessuno entri. I pazienti
non sono in prigione, possono andare e venire a proprio piacimento, a meno che non ci siano precise
indicazioni mediche.
 Ah certo, e a suo modo di vedere una pallottola nel cranio non  unindicazione medica
sufficiente?  Stoya si diede una pacca sulla fronte.  Non riesco a crederci.
 Vorrei rinfrescarle la memoria!  Roth agitava lindice davanti alla faccia del commissario.
Non gli sarebbe dispiaciuto infilzarlo, quel cazzone arrogante.  Laltra notte  stato il suo collega
Scholokowsky a firmare, contro la mia volont, i documenti per le dimissioni di Zorbach.
 E dovr darmi delle spiegazioni, appena si sveglia dallanestesia,  disse Stoya, adesso s a
voce pi bassa.  Ammesso che si svegli . La frase rimase in sospeso fra loro.
Lo psichiatra si avvicin di un passo. Era pi forte di lui: quando aveva davanti a s una
persona, scrutandone il volto cercava sempre di capire quale fosse il suo stato di salute. Le occhiaie, le
labbra screpolate, i capelli spenti la dicevano lunga sulla spossatezza di Stoya. Si era tuttavia fatto la
barba, anche se in fretta e furia, sembrava che un gatto gli avesse graffiato il collo in pi punti.
 Il signor Zorbach sta benissimo. In questo momento  molto resistente.
 Ah, e quindi adesso per facilitargli i movimenti a Schwanenwerder ha fatto installare una
porta girevole, cos pu entrare e uscire quando vuole?
 No. A essere sinceri sono stato io a insistere perch mi accompagnasse. Non avendo un centro
antiveleni, abbiamo dovuto trasferire qui la signora Schlier. Non cera un minuto da perdere.
Alle loro spalle si apr una porta e dovettero far passare una paziente che voleva uscire dalla sua
camera con la flebo al braccio.
 Non sappiamo ancora esattamente con cosa si sia avvelenata Tamara, ma Zorbach doveva
essere l, quando  successo,  sussurr Roth, che torn a parlare con voce normale solo quando la
donna si fu allontanata.  Ho preferito che fosse a disposizione dei medici nellambulanza e qui in
ospedale, nel caso avessero voluto fargli delle domande.
 E poi  scomparso?
Stoya strinse il pugno come per colpire il dottore, ma poi infil la mano nella tasca sformata
della giacca. Roth non ricordava di averlo mai visto con una giacca diversa da quella. Gli sembrava di
riconoscere persino la macchia sul risvolto.
 Quando siamo arrivati qui, il cuore di Tamara ha smesso di battere e i medici hanno provato a
rianimarla gi mentre la portavano in terapia intensiva . Roth strizz gli occhi.  Inutilmente, come
ben sa.
Stoya scosse la testa disperato.  Stupendo. E in tutto sto casino, abbiamo perso non solo la
nostra unica testimone, ma anche Zorbach.
 Mi spiace.
 Be, grazie. Adesso faccio un giro e vedo un po cosa mi danno in cambio del suo dispiacere.
Stoya si volt di scatto, ma subito dopo si ferm, come se gli fosse venuto in mente qualcosa.
Apr la bocca, sollev la mano e dopo un attimo di incertezza la abbass di nuovo.
 Cosa voleva dirmi?
 Niente, niente . Stoya si allontan verso gli ascensori.
 Posso chiederle perch allimprovviso ha tanto bisogno di lui?  gli chiese Roth.
 No,  rispose il commissario senza girarsi.  Per glielo dico lo stesso. Ci sono novit su
Frank Lahmann.
Capitolo 52
Alina Gregoriev
Alina si sentiva come deve sentirsi una persona che, quando nel deserto sta ormai morendo di
fame, trova uno zaino pieno di scatolame, ma non ha lapriscatole. Se Nicola aveva ragione, allora la
chiave verso la libert era nel camice di Suker, a pochi centimetri da lei, ma comunque irraggiungibile.
A dividerla dallattaccapanni cera solo un sottile strato di plastica, ma era come se fosse in unaltra
stanza. Dalla posizione in cui si trovava non riusciva n a strappare il telone, n a staccarlo del tutto dal
soffitto.
Non ho altra scelta. Strisci con il sedere fino al fondo del tavolo operatorio. Allincirca
allaltezza delle caviglie, i suoi piedi erano bloccati da ceppi a loro volta fissati al tavolo con una
catena: era lunga solo qualche centimetro, ma le lasciava comunque abbastanza gioco per alzarsi in
piedi.
 Ehi, cosa stai facendo?  chiese Nicola terrorizzata.
Alina non rispose. In equilibrio sul bordo del tavolo operatorio sembrava un suicida sul
cornicione di un grattacielo, e forse la differenza non era poi cos grande. Anche lei voleva gettarsi nel
nulla senza sapere se sarebbe sopravvissuta alla caduta.
 Non farlo,  url Nicola alle sue spalle. Ma era gi troppo tardi. Alina si aggrapp con
entrambe le mani al telone e si lasci cadere allindietro.
Capitolo 53
Alexander Zorbach (io)
 Chi glielha data?
Leonard Schlier abbass la lettera e con il braccio si asciug le lacrime che gli avevano rigato le
guance durante la lettura.
Il salotto in cui ci trovavamo era il silenzioso testimone della lotta di un uomo che giorno dopo
giorno perde la sua battaglia con la vecchiaia.
Molti indizi facevano pensare che quel pensionato non avesse intenzione di capitolare. La
tovaglia di pizzo accuratamente stesa sul tavolino, per esempio, o anche lodore del deodorante con il
quale cercava di coprire la puzza di poltrone e divani, e verosimilmente anche quella del proprio corpo.
Ma a unosservazione pi attenta ci si rendeva conto che il degrado si diffondeva, piano ma con
inesorabile precisione. Le ragnatele sopra il paralume non erano in fondo il peggiore dei mali. E non mi
turb pi di tanto nemmeno il latte condensato scaduto che il vecchio mi offr con il caff. Pi
inquietanti erano le macchie di muffa sul soffitto e, se non sbagliavo, il gatto che aveva vomitato
accanto alla sua cesta e ora dormiva tranquillamente sul davanzale sopra il calorifero. Il grumo di peli
sul tappeto era ormai duro e grigio, doveva essere l da giorni.
Gli sta calando la vista, pensai. Unulteriore sconfitta nella lotta contro il tempo.
Si dice che per distruggere una casa, anche grande, sia sufficiente spaccare un vetro e aspettare.
Una volta consentito laccesso al vento, alla pioggia e agli animali, la rovina  solo una questione di
tempo. Osservavo il vecchio seduto sul divano mentre si sistemava gli occhiali da lettura, e mi
chiedevo se questo principio valesse anche per gli esseri umani. Chiss se a un certo punto il destino
getta un sasso contro una finestra della nostra vita e noi, nonostante limpegno, non siamo pi in grado
di correggere le conseguenze di quel gesto.
 Chi le ha dato il testamento di mia figlia?  chiese Leonard con voce tremula.
Gli descrissi brevemente il mio drammatico incontro con Tamara.
 Adesso  ricoverata al centro veleni del Waldkrankenhaus,  aggiunsi, nella speranza che non
lavessero gi trasferita in obitorio. Quando me ne ero andato, i medici stavano cercando di rianimarla.
 Se vuole la porto,  promisi con una buona dose di presunzione. Quando il tassista mi aveva
lasciato allindirizzo accuratamente indicato da Tamara sulla busta, allentrata della casetta unifamiliare
avevo notato una vecchia Volkswagen. Ma visto che avevo di nuovo mal di testa, non ero sicuro di
voler guidare.
 Dovremo prendere un taxi,  proposi perci.
 S,  rispose Leonard con il labbro inferiore che gli tremava.  Buona idea . Il testamento gli
scivol sul pavimento.  Mi dia un po di tempo, per piacere. Devo prima devo cambiarmi .
Abbass lo sguardo per darsi unocchiata e si tolse alcuni peli dal vestito. Il gatto persiano aveva
lasciato tracce dappertutto: sui pantaloni a coste, sulla vestaglia, il vecchio aveva peli persino nella
barba da quando, allinizio della nostra conversazione, aveva sollevato lanimale per fargli un po di
coccole.
Cerc di alzarsi, ma non ne ebbe la forza e ricadde sul divano. Poi si nascose il volto fra le
mani.
Mi sedetti accanto a lui e gli misi un braccio intorno alle spalle magre. Emise un gemito.
 Lo sapevo che sarebbe successo, sa? Aveva fatto dei cenni.
 Allora sua figlia le ha parlato di Suker?
Leonard mi guard.  La lettera era aperta, signor Zorbach. Immagino che labbia letta, giusto?
Annuii ed ebbi la sensazione di essere stato colto con le mani nel sacco, come un ladro.
 Non si preoccupi, non voglio biasimarla. Lho vista in televisione. Ha perso la famiglia. Per
non capisco cosa centra Tamara con quel che  successo a lei.
 Vorrei saperlo anchio. Ho fra le dita diversi fili, ma se ne tiro uno, tutto si complica ancora di
pi. Non ci capisco niente. Sua figlia copiava un disegno di mio figlio per ordine di una donna,
lassistente di Suker, che probabilmente  stata coinvolta anche nel rapimento di una mia cara amica.
 Iris,  annu Leonard.
 Esatto. Iris.
Che sembrava essere lanello mancante nella catena fra Julian, Frank, Tamara e Alina. Era per
lei che avevo deciso di raggiungere la casetta unifamiliare a Nikolassee, alla periferia della citt, non
lontano dal bosco di Dreilinden, dove un tempo cera la frontiera con la Repubblica democratica.
Spinto dalle indicazioni contenute nel testamento di Tamara.
 La prego di capirmi, signor Zorbach, mia figlia ha appena cercato di togliersi la vita. Non
credo di poterla aiutare, e non saprei come.
 Be, io invece credo che lo sappia,  risposi, togliendogli il braccio dalle spalle. Non era
facile, ma il tempo passava, ed era venuto il momento di lasciare da parte le smancerie.
 Lha letto tutto il testamento, vero?  Sollevai il foglio che aveva lasciato cadere, lisciai la
carta e cercai il brano decisivo.
 S, perch?
 Me lo dica!  Lo guardai negli occhi.  Mi dica perch sua figlia alla fine scrive:
E questo  ci che ti lascio. Se non dovessi pi essere in vita, pap, dovrai affrontare un gravoso
fardello. Perch tu sei lunico che conosce Iris e che sa come fermarla; e spero che dopo tutto ci che ti
ho raccontato, tu riesca a trovare quella forza per farlo che io invece non ho avuto.
Capitolo 54
Alina Gregoriev
Limpatto sul tavolo operatorio trasfer Alina in un altro mondo.
Con un clonk sordo la sua testa sbatt pesantemente sulla superficie: un colpo abbastanza forte
da provocare una commozione cerebrale, ma non da farle perdere coscienza. Alina quindi cap di aver
sbattuto contemporaneamente il fianco, varie costole e la mascella. Essendo caduta male, si era
conficcata il gomito destro sotto le costole, rompendosene due: fortunatamente senza coinvolgere i
polmoni, ma il dolore fu comunque di una violenza mai provata prima. Molto peggio della volta in cui
lubriaco laveva investita sulle strisce. E molto peggio del dolore provocato dallesplosione che le
aveva fatto perdere la vista.
Non era cos forte come quando, due mesi prima, aveva messo la mano sulla piastra elettrica
incandescente, ma in compenso era pi presente. Pi continuo. E quindi peggiore.
Sembrava non avere un momento culminante, non perdeva di intensit, restava a un livello
sempre elevato e insopportabile, riattivato a ogni respiro.
Fu forse quello il motivo per cui le visioni, che comparivano sempre quando era esposta a
dolori molto forti, adesso furono particolarmente vivaci.
Subito dopo essere piombata sul tavolo ebbe di nuovo la sensazione di trovarsi in un altro
corpo. Aveva la testa fra le mani e vedeva con occhi non suoi, prigioniera di una scena che conosceva
gi.
Sent una voce femminile dire:  la ricompensa che ti meriti. Poi intorno a lei si fece buio, e
infine torn a sentire gli ultimi disperati pensieri di un essere umano morente che aveva gi recepito
una volta; pochi giorni prima, in carcere, quando aveva dovuto toccare Suker. Rivoglio i miei soldi .
Poi, disperata:  Ma forse questa  davvero la giusta ricompensa per la mia colpa. Julian forse
A differenza di quanto era avvenuto in carcere, questa volta le immagini non si interruppero. La
persona in cui si trovava nellagonia apr unultima volta gli occhi  e vide
Una donna. Assomigliava a sua madre, not Alina. Nelle visioni, le persone avevano sempre i
tratti dei suoi genitori, perch non ricordava altri volti.
La donna attraversa la stanza. Vedo una cucina a gas, come quella su cui la mamma ci
preparava sempre il semolino. Ho dei dolori, gemo, ma la donna non mi d retta.  di schiena, apre il
primo cassetto della credenza, prende qualcosa, qualcosa che non conosco e che quindi non riesco a
vedere. Si inginocchia accanto alla credenza, verso s, verso unaltra donna. I capelli le coprono il
volto come una tenda,  appoggiata a delle barre. A un termosifone. Allaltezza della testa, un suo
braccio  legato agli elementi. Non pu sfuggire, urla come unossessa: No, non lo faccia! Ma per
tutta risposta la donna ride, le tira i capelli allindietro, in modo che la prigioniera apra la bocca. Poi
le infila fra le labbra loggetto preso nella credenza.
Un colpo assordante riport Alina alla realt.
Capitolo 55
Con un impetuoso scampanellio nelle orecchie, dalle allucinazioni scivol in un mare di dolori.
Il presente era insopportabile, ancora peggio della visione che laveva lasciata, eppure Alina rideva.
Rideva forte, a crepapelle, infischiandosene delle costole rotte che penetravano in lei a ogni sussulto,
sebbene con minore intensit.
Ce lho fatta.
Dopo limpatto, il tavolo si era impennato come un cavallo bizzoso  per un attimo Alina aveva
temuto che cascasse su un lato, con lei al seguito  ma poi era tornato in equilibrio.
Maledizione, ce lho fatta davvero!
Era rimasta aggrappata al telone e laveva completamente staccato dal soffitto.
 Ehi, non riaddormentarti, muoviti!  sent dire a Nicola.
Adesso che era tornata in pieno possesso delle sue facolt mentali, stringendo i denti Alina era
in grado di seguire le sue istruzioni. Il camice era davvero appeso a un attaccapanni di metallo dietro la
sua testa, allungando la mano poteva toccarlo. Si gir di qualche centimetro, e quello sforzo bast per
farla piangere; ma valse la pena di sentire quel dolore. Come aveva ipotizzato Nicola, le chiavi erano in
una delle tasche: le trov subito.
 Di, muoviti,  esclam la ragazza, ma lei aveva gi in mano il mazzo. Le orecchie le
frusciavano come dopo una lunga notte in discoteca. Avrebbe quasi voluto restare l sdraiata, solo
dormire un po, per riprendere le forze
Ma la sua compagna aveva ragione, doveva spicciarsi, Suker poteva tornare da un momento
allaltro. Quel pazzo probabilmente si stava preparando alloperazione successiva.
La mia.
Non cera tempo da perdere, quindi cerc di rialzarsi e, ignorando le proteste del suo corpo, si
protese in avanti.
 Entrano?  chiese Nicola. Ma al momento Alina non riusciva nemmeno a provare. E per un
istante fu sicura che non ci sarebbe riuscita mai: tremava talmente che non trovava n la serratura n, a
maggior ragione, la toppa della chiave.
 Non ce la faccio,  url nelloscurit. Aveva sentito dire che quando i vedenti sono al limite
delle loro forze vedono dei lampi e, sebbene a lei non stesse accadendo nulla di simile, in quel
momento riusciva a immaginare di cosa di trattasse.
 Ma s, ce lhai quasi fatta,  disse Nicola per incoraggiarla.  Lo vedo, ti prego non arrenderti.
Ma che cazzo ne sai?  grid Alina, rimanendo tuttavia nel dubbio se lo avesse detto davvero o
solo pensato.  La fai facile, tu. Non devi contorcerti nonostante una commozione cerebrale e le costole
rotte. Non devi infilare la chiave
Trattenne il respiro.
La serratura, oh, mio Dio, ho trovato la serratura, e la chiave Sent che le stava venendo il
vomito, ma deglut e basta, perch la piccola chiave che aveva in mano entra. Riesco a infilarla. No,
meglio ancora, riesco a girarla!
Si sent un clic, era scattato un perno.
E allimprovviso fu libera.
Ripet la procedura con laltra gamba, la catena si stacc, e Alina si sent sgravata da un enorme
peso psicologico. I ceppi caddero per terra, e quando tir a s le gambe non avvert pi alcuna
resistenza.
Lebbrezza che prov era paragonabile a quella indotta da uniniezione di morfina. Per qualche
secondo spense tutti i dolori e le offr loccasione di respirare liberamente.
 Ce lho fatta!  Alina url a squarciagola ci che fin l aveva solo pensato.
 Cazzo, cazzo, cazzo . Nicola esult, ma poi abbass la voce e disse:  Adesso libera me. Ma
fai in fretta, prima che torni Suker.
Alina sfrutt gli ultimi rilasci di endorfine per spingere la gambe oltre il bordo del tavolo. Le
articolazioni sembravano di gomma. Dovette appoggiarsi, per non crollare; ma quando ebbe raggiunto
Nicola, pens che a quel punto nulla avrebbe potuto fermarla.
Mi sono liberata le braccia. Mi sono trascinata per la stanza con tutto il tavolo. Mi sono gettata
verso lignoto e tolta le catene, e adesso
 O no!  Alina tolse le dita dalla serratura che bloccava le mani di Nicola.
 Cosa no?
 Non entra.
 Cazzo, ma hai proprio
 Ma s, certo . Alina sent freddo e cerc di scaldarsi stringendosi con le braccia. La delusione
aveva fatto riemergere il dolore e quindi anche la facolt di percepire il freddo.
 Le ho provate tutte e due. Ho controllato sia i ceppi dei piedi che quelli delle mani. Non
entrano.
Sent la testa di Nicola ricadere sul tavolo.
 Ma era chiaro.
 Cosa stai dicendo?
La ragazza inizi a piangere senza remore.  Cristo, ma non ti sei accorta che ha lasciato libera
solo la tua mano?  disse fra le lacrime.  Loperazione invece lha fatta a me; mi ha gi liquidata;
posso anche crepare, io, soffocare nel mio stesso vomito. La sua grande eccezione adesso sei tu. Tu non
puoi morire, con me invece ha chiuso.
 Non dire cos . Alina le prese la mano, ma Nicola non voleva aprire le dita serrate a pugno.
 Ah no? E cosa dovrei dire allora? Cazzo, ho perso un occhio, ho la testa che scoppia, sto
male, e fra un momento mi lascerai qui sola. Scusa ma mi riesce difficile pensare positivo.
 Non ti lascer sola.
Nicola fece una risata isterica.  E invece s, stronza.  esattamente quello che farai, perch  la
nostra unica chance, hai capito? Vai alla porta, esci e cerca aiuto.
Alina scosse la testa.  No, preferisco nascondermi e
 E cosa? Preferisci lottare? Ma sei scema? Suker  uno stupratore,  brutale e forte come un
toro. Tu sei anoressica e cieca. Muoviti, prima che ci ripensi.
Alina non pot non ammirare il coraggio della ragazza. Era in quellinferno da pi di sei mesi e
adesso si separava dalla sua sola alleata. Anche se forse era lunica soluzione logica, era comunque
indice di una grande forza danimo.
 E portati dietro il camice,  aggiunse Nicola, abbassando la voce quando cap che Alina si era
scostata di un passo dal suo tavolo.
 Quello di Suker?
 S. Fuori fa freddo.
 Neanche per sogno. Preferisco morire congelata, che sentire sulla pelle qualcosa di suo.
Con sua sorpresa, Nicola scoppi in una gran risata.
 Scusa, chi di noi due  ancora in piena adolescenza? Sei davvero figa, ma sei fuori di zucca. 
inverno. Prendi quel cazzo di camice.
 S mamma.
Alina attravers cautamente la stanza nella direzione in cui immaginava fosse luscita. Dato che
Nicola non la correggeva, pens di essere sulla rotta giusta, e in effetti poco prima di raggiungere la
porta con il gomito urt lappendiabiti.
Nicola toss, poi con voce tremante le disse:  Ti prego, sta attenta, okay? Suker ne ha gi
presa una che voleva scappare. Si chiamava Tamara.
Tamara Schlier, le pass per la mente quando trov la maniglia.  Cosa le ha fatto?
 Le ha tolto le palpebre, come alle altre. Ma senza anestesia.
La risposta le fece sentire ancora pi il freddo. Cerc a tastoni il camice, e stava per indossarlo
quando Nicola disse:  Ehi, c unaltra cosa.
 Cosa?
 Il tuo collo.
 Cosha il mio collo?
 Figo il tatuaggio.
Capitolo 56
Alexander Zorbach (io)
 Piove?  chiese Leonard Schlier con lo sguardo alla finestra. Dopo aver chiamato il taxi,
aveva passato il tempo ad allacciarsi meticolosamente gli alti stivali. Le pantofole erano state messe al
loro posto, sotto il tavolinetto davanti al divano.
Mi stupisce ogni volta vedere quanto, in situazioni estreme, gli esseri umani si aggrappino alle
azioni quotidiane. Tanto nella mia carriera di psicologo della polizia quanto in quella successiva al
giornale, sono spesso stato presente quando una persona doveva confrontarsi con brutte notizie. Una
madre il cui figlio si era preso una pallottola in piena faccia durante la rapina a un distributore di
benzina, prima di raggiungere lospedale voleva stirargli i pantaloni preferiti. Un padre il cui figlio si
era impiccato in solaio per colpa di quello che gli avevano fatto i bulli della scuola, aveva insistito
perch assaggiassi la pasta che aveva cucinato per la famiglia. Tutte quelle persone non erano n
distratte n prive di scrupoli, cercavano solo di rinviare linevitabile. La routine quotidiana preservava
ancora per qualche istante lapparenza di un mondo intatto, nel quale prima di uscire ci si vestiva in
modo adeguato al clima, anche se verosimilmente il tragitto si sarebbe concluso, era il caso di Leonard,
con lidentificazione della figlia morta.
 Per la pioggia fa troppo freddo,  risposi, riportandolo poi sul tema che mi aveva spinto fin l.
 Diceva che Iris lavorava a un telefono amico?
 S . Il vecchio lasci perdere gli stivali e torn a sedersi sul divano.  Era lesca. Aspettava
come un ragno nella tela per selezionare le vittime di Suker.
Ragionai ad alta voce su quella nuova rivelazione.  Quindi Tamara era stata in contatto con Iris
gi prima di essere rapita?
Leonard annu.  Laveva chiamata. Uno di quei maledetti numeri su internet, e aveva risposto
Iris. Capisce quanto sia penoso se una figlia preferisce confidarsi con unestranea al telefono piuttosto
che con il proprio padre?
Sospirai in segno di approvazione. Una parte di me avrebbe voluto chiudere l la conversazione.
Correvo il pericolo troppo grande di iniziare a pensare che mio figlio non si sarebbe mai pi confidato
con qualcuno.
 Queste cose le ho sapute solo dopo che lhanno trovata,  disse.  I primi giorni stava davvero
bene. Sua madre  morta, quindi andavo in ospedale da solo, e parlavamo molto dellorrore che aveva
vissuto. Ma poi lhanno trasferita a Schwanenwerder, e da un giorno allaltro
 Che problemi aveva Tamara esattamente?  chiesi con delicatezza quando si interruppe, perso
nei suoi pensieri.
 Nulla di grave,  rispose Leonard. Poi si corresse, forse temendo di darmi limpressione che
non teneva in debito conto le preoccupazioni della figlia.  Comunque niente che non avremmo potuto
risolvere in famiglia. Il suo principale la importunava.
 A livello sessuale?
 Non nel senso che labbia violentata, ma Tamara aveva paura che respingendo le sue avance
avrebbe perso il lavoro allUfficio delle tasse. Erano  Inarc le fitte sopracciglia e ribad il concetto:
  avance esplicite.
Si alz e con la mano spazzol via dai pantaloni i peli del gatto.  Non  meglio aspettarlo fuori
il taxi?  chiese improvvisamente.  Non vorrei che se ne andasse.
 Dentro fa pi caldo,  risposi e lui annu assente, lo sguardo di nuovo rivolto alla finestra.
 Okay, forse ha ragione lei . Esit un momento, come se facesse fatica a ricordare dove ci
eravamo interrotti. Poi per disse:  Una sera Tamara aveva bevuto un po perch il capo aveva di
nuovo minacciato di licenziarla  andata su internet e ha chiamato un numero che le era stato
raccomandato in un forte. Si chiamano cos?
 No, forum,  lo corressi, mentre iniziavo piano piano a capire.
Lassistente di Suker cercava su internet donne disperate, vittime psichicamente labili, e si
spacciava per una dilettante disponibile. Me li immaginavo, i suoi post nei gruppi di autoaiuto:
@Tammy, sono finita per caso su questo thread. Mi spiace per il tuo capo. Che st$%?^. Scusa,
ma questi tipi mi fanno cagare. Ci sono passata anchio, sputavo sangue. Mi  servita molto una
hotline. Se vuoi mandami un mp e io ti mando il numero. Fa bene parlare con persone non coinvolte.
Cio,  per questo che siamo qui, no?;) Grrez
 Ce lha ancora quel numero?  chiesi.
 No, non  stato memorizzato perch si incontravano in una stanza segreta o qualcosa di
simile. Non ci capisco niente di queste cose.
 Una chatroom?
 S, credo fosse quella.
Quindi non un mp, un messaggio privato.
In una chat privata la conversazione non viene memorizzata ed  persa per sempre.
Andai alla finestra anchio. Leonard mi guard, apriva e chiudeva gli occhi come se avesse
dentro un bruscolino.
 Ha idea del perch Suker scegliesse proprio gente come Tamara?  chiesi senza grande
speranza di avere una risposta. A giudicare dai disegni sulle pareti, il vecchio era un ingegnere o un
architetto, certo non un criminologo o uno psicologo. Tanto pi mi sorprese la risposta:  La mia non 
solo una teoria, signor Zorbach. Lo so da una fonte diretta.
Capitolo 57
Alina Gregoriev
Nicola si era sbagliata. Non faceva freddo. Si gelava.
Alina pens ai prigionieri di un gulag sovietico, sebbene fosse a piedi scalzi nella neve solo da
pochi secondi.
Seguendo a tastoni il corrimano, aveva risalito una stretta scala che iniziava a pochi passi dalla
stanza delle torture. I gradini erano di legno molto asciutto, almeno due volte si era infilata una spina
nel piede. Ma quei dolori non erano niente rispetto a ci che doveva sopportare adesso, dopo che aveva
osato aprire quella pesante porta di ferro. Ci si era fermata davanti un bel po, incerta sul da farsi.
Se fosse chiusa a chiave? O allarmata? O magari dietro ad aspettarmi c Suker.
Aveva inspirato ed espirato a fondo, per calmare il battito cardiaco. Aveva cercato di carpire
rumori o altri segni di vita dietro la porta, sebbene le fosse bastato toccarla per comprendere che era
cos spessa da non lasciar filtrare nessun suono, n dallinterno, n dallesterno.
Alla fine si era detta che non aveva altra scelta. Doveva osare.
Era uscita nel gelo e per la prima volta si era chiesta se non stesse cascando in una trappola.
La mano libera. Il moschettone. La chiave. Le porte aperte.
Daltro canto, non  che Suker le avesse reso la vita facile. E poi, cosa poteva aspettarsi dal
tentativo di indurla alla fuga? E se avesse voluto intervenire, avrebbe potuto bloccarla gi allinizio
della scala, giusto?
Ma non era accaduto, e anche ora non cera nessuno a fermarla. Nessuno che la chiamasse.
Nessuno che la gettasse a terra.
Fece un passo incerto e affond con tutta la gamba nella neve, aspettandosi di essere colta alla
sprovvista e aggredita da un momento allaltro.
Adesso era felice di aver dato retta a Nicola. Il camice era ridicolo ma almeno era qualcosa
intorno a cui stringere le braccia.
A ogni respiro sentiva dolore, non solo per via delle costole rotte, ma anche perch il freddo
penetrava a fondo nei suoi bronchi. Ciononostante Alina inspirava avida laria. Non era fresca, era
satura di gas di scarico, di catrame, di zona industriale. Ma almeno aveva lodore della libert e non,
come gi in cantina, di mura umide e di paura.
E adesso? Dove vado?
Non aveva pi alcun senso dellorientamento, come se, cascando con il tavolo anatomico, si
fosse rotta la sua bussola interiore. Era buio, non cera la minima fonte di luce a farle da punto di
riferimento. Lunico segno di vita nelle immediate vicinanze era un costante scroscio, a un centinaio di
metri di distanza.
Automobili. Sento delle automobili, pens. Sapeva che la sua decisione era sbagliata. Ma non
aveva scelta.
Inizi a scarpinare nella neve, in direzione della tangenziale, ma dopo pochi metri sent un
rumore del tutto inaspettato.
Capitolo 58
Alexander Zorbach (io)
Leonard Schlier raggiunse il mobile componibile che occupava una parete del soggiorno, apr
un cassetto e prese un album di fotografie.
 Lho fatto io mentre Tamara  La voce incrinata, Schlier toss imbarazzato come se si
vergognasse delle emozioni che provava.  Be, quando non cera e poi anche dopo larresto di Suker.
Raggiunse una credenza davanti alla finestra e rabbrivid.  C corrente,  disse, stringendosi
le braccia intorno al corpo. Apr la finestra di legno deformato e la richiuse subito. Evidentemente
scontento perch laria continuava a penetrare, torn a sedersi sul divano di fronte a me.
Lalbum era strapieno di articoli di giornale. Tocc la copertina con lindice.
 Qui c tutto. Tutto su Suker e sul processo. Le ricerche sono molto istruttive. In particolare la
tesi di uno psicologo, secondo il quale il profilo di Zarin Suker non corrisponderebbe a quello abituale
di un assassino seriale.
Mi chiesi che mondo fosse mai quello in cui le parole abituale e assassino seriale venivano
pronunciate insieme senza che sembrasse strano e mi persi linizio della successiva frase di Leonard.
  ha avuto uninfanzia difficile. Quasi tutti i sadici giustificano i propri crimini dicendo che
quando erano piccoli lo zio cattivo si infilava con loro sotto le coperte. Suker no. A sentire questo
psicologo,  Leonard tocc di nuovo lalbum, come se quelluomo fosse sotto la copertina in pelle
verde bandiera,  loculista non ha subito abusi. Anzi.  cresciuto nella bambagia, ha avuto uninfanzia
armoniosa in una famiglia borghese. N gli insegnanti, n i compagni hanno mai notato qualche
problema comportamentale. Non torturava gli animali, non bagnava il letto, non giocava con i
fiammiferi, il massimo delle emozioni  stato una nota che si prese perch in gita scolastica lavevano
beccato a baciare una ragazzina.
Guardai il tavolino. Poi presi dalla tasca il cellulare per vedere lora e mi accorsi che non cera
quasi rete. Niente di insolito nelle zone di periferia. Era qualcosaltro a rendermi sempre pi nervoso,
ma per qualche motivo in quel momento non capivo cosa fosse.
 Ma  come ha detto lei, signor Schlier: sono le teorie di uno psicologo.
 No che non lo sono,  mi interruppe quasi brusco.  Tamara lha confermato.
 Scusi  La mia inquietudine aumentava. Avvertivo che ero sul punto di fare unimportante
scoperta.  Mi sta forse dicendo che prima di Suker ha parlato dei suoi motivi con Tamara?
Leonard serr le labbra furente.  S.
 E la polizia lo sa?
Il vecchio incurv le spalle e sospir.
 Mio Dio, no. Queste cose non si fanno.
 Perch no?
Se non ha voluto parlarne sua figlia, perch non lha fatto lei?
In quel momento suonarono.
 Ah, finalmente, ecco il taxi,  disse Leonard indicando il corridoio.  Venga, possiamo
discuterne strada facendo.
Lo seguii, aiutandolo a mettersi il cappotto che sembrava troppo grande per lui.
Come mia nonna, che aveva sempre paura dei ladri, prima di aprire la porta anche lui guard
attraverso lo spioncino.
 Non abbiamo preso lalbum . Si volt.  Pu prenderlo lei?
 Volentieri . Avevo un tale mal di testa che faticavo a concentrarmi. Stavo per dimenticarmi
delle informazioni che potevano servirmi a salvare Alina e prendere lassassino di mio figlio.
Tornai di fretta in salotto e lo presi. Lo sguardo vag sotto il tavolinetto e in quellistante capii
cosa mi aveva inquietato per tutto il tempo.
Le pantofole.
Sentii il vecchio salutare il tassista.
Sono molto pi grandi degli stivali. E anche il cappotto nel guardaroba
 Eccola finalmente.
Con la voce gentile di Leonard nellorecchio, aprii lalbum e non capii pi nulla.
No, fai che non sia vero, pensai. La paura mi paralizz, prima la mente, poi il corpo. Saltavo da
una foto allaltra, da una didascalia allaltra. In ogni fotografia, nome e volto erano identici. Zarin
Suker. Per la prima volta vedevo una sua immagine. Per la prima volta avevo accesso alla rassegna
stampa sul caso, dopo le settimane passate fuori combattimento a Schwanenwerder.
 Ma che sorpresa,  sentii dire al vecchio sulla porta: era del tutto diverso rispetto alle foto che
avevo davanti agli occhi.  Non pensavo che ce lavrebbe fatta, bambina mia.
Perch dice bambina mia al tassista?
In quel momento mi ridestai dalla mia immobilit. Appoggiai lalbum e mi girai verso il
corridoio. Cosa mi aveva detto Tamara?
Iris  unattrice perfetta Fingeva solo di soffrire per le ferite che a suo dire Suker le aveva
inferto.
Perch ero stato cos cieco?
Tamara era stata esplicita sulla sua identit, ma nella trappola ci ero cascato lo stesso.
Un camaleonte, non la riconoscerebbe nemmeno se se la trovasse davanti.
Cos come poco prima non avevo riconosciuto Zarin Suker. Tornai di corsa in corridoio, ma era
troppo tardi.
Del tassista non cera ombra. Cera solo Alina, distesa per terra con indosso un leggero camice
da chirurgo. Poi Zarin Suker tocc anche me con lo stesso taser con cui aveva messo ko Alina.
La nostra generazione non dovr rammaricarsi solo delle parole e delle azioni corrosive
dei malvagi, ma anche dello spaventoso silenzio dei buoni.
MARTIN LUTHER KING
Chiunque, in caso di incidente, pericolo o emergenza, ometta di prestare lassistenza occorrente,
sebbene questa sia necessaria e, nelle date circostanze, sia alla sua portata e non implichi per lui un
notevole rischio per la sua incolumit n violi altri importanti doveri,  punito con la reclusione fino a
un anno o con una multa.
Art. 323 c del Codice penale.
Capitolo 59
Alexander Zorbach (io)
Quando tornai in me, ero in una stanza con molti uomini che mi fissavano. Sembravano
ammalati, avevano il volto cinereo e aprivano e chiudevano di continuo gli occhi cerchiati di sangue.
Se alzavo la testa, mi imitavano. Se la giravo, seguivano i miei movimenti. Erano numerosissimi, tutti
legati come me a una vecchia sedia a rotelle con una cinghia di cuoio intorno al petto e alle mani. La
sequenza di sedie formava una lieve ellissi la cui curva si perdeva in unillusoria infinit.
Odiai quella scena. Odiai le mie immagini allo specchio che mi raggiungevano da qualunque
punto guardassi, anche dal pavimento. E odiai la voce che sentii nel momento in cui tornai in me.
 Mi perdoni la sistemazione provvisoria, signor Zorbach.
Vidi centinaia di sosia di Suker, tutti ben dritti, con il petto in fuori e un ampio sorriso. Durante
la mia incoscienza, loculista aveva subito una straordinaria metamorfosi. Rispetto a poco prima in
salotto, in quella sua stanza piena di specchi sembrava un bel po pi giovane, agile e intellettualmente
pronto.
 Temo che Leonard Schlier non fosse un grande architetto,  disse dispiaciuto.  I muri della
cantina sono storti, non sono riuscito a fissare gli specchi in modo del tutto simmetrico.
Come ogni grande attore, Suker prima non aveva calcato troppo la mano. Sapeva che sono le
sfumature sottili a rendere credibile e profonda la recitazione. Le spalle leggermente cadenti, la bocca
un po aperta, la camicia abbottonata storta, la vestaglia indossata in tutta fretta, i peli di gatto sui
pantaloni: avevo subito visto in lui il padre invecchiato che mi ero aspettato di vedere. Anche il fatto
che nelle ultime ore non avesse potuto n farsi la barba, n lavarsi i capelli aveva giocato a favore della
sua messinscena. Adesso per si era tolto la maschera. Bastavano il camice inamidato e la mascherina
intorno al collo a dargli un alone di forza.
 Avrebbe dovuto vedere laltro mio studio, signor Zorbach. Un allestimento perfetto. Ma dopo
un diverbio con la mia assistente purtroppo ho dovuto cercare un nuovo nascondiglio e adesso ho
trovato questa sistemazione temporanea.
Si muoveva in cerchio, i piedi danzavano sugli specchi del pavimento.
Facevo molta fatica a concentrarmi. Le infinite immagini allineate alle spalle di Suker mi
distraevano forse pi dei miei dolori. I ventimila volt che mi aveva cacciato in corpo con il taser
dovevano aver risvegliato la band che avevo nella testa. Gli amplificatori erano al massimo.
 Dove?  chiesi, ma Suker fraintese la domanda.
 Dipende. A quale parte del corpo sta pensando? Il tronco  ancora su, nel congelatore, le
braccia invece le ha portate via il camion della spazzatura.
 Intendevo Alina.
 Oh, sta benissimo. Fra un po tocca a lei.
Tocca a lei?
 Cosa vuole farle?
Il mal di testa era cos forte che per un istante dovetti chiudere gli occhi. Quando li riaprii, vidi
il sacchetto di plastica che aveva in mano.
Teneva il braccio teso, come si fa quando la spazzatura che stiamo portando al bidone puzza.
FATTI UNA VACANZA, cera scritto a grandi lettere su un lato.
 Ha idea di quel che faccio qui dentro?  chiese.
 Rovina le persone.
 Sbagliato . Si avvicin di un passo.  Alle persone apro gli occhi, affinch non possano pi
distogliere lo sguardo dalle loro colpe.
Cercai di individuare nel suo volto un segno di malattia mentale; mi aspettavo che battesse le
palpebre, che avesse una contrazione agli angoli degli occhi, un sorriso folle, qualsiasi cosa. Ma
lunico ad avere unespressione malata e confusa in quella stanza ero proprio io, e gli specchi lo
svelavano inesorabilmente.
 Come dicevo pocanzi,  riprese Suker in tono professorale,  sono cresciuto nella bambagia,
non ho mai giocato con i fiammiferi, mai torturato gli animali, mai bagnato il letto.
Quando era ormai a meno di un metro da me sollev il sacchetto: conteneva un oggetto informe
che lo allungava.
 Eppure si  trasformato in uno psicopatico,  dissi con minore verve di quanto avrei
desiderato. Suker avrebbe anche potuto non legarmi, bastava la mia voce per capire che fra di noi non
cera storia.
 No,  rispose scuotendo la testa.  Gli psicopatici non si pongono il problema del Bene e del
Male come invece faccio io di continuo. Io non sono malvagio e nemmeno un prodotto della societ. E
non punisco mai un innocente.
 Non mi dica! E perch allora mi tiene in ostaggio?
Suker sospir, sembrava che avessi toccato un tasto dolente.   solo sfortuna. Non ho mai
avuto intenzione di coinvolgerla, mi creda. Non mi ha mai fatto nulla. Quando  comparso del tutto
inaspettatamente, mi stavo preparando per la seconda operazione. Meno male che mi sono accorto del
suo arrivo e quindi prima di aprirle ho avuto abbastanza tempo per mascherarmi un po. Il mio impulso
era stato di non aprire, ma cerano tutte le luci accese, quindi ho cambiato idea. In fin dei conti volevo
solo sbarazzarmi di lei al pi presto.
Inaspettatamente? Sbarazzarmi al pi presto? Se era stata Tamara ad attirarmi l, cera qualcosa
che non quadrava.
Quando si accorse che mi stavo perdendo nei miei pensieri, Suker schiocc due volte le dita.
 Avevo davvero chiamato il taxi, signor Zorbach. Avrei simulato un mancamento e corso il
rischio di farla andare via da solo, anche se avrebbe significato cambiare di nuovo nascondiglio. Non
volevo coinvolgere degli estranei. Ma poi mentre stiamo parlando su in salotto, guardo fuori dalla
finestra e mi prende un colpo. Non avrei mai pensato che una cieca potesse scappare dalla sala
operatoria. Era incatenata, ma a quanto pare sono stato negligente, oppure lho sottovalutata. Come che
sia, dovevo evitare che raggiungesse la tangenziale. Quindi con un pretesto ho scosso la finestra.
Attratta dal rumore, Alina  subito venuta verso la casa. Che confusione. Due ospiti indesiderati, e poi
ho dovuto togliermi dai piedi anche il tassista.
 E adesso? Vuole spingere anche me al suicidio, come le donne? O smembrarmi come ha fatto
con Leonard Schlier?
 Schlier  stata uneccezione. Quel fanatico aveva davvero preparato il dossier che le ho fatto
vedere. Mi era arrivato vicinissimo, con le sue indagini. Non volevo correre rischi, e poi mi serviva la
casa.
  malato e basta.
Suker storse divertito la bocca.  Impetuoso e incontrollabile come la sua amica, eh? Gran bella
coppia, lei e Alina. Capisco che ci sia del tenero . Il suo sorriso si allarg.  Non  cos?
Il mal di testa mi faceva lacrimare gli occhi, una circostanza che Suker erroneamente interpret
come una conferma della sua ipotesi. Annu come uno che la sa lunga.
 Eh s, anchio sono stato innamorato.  passato molto tempo. Si chiamava Marn. Studiava
medicina come me, e sognavamo di aprire uno studio insieme.
Parlando, Suker fece un passo avanti e mi appoggi il sacchetto in grembo.
 Avevamo deciso di sposarci e quando rest incinta, glielo chiesi. Marn era molto impegnata
in chiesa, due volte alla settimana cantava nel coro, organizzava letture della Bibbia con i ragazzi che
dovevano fare la cresima. Io non sono battezzato, ma per amor suo avrei abbracciato la Chiesa
protestante. Sognava un matrimonio in bianco. Altrimenti i suoi genitori non avrebbero mai dato
lassenso, al quale teneva molto. Tutta la famiglia era religiosissima. Non dovevano sapere niente della
gravidanza prima che il vincolo matrimoniale la purificasse dal peccato.
Guardai il sacchetto, cercando di capire a cosa mirasse quel giochetto folle.
 La sera in cui doveva discutere della cerimonia con il pastore, non torn a casa. Il custode,
Klaas, laveva spiata. Era un assistente sociale dalla mente instabile, e segretamente innamorato di lei.
E quando era venuto a sapere dei nostri progetti matrimoniali, era stato sopraffatto dalla gelosia. La
aspett in un parcheggio e la trascin in un furgone. Mor soffocata dal vomito, mentre lui la chiavava.
Suker sollev entrambe le mani come per scusarsi. Indossava grossi guanti di gomma da
giardiniere.
 Scusi il termine, ma credo che per un gesto cos brutto serva una parola altrettanto brutta, non
trova? Violentare  troppo delicato per dire che Marn  stata chiavata a morte.
 E quale sarebbe il termine adatto per le sue di perversioni?  chiesi.
Suker sospir come chi sente di non essere stato compreso.  Riparazione,  rispose. 
Compensazione. Espiazione.
 Quindi allepoca si  vendicato con il custode?
 Oh no. Con il pastore, che era una donna.
Nonostante il morsetto invisibile con il quale i dolori tenevano prigioniera la mia testa, riuscii
ad alzare stupito le sopracciglia.
 Marn non era la sua prima vittima,  spieg Suker.  Aveva ucciso anche in precedenza.
Migliaia di volte. Non nella realt, nella fantasia. Si scopr che in una lettera scritta sei mesi prima a
quella donna, il pastore, aveva confessato i suoi desideri sessuali, nei quali avevano un ruolo centrale
bambole di gomma, vibratori di metallo, maschere antigas, vari pesi vaginali e donne con un morso in
bocca.
Mentre parlava, Suker era passato dietro la sedia a rotelle. Negli specchi lo vedevo armeggiare
con i nodi che mi legavano le mani ai braccioli.
 Ma il pastore non ne aveva parlato con nessuno,  mi sussurr allorecchio.  Era troppo
imbarazzante. Non si doveva pensare che un suo collaboratore avesse simili disturbi. Chiese che fosse
trasferito, non voleva risolvere il problema, solo rifilarlo a qualcun altro.
Mi accorsi stupito che potevo muovere liberamente la mano destra. Suker aveva sciolto il nodo.
 Avr certamente seguito gli scandali che hanno coinvolto la Chiesa negli ultimi anni .
Adesso Suker era proprio di fronte a me.  Ha letto di quella scuola elitaria di Berlino in cui sono stati
molestati e addirittura violentati centinaia di bambini? La maggior parte ha taciuto. Cos a lungo che i
crimini dei loro insegnanti ormai sono prescritti.
Stavo pian piano capendo dove voleva andare a parare.  Tutte le donne che lei ha rapito erano
gi state violentate in passato?
Suker scosse la testa.  Errore. Erano state molestate. Ma avevano deciso di tacere e di tenere
nascosto tutto.
 Erano vittime,  protestai.
 No. Erano colpevoli. Puttane, vigliacche, hanno pensato solo a se stesse e cos facendo attirato
infinito dolore sulle vittime successive.
Suker si offusc in volto. Si gir dallaltra parte, lo sguardo perso nelle innumerevoli
riproduzioni della sua immagine. Allimprovviso sembrava assente. Non parlava pi con me, parlava
solo con se stesso.
 Chiunque abbia letto un thriller sa che gli psicopatici attraversano fasi diverse. Dal semplice
desiderio ai primi cauti tentativi, sino al gesto crudele.
S, certo, e tu ormai sei allultimo livello della follia, pensai. Esitante allungai la mano verso il
sacchetto.
 Quando il custode la molest, il pastore avrebbe ancora potuto fermare le altre fasi. Ma non
disse niente, e quella omissione condann a morte la mia futura moglie. Se quella donna avesse
denunciato le molestie, Marn sarebbe ancora viva.
Finta. Al tatto sembra finta, fu il primo pensiero quando toccai la cosa contenuta nel sacchetto.
La estrassi piano, aspettandomi che da un momento allaltro scattasse una nuova trappola.
 Lassassino a un certo punto lo prendono e lo trascinano in tribunale. E tutti gli infiniti
complici che prima si sono resi responsabili di omissione di soccorso?  chiese Suker.  Le madri, per
esempio, che non credono alle figlie quando raccontano che di notte pap non tiene a posto le mani.
Succede pi spesso di quel che si pensa. La mia ex assistente per esempio implorava la madre di
proteggerla, ma lei non voleva perdere il marito.
Iris, pensai subito. Ecco perch aiutava Suker.
 Questa madre  colpevole quanto il primo scolaro che decenni fa in quella scuola veniva
molestato dallinsegnante ma non  andato dalla polizia. Perch se lo avesse fatto, non sarebbero stati
violentati centinaia di bambini dopo di lui. Non sono uno psicopatico, signor Zorbach. Non sono
cattivo. Faccio solo giustizia e faccio capire alle responsabili di quali colpe si sono macchiate con la
loro inerzia.
 Tagliando loro le palpebre e violentandole in questa stanza?
Si gir verso di me.  Aprendo loro gli occhi ed esponendole ai precisi dolori che altri hanno
dovuto subire per colpa loro.
  completamente pazzo,  dissi, sollevando la pistola. Era pesante e fredda. Un modello con
cui in passato ero stato spesso al poligono della polizia e che avevo smontato e rimontato infinite volte
con una mano sola. In quel momento per, la Heckler & Koch 9 mm mi sembrava un corpo estraneo. 
Cosha in mente? Perch mi ha dato la pistola?
Sfilai il caricatore e controllai. Il cuore mi batteva allimpazzata. Cera un unico proiettile.
 Come le dicevo, signor Zorbach. Non ho niente contro di lei. Anzi voglio aiutarla.
Inserii di nuovo il caricatore e mirai al petto di Suker.
 completamente impazzito, pensai e armai il cane.
 La prego, sia prudente,  disse cercando di calmarmi.  C un proiettile solo.
 Per lei mi basta.
Fece un passo. Era cos vicino alla sedia a rotelle che un colpo sarebbe stato mortale. Da quella
distanza, neanche un tiratore meno esperto lo avrebbe mancato.
 Si accomodi,  disse incurante.  Prema il grilletto. Deve per sapere una cosa: se mi uccide,
non le rimane nemmeno un proiettile per lassassino di suo figlio. Che aspetta nella stanza accanto.
Capitolo 60
Si sent un bip e uno degli infiniti specchi che mi circondavano si apr.
Se non ci fosse stato il tastierino per la serratura elettronica, dallinterno la porta sarebbe stata
invisibile. Immaginai che anche dallesterno fosse apribile solo con un codice.
Suker si assent solo per qualche minuto. Torn trascinando con una certa fatica un telone di
gomma blu scuro sul quale era disteso un pacco umano.
 Alina!
Era nuda; e diversi strati di scotch nero le immobilizzavano mani e piedi, una striscia le
attraversava diagonalmente la bocca. Gli occhi erano spalancati in modo innaturale, non per la paura
ma per i blefarostati che Suker le aveva cacciato nelle orbite.
Dato che non si muoveva e non emetteva un suono, per un momento temetti il peggio, ma poi
mi accorsi che il suo petto si alzava e abbassava. La sensazione di doverla toccare, di volerle essere
vicino e liberarla dalle grinfie di quel mostro era imperiosa.
 Dov lassassino di mio figlio?  chiesi senza perdere docchio Alina.
Suker si era messo a trafficare con una scatoletta che mi ricordava i trasformatori dei trenini
elettrici. Poi alz lo sguardo su di me.  Oh, che sbadato. Avrei dovuto dire assassina.
Alina? Era impazzito del tutto.
 Che cazzo dice?
Mi accorsi di essermi aggrappato alla speranza irrazionale che mi avrebbe rivelato il rapporto
fra lui e Frank Lahmann e che sarebbe tornato portandosi dietro lassassino di mio figlio. Ma in quel
momento capii che la follia era lunico elemento in comune tra quelle due bestie.
 Lasci stare Alina. Non ha fatto niente.
Seccato, Suker fece schioccare la lingua.
 Cosa le ho appena detto sullessenza della colpa?  Infil lo spinotto della scatola nella presa
multipla alla parete.  Sulle vittime che sono i veri colpevoli? Non  stato attento? Il Collezionista avr
pure compiuto lultimo atto che  costato la vita a suo figlio. Ma anche in questo caso ci sono state
persone che avrebbero con ampio anticipo potuto impedire la tragedia.
Maneggiava un tubo flessibile di plastica nera, cercando di fissarne unestremit dietro la
schiena di Alina.
 Gente come questa cieca qui ai miei piedi.
 Ma  pura follia,  urlai. Ero talmente agitato che per un istante mi dimenticai larma che
avevo in mano. La puntai di nuovo contro Suker.
 Pensa che la sua amica sia innocente?  chiese loculista.  Interessante.
Mi accorsi che Alina si stava muovendo. Anzi, no. Era il telone a muoversi. Si trattava di un
materassino, e la scatoletta era un compressore.
 Un letto per gli ospiti gonfiabile,  spieg Suker con un sorriso soddisfatto.  Un metro e
sessanta per due; novantanove euro in televendita. Nulla a che vedere con un vero tavolo operatorio,
ovviamente, che sarebbe comunque troppo pesante per gli specchi sul pavimento.
Il letto si riempiva gradatamente, Alina adesso era a circa quattro centimetri da terra.
 Da non crederci, questo affare diventa alto addirittura un metro in meno di novanta secondi.
Ma non tema, le ho iniettato un leggero tranquillante, in modo che non faccia movimenti esagitati e
finisca per cascare dal letto.
Agitava un rotolo di nastro da pacchi che aveva preso da qualche parte. Nonostante gli specchi
non mi ero accorto della ventiquattrore ai suoi piedi, dalla quale via via prendeva gli utensili. Alina, il
materasso, larma che avevo in mano e non da ultimo il mal di testa lancinante intaccavano la mia
capacit ricettiva.
Evidentemente, poi, avevo anche dei momenti di assenza. Pensavo di aver chiuso gli occhi solo
per un istante, ma quando li riaprii Suker aveva gi legato Alina al materasso con due strati di nastro
adesivo.
 Semplice precauzione. Fra un po iniziamo, non si pu mai sapere cosa succede.
 La smetta!  urlai.  Non so cosa abbia in mente ma la smetta! Subito!
Suker si gir verso di me.  Non le ho forse detto di essere prudente con quellarma, signor
Zorbach?
 Mi sleghi.
 Oh no. Non lo far di certo.
Con andatura elastica raggiunse la porta senza maniglia e la chiuse. I suoi guanti cigolarono in
modo osceno sulla superficie liscia.
 Conto fino a tre,  lo minacciai.  Se non la slega, le caccio in testa la pallottola.
 Raggiungendo con precisione quale obiettivo?
Suker indic Alina che gemeva piano. Gli effetti del sedativo stavano scemando.
 Non prenda decisioni prima di conoscere tutti i fatti.
Alz il pugno destro con il pollice alzato.  Primo fatto: se muoio io, muore anche lei, Zorbach.
Nessuno sa che  qui. Nessuno la cercher, e solo io conosco il codice per aprire la porta.
Scatt lindice.  Secondo fatto: se muoio io, muore anche la verit sul collegamento fra la sua
amica e la morte di suo figlio. Terzo fatto,  si alz anche il medio,  se muoio io, non le resta un colpo
per Alina.
 Perch mai dovrebbe servirmi?  chiesi iniziando a tremare. Non sarei riuscito a tenere
tranquilla larma ancora per molto.
 Le interessa sapere cosha fatto?
Suker si avvicin al materasso che ormai si era gonfiato del tutto e strapp il nastro adesivo
dalla bocca di Alina.
 La cosa migliore  farglielo raccontare di persona.
Capitolo 61
 Non farlo,  furono le sue prime parole. La voce di Alina era impastata, come dopo
unanestesia dal dentista.  Non devi ucciderlo.
Continuavo a puntare larma contro Suker, che non sembrava per esserne minimamente
turbato.
 Non ti preoccupare, Alina. In un modo o nellaltro, ci tiro fuori da qui.
 Non  questo il problema, Alex. Non devi ucciderlo. Sa dov Julian.
Suker, che sino a quel momento aveva assistito al nostro dialogo con un certo divertimento,
scoppi a ridere.
 Ah, le sue capacit medianiche, signorina Gregoriev.  ancora convinta di avere scoperto
qualcosa sul mio conto durante la seduta di shiatsu?
Alina lo ignor.  Non  un caso se siamo qui, Alex. Non devi ucciderlo, altrimenti si porta
nella fossa quel che sa.
Suker e i suoi innumerevoli ritratti annuirono. Iniziavo piano piano a capire tutta la perversit di
quella stanza. Grazie agli specchi potenziava le sofferenze; aumentava la paura delle vittime
allinfinito, come infinite erano le immagini riflesse.
 A essere sincero non vedo bene dove voglia andare a parare la sua amica,  disse,  ma
concordo con lei sullesito finale. Sarebbe meglio se uccidesse lei, non me.
 Perch?  chiesi, nella speranza che mentre il pazzo parlava mi venisse in mente un piano.
Eppure quanto disse in seguito mi fece tendere lorecchio.
 La sua amica cieca ha taciuto. E il suo silenzio  costato la vita a Julian.
Guardai Alina.
 Tutte cazzate,  imprec.  Non dargli retta. Ci sta prendendo in giro. Sparagli al ginocchio e
poi liberami!
 Non funzionerebbe,  dissi, con larma sempre puntata contro la testa di Suker.
 Precisamente,  conferm loculista.  Per quanto grave possa essere la ferita, avrei
comunque il tempo e la forza per trascinarmi fuori e lasciarvi qui a morire di fame.
Si avvicin di un passo.
 Suvvia, signor Zorbach. Mi crede davvero tanto stupido da darle unarma carica, se avessi
anche solo il minimo dubbio che potrebbe usare quellunica pallottola contro di me?  Indic la pistola.
 Non si tratta di me o della cieca. Si tratta di rispondere alla domanda se lei sia capace di riparare alla
colpa della sua amica, o se debba farlo io da solo.
 Sono innocente, bastardo!  url Alina.
 Ma no?  Suker si gir rapidamente.  Quindi non  vero che il suo nome in realt non  Alina
Gregoriev?
 Cosa?
Suker la interruppe:  Quindi non lha cambiato poco dopo essere approdata a Berlino?
 Questo non la riguarda.
Mentre parlava, Suker continuava a tenermi docchio.
  stata molestata, vero Alina? Si ricorda bene quando  successo, non  passato tanto tempo.
Prima le lettere di un innocente ammiratore. Poi i fiori davanti alla porta. E infine una notte si 
svegliata e si  ritrovata quello sconosciuto accanto a lei nel letto, giusto?
Alina spalanc la bocca ma non disse niente.
Che cavolo succede? pensai, lottando contro un oscuro presentimento.
 Allepoca ha deciso di non andare alla polizia, non  vero?
 Perch non avevo prove.
 Perch ha pensato solo a se stessa.
 Cosa centra con tutto il resto, cazzo?  Alina si mise a strattonare il nastro da pacchi e Suker
torn verso il materasso. Spense il compressore e si chin su di lei.
 Quel tale che lha molestata, allepoca era allinizio della sua carriera criminale. Oggi  noto
con il nome di Collezionista.
Una breve pausa. Poi Alina espir rumorosamente.
 Sta mentendo.
La sua voce rimase sospesa, come se avesse fatto una domanda.
 No che non mento,  obiett Suker.  Me lha detto il Collezionista in persona. E chi altro se
no? Di questo piccante segreto non ha parlato nemmeno con il suo migliore amico, vero?
Suker gir di nuovo la testa verso di me.  Non capisce cosa voglio dirle, Zorbach?
Era la prima volta che rinunciava alla formula di cortesia. Aveva smesso i panni del medico
colto. Era solo se stesso. Una personificazione della pura follia.
 Se allepoca Alina fosse andata alla polizia, avrebbero fatto delle indagini. Nel letto avrebbero
trovato dei capelli, avrebbero accertato il dna e le impronte digitali. Tutti dati gi in possesso della
polizia. Lo sapeva?
Non  vero, avrei voluto dire, ma dalle mie labbra usc solo una specie di gracchio. Le
impronte di Frank? E come ci erano finite nel computer della polizia?
 E invece  la verit. Il futuro assassino della sua famiglia anni or sono si  volontariamente
sottoposto a uno screening di massa del dna. Se la sua cara amica non avesse taciuto, avrebbero potuto
prenderlo prima che uccidesse sua moglie.
 Cazzate. Per delle molestie sessuali non sarebbe finito dentro a lungo.
 No, ma con dei semplici test uno psichiatra avrebbe potuto stabilire il suo grado di
pericolosit e consigliare una terapia coatta. Si sarebbero fatti vivi altri testimoni. In ogni caso gli
eventi avrebbero preso una piega diversa. Avrebbe certamente lasciato la citt, forse il paese. E se
anche fosse rimasto a Berlino, dopo il primo omicidio la polizia lo avrebbe controllato di routine .
Suker mi diede unocchiata compassionevole.  La serie del Collezionista non avrebbe mai raggiunto la
sua famiglia.
 Sta mentendo,  urlai.
Scosse la testa.  Pensi a quanto dolore Alina avrebbe potuto scongiurare. Tutte quelle famiglie,
le donne e i bambini Suo figlio sarebbe ancora vivo.
Contro la mia volont, Suker era riuscito a turbarmi profondamente. Il desiderio di vendicarmi
per le perdite subite era cos soverchiante che per un secondo abbassai la pistola e davvero riflettei sulle
colpe di Alina.
Sapevo che stava manipolandomi. Sapevo che uno psicopatico stava sfruttando le mie ferite
fisiche e psichiche. Suker rovesciava il mondo, confondeva bene e male, trasformava le vittime in
carnefici per giustificare il proprio comportamento patologico. Mi odiavo perch era riuscito a piantare
in me il seme del suo repellente patrimonio di idee almeno sino al punto di destabilizzarmi
completamente a livello emotivo.
 Dimmi che non  vero,  supplicai Alina.
Andando alla polizia e denunciando le molestie, avrebbe davvero potuto evitare la morte di mio
figlio?
Mi diede la risposta che non volevo sentire.  Mi spiace . Alina si schiar la voce.   vero,
sono stata molestata. Ho taciuto. Perch sono cieca. Perch non avrei potuto provare niente.
 Quindi  fuggita,  disse Suker nel tono della pubblica accusa.  Si  nascosta dietro un nuovo
indirizzo e dietro un nuovo nome. Ma il Collezionista lha ritrovata, vero? Non si  sentita subito a
disagio durante le sedute di due mesi fa? Non voleva interrompere la terapia? Perch ha sentito che
quel tale nel suo studio era lo stesso che anni prima aveva cercato di violentarla?
 S!  url Alina.  S, ma io non sapevo chi fosse. Non quando mi ha molestata e nemmeno
quando  tornato.
Chiusi gli occhi.
 La legge non ammette ignoranza, bambina mia. Se fosse andata alla polizia anni fa, Alexander
Zorbach avrebbe ancora una famiglia.  questa la sua colpa.
Si volt verso di me.
 E se vuole, lei adesso pu vendicarla.
Capitolo 62
Strinsi gli occhi, mirai alla testa di Alina. Suker non era pi nel mio campo di tiro e annuiva
benevolo.
 Se questo le facilita il compito  disse.  Risparmia alla sua amica un intervento
sgradevole. In realt avrei voluto asportarle le palpebre solo dopo il trapianto di cornea. Ma il suo
tentativo di fuga ha scombussolato ogni cosa, e per questo deve essere punita.
Annuii e trattenni il fiato. Era a non pi di un metro e mezzo. Non potevo mancare il bersaglio.
 Ti prego, Alex,  sentii dire ad Alina. Aveva girato il volto verso di me.
Se non avessi saputo che era impossibile, avrei creduto che mi stesse guardando dritto negli
occhi. Sentii il suo dolore interiore, che era infinitamente pi grande di quello provocato dai
blefarostati. Suker aveva fatto un ottimo lavoro. Alina si sentiva in colpa per la morte di mio figlio.
 Mi spiace,  dissi. Battei unultima volta le palpebre per nascondere una lacrima, poi premetti
il grilletto.
Ci fu una forte detonazione. Il contraccolpo fu minimo ma la pistola mi scivol di mano lo
stesso. Cadendo frantum lo specchio sul pavimento.
 Un vero peccato,  comment Suker, deluso come se avesse seriamente pensato che avrei
sparato ad Alina e non puntato larma allultimo istante contro di lui.
 Cos successo?  chiese Alina confusa.
 Be, almeno adesso so da che parte sta . Suker si mise la mascherina e con la mano sfior il
punto del camice al quale, allaltezza del petto, avevo mirato.
 Avrei davvero desiderato che superasse questa prova di fiducia, Zorbach. Magari lavrei
lasciata andare, una volta concluso il lavoro.
Si chin, estrasse una bacinella di acciaio inossidabile dalla ventiquattrore e la appoggi per
terra accanto al materasso. Scelse con cura un bisturi dalla lama leggermente arcuata.
Osservavo ora la sua mano, ora larma inutile.
Adesso non posso fare errori.
Lavevo capito gi prima di sparare. La pistola mi era parsa strana. Troppo leggera. Suker
laveva caricata a salve. Ma per realizzare il mio piano, avevo dovuto sparare lo stesso.
 Cosha in mente?  chiesi, pur conoscendo la risposta.
Loculista si inginocchi accanto al materasso e accost il bisturi al volto di Alina, che inarc il
busto immobilizzato e scosse la testa a destra e a sinistra.
 Prova ad avvicinarti, stronzo, e ti ammazzo a furia di morsi,  url. La rabbia e la
disperazione la stavano facendo impazzire.
Suker esit, poi prese il nastro adesivo, ne strapp un pezzo e le tapp la bocca.
 Ho gi avuto una paziente che ha provato a scappare. Per punirla, lho operata senza
anestesia. Tuttavia  Suker cerc il mio sguardo nello specchio   tuttavia allepoca avevo ben
altre possibilit per tenerla ferma. Aspettiamo, forse non potremo fare a meno di unulteriore anestesia,
Alina. Vedremo.
Il bisturi si abbass di nuovo. Suker adesso era tutto concentrato sulla sua opera, sembrava
cercare il punto di partenza migliore per la prima incisione, il che mi diede la possibilit di infilare la
mano libera nella tasca dei pantaloni.
 Shhh, Alina, stia un po tranquilla. Non vorrei che a furia di agitarsi si ficcasse la lama
nellocchio. Sarebbe un peccato.
Estrasse dalla borsa una boccettina di plastica e la apr. Nel coperchio era inserita una pipetta,
piena di liquido trasparente. Ne vers alcune gocce negli occhi di Alina.
 Un disinfettante del tutto innocuo. Non vogliamo certo rischiare una cancrena, giusto?
Suker ripose il flacone e osserv il viso stravolto di Alina. Poi, senza nemmeno guardare, dalla
bacinella prese una siringa.  Vogliamo aggiungere una dose?
Tolse il cappuccio pi o meno nellattimo in cui io piombai a terra.
 Che diavolo
Come avevo sperato, Suker, spaventato da quellimprovviso rumore alle sue spalle, lasci
perdere la sua vittima.
 Ma cosa sta combinando?  chiese. Si strapp la mascherina e mi guard furibondo.
Per la sorpresa si era lasciato sfuggire la siringa.
Lago si era piegato e ormai era inutilizzabile. La prima parte del mio piano era quindi riuscita.
Mentre mi voltava le spalle, mi ero chinato in avanti e con tutte le mie forze avevo cercato di alzarmi
dalla carrozzella. Ovviamente quellaggeggio era troppo ingombrante e non aveva potuto restare in
equilibrio: dopo un secondo era caduto.
Adesso mi ritrovavo sospeso diagonalmente nella sedia rovesciata e ansimavo dal dolore.
Per un istante temetti che Suker mi prendesse a calci. Ma poi la rabbia scomparve dal suo volto.
Scoppi a ridere.
 Cosa le dicevo? Impetuoso e incontrollabile come la sua amica. Siete proprio una bella
coppia.
And alla porta, digit un lungo codice numerico e, come avevo sperato, scomparve.
Alina, che non riusciva a decifrare i rumori, gemeva sotto il bavaglio.
 Temo sia andato a prendere una nuova siringa. Ma non avere paura. Mi faccio venire in mente
qualcosa,  dissi con maggior convinzione di quanto fosse giustificato dalla situazione: in fin dei conti
ero ancora sepolto sotto una sedia a rotelle, con il viso distorto dal dolore e una pistola scarica sotto il
fianco.
Non ci volle molto e Suker torn, questa volta con in mano una siringa di plastica.
Si accorse che mi stavo contorcendo e sorrise dei miei inutili sforzi: sembrava un vivisezionista
che osserva un gatto in gabbia.
 Oh, ha gi recuperato due centimetri, signor Zorbach. Complimenti vivissimi. Sa una cosa? 
Fece un gesto di incoraggiamento verso la porta accostata.  Con questo ritmo, fra due giorni avr
raggiunto lingresso.
Rise, torn da Alina e le fece liniezione. Lei gemette, sembr volergli parlare. Lui si chin e le
sussurr qualcosa allorecchio. Alina si calm, la sua testa inizi a muoversi con minore intensit.
Suker la osserv ancora per qualche istante. Poi mise da parte la siringa mezza vuota, prese il bisturi e
inizi la procedura.
Lo vidi iniziare con la palpebra superiore destra. Vidi le prime gocce di sangue uscire dal punto
in cui laveva ferita con il bisturi. Vidi gli occhi di Suker stringersi, proprio sopra la mascherina che gli
nascondeva il volto fino agli zigomi. Vidi che stava per approfondire il taglio e urlai:  Ehi, stronzo!
Non si prese nemmeno la briga di girarsi. Alz solo lo sguardo per un attimo, nello specchio si
accorse che lavevo preso nuovamente di mira e fece una risatina sommessa.
 Si sta rendendo ridicolo.
Era da un po che tenevo in mano la pistola, dopo averla estratta da sotto il fianco e alzata. Ma
solo adesso ero pronto per fare lultimo passo.
  lultimo avviso: lascia stare Alina.
 Altrimenti?  rispose Suker, questa volta girandosi. Era quello che aspettavo.
Trattenni il fiato e gli cacciai nel cervello la pallottola che il dottor Roth solo poche ore prima
mi aveva dato a Schwanenwerder per spiegarmi concretamente la gravit delle mie ferite.
Suker era morto prima ancora di piombare a terra.
Capitolo 63
 Dove cazzo sei stato nelle ultime otto ore, Zorbach?  Stoya imprecava, ma si capiva che era
sollevato.
Otto ore?
Eravamo rimasti cos tanto nelle mani di quel pazzo? E ci avevamo messo davvero tanto per
lasciare il campo di battaglia? Certo, fuori era buio. Usavamo i fari, ma questo, nelloscurit perenne di
Berlino, non ci permetteva di fare ipotesi sullora. E lo stesso valeva per lorologio rotto sul cruscotto
della macchina di Leonard Schlier. Prima che Suker lo uccidesse e occupasse la sua casa, forse non era
stato un grande architetto, ma la villetta laveva tenuta in ordine. Le chiavi della Volkswagen le avevo
trovate appese accanto alla porta dingresso, come previsto.
 Dreilinden,  dissi e mi toccai il naso che aveva ripreso a sanguinare.
 Dove cera il confine con la Repubblica democratica?
 S.
 Nei vecchi edifici della dogana?
 Quasi. Dopo il confine segui la Waldstrae in direzione di Potsdam. Nella Forstsiedlung 
rimasta una sola casa abitata. Esattamente nel punto dove il cellulare non prende pi.
 E tu sei l?
 No. L c Suker. Ma non c fretta, non scappa.
Otto ore, pensai, mentre cercavo un fazzoletto nel portaoggetti.
Avevo dormito gran parte del tempo. Alina in seguito mi avrebbe raccontato che, non
sentendomi respirare, aveva creduto che dopo aver ucciso Suker fossi morto anchio sotto la sedia a
rotelle. Si era ripresa dallanestesia prima che io avessi sconfitto la mia spossatezza e quindi aveva ora
gridato aiuto ora chiamato il mio nome fino a quando non avevo finalmente riaperto gli occhi.
 Hai fatto fuori Suker?  domand Stoya. La sua voce era sempre pi eccitata.
 S.
 E Alina?
  qui con me, insieme a un altro ostaggio che abbiamo liberato.
Dopo essermi svegliato, avevo impiegato uneternit per trascinarmi centimetro dopo
centimetro attraverso la stanza degli specchi.
Raggiunta Alina, avevo raccolto il bisturi di Suker e lavevo conficcato nel materasso,
aspettando che uscisse tutta laria e Alina fosse sdraiata per terra. In quella posizione ero riuscito a
tagliare il nastro adesivo con una sola mano. E lei a sua volta mi aveva liberato delle cinghie che mi
bloccavano sulla sedia a rotelle.
Mi dispiace, era stata la prima cosa che mi aveva detto quando lavevo stretta fra le braccia;
ma io le avevo impedito di aggiungere altro. Non mi aveva fatto alcun torto, non cera niente che
dovessi perdonarle. Gli unici colpevoli erano Suker e Frank, anche se nella loro follia entrambi si
consideravano nel giusto. Restava aperta la domanda perch quei due fossero stati in contatto e si
fossero scambiati informazioni tramite Alina. Un ulteriore enigma che andava ancora risolto.
 Okay, Zorbach,  riprese Stoya.  Adesso te ne stai fermo l fino allarrivo dei miei uomini. Ti
serve unambulanza?
 Secondo te?
Puntai il cellulare verso i sedili posteriori, dove Nicola tossiva senza tregua.
 La senti? La piccola ha la polmonite e ha perso un occhio. Alina sembra essere stata investita
da un treno e io ho la testa che scoppia. La mia risposta quindi : no, non mi serve unambulanza. Mi
serve un intero ospedale. Ed  l che sto andando.
 Non voglio,  sentii protestare Nicola. Erano le prime parole che ci rivolgeva da quando
lavevamo liberata. Suker aveva installato la sala operatoria accanto alla casa, nello scantinato di una
rimessa. La stanza degli specchi si trovava nelledificio principale e per questo avevamo vagato per un
po senza meta, finch Alina non si era ricordata che, dopo essere fuggita, aveva creduto di bussare da
un vicino. In realt aveva attraversato solo il grande cortile, seguendo il rumore del traffico sulla
tangenziale.
Quando lavevamo trovata nella cantina, Nicola era sdraiata sul tavolo operatorio, disidratata e
apatica. Lincertezza dellattesa, la solitudine, i dolori lavevano privata di ogni speranza. Quando
avevamo acceso la luce si era messa a gridare. Aveva urlato mentre la liberavo. Mi aveva riempito di
colpi mentre la portavo su per le scale. Aveva tenuto gli occhi sempre chiusi, forse per la paura di
dover guardare in faccia la verit. Sino al momento in cui lavevo depositata in macchina, aveva temuto
che Suker fosse tornato per toglierle anche il secondo occhio.
 Perch non vuole andare in ospedale?  chiesi ad Alina con gli occhi puntati sullo specchietto
retrovisore. Rispose con unalzata di spalle mentre continuava ad accarezzare la testa di Nicola per
calmarla.
 Portale al Martin Luther,  disse Stoya.
Al Martin Luther? Ci avrei messo venti minuti, come minimo.
 Perch devo fare tutto sto giro?
 Non al telefono.
Stoya aveva lanima delluomo politico. Era abbastanza scaltro da formulare le risposte in modo
che anche uno che si era beccato una pallottola in testa fosse in grado di cogliere la verit fra le righe.
 Frank?  chiesi ansioso. Allimprovviso come aveva iniziato, il mio naso aveva smesso senza
alcuna ragione di sanguinare. In compenso aveva iniziato a prudermi la cicatrice sulla testa. Avrei
voluto strapparmi la fasciatura.
 Non al telefono, ti ho detto . Le parole di Stoya confermarono la mia ipotesi.  Aggiungo
solo una cosa: se la tua mailbox  strapiena di miei messaggi, un motivo c. E adesso spicciati.
Capitolo 64
Alina Gregoriev
Alina sent il diesel allontanarsi scoppiettando, poi strinse la mano di Nicola.
 Devi condurmi tu, okay?
Non cera voluto molto per convincere Zorbach a farle scendere in quel punto sulla strada per
lospedale Martin Luther. Alina conosceva quel nuovo quartiere. Nel periodo dopo le molestie  che a
detta di Suker andavano imputate a Frank  aveva pensato di trasferirsi l, alla periferia di Zehlendorf,
dove gli affitti erano relativamente vantaggiosi. Ma alla fine aveva preferito non andare ad abitare
molto lontano dal centro, in una casetta a schiera con un fazzoletto come giardino.
 Siete sicure di farcela?  aveva ancora chiesto Zorbach.
Ma dallimpazienza della voce si capiva che non gli dispiaceva poi troppo non doverle
accompagnare: voleva proseguire al pi presto ed era ben contento che il desiderio di Nicola gli desse
la possibilit di continuare da solo la caccia a Frank. Alla fine, prima di sparire sgommando, aveva
promesso di mandare unambulanza.
 Grazie mille,  aveva detto Nicola, intrecciando le dita con quelle di Alina, che davanti alla
stanza degli specchi in uno scatolone aveva fortunatamente ritrovato sia i propri vestiti che la parrucca;
ciononostante il percorso sulla neve ghiacciata le ricordava i tormentosi minuti durante i quali a piedi
scalzi aveva attraversato il cortile. Anche Nicola era tutta intabarrata, sebbene nei pullover troppo
grandi e puzzolenti di chiuso appartenuti un tempo a Leonard Schlier. Ai piedi aveva, allacciati in tutta
fretta, scarponcini giganteschi, forse usati in passato dallarchitetto in cantiere.
La lama gelida del vento le tagliava le dita nude, ma Alina non voleva abbandonare Nicola, il
cui tremito aumentava quanto pi si avvicinavano alla porta dingresso. Non era solo colpa del freddo.
Non erano passati che pochi giorni da quando Johanna Strom le aveva chiesto di aiutarla: ma ad Alina
sembravano anni da quando le aveva dato la foto della figlia.
Dal momento in cui Alina in macchina aveva preso dalla tasca dei pantaloni il volantino e lo
aveva passato a Zorbach affinch le portasse allindirizzo indicato, Nicola era in uno stato di febbrile
agitazione.
 Non devi ringraziarmi di niente, piccola. Sono io a esserti debitrice.
In fondo era davvero da irresponsabili non andare n alla polizia n allospedale, ma Alina
capiva fin troppo bene la nostalgia di Nicola per la madre. In ultima analisi, lo sapeva per esperienza
diretta, non sarebbero stati n i medici n le pillole a guarire le traumatiche ferite che le avevano inferto
mesi di prigionia. Ammesso che fosse possibile, lo avrebbe fatto lamore delle persone a lei care.
 Davvero non avrei mai creduto che la mamma mi avrebbe cercato,  sent dire a Nicola. Stava
per mettersi a piangere, o forse piangeva gi.   addirittura tornata a Berlino. Cristo, ho sempre
pensato che non gliene fregasse un cazzo. Cos non le ho mai detto di tutti i problemi che avevo con
pap.
Ad Alina venne in mente cosa le aveva detto Nicola quando erano prigioniere nella cantina di
Suker.
 ma quello sar ben contento di non avermi pi fra i piedi. Cos non posso raccontare a
nessuno che ha iniziato a toccarmi appena sono andata a stare da lui.
Mentre si aggiravano per la casa di Leonard, Zorbach le aveva spiegato che lo psicopatico si
metteva in contatto con le sue vittime grazie a un falso telefono amico. Avrebbe scommesso qualunque
cifra che anche Nicola aveva fatto quel numero quando suo padre aveva iniziato a molestarla. E a quel
punto aveva un senso anche che Suker fosse andato a trovare la madre nellistituto psichiatrico di
Amburgo per mostrarle la fotografia della figlia seviziata: era colpevole e voleva punirla perch non si
era accorta degli abusi di cui era vittima la ragazza.
 Quanto manca?  chiese Alina.
 Ci siamo quasi,  rispose Nicola emozionata.  Credo che sia a casa. In cucina c la luce
accesa.
Ancora qualche passo incerto, poi si fermarono.
 Riesci a leggere il nome sul campanello?
 S . Nicola deglut.  Suono?
Alina annu.  Forza.
Sent il rintocco chiaro di una campana allinterno della casa, poi fu spostata una sedia;
seguirono dei passi smorzati che si avvicinavano lentamente.
Il cuore di Alina batteva allimpazzata. E Nicola allora, come doveva sentirsi? Cerc di
immaginare il volto stupefatto di Johanna Strom, che certamente tutto poteva aspettarsi tranne rivedere
la figlia dopo tanto tempo.
Immagin quasi di sentire lurlo. Prima incredulo, soffocato allimprovviso dalle mani con le
quali la madre si copriva il viso. Poi, dopo un attimo di panico, di nuovo forte e incontrollato, colmo di
gioia e allo stesso tempo di tutto il dolore che, accumulatosi nei mesi, ora cercava una valvola di sfogo.
Quanto non avrebbe dato per vedere madre e figlia prima in lacrime luna di fronte allaltra, poi
abbracciate nella speranza, nella preghiera che non si trattasse di uno di quei sogni che le univa per un
istante, ma che al risveglio le lasciava di nuovo sole, come centinaia di altre volte. Questo desiderio
tuttavia le ricordava Suker, che prima aveva nutrito in lei la speranza di tornare a vedere e poi laveva
avvelenata per sempre mutilando Nicola.
Avendo previsto una straordinaria esplosione emotiva, quando finalmente la porta si apr,
lintensit delle reazioni non la sorprese.
 S, cosa?  Come previsto Johanna Strom si interruppe nel bel mezzo della frase e lanci un
urlo.
 O Dio,  ansim Nicola al fianco di Alina. Le aveva lasciato la mano, probabilmente per
tenderla alla madre.
 Me lavete riportata,  esclam Johanna.  Mi avete riportato la mia Nicola!
In quel medesimo istante, Alina si accorse che cera qualcosa che non tornava. Nicola fremeva.
Tremava. E urlava. Tutto come previsto. Eppure qualcosa non tornava.
Sembra tutto falso, pens Alina, chiedendosi perch lurlo di Nicola, a differenza di quello di
sua madre, fosse privo di ogni gioia.
 Coshai?  chiese, prima di perdere del tutto il controllo sulla situazione.
 Perch mi perseguiti?  Nicola grid quella domanda con una carica di disperazione peggiore
di tutto ci che le avesse mai sentito dire. Nello stesso istante avvert una scossa in tutto il corpo.
Venne strattonata con forza in avanti, inciamp dentro la casa e fin per terra, accanto a Nicola.
 Cosa succede  disse Alina, cercando di capire perch Johanna Strom fosse diventata cos
violenta.
 Non  mia madre,  url Nicola, mentre dietro di loro si chiudeva la porta.
 Verissimo,  rise la donna alle sue spalle.  Quella non ha mai lasciato la neuro di Amburgo
. Oltrepass la testa di Alina e le diede un calcio facendola rotolare supina.  Non mi chiamo Johanna
Strom. Se vuole pu chiamarmi Iris.
Subito dopo Alina sent un coltello da cucina penetrarle nel basso ventre.
Capitolo 65
Alexander Zorbach (io)
 Sei arrivato tardi,  disse Stoya prendendomi per il braccio. Mi svincolai e corsi verso
lascensore.
Eravamo al terzo piano dellala nuova. Un disegno sullintonaco indicava a destra per il reparto
di terapia intensiva.
 Prima ascoltami, per favore,  ansimava il commissario. Faticava a starmi dietro.  Ma dove
stai andando? Non puoi pi fare niente qui.
 Dov?  chiesi, girandomi senza smettere di correre.  Dov Frank?
Due minuti prima Stoya mi aveva intercettato davanti allospedale Martin Luther per
aggiornarmi sugli ultimi sviluppi.
Dato che sei di parte, non dovrei rivelarti niente sullo stato delle indagini, Alex,  aveva
cominciato. Intanto si era acceso una sigaretta, come se avessimo tutto il tempo di questo mondo.  Ti
dico solo questo: lhai conciato per le feste. Frank ha cercato di fuggire, ma ha perso talmente tanto
sangue per la ferita alla spalla che alla fine ha preferito costituirsi, piuttosto che crepare. Si  trascinato
mezzo morto fino allospedale e lhanno trovato svenuto davanti alla scalinata . Stoya rise.  Sii
contento.  finita. Labbiamo preso, quel bastardo.
A quel punto avevo posto a Stoya lunica domanda che mi interessava:  Ha detto qualcosa?
Dov mio figlio?
Non ha detto niente. Non rispondeva pi. Hanno cercato di stabilizzarlo, ma lo stress e i dolori
hanno provocato un collasso cardiocircolatorio. Cercano di salvarlo, ma il professor Gruenberg dice
che le ferite
Quando Stoya aveva alzato le spalle in segno di rammarico, lo avevo piantato l, e da allora mi
rincorreva.
 Dov?  gridai. Svoltai un angolo andando quasi a sbattere contro un medico che mi schiv
allultimo istante.
 Ehi, stia attento. Non  una pista di atletica.
Mi misi a correre lo stesso, il distacco da Stoya aumentava.
  qua dentro?  chiesi fermandomi.
Indicai una porta a battenti di vetro in fondo alla corsia. Sale operatorie I-III, indicava una
scritta in caratteri riflettenti su un vetro fum.
Senza aspettare la risposta, suonai il campanello accanto alla porta.
 Zorbach, per favore calmati . Stoya mi aveva raggiunto, tossiva piegato in avanti. Non
staccai il dito dal campanello ma nessuno mi apr. Tuttavia un medico che arrivava dal corridoio si
avvicin e si ferm accanto a noi.
 Dove vuole andare?  Era piccolo, gonfio, con le orecchie a sventola e una gran barba che lo
faceva assomigliare a una specie di Topolino adulto. La generale mancanza di autorit dellaspetto
esteriore era compensata dal tono molto deciso della voce.  Non pu entrare. Stanno operando.
  un chirurgo?  chiesi facendo un passo indietro.
 S, certo . Premette un pulsante collocato nel listello del muro e la porta a vetri si apr verso
linterno. Poi fece un errore e si rivolse a Stoya:  La tengo al corrente se ci sono sviluppi.
Mentre stava entrando nel reparto, lo bloccai.  Professor Gruenberg?
 Non ora, sono di fretta.
Gli toccai il braccio.  La prego. Mi faccia entrare.
 Non  possibile.
 Per favore, mi metto la roba sterile.
 Non si tratta di questo. Possono entrare solo gli addetti ai lavori. Per il bene dei pazienti.
Cerc di passare, ma lo presi per il camice.  Non  un paziente,  lassassino di mio figlio,  gli
urlai in faccia.
 Zorbach, per favore,  disse Stoya alle mie spalle nel tentativo di calmarmi. Sentii la sua
mano sul braccio.
 Quel tizio l dentro, il suo paziente, ha rapito e ucciso mio figlio e non accetto che muoia in
sala operatoria prima che mi abbia detto cosa ne ha fatto del cadavere, capisce?
Voglio avere la certezza. Non posso vivere senza sapere qual  stata la fine di Julian, per
quanto atroce.
Quando allentai un po la presa, il chirurgo inspir profondamente.
 S, la capisco. Sono padre anchio. Ma qui, in questo momento sono un medico. E in quanto
tale, la storia pregressa dei miei pazienti non mi riguarda. Sono vincolato al giuramento di salvare vite
umane e non sar certo lei a farmi desistere. Questo lei lo capisce?
 Bene. Ottimo. Chiaro.
Mollai il camice e arretrai di un passo.
 Allora risponda a ununica domanda,  dissi quando il professore tent di proseguire. 
Quante possibilit ha Frank Lahmann di uscire vivo dallintervento?
Gruenberg si ferm. Le scarpe sanitarie cigolarono quando si volt. Lo capii dai suoi occhi.
Stava valutando. Poteva smorzare i toni, mentirmi dicendo che i pericoli erano minimi? O doveva dire
la verit? Estrassi la pistola e gliela puntai contro.
 Per lamor del cielo, Zorbach,  esclam Stoya. Con la coda dellocchio vidi che prendeva il
cellulare.
 Voglio una percentuale, dottore. Quante possibilit ha di farcela?
 Pi o meno il trenta per cento,  rispose Gruenberg con voce strozzata.
 Grazie,  dissi annuendo.  Ma non mi basta.
E poi minacciai di ucciderlo se non mi avesse portato subito nella sala operatoria.
Capitolo 66
Alina Gregoriev
Alina era sdraiata sulle piastrelle ruvide del pavimento di una cucina e sentiva il calore uscirle
dal corpo.
Tremava. Il coltello conficcato nel basso ventre vibrava a ogni respiro.
Basso ventre. Che parola stupida, pens. Stupida quasi quanto indisposizioni delle donne.
Avrebbe voluto dire qualcosa alla persona china sul suo volto, della quale sentiva lalito umido.
Ma aveva gi perso troppo sangue, le mancavano le forze per chiederle perch ce lavesse con lei.
 Nicola mi ha visto in faccia,  disse Iris, che aveva i piedi nella pozza del suo sangue, e Alina
pens: evidentemente pu leggere nel sangue, che non aveva molto senso, ma daltra parte: che logica
aveva starsene sul pavimento di una cucina come un animale da sacrificio?
 Non potevo accettare che Suker me la portasse via.
Per questo quindi, pens Alina, contenta che i suoi pensieri avessero nuovamente trovato un
appiglio. Il gelo si stava diffondendo in lei, nonostante il fuoco divampasse nella zona che la sua pudica
nonna aveva sempre e solo definito l sotto.
Hai di nuovo male l sotto, tesoro?
S nonna.  meglio che mi faccia vedere dal dottore.
Ecco perch Iris laveva ingannata. Era andata a trovarla nel suo appartamento e balbettando e
piangendo si era spacciata per Johanna Strom, che in realt era nella clinica di Amburgo in attesa di
progressi nelle indagini della polizia.
Si ricord di quanto le aveva detto Nicola mentre tentavano di fuggire dalla sala operatoria:
Iris  unattrice sadica. Una volta ha finto di essere prigioniera anche lei solo per umiliare le altre
vittime.
E con Alina si era calata nel ruolo della madre disperata.
Dopo aver litigato con Suker, per Iris il rischio di essere scoperta era diventato troppo grande.
Doveva trovare Nicola; a qualsiasi prezzo, evidentemente.
Con le ultime forze che le restavano, Alina afferr il coltello che aveva in corpo, cerc di tirare,
il manico le scivol.
Pens a Zorbach e al suo errore. Aveva creduto che lassistente di Suker fosse Tamara, ma era
stato solo il caso a farlo finire tra le grinfie delloculista. Cos come io, senza volerlo, ho riportato
Nicola alla sua assassina.
 O non vuoi la tua ricompensa?  sent che chiedeva Iris.
Stavolta la voce femminile era ben presente, non era un ricordo. E fra tutte le verit che via via
affioravano in lei, questa era forse la peggiore di tutte: quando aveva avuto le visioni non si era
immedesimata nel corpo di Suker, ma nel suo! Adesso capiva perch aveva visto solo dopo la seduta
con Suker, quando, toccandosi, aveva provato dolore. Non era loculista a trascorrere sdraiato per terra
gli ultimi secondi di vita, ma
 ma io! Sto morendo
Con quella spaventosa consapevolezza il mondo intorno a lei inizi a girare.
Sentiva scorrere il proprio sangue, svanire il battito cardiaco come se qualcuno avesse infilato
una mano nella sua cassa toracica e fermato un pendolo.
Ma forse me lo sono meritato, pens, mentre Iris la scherniva unultima volta:  Questa  la tua
giusta ricompensa.
La testa di Alina si pieg in avanti, il mento tocc il petto. Ma non dormiva. Si spegneva
lentamente.
Anni prima, a Los Angeles unindovina per dieci dollari le aveva letto la mano: avrebbe avuto
una lunga vita, sarebbe morta pacificamente, ormai vecchia, accompagnata dal ricordo delle persone
che lavevano amata.
Rivoglio i miei soldi, pens Alina, che in quel momento si sentiva lontana come non mai da
tutto ci che aveva amato.
Ma forse questa  davvero la giusta punizione per la mia colpa. Forse avrei potuto salvare
Julian
Non riusc a condurre a termine il pensiero e a chiedersi se Suker avesse ragione e il figlio di
Zorbach sarebbe stato ancora vivo se allepoca fosse andata alla polizia a denunciare lo stalker. Non
ebbe pi il tempo per riflettere sul perch arrivava sempre alle conclusioni sbagliate. Ogni qual volta si
era toccata provando dolore, aveva visto il mondo con i propri occhi, non con quelli di Suker. Non
comprendeva pi lironia del destino che alla fine, grazie allincontro con quel chirurgo folle, sia pure
per un breve istante le aveva fatto riacquistare la vista sulla sua morte; cos come non comprendeva pi
che verosimilmente Suker non aveva mai saputo nulla del destino di Julian. Erano tutti ragionamenti
che non riusciva pi a fare. Solo il banale rumore di un campanello la irrit per un attimo, perch
pensava ormai di essere in punto di morte, irraggiungibile dagli influssi esterni. Ma almeno non sentiva
pi lodore del sangue in cui si trovava, e il coltello continuava s a sembrarle finto, ma non aveva pi
la sensazione di aver inghiottito un rotolo di filo spinato intinto nellacido.
In realt il campanello avrebbe dovuto segnalarle che, chiamati da Zorbach, davanti alla porta
cerano i soccorritori con lambulanza, ma i suoi sensi erano ormai troppo ottenebrati. Quellallarme
ronzante era comunque riuscito a disturbare per un breve istante il suo processo di resa. Si sentiva
sospesa fra una plumbea impotenza e fasi di tachicardia acuta, come se qualcuno le avesse messo una
sveglia accanto allorecchio nel preciso istante in cui stava per addormentarsi. Alina pens allultima
occasione sprecata della sua vita, quando poco prima, nella casa di Leonard, aveva solo brevemente
abbracciato Zorbach senza dirgli cosa provava per lui. Senza baciarlo.
Suonarono di nuovo.
Maledizione, ma non si pu mai stare tranquilli? le pass per la testa, e davvero davanti al suo
occhio interiore si present limmagine di una persona con la quale aveva percorso un lungo tratto del
suo cammino da cieca, un cammino che sembrava doversi concludere l, in una cucina che puzzava di
sangue e piatti sporchi.
Ti va qualcosa di caldo? le chiedeva John, e lei annuiva a quel miraggio, perch il calore era
ci di cui in quel momento pi sentiva la mancanza.
Oh, John. Quando servi ci sei sempre.
Non era mai stata una gran cuoca, ogni occasione era buona per defilarsi, ma adesso che capiva
che non avrebbe pi potuto imparare, le spiaceva non aver mai dato una mano al suo amico quando
cucinava per lei.
Non aveva idea di quanto dovessero bollire le verdure, di come si facesse una salsa al vino
rosso o a cosa diavolo servisse un frullatore a immersione. Maledizione, non sapeva nemmeno in quale
dei suoi cassetti fossero gli attrezzi con cui John preparava quegli eccellenti
Cassetti?
Alina spalanc gli occhi. La cucina rest al buio, ma in lei si fece chiaro. Era come se qualcuno
avesse acceso una lampadina nella sua testa. Mille watt, extraforte.
Allimprovviso lo vide davanti a s, grande e luminoso. Vide quel che stava accadendo:
Iris era sulla porta.
Iris non avrebbe aperto.
Iris avrebbe aspettato e a un certo punto i soccorritori sarebbero andati via, pensando a un falso
allarme.
Iris sarebbe tornata e
Il cassetto!
Allimprovviso, Alina ricord le immagini che avevano attecchito nella sua testa poco dopo
essere piombata sul tavolo operatorio e cap cosa sarebbe successo di l a poco:
Iris si avvicina alla credenza. Apre il cassetto superiore
 Nicola,  si sent dire, in modo attutito, come se qualcuno le tenesse un cuscino sulla bocca. 
Nicola. Cassetto superiore. Arma.
Prendila!, avrebbe voluto urlare. Prendila, prima che lo faccia Iris e te la pianti in bocca.
Alina non era sicura che Nicola potesse capire quellavvertimento. Tanto dal punto di vista
acustico quanto per il senso.
Immaginava che la ragazza fosse seduta per terra in un angolo della cucina, la schiena
appoggiata al termosifone al quale era stata incatenata perch non scappasse. Ma magari si sbagliava di
nuovo e Nicola non era in quella stanza. Non laveva sentita urlare, gemere, piagnucolare, rantolare o
piangere. Daltra parte, prima che suonassero, non aveva quasi pi sentito nemmeno se stessa.
E quindi non era certa di cosa significasse lo sparo che sent a pochi passi da lei.
Con leco del colpo nelle orecchie e la domanda se fosse possibile cambiare il destino quando lo
si conosceva, Alina scivol in unoscurit mai avvertita prima.
Capitolo 67
Alexander Zorbach (io)
 In che senso non si pu?  Dimenavo larma davanti al volto dellanestesista. Da quando
avevo sparato a Suker, non avevo pi avuto occasione di ricaricarla; del resto non avevo nessuna
intenzione di uccidere degli innocenti. Doveva bastare la minaccia.
 Non posso far tornare il paziente cos, come se niente fosse.  sotto leffetto dellanestesia .
Il medico, la cui pelata mi irritava perch mi faceva venire in mente Alina, tremava indicando le
apparecchiature di cui era responsabile.  Abbiamo gi avviato la procedura.
 Cazzate,  urlai, colpendo con il palmo della mano la pancia di Frank e facendo vacillare tutto
il tavolo operatorio.
Alle mie spalle, linfermiera colse loccasione per lasciare rapidamente la stanza. Quando ero
piombato l dentro, con Gruenberg a rimorchio, stava sistemando gli strumenti per il professore. Al suo
fianco cerano due medici pi giovani, forse assistenti, che avevano fatto un salto quasi in
contemporanea, come se la sola vista dellarma gli avesse dato la scossa. Non avevo idea se fossero
ancora l. La sala operatoria alle mie spalle era come vuota. Gruenberg era stato il primo a filarsela, non
appena lavevo lasciato andare, gettandomi sul dottor Pelato.
Il mio sguardo vag sul corpo inanimato di Frank. Vidi gli occhi chiusi, la ferita tamponata
sotto la clavicola, scesi fino ai piedi nudi che spuntavano da sotto il lenzuolo.
Cosa credi?, pensai pieno di odio. Hai pure il coraggio di rintanarti in ospedale per chiedere
aiuto?
Con tutti quei tubi che nutrivano il suo corpo era pi una macchina che un essere umano.
Crepa.
Mi sarebbe piaciuto infilare il pollice nel foro che aveva nella spalla, aspettando il rumore che
inevitabilmente si produce quando si tira una ferita.
Le apparecchiature per lanestesia lo aiutavano a respirare regolarmente, e riuscii a pensare
solo: Non  giusto. Non pu dormire tranquillo mentre mio figlio sta marcendo chiss dove.
 Conto fino a tre!  urlai in faccia al medico, costretto a beccarsi parte della rabbia che non
potevo sfogare su Frank.
Non ancora.
 Al tre gli tolgo quel tubo dalla bocca.
 Smetter di respirare. E morir.
 Mi prende per il culo? Gli dia un farmaco antagonista che lo faccia respirare e lo svegli. Non
sono scemo. Ce lavete sempre a portata di mano, per le complicazioni.
O meglio, speravo ce lavesse. La mia certezza era come larma che avevo in mano: un bluff.
Qualche anno prima, uno dei gatti di Nicci aveva avuto dei problemi mentre gli toglievano il
tartaro. Con uniniezione il veterinario aveva risvegliato la bestiola e normalizzato la respirazione.
 Okay, okay. Posso dargli qualcosa . Il medico deglut vistosamente. Sembra che il pomo
dAdamo vada in ascensore, aveva detto una volta Frank a proposito del nostro direttore. Allepoca
avevo riso alla sua precisa descrizione, cos come allosservazione che laltissima Gina, delle pagine
culturali, poteva bere direttamente dalle grondaie.
Come avevo potuto essere cos cieco? Come avevo potuto pensare che il suo umorismo
irriverente ci avrebbe uniti, mentre in realt non era che parte della sua mascherata?
 Ma non ha senso,  disse il medico, a sua volta sempre pi agitato. Apriva e chiudeva gli
occhi al ritmo del respiratore artificiale.
 Quello  un problema mio, lei non si preoccupi.
 Cerchi di capirmi . Non mi dava tregua, anche se ormai aveva preso una siringa: con la
medicina giusta, speravo.
 Non pu farcela. Il signor Lahmann morir per lo shock e il successivo collasso
cardiocircolatorio.
Non chiamarlo signor Lahmann. Chiamalo con il suo nome vero. Chiamalo signor Assassino.
Alle mie spalle sentii voci soffocate, squill un telefono. Mi voltai e vidi confermata la mia
supposizione. I medici avevano lasciato la sala operatoria e la squadra speciale, che era stata informata
da Stoya e probabilmente stava valutando le varie opzioni, non osava ancora entrare.
 Quanto?  chiesi al medico, che stava infilando lago in uno dei tubi e mi fissava perplesso.
 Poco. Se si riprende, in pochi secondi.
 Volevo dire: quanto tempo ho per parlargli?
 Un minuto? Al massimo.
Girai lo sguardo verso la porta, dietro la quale era sceso il silenzio.
Non  un buon segno.
 Allora okay.
Premetti larma direttamente sulla fronte imperlata di sudore del medico e con il mento indicai
la siringa.
 Dentro.
Capitolo 68
Non volevo.
Non volevo ricordare mia madre.
Anche lei era su un materasso ortopedico, non lontano da qui, il volto nascosto dalla maschera
per lossigeno, il corpo invaso da tubi, pi numerosi dei cavi di un televisore.
Sino allictus che aveva ridotto in poltiglia il suo cervello, mia madre era stata prigioniera di
una vita non sua: la vita della nostra famiglia, alla quale si era sottomessa. Amava le montagne, ma era
sempre andata al mare perch i suoi maschi lo preferivano. Grazie ai suoi voti eccellenti avrebbe
potuto fare carriera in diplomazia, girare il mondo su jet privati, sedere allo stesso tavolo con i grandi
della terra, invece portava in campeggio me e i miei amici con una station wagon malandata. E anzich
leggere il proprio nome sulla stampa, cercava le offerte speciali nelle pubblicit dei supermercati
allegate ai giornali. Nel suo universo lio non cera, esisteva solo il noi. Era stato perci del tutto
coerente che non avesse detto nulla della rara malattia del sangue che aveva, affinch mio padre e io,
presi come eravamo dalle nostre rispettive carriere, non ci preoccupassimo.
E adesso, nel momento in cui dovevo ammettere che tutte le sue rinunce erano state inutili, che
aveva messo da parte la propria vita invano e che io, nonostante tutto il suo amore, ero stato un
fallimento in ogni possibile rapporto, per la prima volta dopo molto tempo ripensavo a lei, l nella sala
operatoria III dellospedale Martin Luther: e mi sembrava falso. Mi sembrava sleale. Come poteva,
luomo che aveva versato la sua follia sulla mia vita come una tanica di diserbante, essere accudito con
le stesse misure impiegate per la donna che trentasei anni prima quella stessa vita me laveva donata
nel dolore? Non fosse altro che per vendicare una simile ingiustizia, avrei voluto staccare
immediatamente la spina. Ma non era il momento giusto. Il battito cardiaco di Frank per ora mi serviva.
  pronto?
 Per morire?  Lanestesista pelato abbass la mascherina, che a questo punto era del tutto
inutile.  La respirazione  attiva, si sta svegliando.
Gli intervalli sempre pi brevi dei bip del monitor confermavano quanto aveva detto.
 Unultima volta: se adesso tolgo la cannula e il paziente torna in s, lei sar responsabile della
sua morte.
Con larma gli segnalai che era una prospettiva con la quale potevo tranquillamente convivere.
 Ehi, Alex.
Mi girai di scatto. Sulla porta aperta della sala operatoria cera Stoya. Si era tolto giacca e
cappotto ed era in canottiera, tesa sopra la pancia. Fece un giro su stesso con le mani incrociate dietro
la testa a indicare che non era armato.
 Posso entrare?
 No,  risposi, annuendo al dottore che ancora esitava.
 So come ti senti,  disse Stoya nel tentativo di stabilire un contatto. Se mi avesse scritto una
lettera avrebbe avuto lo stesso effetto. Non gli feci caso. La cannula si stacc con un schiocco dalla
gola di Frank. La reazione successiva fu tanto immediata quanto intensa. In un primo momento smise
di respirare del tutto, e spalanc occhi e bocca come chi cerca di attirare lattenzione perch gli 
andato di traverso qualcosa. Poi si scaten.
Gli spasmi iniziarono senza preavviso. Dun tratto inizi a dimenarsi come un pesce in un
secchio senza acqua.
 Mio Dio,  ansim Stoya alle nostre spalle.
  lo shock,  spieg il medico.
Lavevo avvertita, diceva il suo sguardo pieno di rimprovero. Con entrambe le mani,
lanestesista cercava di tenere fermo il corpo eterodiretto di Frank. Sembrava che i dolori, sino a quel
momento trattenuti da una diga di anestetici, adesso cercassero un percorso per uscire.
 Ti prego, Zorbach, smettila,  disse Stoya, come se fossi nella condizione di annullare tutto. A
differenza di lui, io provavo una strana soddisfazione e avrei tranquillamente assistito ancora un po a
quegli spasmi. Mi dispiaceva chiedere al medico di contenere la crisi di Frank, ma nello stato in cui era
quel porco non poteva darmi alcuna informazione. Lanestesista stava gi agendo e, senza che avessi
detto niente, apr la farfalla di unaltra flebo.
Ci volle un po prima che il ritmo dei segnali sui monitor si calmasse e Frank aprisse gli occhi.
Il suo sguardo vag per la sala.
Mi chinai su di lui, nelle sue pupille vitree vidi la mia immagine.
 Dov mio figlio?  chiesi con larma ancora puntata contro il medico, affinch Stoya non si
facesse venire strane idee.
Frank mi guard, le sue labbra si contrassero in un sorriso spaventoso. In punto di morte ci
teneva ancora a deridermi. Avrei voluto spaccargli quel muso giovanile con un pugno, prenderlo per il
collo e strozzarlo, ma essendo entrambe le cose irrealizzabili, mi limitai alle minacce verbali.  Se non
mi dici subito coshai fatto a Julian, ti caccio un litro di liquido sturalavandini nelle vene.
Alz la mano destra, le dita gli rimasero impigliate nella manica della mia giacca.
 Dove?  chiesi scuotendolo. Deglut. Una, due volte. Poi la sua testa scivol di lato e dovetti
inginocchiarmi per capirlo.
 Macchina.
Sembrava un bambino che sperimenta una nuova parola.
 Macchina?  in unauto?
Batt le palpebre.
 In quale?  urlai.  In quale cazzo di macchina?
 Dava  I suoi occhi scivolarono di lato, per un istante vidi solo il bianco, poi il suo sguardo
torn a essere pi chiaro.
 Davanti alla
Ogni suo respiro dava limpressione che qualcuno stesse trascinando un sacco dellimmondizia
bagnato. Toss e finalmente disse la parola decisiva.
Sembrava linia perch non riusciva pi a pronunciare con chiarezza la c, ma io capii
subito.
Clinica.
Quel porco intendeva la macchina con la quale era riuscito ad arrivare fino allospedale.
 Qui?  chiesi ancora per andare sul sicuro, e lui di nuovo batt le palpebre. Dagli occhi gli
scendevano lacrime come moccio.
 Dov?  Non riuscii pi a trattenermi e iniziai a scrollarlo.  Dov sta cazzo di macchina?
La macchina con la quale hai trasportato il cadavere di mio figlio?
Non rispose pi.
Alzai lo sguardo.
Guardai il monitor: adesso il segnale era molto pi irregolare.
Guardai il dottore, il cui volto pietrificato esprimeva profonda disapprovazione.
Guardai Stoya.
 Avete trovato la sua macchina?  chiesi.
Il commissario scosse la testa, poi indic il monitor che documentava il venir meno delle
funzioni vitali di Frank.
 Hai avuto quello che volevi,  disse.  Adesso abbassa la pistola. Lascia perdere.
Scossi la testa, che sorprendentemente non mi faceva pi male. Mentre Frank crepava a causa
del suo shock, il mio sembrava avermi liberato dal dolore.
 Di, Zorbach. Sai cosa devi fare.
 S, so cosa fare,  risposi. Poi raggiunsi lanestesista e gli puntai larma scarica direttamente
alla nuca.
 Questo affare si pu muovere?
 S, s . Annu pi volte.  Ha le ruote.
Feci un passo indietro e con due rapidi movimenti staccai i collegamenti. Ai rumori che si erano
sentiti fin l, si sostitu un penetrante suono sinusoidale. Frank riprese a tremare.
 Cosa vuol fare?
 Dobbiamo andare ai parcheggi,  dissi mentre costringevo il medico ad attivare le ruote del
tavolo operatorio.  E lei ci accompagner.
Capitolo 69
Nella vita nulla pu prepararti alla vista di un figlio morto.
Dalla chirurgia avevo raggiunto gli ascensori. Senza i miei due ostaggi, gli agenti che ci
seguivano sarebbero certo intervenuti. Ma Stoya evidentemente voleva che quella situazione pericolosa
si concludesse senza spargimento di sangue. Avesse saputo che larma puntata contro la nuca del
dottore era del tutto inutile, sarebbe intervenuto di persona. Ma non lo sapeva, e quindi teneva a debita
distanza i suoi mentre, attraversando il piano terra gi evacuato, uscivamo allesterno.
  ancora vivo?  chiesi al dottor David. In ascensore gli avevo chiesto come si chiamasse e
adesso sapevo che aveva un cognome impronunciabile, Schtrokpowszjevs o qualcosa di simile, e
quindi mi attenevo al nome di battesimo. Tremava dalla paura e questo mi spiaceva, perch in realt
non volevo coinvolgere degli innocenti. Ma se avessi provato a portare fuori Frank da solo, mi sarei
beccato il colpo di grazia.
 Mi sta chiedendo se  gi intervenuta la morte cerebrale? No, gli occhi reagiscono ancora. Ma
parlare di vita  Il dottor David fece spallucce mentre attraversavamo la bussola della clinica e
uscivamo allaperto.
Il freddo ci accolse come un pugno.
Mi colp la cassa toracica e mi compresse i polmoni, impedendomi di respirare. Allo stesso
tempo ebbi limpressione di restringermi, tutti i muscoli si contrassero, si tese persino il cuoio capelluto
e per un attimo mi convinsi che le bende sarebbero scivolate gi, avvolgendomi il collo come uno
scialle. Come se temesse di restarvi appiccicato per colpa del gelo, il dottor David, che indossava solo
un leggero camice, stacc subito le mani dalla barra di metallo del tavolo operatorio.
Ci eravamo fermati un istante in cima alle scale, davanti allingresso, e su Frank il freddo
sembr avere effetti positivi. Inizi a tremare meno e apr locchio sinistro.
 Ehi, mi senti?
Chiesi al dottore di alzare lo schienale in modo che fosse semiseduto.
Frank batt le palpebre: poteva significare un assenso, ma forse non era che un riflesso
involontario.
 Dov mio figlio?  domandai. Alle mie spalle sentii aprirsi una porta scorrevole. Immaginai
che fossero i segugi con le armi spianate. Ma Stoya usc da solo. Qualcosa doveva avergli fatto capire
che non rappresentavo un pericolo per nessuno.
A parte per Frank e me stesso.
 Lascia andare il dottore,  disse.
Ci pensai su un attimo, poi feci un cenno al medico intirizzito, che in un primo momento stent
a crederci.
 Se ne vada,  urlai, scacciandolo con la mano. Solo allora si volt e, passando di corsa
accanto a Stoya, raggiunse i muri protettivi della clinica.
Per impedire che al commissario venissero strane idee, mi puntai la pistola alla tempia.
 Un solo passo e sparo,  dissi, chinandomi subito su Frank. Con mia grande sorpresa, aveva
unespressione del tutto normale, addirittura pacifica, e i miei pensieri tornarono alla voce del dottor
Roth:
 in una fase paradossale. Ne avr certo sentito parlare. Moribondi che si sentono meglio
prima che il decorso della malattia volga al peggio.
Frank Lahmann, il Collezionista, il simbolo di tutto ci per cui vale la pena uccidere, aveva un
attimo di lucidit e mi venne la nausea a pensare che dipendevo da lui anche nel momento dei suoi
ultimi respiri. Stava a lui rivelarmi il segreto o portarselo nella tomba.
Quando alz la mano come un imperatore che rende omaggio ai propri sudditi, allinizio pensai
a un gesto di umiliazione. Ma nellistante in cui volsi gli occhi nella direzione indicata dallindice,
capii.
Lentrata.
La macchina.
La luce.
La berlina era parcheggiata un po storta, in diagonale dallaltra parte della strada, una ruota
anteriore sul marciapiede, tuttavia questo non dava subito nellocchio perch in quel punto cera un
cantiere davanti al quale, fra container e pezzi di impalcature, avevano caoticamente parcheggiato
numerose auto. Ma per qualche motivo che in quel momento non riuscivo a spiegarmi, la macchina si
notava.
Partii di corsa, feci due gradini alla volta e piombai a terra quando raggiunsi la strada che, a
differenza del marciapiede cosparso di sale, era un unico lastrone di ghiaccio. Mi sollevai a fatica,
cercai larma che mi era caduta. Pensai che prima o poi qualcuno avrebbe sparato un colpo in aria o che
gli agenti della squadra speciale mi sarebbero piombati addosso. O magari che Stoya mi avrebbe
chiesto di stendermi a terra. Era molto probabile che qualcosa accadesse. Ma non sentii nulla.
Ogni cellula del mio corpo era magneticamente attratta dalla berlina verde che aveva la luce
interna accesa.
Perch qualcuno era sceso in tutta fretta.
Qualcuno che non aveva avuto tempo di chiudere bene la portiera.
Ma era difficile accorgersene, dato che la macchina era parcheggiata esattamente sotto un
lampione.
Attraversai scivolando la strada, fissai il sedile del guidatore, vidi le macchie scure.
Per il resto
Non vidi niente.
Girai intorno alla berlina, mi ritrovai di nuovo sul marciapiede con la clinica davanti agli occhi.
Stoya continuava ad avvicinarsi. Da solo.
La mia mano afferr la maniglia della portiera posteriore. Tirai, aprii la macchina e
Non vidi niente.
La macchina, che mi sembrava in modo inquietante di conoscere, era
Vuota.
Cos almeno si present in un primo momento. Non vidi niente perch i miei occhi non
volevano accettare che le mie ricerche si erano finalmente concluse. Che non stavo fissando un sedile
posteriore  ma la bara di mio figlio.
Lho gi detto: nulla nella vita pu prepararti alla vista di un figlio morto. E nulla richiede pi
forza che togliere da un sedile le coperte sotto le quali si delineano i contorni di un corpo senza vita.
 No!
Caddi in ginocchio accanto alla portiera aperta, mi strinsi la testa fra le mani e urlai nella
macchina tutta la mia disperazione.
Ti prego no, mi rivolsi a un Dio al quale da molto tempo ormai non credevo pi. Ti prego, fai
che non finisca cos.
Titubante, come se non volessi svegliare una persona addormentata, allungai la mano verso la
coperta, toccai il tessuto grezzo, lo tirai.
E vidi
Julian.
Come una mano possente, lo shock mi stratton in avanti. Non volevo entrare in macchina, non
volevo sentire la morte che faceva rilucere la pelle esangue di Julian come marmo friabile. Ma non
riuscii a oppormi.
Piansi, quando mi inginocchiai allinterno?
Urlai quando mi sedetti accanto a Julian e appoggiai le dita tremanti sui suoi occhi chiusi?
Pensai alla nostra ultima gita in macchina, alla vigilia del suo undicesimo compleanno, quando
con la bocca toccai le sue labbra grigie?
Non lo so.
So solo che volevo morire dopo aver chiuso la portiera e abbassato la sicura per stare solo con
Julian.
Per sempre.
Il mio desiderio di morire non era mai stato cos intenso come nellistante in cui tenni fra le
braccia Julian, il volto affondato nei suoi capelli che non si sarebbero mai pi appiccicati alla fronte
perch lui non avrebbe mai pi perso la cognizione del tempo e non avrebbe mai pi fatto tutta di corsa
la strada dal campo di calcio per non arrivare tardi a cena. Cos come non avrei mai pi sentito il suo
odore dolce e marcato quando si addormentava davanti alla televisione appoggiato a me.
Premendomi la sua testa sul petto, guardai la clinica. Oltre un consistente gruppo di poliziotti,
vidi lingresso dietro cui numerosi medici e infermieri erano scomparsi con luomo che aveva ucciso
Julian. Sapevo che non ce lavrei fatta a raggiungerli per essere presente nel momento in cui Frank
avesse esalato lultimo respiro. Ma pregavo che fosse nel tormento, e intanto stringevo fra le braccia il
mio bambino.
Avevo ormai deciso di non scendere mai pi da quella macchina, quando Julian inizi a tossire
fra le mie braccia.
Capitolo 70
Sconvolgente.
Quante volte avevo abusato di questa parola? In occasione di spettacoli teatrali, di film o di
concerti, quando volevo esprimere il mio entusiasmo per gli artisti. Alla vista di aurore, cascate o altri
spettacoli naturali, oppure nei confronti di Nicci quando avevo finito di leggere la sua prima lettera
damore.
Sconvolgente.
Quante volte avevo usato, e cos facendo logorato, questa parola di cui neanche minimamente
capivo il significato?
Se mai nella vita c stato un attimo in cui ho pensato che il mondo intorno a me fosse
scomparso, tutto luniverso ridotto allabitacolo di unautomobile, fu lattimo sconvolgente in cui mio
figlio apr gli occhi.
 Julian,  volevo dire.
In effetti urlai, mi cacciai il pugno in bocca e, quando serrai i denti, sentii un dolore
meraviglioso che, al pari del sapore del sangue, mi tolse latroce dubbio che potessi svegliarmi dal pi
bello di tutti i sogni e ricadere in quellincubo che era la mia vita.
Ma non venne nessuno a scuotermi.
Non cerano medici che cercavano di calmarmi nel mio letto e che mi spiegavano come Julian
fosse unallucinazione aptica, effetto secondario delle mie lesioni cerebrali.
Non mi svegliai di soprassalto.
Successe di peggio.
Julian apr gli occhi e spinse la lingua fra le labbra, che si deformarono per dire ununica parola:
 Frank.
 Lo so,  dissi, dandogli un bacio.  Non devi pi avere paura.  morto.
Mio figlio si irrigid fra le mie braccia.
 Morto?  chiese. Poi inizi a piangere e io ringraziai il destino per quelle lacrime liberatorie
che, speravo, sarebbero state il primo passo per espellere il dolore dal suo animo.
Non ero impazzito. Per qualche motivo, Julian era ancora vivo. Non era morto, era fra le mie
braccia e, accompagnato dal pianto, stava per abbandonarsi spossato a un sonno profondo.
Eppure la pi sconvolgente euforia della mia vita fu di breve durata. Dur solo fino al momento
in cui sentii quel rumore gracchiante. Oggi sono certo che da quando mi ero seduto in macchina doveva
aver suonato pi e pi volte, ma io lavevo rimosso, e forse avrei continuato a ignorare il cellulare nel
portaoggetti sopra lautoradio, se il mio sguardo non avesse casualmente sfiorato il volante.
Pi precisamente il quadro daccensione, in cui era ancora infilata la chiave.
Con tanto di ciondolo.
Un ometto di plastica con la divisa da carcerato e un cappio intorno al collo.
Capitolo 71
 Be, mi sembra che la partita sia finita,  disse una voce febbrile. Il cellulare aveva registrato
quattordici chiamate senza risposta, tutte provenienti dallo stesso numero.
 Adesso che sei seduto nella mia macchina e mi richiami con il mio cellulare.
Non mi hanno mai sparato nella pancia come alluomo con cui stavo parlando, ma non credo
possa essere pi doloroso delle ferite che la sua voce in quel momento apr in me.
 Scholle?  chiesi sbalordito e mi lasciai ricadere accanto a Julian sul sedile posteriore.
 Hai  Toccai mio figlio, che si era di nuovo addormentato. Era freddo, ma respirava.
 Hai aiutato Frank?
Nei rapimenti? A uccidere i bambini? Mia moglie?
 Sciocchezze. Non ho aiutato nessuno. Frank  sempre stato estraneo al nostro gioco.
Chiusi gli occhi.
No. Non  possibile
 Ma se ha confessato,  gracchiai senza respiro.
Davanti alla macchina sentii delle urla. Con il megafono qualcuno mi intimava di arrendermi.
 Frank me lha confessato!  urlai nel telefono.
 Con una mail che avrebbe potuto scrivere e spedire chiunque?  Scholle scoppi a ridere. Mi
strinsi Julian al petto e urlai:  Mi ha telefonato. Mi ha obbligato a cacciarmi una pallottola nel
cervello.
Quella volta, sulla nave.
 Mentre ero accanto a lui con la pistola puntata alla tempia di tuo figlio. Una parola sbagliata,
un cambiamento della sceneggiatura che gli tenevo sotto gli occhi e avrei fatto saltare le cervella a
Julian . Scholle toss.  Ma hai ragione,  stato molto molto convincente, soprattutto a casa tua, anche
grazie alle cose che gli davo per calmarlo. Cazzo, ma lo sai quanto costano quelle iniezioni?
Chiusi gli occhi, rimuovendo i ricordi che le parole di Scholle confermavano in tutta la loro
crudelt.
Il fatto che la voce di Frank fosse diversa rispetto al passato, che sembrasse drogato. E che nelle
sue frasi inserisse delle strane parole:
Il pesce si sta ancora dimenando nella mia rete. Posso ancora dare indicazioni alla polizia su
come trovare Julian.
Parole che avevano un unico scopo  un pesce nella rete? Scholle, platessa!  dovevano mettere
in guardia me senza mettere in pericolo mio figlio.
Indicazioni per salvargli la vita. Mi hai capito?
No, non lo avevo capito. E non ero stato davvero attento quando mi aveva detto: Cristo,
Zorbach, non cambi mai, sempre il vecchio professionista che si pone mille domande. Uno che capisce
quando ha pescato il pesce grosso e lascia perdere quello piccolo, giusto?
Non avevo capito niente. Accecato dalla rabbia, dallodio, dal dolore e dalla paura avevo
staccato dallamo il pesce grosso.
 Dove sei?  Sullo sfondo sentii un rumore sordo e ne dedussi che Scholle stava guidando.
Inizi a tossire.
Percepii un movimento alla mia destra. Immaginando che i poliziotti stessero per forzare la
serratura, mi strinsi ancora pi forte a Julian, dal quale per nessun motivo al mondo volevo staccarmi.
Ma era di nuovo Stoya ad avvicinarsi, a tendermi le mani disarmate e a indicare il sedile anteriore.
Gli feci un cenno di assenso e alzai la sicura.
Ma che salga. Purch non mi togliessero mio figlio, andava bene tutto.
Laccesso di tosse di Scholle intanto si era calmato.  Ho poco tempo,  ansim.   gi un
miracolo che abbia potuto svignarmela dallospedale cos in fretta dopo loperazione, quindi non
perdere neanche uno dei nostri preziosi secondi a chiedermi dove sono, tanto non te lo dico.
Stoya aveva aperto piano piano la portiera e si era seduto davanti, sul sedile accanto a quello del
guidatore, con le gambe ancora allesterno della macchina. Mi pass una coperta termica
(evidentemente aveva visto Julian muoversi tra le mie braccia) nonch un paio di auricolari.
Allinizio non capii quali intenzioni avesse, ma poi indic il cellulare e accost un dito alle
labbra.
Vuole ascoltare anche lui.
Avvolsi Julian nella coperta. Poi infilai lo spinotto e passai un auricolare a Stoya: il
commissario fece cenno ai poliziotti che andava tutto bene, chiuse piano la portiera e con il suo
auricolare nellorecchio si volt verso di noi.
 Ehi, ci sei ancora?  chiese Scholle.
Stoya mi guard con occhi sbarrati. A tuttoggi non so se si fosse chiesto perch mai una
telefonata dovesse essere tanto importante da impedirmi di scendere dalla macchina nonostante la
minaccia di un massiccio intervento della polizia.
Ma senza alcun dubbio non era preparato a sentire la voce del suo collega.
 Quindi il Collezionista di occhi sei tu, Scholle?  chiesi per cementare la verit in presenza di
un testimone.  Sei tu ad avere ucciso tutti i bambini. E mia moglie?
 S, certo, sono stato io.
Guardai Stoya negli occhi. A differenza di me, lui non aveva niente fra le braccia che potesse
recargli conforto.
 Sono io il Collezionista di occhi,  ammise Scholle con franchezza. Ridacchi.  Ma scusa,
lavete bevuta davvero la panzana della prova damore inscenata da Frank perch il fratello semicieco
era crepato nel congelatore? Le quarantacinque ore e sette minuti, gli occhi tagliati via, la confessione
via mail e tutte le altre minchiate? Ma Cristo, come se non sapessi dove vanno a cercare i nostri
profiler. Dove andiamo a cercare noi. Ho inscenato tutto solo per far ricadere i sospetti su Frank.
Chiusi gli occhi e premetti la testa contro la fronte di Julian. Tutto ci che volevo sentire era il
suo respiro regolare, non le folli spiegazioni di Scholle. Eppure repressi lintensissimo desiderio di
scaraventare via il telefono. Avendo forzatamente interrotto loperazione di Frank, consegnandolo cos
alla morte, gravava su di me una colpa che non avrei mai potuto estinguere. Sapevo che lavrei scontata
per tutta la vita. La sentenza era certa, pronunciata se non da un tribunale secolare, certo dalla mia
coscienza, e questo mi condannava per cos dire ad ascoltare tutta la brutale verit.
 Frank era il mio miglior alibi,  disse Scholle.  Finch rimaneva in mio potere, ero al sicuro.
Visto che Julian  sopravvissuto, ti racconter tutto. Tanto vale che te lo spieghi io.
Stoya mi fece un cenno mentre dalla giacca prendeva un piccolo bloc-notes.
 Ti faccio fuori,  dissi con voce spenta, il che mi cost uno sguardo terrorizzato del
commissario. Entrambi sapevamo che Scholle era a uno stadio in cui doveva far sfoggio della sua
intelligenza e superiorit. I suoi crimini non gli bastavano pi, adesso doveva vantarsene. Per farlo gli
serviva un pubblico ben disposto, non qualcuno che lo insultava, ma a me questo non interessava.
 Hai ucciso mia moglie!  urlai.  Hai torturato mio figlio. Me la pagherai.
 Ah s? Come te lha pagata Frank? Fra parentesi: ottimo colpo. E pensare che dopo avermi
cacciato quella pallottola nella pancia, voleva solo costituirsi. Devessersi sentito di merda quando 
tornato verso la casa e tu gli hai puntato contro la pistola. Un vero miracolo che sia riuscito ad arrivare
alla mia macchina. Mi sa che era abbastanza andato, no? Sanguinava di brutto e non sapeva cosa fare e
dove andare. Della polizia giustamente non si fidava pi di tanto. E il suo mentore aveva appena
cercato di farlo fuori. Cristo, ce n abbastanza per perdere la fiducia nellamicizia, o sbaglio? Fra
parentesi:  ancora vivo?
Diedi unocchiata a Stoya. Il suo sguardo rammaricato mi fece venire le lacrime agli occhi.
 Perch?  chiesi, rivolgendomi non a Scholle ma a me stesso.
Perch io? Perch la mia famiglia?
 Per vendetta,  rispose Scholle laconico.  Semplicissimo. Banalissimo. Mia moglie mi ha
portato via mio figlio. Non lho pi ritrovato.
 E la fai pagare ad altre famiglie?
 Non sono uno psichiatra,  rise Scholle.  Per s, perch dovrei essere lunico padre che
cerca invano ci che ama di pi? E s, mi diverte uccidere le sgualdrinelle nullafacenti che si separano
dai mariti e gli portano via i figli.
 Nicci non mi ha portato via Julian.
 Ma va? E con chi stava il ragazzino, mezza sega? A prescindere da questo, nel tuo caso si
trattava di qualcosa di ben diverso, Zorbach. Per te avevo pensato a un trattamento particolare, perch
tu sei il peggiore di tutti i padri. Sei cos presuntuoso, cos coerente. Pensi di essere diverso e migliore
degli altri, stronzo di un arrogante. Con ogni tua frase, con ogni tuo sguardo mi facevi capire che mi
consideravi una merda. Uno che tortura gli innocenti. Pensavi che la tua vendetta su Frank fosse
giustificata? E come ti senti adesso, nei miei panni?
 Noi due non abbiamo niente in comune,  dissi, ma sentivo che non era vero.
 E invece s, molto pi di quanto credi. Solo che io mi rendo conto dei danni collaterali delle
mie azioni. Ogni rivoluzione  cos. Quando in ballo c la verit, muoiono degli innocenti.
 La verit  che sei completamente pazzo.
 La verit  che dovrai essermi grato per il resto dei tuoi giorni. Julian avrei potuto ucciderlo,
ma allora non ti avrei mai dato questa lezione.
Nel telefono sentii un clacson e pensai: C qualcuno che se la prende con lassassino di mia
moglie perch non gli ha dato la precedenza.
 Solo per questo ho fatto uneccezione alla mia regola lasciando in vita tuo figlio. Lo stesso
motivo per cui ti sto raccontando queste cose. Fa tutto parte della mia punizione. Perch solo se conosci
tutti i fatti, Zorbach, non potrai pi mentire a te stesso.
Il monologo di Scholle si adattava in misura crescente al mio stato danimo. Diventava sempre
pi irreale.
 Dio mio, sapessi cosa non ho fatto perch tornassi in campo. Ma tu preferivi fare il pazzo, e
quindi ho dovuto escogitare un modo per tirarti fuori da Schwanenwerder.
Sentii un fruscio e alzai la testa.
Stoya aveva in mano un biglietto con scritto: SUKER. Annuii.
 E Suker cosa centra?
Anche questa volta Scholle non si fece pregare.
 Avevamo un accordo. Lui mi toglie dai piedi Alina, e io in compenso gli risparmio la galera.
 Perch Alina?
 Perch mi rompeva le palle. Ha cambiato le regole del nostro gioco. Cristo, non mi serviva un
jolly che sapeva le mosse in anticipo. Dovevo eliminarla prima di continuare a giocare. Tutto il resto
sarebbe stato scorretto. In ogni caso  servita a svegliare il belladdormentato nel bosco. Per questo lho
spinta ad andare a Schwanenwerder, anche se Stoya non voleva. E tu voil, ti sei buttato come un cane
in calore.
 E dopo lhai consegnata a Suker?
  venuto a prendersela lui. Gli ho solo dato qualche dritta. Che le vittime di stupri gli
piacessero, lo sapevo. Allora gli ho raccontato che il Collezionista era stato ricercato per stupro e che se
Alina avesse denunciato immediatamente di aver subito delle molestie avremmo potuto beccarlo ben
prima.
 Quindi hai costretto tu Tamara a ritrattare, in modo che Suker venisse rilasciato?
Julian gemette fra le mie braccia.
 Era parte dellaccordo. Un giochetto da ragazzi. A sentire Suker, aveva una paura matta di
una sua assistente
 Di Iris!
 Esattamente. Ho portato a Tamara un messaggio. Se non avesse ritrattato, Iris avrebbe ucciso
suo padre. Poi le ho dato un disegno che avevo preso in camera di tuo figlio. Le ho detto che doveva
riempire di scarabocchi le pareti, cos tutti si sarebbero convinti che era impazzita e che la sua
testimonianza non valeva unacca. Cristo, si  proprio immedesimata in quella cazzata della pazzia.
La sua breve risatina si trasform in un nuovo accesso di tosse, che fren quel fiume di parole.
Quando si calm, il fruscio sullo sfondo era scomparso. Immaginai che avesse accostato, che i pedoni
passassero accanto alla macchina e lo vedessero telefonare senza sapere che stavano osservando un
assassino seriale mentre derideva i parenti delle sue vittime.
 Ho detto a Tamara che doveva fingere di essere fuori di zucca fino a quando non le mostravi
il diario di tuo figlio. ONESTO PROBO RETTO. Te lha raccontato?
 S.
 E tu non hai capito, giusto? Cristo, era un segnale. Zorbach! Volevo darti una mano. Vedi che
sono stato corretto? Trova dei sinonimi. Cosa ottieni?
FRANCO LEALE SINCERO.
 Di, fa un piccolo sforzo.
FRANCO FRANK. FRANK LEALE SINCERO.
Stoya mi allung un altro biglietto, ma lo ignorai.
 Perch il disegno?
Ero ricaduto nella vecchia modalit dellintervista, quella della mia vita precedente. Volevo
risposte. Cercavo di individuare incoerenze che mi consentissero di smascherare come uno scherzo
crudele le asserzioni di Scholle, non volevo pi sentirmi ci che in effetti ero: lassassino di un
innocente. Ma pi parlavamo, pi mi rendevo conto che su ogni dettaglio Scholle diceva la verit. E
non lo faceva per sfogarsi, ma per avvelenarmi lesistenza. Lo aveva appena detto: conoscere la verit
era la parte pi importante della mia punizione.
 In questo caso ho preso due piccioni con una fava,  continu.  Sapevo che prima o poi
davanti alla camera di Tamara ci saresti passato, magari con una spintarella da parte mia. E infatti,
tombola! Quando hai visto i graffiti, non ho dovuto insistere molto. Mi hai accompagnato subito. Non
vedevi lora di tornare a casa.
Mi chinai di nuovo su Julian che aveva riaperto gli occhi e chiedeva piano dellacqua. Pensai
che fosse il momento di andare.
Capitolo 72
Infilai il cellulare nella tasca della giacca, facendo in modo che lauricolare rimanesse al suo
posto, e aprii la portiera. La spalancai con i piedi e scesi con in braccio mio figlio.
Stoya, che non era pi collegato, mi segu. Aveva evidentemente fatto un cenno ai poliziotti,
che formarono un varco lasciandomi passare con Julian.
Mi invest un vento gelido che mi impediva di sentire bene le parole di Scholle.
 Ah, fra parentesi: mi spiace per il macello al Drferblick. Non era previsto. Molto poco
professionale, ma sono cose che capitano quando si  costretti a improvvisare.
Sudavo per lo sforzo. Mancavano ancora trenta passi allingresso dellospedale e il peso di
Julian sembrava strapparmi le braccia.
 Lidea era di chiudere l la faccenda. Il diario doveva spezzarti il cuore, il cane morto nella
vasca spingere al parossismo la tua rabbia nei confronti di Frank. Poi ti avrei diretto verso il solaio
dove nellultimo mese ho tenuto nascosti Frank e tuo figlio. Unottima idea, non trovi? Una volta che la
scientifica aveva finito, era un posto sicuro. Chi mai si metterebbe a cercare in una casa che  gi stata
rivoltata come un guanto?
Mi ritrovai circondato da un gruppo di medici e infermieri, accompagnati da due poliziotti, nel
caso mi fosse venuto in mente di estrarre unarma. Stavano a distanza di sicurezza, e spinsero verso di
me una barella per Julian.
 Volevo chiudere l la faccenda. Avresti trovato Frank e Julian, entrambi incoscienti. Accanto
a Frank la mia pistola. Ci scommetto che lavresti ucciso. O sbaglio? Julian sarebbe stato svegliato dal
colpo e ti avrebbe raccontato come stavano davvero le cose: Cristo, avrei pagato per vedere la tua
faccia in quel momento!
 Ma le cose hanno preso una piega diversa.
 Infatti, perch per la prima volta, come un idiota, ho esagerato la messa in scena. Vedi,
Zorbach? Io i miei errori li ammetto, tu invece no. Ho sbagliato a non legargli anche i piedi, a Julian.
Quando ho aperto la porta, quello stronzetto era quasi riuscito a liberarsi.
 Era con lui che lottavi?
 Tuo figlio non scherza, tanto di cappello. Ho dovuto colpirlo con la pistola e portarlo gi in
cantina. Non volevo che lo vedessi quando entravi in casa.
Qualcuno prese in consegna la barella. Avrei voluto protestare, non mollarla, ma ero esausto e
cascai in avanti.
 Meno male che non mi hai seguito subito e ci hai messo un po. Se non fossi svenuto, non
avrei potuto portarti nella camera di Julian e preparare il mio improvvisato showdown.
Con il diario sul comodino. Con TomTom nella vasca. E con Frank in solaio. Solo che non era
stato Frank a minacciare Scholle, ma il contrario.
 Cristo, avevo addosso una frenesia, e poi in cantina non avevo corde, quindi il ragazzino lho
messo nel bagagliaio.
Frank, che non aveva mai torto un capello a mio figlio, che nonostante la pallottola nella
spalla lo aveva di nuovo liberato, avvolto nelle coperte e messo sul sedile posteriore prima di
trascinarsi fino allospedale
 Va be, lo avresti trovato l, non male neanche questa soluzione. Al pi tardi, vedendo la mia
macchina avresti capito di aver ucciso la persona sbagliata.
Mi sentii male. Mi sdraiai supino. Vidi un grappolo di poliziotti con le armi puntate. Siccome
Julian non era pi con me, in condizioni normali sarebbero gi intervenuti. In seguito avrei saputo che i
tecnici della polizia erano intanto riusciti a intercettare il cellulare di Scholle. Stoya aveva ordinato di
tenermi sotto controllo ma di non interrompere in nessun caso la conversazione.
 Cristo, dopo il tentativo di fuga di Julian le cose hanno preso una brutta piega. Mi sono
ritrovato come previsto in solaio, Frank diceva esattamente quello che gli suggerivo, ma ormai avevo
perso il mio strumento di pressione. Temendo che potessi uccidere tuo figlio, nelle altre occasioni
aveva sempre seguito il testo. Alla vita per evidentemente non teneva tanto, e quindi ha avuto il
coraggio di attaccarmi. Quando hai scoperto la videocamera, mi sono distratto per un attimo e quel
tossico  riuscito a prendere la pistola e a riempirmi la pancia di piombo.
 Peccato non abbia mirato al cuore,  commentai velenoso.
 Okay, te lho gi detto: mi spiace per quel macello. Ma la vita  cos.  una specie di gioco,
puoi programmare finch vuoi, ma alla fine  il destino a decidere come arrivi al traguardo. E tu ci sei
arrivato, no? S, Zorbach. Sei esattamente l dove volevo averti.
Furono le ultime parole di Mike Scholokowsky che sentii in vita mia. Riattacc. Riattacc e
basta. La mia punizione si era conclusa.
Quella volta, mentre, sdraiato davanti allospedale Martin Luther con quattordici gradi sotto
zero, aspettavo che dicesse ancora qualcosa, mi sentii allo stesso tempo galvanizzato e mortalmente
stanco. Euforico perch Julian era ancora vivo, disperato per la morte di Frank, della quale ero
responsabile. Soffrivo per le vittime ed ero stracontento per i sopravvissuti.
Tutte quelle emozioni contrastanti mi dilaniavano.
Sentii mani che mi strattonavano, che mi schiacciavano la pancia, che mi torcevano le braccia.
Sentii che mi perquisivano in cerca di armi e mi arrestavano.
Non ricordo per quanto tempo, prima, avessi tenuto stretto in mano il cellulare, fissando senza
dire una parola il cielo notturno di Berlino.
A volte penso che la mia telefonata con Scholle non sia mai terminata, e ancora oggi mi
sorprendo a parlare con lui al telefono, lo minaccio, gli dico che lo trover e lo uccider, cos come lui
ha cancellato in eterno il mondo e tutto ci che per me aveva importanza.
Ultimo capitolo
Molti mesi dopo. Natale. Julian e io stiamo addobbando lalbero. Mio figlio non  ancora
tornato quello di prima, ma la terapia del dottor Roth gli fa bene; le perdite ci hanno avvicinato, come
accade ai veterani di guerra che insieme hanno attraversato linferno e fra i quali nasce un legame che
non si pu pi spezzare.
Suonano alla porta. Alina.  pallida. Non ha ancora smaltito le gravi ferite che le hanno inferto,
 sopravvissuta per miracolo. Quelli dellambulanza stavano per andarsene, poi hanno sentito lo sparo
e, allarmati, sono entrati con la forza nellappartamento di Iris.
John  dai suoi parenti negli Stati Uniti, e Alina non sa dove passare i giorni di festa. La stringo
fra le braccia, TomTom mi salta addosso.
Alina ha un regalo per Julian. Una foto incorniciata di Frank, che i medici sono riusciti a salvare
per un pelo. Sotto la foto, scattata dal chirurgo dopo la terza, riuscita, operazione di emergenza, c
scritto: Sono una pellaccia.
Ha un regalo anche per me. Unaltra foto, ma in bianco e nero.
Ecografia.
Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Deve essere successo prima che liberassimo i gemelli,
lunica volta che abbiamo fatto lamore, solo poche ore prima del rapimento di Julian. Un doppio
miracolo, dopo la coltellata di Iris.
La tavola  apparecchiata, ci teniamo per mano in silenzio, TomTom  ai nostri piedi, e
allimprovviso non ci sentiamo pi come veterani di guerra sopravvissuti a una battaglia, ma come
membri di una famiglia che si va piano piano formando
 questo che volevate sentirvi dire da me? Andate al cinema.
Nella mia realt si lavora senza filtro diffusore. La mia vita non ha mai rispettato le leggi di
Hollywood. La verit  che mio figlio non mi rivolge la parola da nove mesi. Non dice ciao quando
per la colazione gli preparo i cornflakes, e nemmeno quando lo lascio davanti a scuola, che da qualche
tempo  tornato a frequentare, anche se solo tre ore al giorno. Non riesce a concentrarsi di pi.
Il dottor Roth dice che fa progressi e in effetti non si succhia pi il pollice e ormai bagna il letto
solo a notti alterne, ma nel profondo so che non mi perdoner mai la morte di Frank. Per settimane 
stato prigioniero di un mostro psicopatico con Frank come unico alleato: e io lho ucciso.
Forse il dottor Roth ha ragione, un giorno Julian cercher di perdonarmi, ma in ultima analisi,
ne sono sicuro, non superer mai il trauma. Lo leggo nello sguardo che mi regala ogni notte poco prima
di spegnere la luce.  lo sguardo di un vecchio.
Sono in attesa del processo e, grazie allabilit del mio avvocato, libero su cauzione. Spera che i
giudici arrivino alla conclusione che sono gi stato punito abbastanza. Mia moglie  morta, mio figlio
traumatizzato e Alina ha interrotto ogni contatto da quando si  svegliata dal coma artificiale e le hanno
detto che non potr mai avere bambini. Posso capire che mi eviti e non sono certo che il suo sia uno
stato danimo passeggero, come ipotizza John. Perch anche se non sono stato io a usare il coltello che
le ha distrutto lutero, sono stato per io la calamita che ha attirato le pene di cui oggi ancora soffre.
Come Julian, come tutte le persone a cui volevo bene.
Solo John ogni tanto mi telefona. Come me, anche lui  roso dal dubbio, si chiede se, nelle
poche ore a nostra disposizione, non avrebbe potuto fare di meglio che andare proprio da Iris. Da lui ho
saputo che Alina non lavora pi e che passa gran parte del tempo davanti al computer con gruppi di
auto-aiuto. Sembra che negli ultimi tempi su Google cerchi termini come lembo corneale e
trapianto di cellule staminali. Molte cose in lei sono morte, tolto a quanto pare il desiderio di poter
un giorno tornare a vedere, e fa di tutto per reprimerlo. John dice che si sente come una donna che deve
dare alla luce il figlio di chi lha violentata, un pensiero che viste le sue ferite  doppiamente crudele.
Da un lato desidera una vita non dominata dalloscurit. Dallaltro odia luomo che  allorigine di
questo sogno. John  dellidea che dovrei essere io a prendere liniziativa. Mi ha detto gli orari delle
sue passeggiate con TomTom, e una volta ho osato andare al parco per osservarla da lontano. Era una
domenica molto tranquilla, per strada non cera quasi traffico. Se avessi pronunciato il suo nome, mi
avrebbe sentito. E se poi si fosse fermata? Cosa avrei potuto dirle? Che mi spiaceva? Che secondo il
mio avvocato le vite che avevo salvato compensavano i miei errori? Alina, e se non lei qualcun altro,
pu perdonarmi perch sono gi stato punito abbastanza? Credo di no.
Perch Scholle in ultima analisi ha detto la verit. Sar anche irrazionale, ma non posso mentire
a me stesso. Non penso in alcun modo di essere migliore di lui. Praticamente ogni assassino  in grado
di spiegare i propri motivi. Lattentatore suicida che facendosi saltare in aria davanti al dehors di un
caff vuole riscattare il destino del suo popolo, si sente nel giusto al pari del folle che rapendo i
bambini vuole insegnare ai padri a occuparsi maggiormente di loro, o di Suker che punisce per
omissione di soccorso le vittime che hanno taciuto. Tutti questi assassini considerano giustificati i loro
crimini e nel momento in cui li compiono sono convinti di non avere colpe. Lo credevo anchio,
quando pensavo di vendicare la morte di mio figlio e ho fatto pagare la persona sbagliata.
Non volete che la storia si concluda cos? Che la mia vita resti distrutta e che Scholle dopo la
sua improvvisa fuga dallospedale di Neuklln non sia mai stato preso?
Magari vorreste che fosse tutto un po meno negativo e una perizia attestasse che Frank sarebbe
comunque morto, anche senza il mio intervento? Ah, e forse anche che Nicola in realt non avesse
perso locchio e che Suker, rendendosi conto di non voler affatto asportarle la cornea, le avesse inflitto
solo danni leggeri e riparabili?
Mi spiace dovervi deludere. Non scrivo sceneggiature per Hollywood.
In ogni caso, Nicola  ancora viva, anche se non sa ancora spiegarsi come facesse Alina a
sapere che nel primo cassetto cera unarma, grazie alla quale lei, Nicola,  riuscita a precedere Iris e a
ucciderla.  tornata a vivere con sua madre ad Amburgo, la ferita si  rimarginata bene e nei confronti
di suo padre  stato aperto un procedimento per atti di libidine violenta e abuso di minori. Pochissimi si
accorgono che ha un occhio di vetro, perfettamente adatto al suo volto.
E se la cosa pu tranquillizzarvi: ieri con Julian sono andato in un negozio di animali. Il dottor
Roth  dellidea che un cane potrebbe avere positivi effetti terapeutici, in fin dei conti mio figlio 
troppo grande per lorsacchiotto, ma ha urgentemente bisogno di qualcosa cui volere bene. Pensavo a
un cucciolo, magari di labrador o di dalmata, ma la decisione di Julian, che  venuto solo perch il
dottor Roth ci accompagnava, ci ha sorpresi. Ha scelto un topo nero.
Io ero indeciso. Il roditore, che avvolgeva la coda color avorio intorno al collo di mio figlio, non
era propriamente il surrogato dellorsacchiotto al quale avevo pensato.
 Ha visto come rideva Julian quando laveva sul braccio?  mi ha chiesto Roth. In realt era
stato solo un cenno, un sorriso dangelo, come quello delle prime settimane dei neonati. Un sorriso
inconsapevole, ma era gi qualcosa.
 Il tempo guarisce ogni male,  ha commentato il dottor Roth mentre mettevo topo, gabbietta,
lettiera e cibo sul sedile posteriore.
 No,  lho contraddetto,  fa invecchiare e basta.
Per un po  sembrato che Roth non sapesse se poteva lasciarmi solo. Alla fine si  congedato
dicendomi:  Non deve perdere la speranza, signor Zorbach. Guardi suo figlio. Pensi al tenero sorriso
di prima, in negozio, e si render conto che alla fine il bene sopravvive sempre. In questo momento
magari  sepolto da qualche parte nella cava di pietre del suo animo. Ma  come un pallone che si tiene
premuto sotto lacqua. Prima o poi torna di nuovo in superficie.
Questo  avvenuto sei ore fa. Adesso il nuovo amico di Julian ha un nome. Mister Jones dorme
in camera sua, nella nostra casa a Pankow, la gabbia  davanti al suo letto.
Un ospite che gettasse un rapido sguardo nel nostro appartamento vedrebbe un normalissimo
quadretto familiare: poco dopo mezzanotte, il padre  sulla porta e osserva il figlio che dorme.
Cos pacifico. Cos normale. Cos falso.
Non ne sono certo, ma forse Mister Jones ha davvero un effetto calmante, non fosse altro che
per lodore che ha portato con s, un insieme di legno, terra e fieno. Ho limpressione che sotto la
coperta Julian respiri con maggior regolarit, ma  difficile giudicare dalla semi-oscurit del corridoio.
Chiudo piano la porta, come ogni notte mi siedo in salotto e aspetto.
Quando giunge il momento, resto ancora un po sul divano per vedere se questa notte i demoni
se ne vanno da soli.
Come al solito non accade, e quindi torno in camera di mio figlio, che nei suoi incubi chiama di
continuo la madre.
Oggi mi viene da pensare al dottor Roth. Spero tanto che abbia ragione. Che il bene alla fine
sopravviva davvero.
Perch il male ne sono certo quando tocco la fronte madida di sudore di Julian e lui apre gli
occhi piangendo il male sopravvive in ogni caso.
Unora dopo. Julian si  riaddormentato, ma geme nei suoi sogni bui. Ho aspettato accanto al
letto, sto per andarmene, ma un fruscio mi trattiene. Nella gabbia, il topo mi guarda come se volesse
confidarmi un segreto. Apro il cancelletto e quando allungo la mano per prenderlo stranamente non
scappa. Solo il cuore galoppa sotto il pelo caldo.
Appoggio Mister Jones sul cuscino, accanto alla testa di mio figlio; resta l tranquillo, e io
subito mi arrabbio per limpotenza del mio gesto.
Sto per tendere la mano, voglio prendere lanimale per rimetterlo nella gabbia, quando mio
figlio si sveglia. Strizza gli occhi, vede Mister Jones e mi fa un cenno con la testa. Le sue labbra si
schiudono, sembra voler dire qualcosa. Per un breve istante mi pare di sentirlo sussurrare Grazie.
Forse lho solo immaginato, penso poco dopo mentre chiudo piano la porta. Non sarebbe la
prima volta che mi sbaglio.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Quando presento un libro, una delle domande pi frequenti : Ma scusi, non bisogna avere
qualche rotella fuori posto per scrivere un romanzo cos?
Di solito rispondo: Pensi alle sue di rotelle, visto che per leggerlo spende addirittura dei soldi.
Ma lo ammetto: la diffidenza nei miei confronti  grande. Come fa uno con una faccia da
ingenuo come la mia a scrivere addirittura un thriller psicologico?
Fatemi dare la riposta standard che usavo a scuola: Non lo so!
Ho una vaga idea del perch ci piace stare in poltrona in compagnia di assassini seriali e
stupratori; del perch nel nostro tempo libero ci immergiamo negli abissi dellanimo umano: perch
abbiamo bisogno di parafulmini. Qualcosa che canalizzi le nostre paure reali, che possiamo scaricare in
un ambiente sicuro e che una volta completata la lettura possiamo rimettere sullo scaffale insieme al
libro. Ma forse il mio  solo un pio desiderio e noi in realt abbiamo davvero un lato oscuro da sfogare.
Io lo faccio scrivendo, voi leggendo. In ogni caso  me lo ha confermato di recente una psicologa
durante una presentazione a Vienna  i buoni siamo noi. Dovremmo piuttosto preoccuparci degli altri,
di quelli che non hanno valvole di sfogo, che non leggono e non scrivono thriller e si tengono tutto
dentro.
In questo senso ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a scatenare Il cacciatore di occhi
contro lumanit. In primis voi lettori. Se non ci foste voi, chiss, in casa editrice forse storpierebbero il
mio cognome. Fritschke, mi chiamarono in uno dei tanti rifiuti ricevuti prima che la Droemer Knaur
nel 2006 mi desse una chance. Per la quale sono grato specialmente al direttore editoriale Hans-Peter
bleis e ad Andrea Mller, la mia prima editor.
A seguirmi  in senso editoriale, non psichiatrico: meglio specificarlo  adesso sono Carolin
Graehl e Regine Weisbrod, e ogni volta mi stupisco di quanto siete brave a nobilitare il mio
manoscritto. Ovviamente vi amerei ancora di pi se la prossima volta scriveste semplicemente:
Perfetto. In stampa, ma senza dubbio questa penosa bugia andrebbe a scapito della qualit.
Sono certo che in casa editrice c qualcuno che  incavolato da cinque anni perch lo
dimentico sempre. In rappresentanza della meravigliosa squadra della Droemer, grazie infinite a:
Christian Tesch, Kerstin Reitze de la Maza, Theresa Schenkel, Konstanze Treber, Noomi Rohrbach,
Susanne Klein, Monika Neudeck, Sibylle Dietzel, Iris Haas, Andrea Bauer, Andrea Hei, Georg Regis,
Andreas Thiele e Katrin Englberger.
Come gi in occasione del Gioco degli occhi, anche per questo libro ho potuto approfittare, con
grande fortuna e gioia, di un agguerrito gruppo di lettori o meglio di ascoltatori in anteprima. Petra
Klewes, Andrea Czech, Sahre Wippig, Uwe Rder, Niels Luithardt, Anke Mdler, Fanny Holz, Manja
Werner e Viktor Stamenovic conoscono luniverso di Alina perch sono ciechi, o meglio non vedenti.
Hanno di buon grado risposto a tutte le domande sulla loro vita. Un grazie particolare a Jenny Grulke
che si  resa disponibile per la lettura ad alta voce del manoscritto.
Oltre a loro, ci sono state altre persone che alla domanda: Ti andrebbe di leggere il manoscritto
del Cacciatore di occhi? hanno risposto entusiasticamente: Se non posso farne a meno. Fra queste,
Rainer Wieland, che con i suoi numerosi suggerimenti ha migliorato il romanzo, al pari di Thomas
Zorbach e del mio agente Roman Hocke: nei miei ringraziamenti, Roman occupa come al solito un
posto donore, perch senza di lui non esisterei in quanto autore. (Eventuali reclami vanno indirizzati
allAgenzia Ava-International). In tale contesto, grazie infinite anche a Claudia von Hornstein, Uwe
Neumahr, Christine Ziehl e Claudia Bachmann, nonch a Patrick Hocke e Marc Ryan Balthasar per
avere aggiornato la mia homepage www.sebastianfitzek.de
Accanto ai librai (donne e uomini) e ai bibliotecari (donne e uomini), questa volta non voglio
dimenticare gli organizzatori (donne e uomini) di presentazioni e festival che  spesso nel tempo libero
 danno anche lanima per fare in modo che autori come me possano essere presenti e leggere brani dai
loro romanzi (va be, spesso chiacchierano e basta).
Consigli medici mi sono venuti nuovamente da mio fratello Clemens, un neuroradiologo, e da
sua moglie Sabine, di professione neurologa: entrambi ormai si chiedono perch non hanno studiato
sinologia o qualche altra materia che non mi induca ogni anno a trapanarli con astruse domande.
Chi  per motivi a me ignoti  volesse avere ulteriori ragguagli sulla tecnica del trapianto del
lembo corneale descritta nel romanzo, pu ricorrere allo straordinario libro di Robert Kurson Crashing
Through. Per dirla con Harlan Coben: Di tutti gli errori contenuti in questo libro sono responsabili i
suddetti esperti. Non ho pi voglia di fare da capro espiatorio per voi!
Sandra, a te sono grato perch (a differenza della nostra Molly, un bassethound) non ti
addormenti nemmeno quando ti costringo a leggere la decima versione. Anche in questa occasione, i
tuoi commenti critici hanno fatto s che Il cacciatore di occhi sia migliorato (e io mi sia incattivito, ma
questa  unaltra storia).
Ringrazio Sabrina Rabow, che  molto pi di una perfetta addetta stampa. Se volete finire in
televisione o sui giornali, chiamatela. Ma non vi servir a nulla perch Sabrina  mia.
Mi considero a mia volta un attira-pazzi e, non fosse altro che per questo, non riesco a staccarmi
da Zsolt Bcs, che come nessun altro in Germania conosce il genere del thriller, che mi d sempre
consigli utili e del quale  ne sono certo  sentiremo parlare molto in veste di regista della versione
cinematografica del mio romanzo Il bambino. Se volete altre informazioni sul film provate per esempio
su facebook alla pagina Das Kind.
Arno Mller, Thomas Koschwitz, Christian Meyer, Simon Jger, Gerlinde Jnicke, Jochen
Trus, Oliver Kalkofe, Sabine Hoffmann (la mia critica pi schietta): in questi ringraziamenti, voi tutti
siete per cos dire parte dellarredamento. Il nuovo arrivato  John Katzenbach, al quale sono debitore
di un pranzo incredibilmente ispiratore e stimolante al Big Window. Ringrazio Christoph Siemons e
soprattutto i Krypteria, ai quali il Gioco degli occhi ha ispirato The Eye Collector, un brano che a sua
volta mi ha motivato nella fase finale della stesura di questo romanzo.
Per la prima volta posso ringraziare mia figlia Charlotte che, senza alcun intervento artificiale 
lo giuro!   nata il 10/10/10 e che deve stare ad ascoltare le mie storie mentre le do il biberon. Per ora
sorride allegra (per quanto consentito dalla tettarella), ma Sandra ormai nutre qualche dubbio e non sa
se pu lasciarmi solo con la bambina. (Un ottimo sistema, quindi!)
Ringrazio mio padre, oltre che per uninfinit di altre cose, per il fatto che quando ero piccolo
durante le nostre passeggiate nel Grunewald non mi raccontava fiabe ma storie dellorrore autentiche,
per esempio quella di Fritz Haarmann e della sua accetta. Gli psicologi dilettanti possono trarre le
dovute conclusioni.
Ringrazio infine la famiglia Raschke, in particolare Manuela, il mio cervello, che organizza
tutta la mia vita. Prima o poi dar unocchiata nellagenda e trover annotato: ore 9.00: inspirare!, ore
9.00 e due secondi: espirare!
Suo marito Kalle, mio amico e sadico di professione (ossia istruttore di fitness), in passato 
stato campione tedesco di pugilato; le mail dei critici le inoltro tutte a lui.
Questo non intende scoraggiare chi volesse scrivermi. Oltre che allindirizzo
fitzek@sebastianfitzek.de, potete trovarmi con il mio nome su facebook, twitter, wkw, studivz e su tutti
siti per single (con il nickname sollteeinwitzsein, eraunabattuta).
Per via dei viaggi, dei periodi di scrittura e dei pannolini, magari ci metto un po a farmi vivo.
In compenso le mie risposte di solito sono brevi.
A presto, vostro: Sebastian Fitzek.
Berlino, nel mese del raffreddore da fieno (maggio).
...
FINE.